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Topolino 3497 - Recensione di Guglielmo Nocera

E sotto gli inevitabili colpi di cucchiaio sul magico “piatto di Natale” (o vettore dimensionale) è tornata a splendere la mitica Spada di Ghiaccio. O meglio, per ora la Spada giace dimenticata chissà dove, ma un nuovo, giovanissimo personaggio, determinato a rinverdire i fasti del “cugino di Alf”, è riuscito a rimettere in moto il meccanismo che, per la prima volta quarant’anni fa, aveva chiamato Pippo e Topolino nelle terre dell’Argaar. Il revival è affidato a Marco Nucci (testi) e Cristian Canfailla (disegni), due degli autori di punta del settimanale. Non ci si fraintenda, Canfailla è al lavoro da pochissimo tempo ma, a parere di chi scrive, è uno dei migliori acquisti recenti e ha portato uno stile chiaro e fresco, già autoriale, sulle pagine di Topolino: qualcosa di cui si sentiva davvero la mancanza, in un momento in cui molti nuovi autori accusano la continua e ritardata ricerca dell’affrancamento dai modelli e gli autori affermati sono spostati su storie-evento o copertine (uno fra tutti Andrea Freccero). Canfailla va alla prova del confronto con De Vita con un pizzico (inevitabile) di emulazione, ma in fin dei conti soprattutto con le sue proprie armi. Ed ecco che il suo fantasy più asciutto, meno spazioso, più fiabesco che paesaggistico si distacca da quello del veterano milanese e va ad assomigliare paradossalmente più al De Vita di vent’anni fa che a quello di quaranta. Nucci dal canto suo è chiamato all’ennesima prova di giocoleria, che porta avanti con il consueto piglio da birbone, fra una didascalia e l’altra: resuscitare dalla meritata gloria una trama che aveva già sofferto il dramma della plurima riorchestrazione. Se uno spunto genuinamente nuovo dovrà uscire da questo nuovo ciclo, ancora non è chiaro: ma non sia detto con acrimonia. In fondo, per un giovane lettore di oggi, importa così tanto che la nuova storia sia solo una valida rimodulazione di una cosa scritta quarant’anni fa? Difficile. Ad ogni modo, questo primo episodio è il classico momento in cui si dispongono le pedine sulla scacchiera: il nuovo giovane e coraggioso personaggio, che grazie alla propria curiosità mette in moto la vicenda; il mago Atro, potentissimo invasore della martoriata Argaar che ha imposto un incantesimo dimenticante su tutta la popolazione; i due orecchiuti campioni: Topolino e Pippo. Arriva una nuova minaccia Se qualche appunto si deve fare, piuttosto, riguarda la coerenza: a Pippo, lanciato da subito nel suo inaspettato revival, si contrappone in maniera insolita un Topolino tra il pauroso e lo sprovveduto; laddove a Pippo spettano e il momento eroico e quello razionale. Questa rotazione, sebbene per il momento un poco interlocutoria, calata nel contesto dell’Argaar è interessante, dato che già l’impersonare il cugino di Alf nella prima storia aveva portato Pippo ai limiti del suo personaggio, senza mai trascenderli. Inoltre, tutta la storia dell’invasione, e quindi di ciò che è accaduto dalla prima apparizione di Pippo e Topolino nell’Argaar sino ad oggi, è narrata da una specie di menestrello onnisciente, la cui relazione con l’incantesimo di Atro appare per ora poco chiara. E infine, l’accento cade in maniera apparentemente innaturale sul ruolo della Spada, che aveva già perso centralità in passato e che era pure finita perduta in un salutare dimenticatoio. In ogni caso, storia e disegni filano, e l’eliminazione (totale o provvisoria non si sa) dei comprimari classici apre la porta a nuovi e intriganti sviluppi. Per una saga che (ri)comincia, un’altra si avvia verso la conclusione: Fridonia’s World Cup 2022, di Nucci e Stefano Intini (la miglior coppia in circolazione su Topolino). L’episodio di questa settimana è di rara fattura, specie rispetto agli altri del ciclo. Una curva narrativa azzeccata, che accoglie uno spunto semplice quanto elegante e lo porta alla conclusione con tutto il brio di cui ha bisogno. Un po’ spiace veder protratto lo stereotipo che oppone il musicista classico (altero e intollerante) a quello rock (creativo e vincente), ma tant’è. La nascita della rete dallo spirito della musica Segue Gli allegri mestieri di Paperino: Telefonia immobile, di Tito Faraci ed Enrico Faccini. Una coppia non abituale, che opera uno strano sortilegio: la vicenda parte nell’usuale cornice di clichés e saturazione ormai tipica delle sceneggiature faraciane (“Chissà quanto poco vi paga!” “Pensate a una cifra qualsiasi, da uno in giù!” “Mumble…” “Meno!”), ma verso metà storia la musica sottilmente cambia: una tavola, la nona, fa scattare quel clic comico di cui Faraci era imbattibile maestro: ed è quasi commovente – ci si passi l’espressione, ma riportiamo la genuina impressione della lettura – riconoscere nuovamente quell’estro e quell’immediatezza, liberati da layers e controlayers. E non solo questa storia, ma persino l’usualmente agghiacciante “Gulp!” in chiusura d’albo, questa settimana a firma Faraci/Virzì, strappa una vigorosa quanto semplice risata; e tutto per un dettaglio: l’autore rifugge dallo schema che vuole indirizzare il lettore verso il colpo in banca ma lo spiazza (con effetto ben modesto) conducendo Gambadilegno in pasticceria; viceversa, Gambadilegno finisce effettivamente in banca, ma si dispera per aver sbagliato strada e non aver centrato la pasticceria. Una semplice quanto efficace finezza comica degna del Faraci che conosciamo. Di nuovo Enrico Faccini, stavolta autore completo, ci porta nel mondo privato di Malachia, con una prova dimenticabile fatto salvo per il momento, debitamente straniante, in cui il gatto si immagina di parlare il linguaggio dei suoi padroni e scopre che questi in realtà starnazzano e pigolano. Peculiare china, questa tutta felina di Faccini, iniziata in combutta con Giorgio Salati e Roberto Gagnor e proseguita con caparbietà oltre i limiti del divertissement. Call center importuni Conclude l’albo Amelia e l’insolito Deposito, di Marco Meloni (un inatteso ritorno, ma stavolta nelle impreviste vesti di sceneggiatore) e Mattia Surroz. Surroz che dà il meglio di sé nelle bizzarrie e nelle storture indotte dall’uso vizioso della magia. Ma la trama, purtroppo, offre timida sponda a questa ispirazione, pur rimanendo ammirevolmente a galla nel saturo specchio d’acqua narrativo che sono le storie basate sugli attacchi di Amelia al Deposito. Una nota conclusiva: ci aspetta, fra due settimane, Il destino di Paperone, storia celebrativa dei 75 anni del personaggio. La premessa è il celeberrimo e finissimo momento conclusivo di Paperino e le lenticchie di Babilonia di Romano Scarpa. Ma la premessa più intrigante è l’identità dell’autore: Fabio Celoni al suo esordio come autore completo. Si tratta di una notizia comunicataci mesi fa in un’intervista che ci riempie di curiosità e aspettative. Prepariamoci a godercelo e, nell’attesa, buona lettura!

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Topolino 3497

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mari_comix
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    Re:Topolino 3497
    Risposta #30: Domenica 4 Dic 2022, 00:07:33
    Parlato oggi con nucci, si può stare tranquilli  ;)

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      Re:Topolino 3497
      Risposta #31: Domenica 4 Dic 2022, 00:17:20
      Parlato oggi con nucci, si può stare tranquilli  ;)

      Qualche spiegazione in più si può avere, o sarebbe più spoiler di un alettone aerodinamico, di grazia?

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        Re:Topolino 3497
        Risposta #32: Domenica 4 Dic 2022, 09:51:48
        Parlato oggi con nucci, si può stare tranquilli  ;)
        Si può stare sereni riguardo a cosa, precisamente?

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          Re:Topolino 3497
          Risposta #33: Domenica 4 Dic 2022, 13:07:09
          State tranquilli. Punto!

          Si vedrà quando sarà il momento, no? Perché avere tutta 'sta smania?  :D
          Io son nomato Pippo e son poeta
          Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
          Verso un'oscura e dolorosa meta

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            Re:Topolino 3497
            Risposta #34: Domenica 4 Dic 2022, 13:51:33
            Perché con la calma ci godiamo di più la storia, sapendo che tutto è a posto e che tutto avrà una soluzione.

            Altrimenti... altrimenti... altrimenti ci arrabbiamo!

            Citazione non casuale, vista la calcistica. :rotfl:
            « Ultima modifica: Domenica 4 Dic 2022, 13:53:56 da Photomas2 »

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              Re:Topolino 3497
              Risposta #35: Domenica 4 Dic 2022, 14:34:12
              Sa bene quello che fa e ha detto letteralmente sa a memoria ogni vignetta di tutta la saga della spada di ghiaccio, non ha potuto fare spoiler, ha fatto delle scelte ma riguardo a quel problema di incongruenza si vedrà poi più avanti

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              Samu
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                Risposta #36: Domenica 4 Dic 2022, 15:43:20
                State tranquilli. Punto!

                Si vedrà quando sarà il momento, no? Perché avere tutta 'sta smania?  :D
                Da parte mia non c'è nessuna smania di vedere come andrà avanti la storia, me la voglio godere con calma così come faccio sempre per qualsiasi altra storia in più episodi.
                Ho chiesto semplicemente su cosa si dovesse stare sereni perché non capivo a che cosa si riferisse mari_comix nella sua chiacchierata con l'autore.
                Punto.  ;)

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                  Re:Topolino 3497
                  Risposta #37: Domenica 4 Dic 2022, 17:47:34
                  Mi lascio andare anch'io a un commento su questo numero di Topolino, e, soprattutto, sul ritorno della Spada di Ghiaccio.

                  Topolino e la leggenda della Spada di Ghiaccio

                  Ottima, semplicemente. La sceneggiatura di Nucci scorre velocemente e fluidamente, non annoia e, cosa più importante, pur essendo poco più di un prologo, riesce a non sfigurare di fianco al primo capitolo della Saga firmato da De Vita. Anzi, personalmente ho trovato questa storia in certi casi persino più adulta di quella originaria, per il fatto che, in barba al politically correct odierno, tratti con nonchalance il tema della sopraffazione e dell'autocrazia e il divieto di esprimere pareri contrari a quelli dell'oppressore, pena l'incarcerazione (vedasi il subitaneo arresto del menestrello che racconta del Cugino di Alf e il suo scudiero). Inoltre, nella cancellazione del passato per mano di Re Atro, ho ritrovato una tristissima verosimiglianza con ciò che sta accadendo oggi in Russia, con Putin che sta letteralmente disintegrando ed eliminando i progressi democratici compiuti da Gorbaciov.
                  I disegni di Canfailla, al contrario di molti a quanto pare, non li ho trovati particolarmente ''devitiani'', ma anzi originali e niente affatto standardizzati. Eccellenti caratterizzazioni dei personaggi. Diversamente da De Vita, che Tolkien non l'aveva neppure considerato nella stesura della Saga originale, Canfailla si rifà esplicitamente alla descrizione dei Cavalieri Neri per i soldati di Atro. Le promesse per una grande serie ci sono tutte, vedremo se manterrà le aspettative.

                  Buone tutte le altre, in particolare la calcistica di Nucci e Intini.

                  -Leonardo
                  « Ultima modifica: Domenica 4 Dic 2022, 18:04:02 da Agresti »
                  ''Un cappello pensatore può aiutarmi a creare un cappello spensatore?''

                  *

                  Cornelius Coot
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                    Re:Topolino 3497
                    Risposta #38: Domenica 4 Dic 2022, 19:40:17
                    A livello personale la cosa positiva di questo ritorno della Spada di Ghiaccio è stata quella di farmi leggere (forse per la prima volta) tutta la saga nel volumetto arancione della Trilogia edito da Disney Italia. Non amando il fantasy lo avevo sempre 'snobbato' (nonostante, con l'acquisto, mi rendessi conto del suo pregio anche a livello redazionale, con una lunga intro di Carlo Chendi). Avendo i primi due Topi della prima storia in tre puntate (1411 e 1412) immagino che all'epoca li acquistai solo per la parallela Storia di Marco Polo che infatti termina nel numero 'straordinario' 1412 (con 288 pagine) mentre il 1413, con il finale della prima Spada, non lo presi e per fortuna (col senno di poi) che un decennio dopo acquistai il volumetto arancione che mi ha consentito di finire la storia iniziale e di leggere quelle seguenti. Nell'ultima Massimo De Vita aveva messo la parola 'Fine' alla sua trilogia e ciò ha avuto un senso. Il seguito di Marco Nucci mi pare ne abbia avuto meno

                    Topolino e la leggenda della Spada di Ghiaccio   (prima puntata)
                    Sarà che la lettura 'full immersion' della saga devitiana mi ha portato a concludere che tutto, alla fine, era andato come doveva e che l'esperienza dell'Argaar poteva ritenersi un capitolo concluso. In genere amo i prosiegui di storie disneyane anche se alcune di queste sembrano aver detto tutto (o quasi): nel caso di Reginella, ad esempio, ho sempre pensato che un plot dedicato annualmente a Pacificus poteva essere concepito, a prescindere dalla storia d'amore platonico fra la sovrana e Paperino quando, al contrario, questa serie sembra essere strettamente dipendente dalla tipologia del loro rapporto. Nel caso della Spada di Ghiaccio potrei ragionare allo stesso modo però, sarà la freschissima lettura delle storie devitiane, tornare sul 'luogo del delitto' e trovare una situazione simile a quelle precedenti (un tremendo nemico che minaccia parte della regione, prima il Principe delle Nebbie e adesso il Re Atro) con questa spada che va e viene non mi ha lasciato particolari emozioni. Immagino che con il passare delle settimane (e delle puntate) l'atmosfera vissuta nelle storie originali degli '80 si dissolverà lasciando il posto a questo nuovo capitolo che avrà preso, nel frattempo, maggior consistenza caratterizzandosi ancor meglio e facendomi cambiare idea. Staremo a vedere.
                    Fridonia's World Cup 2022 - Scherzetto con fuga in mi bemolle   (terza puntata) 
                    Se in parte ho criticato Marco Nucci riguardo il ritorno della Spada di Ghiaccio, nel caso della Coppa del Mondo in Fridonia devo dire che riesce a inventarsi di tutto per far digerire una lunga storia prettamente calcistica. Dove il calcio è, si, protagonista quasi minuto per minuto ma dove anche i protagonisti e le situazioni vengono approfondite e raccontate in modo accattivante, tanto da rendere interessante anche la parte più 'tecnica'. In questo caso un improbabile incontro tra musica e sport, attraverso un eccentrico allenatore che cerca di trasferire sul campo da gioco regole che sembravano essere tipiche solo delle 7 note, è l'arma vincente per proseguire nella lettura di una lunga storia altrimenti a rischio noia.
                    Gli allegri mestieri di Paperino - Telefonia immobile 
                    Breve irresistibile dove Tito Faraci viene finalmente fuori con tutto il suo humor e la sua comicità. Faccini ottimo nell'illustrare un soggetto dove il capo di un Call Center assomiglia molto al vicino Jones e per Paperino poteva essere un ulteriore supplizio ai tanti già provati.
                    Miao Cronache Feline - Se i gatti potessero parlare
                    Altra breve super dove gli 'amici mici' di Malachia dissertano sul parlare degli umani. Divertimento e momenti di verità nella descrizione del rapporto fra le due specie viventi. Anche in questo caso Faccini re dell'illustrazione breve e brillante di questi soggetti di metà albo.
                    Amelia e l'insolito Deposito
                    Per quanto la frase iniziale sia quella classica (non la si potrebbe abolire come molte altre ripetitive e ormai quasi inutili?) il prosieguo del plot è alternativo ai soliti nella sua forma e l'eterno duello fra Paperone e Amelia si veste di nuovi colori e sapori. Ottimo Mattia Surroz nel rendere graficamente più appetibile un soggetto ad ogni modo interessante
                    « Ultima modifica: Domenica 4 Dic 2022, 20:19:38 da Cornelius Coot »

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                      Re:Topolino 3497
                      Risposta #39: Lunedì 5 Dic 2022, 09:53:14
                      A livello personale la cosa positiva di questo ritorno della Spada di Ghiaccio è stata quella di farmi leggere (forse per la prima volta) tutta la saga nel volumetto arancione della Trilogia edito da Disney Italia. Non amando il fantasy lo avevo sempre 'snobbato'...
                      :oh:

                      Tu sei quello che non aveva letto neanche le storie di De Tops, o sbaglio?

                      E' come un altro che conosco che non ha mai letto le storie classiche di Scarpa... come avete fatto a vivere fino ad adesso? :-0 ;D
                      Io son nomato Pippo e son poeta
                      Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
                      Verso un'oscura e dolorosa meta

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                        Re:Topolino 3497
                        Risposta #40: Lunedì 5 Dic 2022, 10:56:00
                        Per quanto mi sia piaciuta la saga devitiana (come quella di DeTops ancora in corso di lettura) alla fine non ho pensato come avevo fatto a vivere fino ad oggi senza conoscerle  ;D
                        Un conto sono delle saghe fini a se stesse e 'geolocalizzate' (l'Argaar di De Vita come l'Inghilterra e il mondo ottocentesco di DeTops), un altro delle storie ad ampio raggio, a 'tutto tondo' come quelle di Scarpa autore completo primo periodo.

                        E comunque quella sensazione di "come ho fatto a..." l'ho provata proprio scoprendo il primo Scarpa circa 30 anni fa (dopo averlo comunque apprezzato tantissimo nelle sue storie anni 60/70/80 e continuando a preferirlo in quel periodo successivo a livello grafico) e parte delle omnie di Barks e Gottfredson dei quali non conoscevo diverse storie (e non credo ancora di conoscerle proprio 'tutte', e questo vale anche per Scarpa).

                        In fondo è meglio così: è come essere un archeologo che ogni tanto scopre qualcosa di eccezionale, tra i lavori per la Metro di Roma e quelli a Pompei o in qualche terme in Toscana.  ;D
                        « Ultima modifica: Lunedì 5 Dic 2022, 11:13:41 da Cornelius Coot »

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                          Risposta #41: Lunedì 5 Dic 2022, 19:25:26
                          Recensione Topolino 3497


                           E sotto gli inevitabili colpi di cucchiaio sul magico “piatto di Natale” (o vettore dimensionale) è tornata a splendere la mitica Spada di Ghiaccio. O meglio, per ora la Spada giace dimenticata chissà dove, ma un nuovo, giovanissimo personaggio, determinato a rinverdire i fasti del “cugino di Alf”, è riuscito a rimettere in moto il meccanismo che, per la prima volta quarant’anni fa, aveva chiamato Pippo e Topolino nelle terre dell’Argaar.

                           Il revival è affidato a Marco Nucci (testi) e Cristian Canfailla (disegni), due degli autori di punta del settimanale. Non ci si fraintenda, Canfailla è al lavoro da pochissimo tempo ma, a parere di chi scrive, è uno dei migliori acquisti recenti e ha portato uno stile chiaro e fresco, già autoriale, sulle pagine di Topolino: qualcosa di cui si sentiva davvero la mancanza, in un momento in cui molti nuovi autori accusano la continua e ritardata ricerca dell’affrancamento dai modelli e gli autori affermati sono spostati su storie-evento o copertine (uno fra tutti Andrea Freccero).

                           Canfailla va alla prova del confronto con De Vita con un pizzico (inevitabile) di emulazione, ma in fin dei conti soprattutto con le sue proprie armi. Ed ecco che il suo fantasy più asciutto, meno spazioso, più fiabesco che paesaggistico si distacca da quello del veterano milanese e va ad assomigliare paradossalmente più al De Vita di vent’anni fa che a quello di quaranta.

                           Nucci dal canto suo è chiamato all’ennesima prova di giocoleria, che porta avanti con il consueto piglio da birbone, fra una didascalia e l’altra: resuscitare dalla meritata gloria una trama che aveva già sofferto il dramma della plurima riorchestrazione. Se uno spunto genuinamente nuovo dovrà uscire da questo nuovo ciclo, ancora non è chiaro: ma non sia detto con acrimonia. In fondo, per un giovane lettore di oggi, importa così tanto che la nuova storia sia solo una valida rimodulazione di una cosa scritta quarant’anni fa? Difficile.

                           Ad ogni modo, questo primo episodio è il classico momento in cui si dispongono le pedine sulla scacchiera: il nuovo giovane e coraggioso personaggio, che grazie alla propria curiosità mette in moto la vicenda; il mago Atro, potentissimo invasore della martoriata Argaar che ha imposto un incantesimo dimenticante su tutta la popolazione; i due orecchiuti campioni: Topolino e Pippo.

                           
                          Arriva una nuova minaccia

                           Se qualche appunto si deve fare, piuttosto, riguarda la coerenza: a Pippo, lanciato da subito nel suo inaspettato revival, si contrappone in maniera insolita un Topolino tra il pauroso e lo sprovveduto; laddove a Pippo spettano e il momento eroico e quello razionale. Questa rotazione, sebbene per il momento un poco interlocutoria, calata nel contesto dell’Argaar è interessante, dato che già l’impersonare il cugino di Alf nella prima storia aveva portato Pippo ai limiti del suo personaggio, senza mai trascenderli.

                           Inoltre, tutta la storia dell’invasione, e quindi di ciò che è accaduto dalla prima apparizione di Pippo e Topolino nell’Argaar sino ad oggi, è narrata da una specie di menestrello onnisciente, la cui relazione con l’incantesimo di Atro appare per ora poco chiara. E infine, l’accento cade in maniera apparentemente innaturale sul ruolo della Spada, che aveva già perso centralità in passato e che era pure finita perduta in un salutare dimenticatoio.

                           In ogni caso, storia e disegni filano, e l’eliminazione (totale o provvisoria non si sa) dei comprimari classici apre la porta a nuovi e intriganti sviluppi.

                           Per una saga che (ri)comincia, un’altra si avvia verso la conclusione: Fridonia’s World Cup 2022, di Nucci e Stefano Intini (la miglior coppia in circolazione su Topolino). L’episodio di questa settimana è di rara fattura, specie rispetto agli altri del ciclo. Una curva narrativa azzeccata, che accoglie uno spunto semplice quanto elegante e lo porta alla conclusione con tutto il brio di cui ha bisogno. Un po’ spiace veder protratto lo stereotipo che oppone il musicista classico (altero e intollerante) a quello rock (creativo e vincente), ma tant’è.

                           
                          La nascita della rete dallo spirito della musica

                           Segue Gli allegri mestieri di Paperino: Telefonia immobile, di Tito Faraci ed Enrico Faccini. Una coppia non abituale, che opera uno strano sortilegio: la vicenda parte nell’usuale cornice di clichés e saturazione ormai tipica delle sceneggiature faraciane (“Chissà quanto poco vi paga!” “Pensate a una cifra qualsiasi, da uno in giù!” “Mumble…” “Meno!”), ma verso metà storia la musica sottilmente cambia: una tavola, la nona, fa scattare quel clic comico di cui Faraci era imbattibile maestro: ed è quasi commovente – ci si passi l’espressione, ma riportiamo la genuina impressione della lettura – riconoscere nuovamente quell’estro e quell’immediatezza, liberati da layers e controlayers.

                           E non solo questa storia, ma persino l’usualmente agghiacciante “Gulp!” in chiusura d’albo, questa settimana a firma Faraci/Virzì, strappa una vigorosa quanto semplice risata; e tutto per un dettaglio: l’autore rifugge dallo schema che vuole indirizzare il lettore verso il colpo in banca ma lo spiazza (con effetto ben modesto) conducendo Gambadilegno in pasticceria; viceversa, Gambadilegno finisce effettivamente in banca, ma si dispera per aver sbagliato strada e non aver centrato la pasticceria. Una semplice quanto efficace finezza comica degna del Faraci che conosciamo.

                           Di nuovo Enrico Faccini, stavolta autore completo, ci porta nel mondo privato di Malachia, con una prova dimenticabile fatto salvo per il momento, debitamente straniante, in cui il gatto si immagina di parlare il linguaggio dei suoi padroni e scopre che questi in realtà starnazzano e pigolano. Peculiare china, questa tutta felina di Faccini, iniziata in combutta con Giorgio Salati e Roberto Gagnor e proseguita con caparbietà oltre i limiti del divertissement.

                           
                          Call center importuni

                           Conclude l’albo Amelia e l’insolito Deposito, di Marco Meloni (un inatteso ritorno, ma stavolta nelle impreviste vesti di sceneggiatore) e Mattia Surroz. Surroz che dà il meglio di sé nelle bizzarrie e nelle storture indotte dall’uso vizioso della magia. Ma la trama, purtroppo, offre timida sponda a questa ispirazione, pur rimanendo ammirevolmente a galla nel saturo specchio d’acqua narrativo che sono le storie basate sugli attacchi di Amelia al Deposito.

                           Una nota conclusiva: ci aspetta, fra due settimane, Il destino di Paperone, storia celebrativa dei 75 anni del personaggio. La premessa è il celeberrimo e finissimo momento conclusivo di Paperino e le lenticchie di Babilonia di Romano Scarpa. Ma la premessa più intrigante è l’identità dell’autore: Fabio Celoni al suo esordio come autore completo. Si tratta di una notizia comunicataci mesi fa in un’intervista che ci riempie di curiosità e aspettative. Prepariamoci a godercelo e, nell’attesa, buona lettura!



                          Voto del recensore: 3/5
                          Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
                          https://www.papersera.net/wp/2022/12/05/topolino-3497/


                          Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!


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                          Anapisa
                          Diabolico Vendicatore
                          PolliceSu

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                            Re:Topolino 3497
                            Risposta #42: Lunedì 5 Dic 2022, 21:17:31
                            Dovrò ricordarmi di votare le storie di questo numero dopo aver letto tutti gli episodi della spada di ghiaccio consecutivamente

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                            Cornelius Coot
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                              Re:Topolino 3497
                              Risposta #43: Martedì 6 Dic 2022, 10:53:46
                                                                                                       

                                                                                         

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                                Re:Topolino 3497
                                Risposta #44: Martedì 6 Dic 2022, 11:31:05
                                numero che ho trovato molto piacevole da leggere, letteralmente entusiasmato e ammaliato da la Leggenda della Spada di Ghiaccio che scorre benissimo e vanta un comparto grafico di tutto rispetto (di nuovo, applausi a Canfailla che, con davvero poche storie Disney alle spalle, riesce a reggere il confronto con un mostro sacro del fumetto come M. De Vita) e appassionato alle vicende della Fridonia's World Cup, da amante del gioco del calcio credo quella di Nucci sia la versione Disney più "centrata", poi lui la mescola con altri elementi (oggi la musica) e dei messaggi di fondo che, credo, funzionino egregiamente... la parte estetica poi per me non potrebbe essere migliore di così visto che c'è Intini alle matite, solido e umoristico alla ennesima potenza
                                « Ultima modifica: Martedì 6 Dic 2022, 12:42:37 da conker »
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