Recensione I Grandi Classici Disney 126
I Grandi Classici Disney 126, con i quali prende il via l’estate 2026 della testata, vedono il loro principale motivo di interesse nella presenza di due storie del grande
Rodolfo Cimino: per chi non dovesse conoscere queste due validissime avventure, il recupero del numero è caldamente consigliato.
Partiamo quindi da una storia che
brilla nella ricca produzione del poeta romantico disneyano: inaugura l’albo
Zio Paperone e la triplicità progressiva, a cui è dedicata anche la simpatica copertina inedita di
Giorgio Cavazzano; i disegni di un
Giovan Battista Carpi in piena forma contribuiscono alla sua eccellente riuscita.
Zio Paperone e il disgregatore monetario è invece illustrata da
Giorgio Bordini, altro tratto ricorrente sul
Topolino dei tardi anni Sessanta e che, seppur figlio di un’altra epoca, fa sempre piacere ritrovare. La sceneggiatura presenta molti stilemi tipici della produzione del Maestro di Palmanova, tra cui la presenza di un vecchio saggio e la morale finale. Tutto funziona alla perfezione, e dimostra ancora una volta la grande maestria di Cimino nel
riproporre temi ricorrenti senza però diventare la mera copia di sé stesso.

Un classico sapiente ciminiano
L’albo ci offre anche l’occasione per ammirare il tratto di un esordiente
Massimo De Vita che, in coppia con i fratelli
Barosso, si dedica a due storie brevi molto godibili:
Topolino e la mania di Pluto e
Pippo e il campetto rionale. Entrambe, pur non offrendo intrecci particolarmente elaborati, sono emblematiche dell’
abilità dei Barosso nel costruire trame non banali pur rimanendo sempre nell’ambito del quotidiano.
Il tratto di De Vita è in quest’occasione ancora piuttosto acerbo e irriconoscibile se rapportato ai grandi capolavori della sua fase matura, ma si riconoscono già alcune peculiarità e l’effetto complessivo è molto gradevole.
La selezione prosegue con una storia di
Andrea Fanton, autore che negli ultimi anni è stato oggetto di una riscoperta da parte del
fandom a causa delle sue sceneggiature, spesso un po’ strampalate e prive di senso logico, ma che, proprio per questo, potrebbe essere interessante rispolverare dal’oblio.
Eta Beta e il deterrente atomico, in effetti, non sfugge a questa logica: a meno di non vederla come pura avanguardia,
a livello di intrattenimento la vicenda è davvero difficilmente ricevibile. Non aiuta il tratto barocco di
Sergio Asteriti, in questi anni non ancora giunto all’apice e comunque in grado di dare il proprio meglio in storie di altro tempo, come le affascinanti avventure in costume.

Un irriconoscibile Massimo De Vita
Tuttavia, anche se oggi potrebbero farci sorridere a causa delle loro pecche, le sceneggiature di Andrea Fanton hanno comunque rappresentato un pezzo di storia del fumetto italiano e, in quest’ottica, trovo salutare che di tanto in tanto periodici come
I Grandi Classici Disney ne ripropongano qualcuna:
è un modo efficace per analizzare un’epoca diversa del fumetto nostrano, lontana dalla sensibilità odierna ma non per questo priva di motivi di interesse.
La sezione
Superstar presenta una serie di storie attinenti al mondo del giornalismo, ed è l’occasione per riscoprire un’avventura in due tempi firmata dal Maestro
Giorgio Pezzin.
Topolino e la sfida giornalistica non è stata celebrata come i suoi grandi capolavori, ma è
un onesto giallo in due parti, peraltro mai ristampato dal 1994, che mantiene quello che promette: la trama scorre molto bene, con il giusto ritmo, e la soluzione del mistero non è banale né di immediata intuizione. La lunga vicenda vede nuovamente alle matite
Sergio Asteriti, in quest’occasione molto più a suo agio rispetto ai primi anni Settanta e che, soprattutto nella raffigurazione di paesaggi e ambientazioni, ci regala delle ottime prove. Vedasi ad esempio la tavola proposta a corredo dell’articolo, sovrabbondante di dettagli com’era nel suo stile.

Una complessa tavola di Sergio Asteriti
Ritornano poi i fratelli
Barosso con un’altra coppia di avventure, purtroppo però meno brillanti rispetto alle due realizzate con
Massimo De Vita.
Paperino e l'intervista volante gode in realtà di buoni tempi comici e dell’interessante utilizzo di Gedeone de’ Paperoni, ma i motivi di interesse non si spingono troppo oltre. Anche il tratto di
Giuseppe Perego non aiuta a valorizzare la sceneggiatura.
Topolino e la città insaponata, illustrata da un
Giulio Chierchini ancora agli albori, invece, non mi ha convinto per nulla, a causa di uno spunto debole portato avanti in maniera poco convincente.
In ogni caso, al netto di queste due storie poco entusiasmanti, trovo che la presenza costante dei fratelli Barosso sia un ottimo pregio della testata nella sua incarnazione attuale, e
mi auguro che ciò possa costituire il preludio ad un loro volumetto monografico nella valida collana dei Grandi Autori. I due fratelli, nonostante siano purtroppo stati poco celebrati (
con l’eccezione del Papersera, che li ha insigniti del Premio Papersera già nel 2008, ndr), hanno infatti sceneggiato molte storie meritevoli di una riscoperta.
A chiudere il numero è una gradevole sorpresa:
Zio Paperone e all'allergia alle vibrisse, realizzata da
Dick Kinney e
Tony Strobl, non presenta nulla di epocale di per sé, ma
conferma la volontà di far ritornare in sommario le storie brevi americane che costituivano uno dei marchi di fabbrica dell’era Boschi. Peccato, però, per il grave errore nei crediti del sommario (peraltro, l’ennesimo di una lunga serie sulle pubblicazioni Panini degli ultimi tempi), in cui si legge “
resti di Dick Kinney“.
In conclusione, l’acquirente de
I Grandi Classici Disney 126 porta a casa un volumetto piuttosto soddisfacente, che gode di un sommario discretamente interessante. Ciò sembra confermare
la generale buona direzione che sta prendendo una testata che, nonostante la mancanza di storie appetibili dal punto di vista filologico, riesce almeno ad offrire qualche buono spunto al pubblico generalista.
Voto del recensore:
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