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Topolino 3553

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di Fabrizio Fidecaro

Voto del recensore:
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K: Ritorno nel Klondike
Topolino e la settimana bianca in giallo
Orazio e il flagello Curiazio
Qui, Quo, Qua e la giungla delle sorprese

Topolino 3553

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Andy392
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PolliceSu
    Re:Topolino 3553
    Risposta #15: Venerdì 29 Dic 2023, 15:42:47
    Sì, è decisamente una brutta copertina. Mi ricorda quella della Flash Edition, dove c'è il corpo di Topolino senza collo che copre parzialmente la testa come se fossero due cose separate

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    FL0YD
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      Re:Topolino 3553
      Risposta #16: Sabato 30 Dic 2023, 12:38:43
      Ahimè, con l'avanzare dell'età non ho più le certezze di una volta :crazy: ma nella prima storia del numero (e anche qui non so se ci va uno SPOILER ALERT), "K - Ritorno nel Klondike", si incontrano Paperone e Famedoro, quanto mi sembra di ricordare che nel "Torneo monetario" davano l'impressione di non essersi mai visti prima.

      Non che sia così cruciale seguire il "canone", anzi... ma ormai tendo a dare per scontato che le nuove storie che si ambientano nel passato tendano a non stravolgere l'immaginario condiviso :-)

      Comunque storia gradevolissima e d'Ippolito che ormai da tempo è una certezza di qualità, mentre sulla copertina....  :minishock:
      « Ultima modifica: Sabato 30 Dic 2023, 12:40:41 da FL0YD »
      --- Andrea

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      Cornelius
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        Re:Topolino 3553
        Risposta #17: Sabato 30 Dic 2023, 15:36:57
                                                                                                                       K
                                                                                                      Ritorno nel Klondike
        __________________________________________________________________________________________________________________________
                                                                                                                   
                                                                                                      Attenzione : Spoiler   :oh:

        Agganciandomi a quanto scritto da Floyd - a proposito: bentornato!   :-)   il 'tabù' barksiano della non conoscenza tra Paperone e Famedoro in quello che 'doveva' essere il loro primo incontro nel Torneo Monetario del 1956 è stato fino all'altro ieri in qualche modo 'rispettato':  sia da Don Rosa, nella Saga in cui i due paperi giovanissimi si incontrano nel 1887 in Sud Africa non rivelando le loro identità e dimenticandosi, nel 'frattempo' (giusto 69 anni), quell'episodio;  sia da Marco Gervasio il quale, nell'altra 'saga' (quella di Fantomius), fa diventare Cuordipietra sindaco di Paperopoli in un anno (l'ultimo o uno degli ultimi) nel quale Paperone è in giro per il mondo prima del 'grande ritorno'.

        Luca Barbieri è dunque il primo autore a sfatare questo tabù, facendo incontrare i due paperi in una presentazione 'ufficiale' antecedente il Torneo, con tanto di nome e cognome. E dico che ha fatto bene, dal momento che il tycoon sudafricano è ormai talmente 'spendibile' nelle varie narrazioni presenti e passate (dal Sud Africa al Klondike, da PaperBridge a Fantomius, dalla Paperopoli di un tempo a quella attuale) che il 'laccio' barksiano della non reciproca conoscenza con il rivale gli stava un po' stretto.

        Però, al tempo stesso, mi chiedo perché Barbieri non abbia tenuto conto del capitolo donrosiano del Terrore del Transvaal nel quale i due giovani avventurieri si erano visti per la prima volta giusto dieci anni prima del Klondike. Considerando la situazione piuttosto 'indimenticabile' che li aveva visti protagonisti in Sud Africa e il fatto che fisicamente siano ancora giovani in questi Diari, mi sembra strano che entrambi non si siano ricordati di ciò accadde fra loro appena si sono 'rivisti' in Canada, al di là dei nomi che non sapevano. Vendicare quella 'sconfitta in casa' avrebbe giustificato ancor più quella rabbia espressa da Cuordipietra nei confronti di Paperone in questo episodio diviso in due parti.

        Per cui rendo merito a Barbieri di aver 'sdoganato' la conoscenza ufficiale fra i due protagonisti prima del Torneo Monetario ma gli faccio notare che una continuity con la Saga di Don Rosa non ci sarebbe stata male; anzi, avrebbe reso ancora più 'pepata' tutta la situazione venutasi a creare in Klondike. A questo punto mi chiedo se anche Gervasio potrebbe far tornare Famedoro nella Paperopoli di Fantomius con Paperone questa volta presente e desideroso di vendicare quell'anno in cui il rivale ha fatto il bello e il cattivo tempo nella 'sua' città. Tutti i 'lacci e lacciuoli' non ci sono più.

                                                     
        « Ultima modifica: Sabato 30 Dic 2023, 17:48:07 da Cornelius »

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        Grande Tiranno
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          Re:Topolino 3553
          Risposta #18: Sabato 30 Dic 2023, 22:06:35
          Ritengo abbastanza insensato, soprattutto in tempi di continuity così stretta, contraddire non solo Don Rosa (che non mi piace ma ha indubbiamente posto dei paletti importantissimi) ma anche Carl Barks.
          Per cosa poi? Per scrivere una storia banalotta e assolutamente non centrata come questa, che sembra voler calcare le orme di Rosa in modo però decisamente inferiore. La sua opera, che pur non apprezzo, è decisamente più ragionata, studiata, magniloquente e soprattutto più riuscita di questo K.

          Tra l'altro lo stesso Barbieri aveva detto di aver agito negli "spazi bianchi" lasciati proprio da Rosa e Barks...
          « Ultima modifica: Sabato 30 Dic 2023, 22:10:47 da Grande Tiranno »
          Catturamento Catturamento!

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          Andy392
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            Re:Topolino 3553
            Risposta #19: Sabato 30 Dic 2023, 23:06:08
            Cornelius, nella saga Paperone si presenta usando il suo vero nome ma non sa il nome del suo rivale.

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              Re:Topolino 3553
              Risposta #20: Domenica 31 Dic 2023, 01:06:07
              Ho letto il 3553. Parto con le impressioni.

              K - Ritorno nel Klondike (Primo e secondo tempo)

              Storia buonina; tutto sommato, godibile. Non brillante, sinceramente. Mi trovo d'accordo con @Grande Tiranno: l'intreccio è un po' banale. La divisione in due parti e l'allungamento di pagine, anziché essere utilizzati per regalare una trama più ricca, vengono sprecati per spalmarci due diverse vicende. Il risultato che ne consegue è fisiologico: due parti che corrispondono a due vicende rese in maniera sbrigativa e scontatissima. Tra l'altro, con incipit molto simile, dato che si tratta — in ambo i casi — di sfide. Anziché una sola vicenda resa bene, ecco due vicende, ma rese male.
              Io avrei eliminato la sfida della ricerca dell'oro (abbastanza noiosa e non all'altezza, fin dall'idea stessa) e tenuto solo la prima che aveva parecchio potenziale ed è stata in grado, almeno agli inizi, di intrigarmi. In tal modo, Barbieri avrebbe potuto espanderla — ulteriormente — nella seconda parte e donarci un numero maggiore di situazioni e difficoltà lungo il percorso in slitta. Invece, il fatto di inserire la seconda sfida, ha sciupato gli spazi e costretto lo sceneggiatore a concludere la prima in tutta fretta, sprecando un'occasione.

              Non so, invece, esprimermi sulla questione dei paletti. O meglio. Trovo che i paletti servano per essere aggirati e non distrutti. Né rispettati con estrema sacralità, ma nemmeno eliminati. Aggirati. Mantenuti e aggirati.
              Il fatto di essere costretti a girarci attorno costringe, chi scrive, a tirar fuori situazioni che — altrimenti, senza quei paletti — non potrebbero venir fuori. Sono uno sprone. L'impressione, in questa storia, è che l'autore abbia voluto scegliere la soluzione più semplice. In tutti i casi.

              Però, devo dare merito a Barbieri per i dialoghi e il respiro del susseguirsi delle vignette. Sono elementi che mi sono piaciuti. Tutto molto scorrevole e convincente, su quel versante. Anche il fronte delle battute e delle gag è intelligente e non ingenuo. Specie quelle che vedono protagonista Paperone. Un Paperone arguto e con la battuta pronta.

              Una nota di demerito va, però, al rapporto tra quest'ultimo e Doretta; nel numero, in anteprima, veniva annunciato che vi sarebbe stato un approfondimento su quel lato. L'approfondimento non è pervenuto, per quanto mi riguarda.

              Nulla di negativo da dire, invece, riguardo il reparto grafico. Fantastici i disegni, le chine e la colorazione.
              Le atmosfere fredde dell'America del Nord sono rese tramite una colorazione ricca; anziché optare per il semplice bianco affiancato da un unico tono di ombre, la neve viene resa quasi solo tramite ombreggiature, in molteplici toni di blu e azzurro. Cosa che arricchisce le tavole.
              Tavole già ricche, per via del dinamismo donato dalla costruzione delle vignette, con personaggi che fuoriescono dalla vignetta e un ritmo mai banale nella sequenza delle scene.

              Mi è piaciuta la resa grafica di Soapy Slick e Jack McCluscky.

              Voto: direi un 2.5/5, perché il reparto grafico è notevole o avrei dato — personalmente — un 2.


              Topolino e la settimana bianca in giallo

              Nonostante il titolo, di "giallo" ci sono solo gli stivaletti di Topolino. Si tratta di una lunga gag comica che sarebbe potuta durare una o due tavole. Storia breve e senza pretese, se non quella di stabilire un equivoco e costruirci attorno qualche pagina. Riesce nel suo intento di strappare qualche sorriso, specie nella conclusione. Ma nulla di incredibile.

              Voto: 1.5/5


              Orazio e il flagello Curiazio

              Mi ha stupito. Parte come una storiella, ma si evolve in una vicenda più profonda. Francesco Vacca scrive una storia che esplora il personaggio di Orazio, dandogli una dignità da protagonista e un'approfondimento introspettivo, non dico inediti, ma rari. Mi è piaciuto molto anche il modo in cui è stato tracciato qualche contorno del suo rapporto con Clarabella, andando oltre le solite due o tre situazioni trite e ritrite.
              Il picco lo si raggiunge con l'entrata in scena di Curiazio, cugino di Orazio. Parte come una storiella superficiale su Orazio che tenta di evitarlo e darsi per disperso, ma si trasforma in una storia abbastanza profonda, in cui l'iniziale situazione assume caratteri malinconici. Quella che doveva essere una gag, davanti ad un Curiazio scoperto consapevole della sua condizione (e con cui si riesce ad empatizzare, grazie alla buona scrittura dei dialoghi), si trasforma in una parabola nella quale ci si sente in tristissimo imbarazzo — assieme ad Orazio — per l'iniziale comportamento di quest'ultimo e per averne riso. Pensi che Curiazio sia solo una macchietta, ma ti rendi presto conto che, in realtà, si tratta di un personaggio sofferente e rassegnato. Ne hai riso e ti senti in colpa: la colonna sonora da film comico muta — improvvisamente — in quella di una commedia malinconica.
              Ma la vicenda va, poi, oltre: Orazio capisce meglio se stesso, proprio grazie all'incontro con lo sgangherato cugino.

              Voto: un 3.5 meritato per via del coraggio introspettivo applicato su un personaggio che, spesso, fa solo da contorno e l'intreccio della vicenda, con un saliscendi di registri (dal comico, al profondo).


              Qui, Quo, Qua e la giungla delle sorprese

              Bella storia. Una o due vignette mi hanno fatto ridere di gusto. Specie quelle che vedono Paperino nelle vesti di fissato del cellulare e le reazioni di Paperone alla cosa.

              Dialoghi scritti bene e in modo convincente. Battute che non brillano, ma scorrono e sono credibili, non ingenue.

              Bello anche il ribaltamento di trama. È una delle cose che apprezzo di più: una storia che parte secondo i canoni di un certo genere narrativo e rivela di appartenere ad un genere misto. Ribaltamento che si affianca ad un altro rivolgimento, sul versante comico. Lo scambio di ruoli tra Qui, Quo, Qua novelli baby-sitter (da una parte) e Paperino è Paperone tornati bambini (dall'altra) è abbastanza riuscito. Poteva essere reso meglio ed è stata (secondo me) un'occasione mancata a livello di gag potenziali. Ma non è da bocciare.
              Il finale è buono. Il fatto che la vicenda si concluda con una delusione rende tutto molto meno scontato.

              Beh, poi, alle matite abbiamo Cavazzano, quindi, non credo ci sia molto altro da dire. Scene ricche, nonostante il contesto "giunglesco". Contesto nel quale è facile essere ripetitivi. Cavazzano, evita il pericolo con maestria, invece. Come al solito.

              Bella l'astronave-palazzo quando riparte: mi ha ricordato PK per via dei particolari geometrici della struttura e le ombre rese tramite l'intreccio della china.
              Ottima anche la colorazione delle vignette.

              Voto: 3/5


              Dal Diario di Paperina - Palestra creativa

              Tavola autoconclusiva abbastanza banale. Si poteva fare meglio. Specie perché l'idea di una gag tra Paperina e Paperoga era molto buona e ricca di inesplorate possibilità.

              Voto: 1/5


              Voto finale del numero:
              Direi un 2.5 di media


              Bonus:

              - Oltre agli errori segnalati, ce n'è anche uno a pagina 133; "volevano" anziché "volevamo".
              - Bella l'intervista alla Zichè.
              - L'anteprima di "Topolino fuori dai radar" fa ben sperare; il rapporto tra Topolino e Irk, che Faraci preannuncia, si inserisce nel solco del suo percorso artistico: tentare di smarcare Topolino dai cliché maturati nei decenni, attraverso il contrasto e il lasciare che altri personaggi lo "colpiscano" e punzecchino, per sagomarlo, "sperfezionarlo" e umanizzarlo in modo credibile. Non mi piace moltissimo, però, ciò che annuncia Casty, ovvero l'uso di una colorazione e di espressioni solari per smorzare i momenti drammatici. Spero non si scada nel noir che non vuole fare il noir, come accade spesso con gli horror che appaiono su Topolino.
              Mi piace, però, il fatto che sia ambientato in uno sfondo urbano e cittadino. Idea ripresa anche nella copertina del 3554 e che mi ha ricordato le ambientazioni di MMMM. Speriamo bene.
              « Ultima modifica: Domenica 31 Dic 2023, 03:19:20 da Ruhan »

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              Simone Cavazzuti
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                Re:Topolino 3553
                Risposta #21: Domenica 31 Dic 2023, 01:29:23
                Tra l'altro lo stesso Barbieri aveva detto di aver agito negli "spazi bianchi" lasciati proprio da Rosa e Barks...
                L'aveva detto, ma già dal primo capitolo era ovvio che non fosse così. Paperone e Doretta bff, Beagle Bob... Già Cuordipietra era "chiamato" con alcuni indizi, perciò si poteva intuire dove si volesse andare a parare.

                Nella storia di questa settimana, Soapy afferma che Paperone lo ha mandato in prigione. Questo accade alla fine dell'ottavo capitolo della Saga, appena prima che Paperone trovi la pepita uovo d'anatra. Da lì in poi, Scrooge rimarrà nel Klondike altri due anni, quindi potremmo incastrare questi avvenimenti lì. Se non fosse che Soapy è interdetto a tornare in Canada dalle Giubbe Rosse (e infatti lo vediamo solamente nel suo ufficio a Goldboom, in Alaska).

                Non sono il più grande donrosiano al mondo e, anzi, ritengo che la sua opera funzioni molto meglio da sola, come lettura personale (che è infatti il modo in cui lui stesso la interpreta), che non come canovaccio da seguire e a cui fare aderire tutto il resto. Ma qui si è deciso di avere a che fare con un periodo della vita di Paperone già raccontato e con personaggi che già hanno una storia e un carattere. Detto ciò, Paperone e Cuordipietra non si conoscono all'esordio del tycoon sudafricano. Certo, sono paperi anziani e possono essersi scordati (Don Rosa ha fatto il giochino del nome e può andare bene), però non penso sia sano rinnegare tutto così giusto per andare a riempire il passato di Paperone.

                Non avrei avuto niente da dire se Barbieri mi avesse voluto raccontare come Zio Paperone ha guadagnato il suo primo miliardo sulla Luna nel 1960, anzi lo avrei anche potuto trovare un esperimento interessante, forse. O in qualsiasi altro luogo o epoca, con personaggi nuovi. Ma questo luogo, questa epoca e questi personaggi esistono, e non sono granché riconoscibili nelle storie che portano il marchio K, di cui apprezzo i colori.

                *

                Cornelius
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                  Re:Topolino 3553
                  Risposta #22: Domenica 31 Dic 2023, 02:32:20
                  Paperone e Doretta bff, Beagle Bob...
                  In effetti nella intro a K Marco Nucci scrive della amicizia di Paperone con la carismatica Doretta Doremì quando sappiamo che fra i due c'è stato subito un certo feeling che andava oltre. Lo stesso Nucci nella Lampada Bisestile crea un finale tenero e romantico fra i due già anziani per cui questa sua precisazione 'amicale' in una storia dove Doretta si vede che è già 'presa' da Paperone contraddice la sua stessa recentissima narrazione.

                  Magari questi Diari di Barbieri sono più interessati ai contrasti con storici nemici come Soapy Slick, Cuordipietra e Nonno Bassotto alias Beagle Bob ma anche Cuornero (secondo la Saga donrosiana) per cui anche lui, come Famedoro, dovrebbe essere una 'vecchia conoscenza' dello zione già ai tempi del Klondike che vengono dopo quelli del Mississippi e del Transvaal. Ma in entrambi i casi abbiamo visto che non è così.

                  Questi Diari di Barbieri sono sicuramente interessanti e ben illustrati da D'Ippolito ma mixano una serie di personaggi e situazioni creando qualche contraddizione non da poco visto che, come scrive Simone, si svolgono in un luogo e in un periodo che sono stati ben storicizzati da diversi autori negli ultimi 70 anni. Gli 'spazi bianchi' ricordati da Grande Tiranno sembrano ricercati per creare situazioni ex novo ed in effetti Barbieri non ha tenuto conto né del Barks cronologicamente futuro né del Don Rosa cronologicamente passato.

                  Sdoganando la conoscenza ufficiale tra ZP e CF ante Torneo da la possibilità anche ad altri autori di scrivere nuovi soggetti 'storici' che arricchirebbero ulteriormente la rivalità fra i due paperi (non bastassero le storie al presente) ma queste nuove ipotetiche narrazioni sarebbero ancora più interessanti se collegate a ciò che Don Rosa ha raccontato nella sua saga. Collegamenti che non limiterebbero le possibilità di racconto ma, al contrario, lo renderebbero ancor più interessante e coerente.
                  « Ultima modifica: Domenica 31 Dic 2023, 11:31:26 da Cornelius »

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                    Re:Topolino 3553
                    Risposta #23: Domenica 31 Dic 2023, 02:45:31
                    Non so, invece, esprimermi sulla questione dei paletti. O meglio. Trovo che i paletti servano per essere aggirati e non distrutti. Né rispettati con estrema sacralità, ma nemmeno eliminati. Aggirati. Mantenuti e aggirati.
                    Il fatto di essere costretti a girarci attorno costringe, chi scrive, a tirar fuori situazioni che — altrimenti, senza quei paletti — non potrebbero venir fuori. Sono uno sprone. L'impressione, in questa storia, è che l'autore abbia voluto scegliere la soluzione più semplice. In tutti i casi.
                    Mi trovi d'accordo. Un bell'esempio di come si aggirano i paletti ce lo ha dato proprio Don Rosa, col semplice ma funzionale escamotage di Cuordipietra che non dice il suo nome a Paperone. Qui, come hai scritto, l'impressione è quella di un autore che forse ci ha pensato un po' e poi ha rinunciato.

                    L'unica possibile scappatoia che intravedo - ma forse la mia è solo un'illusione - è il fatto che si stia parlando di "diari", il che può far pensare che gli eventi narrati non siano del tutto corrispondenti a quelli reali, ma siano il frutto di una serie di arricchimenti e rielaborazioni compiute da Paperone nel corso degli anni. E quindi potrebbe starci che anche stavolta Cuordipietra non si sia presentato, ma in seguito Paperone - avendo ormai capito chi fosse - abbia modificato qualcosa del loro incontro per evidenziare l'identità del misterioso antagonista a un possibile lettore (magari pensando di dare alle stampe i diari) o semplicemente per essere sicuro di ricordarsene ad una futura rilettura. La stessa cosa per il suo rapporto con Doretta, che potrebbe essere più vicino a quello da lui desiderato che a quello reale.
                    "I social danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Ora hanno lo stesso diritto di parola dei premi Nobel"

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                      Re:Topolino 3553
                      Risposta #24: Domenica 31 Dic 2023, 03:05:48
                      Non so, invece, esprimermi sulla questione dei paletti. O meglio. Trovo che i paletti servano per essere aggirati e non distrutti. Né rispettati con estrema sacralità, ma nemmeno eliminati. Aggirati. Mantenuti e aggirati.
                      Il fatto di essere costretti a girarci attorno costringe, chi scrive, a tirar fuori situazioni che — altrimenti, senza quei paletti — non potrebbero venir fuori. Sono uno sprone. L'impressione, in questa storia, è che l'autore abbia voluto scegliere la soluzione più semplice. In tutti i casi.
                      Mi trovi d'accordo. Un bell'esempio di come si aggirano i paletti ce lo ha dato proprio Don Rosa, col semplice ma funzionale escamotage di Cuordipietra che non dice il suo nome a Paperone. Qui, come hai scritto, l'impressione è quella di un autore che forse ci ha pensato un po' e poi ha rinunciato.

                      L'unica possibile scappatoia che intravedo - ma forse la mia è solo un'illusione - è il fatto che si stia parlando di "diari", il che può far pensare che gli eventi narrati non siano del tutto corrispondenti a quelli reali, ma siano il frutto di una serie di arricchimenti e rielaborazioni compiute da Paperone nel corso degli anni. E quindi potrebbe starci che anche stavolta Cuordipietra non si sia presentato, ma in seguito Paperone - avendo ormai capito chi fosse - abbia modificato qualcosa del loro incontro per evidenziare l'identità del misterioso antagonista a un possibile lettore (magari pensando di dare alle stampe i diari) o semplicemente per essere sicuro di ricordarsene ad una futura rilettura. La stessa cosa per il suo rapporto con Doretta, che potrebbe essere più vicino a quello da lui desiderato che a quello reale.
                      Ipotesi suggestiva la tua. Ma concordo con quella vocina che ti grida "è tutta un'illusione!". Perchè ha fatto visita anche al sottoscritto. Temo, davvero, che Barbieri si sia semplicemente trovato davanti ad una difficoltà che non ha saputo o voluto affrontare a dovere. Peccato, perché l'idea di esplorare il passato di Paperone apre molte possibilità.

                      Io spero che qualcuno gli faccia presente queste cose e che si vada veramente verso l'ipotesi da te suggerita. Perché è piena di potenzialità narrative. Si immagini, ad esempio, un episodio o più episodi nei quali venga raccontata la versione corretta delle vicende. Hai tutto: hai una trama su cui giocare e da stravolgere; hai un tipo di incipit già pronto: succede qualcosa (Che cosa? Perché? Chi è intervenuto?) nei giorni nostri e Paperone è costretto a raccontare la verità; e hai anche la possibilità di rifarti al canone Donrosiano (nessuno lo ha costretto a toccare proprio quei periodi legatissimi al Don, come dice @Simone Cavazzuti ahah) e al suo ricchissimo materiale.

                      Ma temo che nulla di tutto ciò avverrà. Vedo incertezze nella gestione della stessa trama. Come scrivevo, l'uso dei due tempi ha senso quando si vuole espandere una storia. Qui, la mia impressione, è stata quella di leggere una storia e, poi, una seconda più piccina. Avrei preferito una sola vicenda arricchita di vari percorsi e difficoltà, piuttosto che due vicende banali e scarne. Anche qui, sembra che l'autore abbia scelto, frettolosamente, la soluzione più semplice: trovare varie linee narrative tra loro coerenti e il cui intreccio desse un unico risultato è ben più complesso di inventare due sfide a percorso lineare e scontato. E lo stesso è avvenuto con la questione dei paletti o del tipo di rapporti tra i personaggi: ignorarli era la via più semplice. E Barbieri ha scelto quella. Non capisco, a questo punto, perchè mettere le mani su vicende e periodi così delicati e legati, di per sé, ad un canone ben conosciuto per essere nato con l'aspirazione ad essere un canone che fa il canone, canonicamente. Anzi. Lo capisco. Anche qui, l'autore ha scelto la via più semplice. Inventare di sana pianta sarebbe stato più difficile. Pescare da un canone e dal suo novero di personaggi e rapporti deve essergli apparsa come la scelta più semplice. Anche per l'effetto "aspettativa" che avrebbe generato nei fan. Il difficile sarebbe stato seguirlo e incastrarci tutto. E, infatti, non lo ha fatto.

                      Mah.
                      « Ultima modifica: Domenica 31 Dic 2023, 03:17:30 da Ruhan »

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                        Re:Topolino 3553
                        Risposta #25: Domenica 31 Dic 2023, 10:32:59
                        IO il numero lo boccio aimè...e non solo per la copertina  :silly:

                        Già non sono un amante dell ambientazione 'klondike' e mi rendo conto col passare degli anni che amo paperone principalmente quando è contestualizzato ai suoi nipoti, è evidentemente un personaggio le cui avventure solitarie mi prendono poco...con eccezioni fortunatamente. Onestamente non mi importa nulla dei paletti altri, per me possono anche scrivere che il primo milione glielo hanno dato gli alieni e nel klondike vendeva smartphone ai minatori ma cerfo di giudicar una storia per quello che mi da in quel momento.

                        La gialla...non è gialla, è una one-page sotto steroidi come profondità

                        La prima cosa che ho pensato leggendo quella del cugino è stata 'ma c'è davvero bisogno del ennesimo personaggio pasticcione ?'. paperoga lo adoro..poi ci metti sgrizzo (che non mi piace) adesso abbiamo Curiazio in cui non trovo davvero nulla di particolare che me lo possa far ricordare in futuro.

                        Salvabile l ultima coi disegni di Cavazzano che però ho trovato meno in forma che in altre storie , qualche viso dei nipotini in particolare.

                        P.S. Buon 2024 a tutti

                        Grazie Babbo anche per quella volta nel 1980 in cui sei tornato a casa con un Topolino in mano chiedendomi se mi andava di leggerlo...non ho più smesso.

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                        Cornelius
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                          Re:Topolino 3553
                          Risposta #26: Domenica 31 Dic 2023, 10:42:26
                          Cornelius, nella saga Paperone si presenta usando il suo vero nome ma non sa il nome del suo rivale.
                          Non ricordavo questo particolare, fondamentale all'epoca per restare fedele al racconto barksiano ma ininfluente se collegato all'ultimo Diario K: il breve periodo trascorso fra il primo incontro nel Transvaal e il secondo nel Klondike (un decennio) fa si che anche se CF non si fosse presentato con le sue generalità sarebbe dovuto restare impresso nella memoria di Paperone visto che due ventenni dovrebbero riconoscersi anche da trentenni. Al contrario, Famedoro avrebbe dovuto subito rammentare quel papero che lo fece incarcerare, non solo fisicamente ma anche di nome. E invece Barbieri è come se volesse ricominciare da zero.
                          Un bell'esempio di come si aggirano i paletti ce lo ha dato proprio Don Rosa, col semplice ma funzionale escamotage di Cuordipietra che non dice il suo nome a Paperone. Qui, come hai scritto, l'impressione è quella di un autore che forse ci ha pensato un po' e poi ha rinunciato. L'unica possibile scappatoia che intravedo - ma forse la mia è solo un'illusione - è il fatto che si stia parlando di "diari", il che può far pensare che gli eventi narrati non siano del tutto corrispondenti a quelli reali, ma siano il frutto di una serie di arricchimenti e rielaborazioni compiute da Paperone nel corso degli anni.
                          In effetti un Diario non può esser preso per oro colato: non a caso abbiamo anche le serie ciminiana delle "Storie (quasi) vere" dove lo stesso zione ammette ai nipoti di arricchire (volontariamente o meno, dipende anche dalla sua memoria) con qualche particolare extra i suoi famosi racconti. In questo caso non si tratterebbe di un semplice 'particolare' ma di una cosa decisamente importante. E la rielaborazione dove sarebbe? Nell'aver dato un nome ad un rivale che invece, anche in questa occasione, restava misterioso? E quanti incontri-scontri dovranno avvenire prima che entrambi si rendano conto con chi hanno veramente a che fare?

                          Tutto ciò mi sembra quasi comico e paradossale, come nella serie di Fantomius dove CF fa il sindaco per un anno, rovinando Paperopoli per poi fuggire via e lasciarla al ritorno 'curativo' di ZP che, secondo logica, dovrebbe venire a sapere nome e fisionomia di questo papero anche solo attraverso i commenti della cittadinanza, dei politici locali e di qualche manifesto elettorale ancora sventolante in qualche quartiere. La rivalità fra Paperone e Cuordipietra non può essere 'limitata' nel tempo passato dal 'paletto barksiano', aggirabile come in effetti è stato ma anche 'superabile', senza per questo offendere la 'memoria barksiana'.

                          In genere sono attento alla coerenza della continuity 'globale' ma ci sono dei casi, come questo, in cui l'aggiramento' può essere sostituito dalla 'superabilità'. Se a beneficiarne sono delle storie altrimenti impossibili da scrivere in quel modo, ben venga. In questo Diario però non si è aggirato solo Barks ma anche Don Rosa: il collegamento con la Saga sarebbe tornato utile allo stesso Barbieri per i motivi narrativi scritti nei precedenti post. Aggirare o superare un filone narrativo e al tempo stesso collegarsi ad un altro non è contraddittorio ma una libera scelta autoriale anche interessante quando portatrice di nuovi frutti. In questo caso l'autore si è sentito 'libero' di non seguirne alcuno. 
                          « Ultima modifica: Domenica 31 Dic 2023, 10:45:34 da Cornelius »

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                            Topolino 3553
                            Risposta #27: Domenica 31 Dic 2023, 11:37:16
                            Recensione Topolino 3553


                             Un Paperino elegantissimo, intento a dirigere l’orchestra con tanto di bacchetta, sorride ai lettori, celebrando con loro l’arrivo del 2024. La copertina disegnata da Claudio Sciarrone, dall’impatto in verità non particolarmente felice, apre un numero di Topolino che, dopo i fuochi d’artificio delle tre uscite prenatalizie, torna a un’impostazione più classica.

                             Potremmo definirla, anzi, rétro, quasi in stile anni Ottanta: una storia lunga in apertura – seppure in due puntate –, un’altra sulla trentina di pagine in chiusura, un paio di brevi nel mezzo.

                             La parte del leone la fa il secondo capitolo di K, pubblicato a distanza di dieci settimane dal primo. Con Ritorno nel Klondike la saga di Luca Barbieri e Francesco D’Ippolito prosegue il racconto delle peripezie di Paperone all’epoca della corsa all’oro, un tema sempre affascinante ma ormai trito e ritrito, al quale gli autori cercano con impegno palpabile di dare nuova linfa.

                             Barbieri decide di affidarsi al più malvagio fra gli antagonisti di Scrooge, Cuordipietra Famedoro, che sbarca nel Canada nord-occidentale, animato dalle consuete pessime intenzioni. I puristi della continuity storceranno un po’ la bocca, poiché i due non danno alcun cenno di riconoscersi, mentre, sul piano temporale, questo incontro con Paperone è successivo a quello avvenuto nel Transvaal che ha narrato Don Rosa.

                             Va ricordato, però, che, in quell’occasione, i futuri plurimiliardari non si erano presentati e, considerato che qui le loro fattezze sono piuttosto differenti, la faccenda ha una sua plausibilità. Più arduo sarebbe spiegare come mai al principio del Torneo monetario (nella realtà, la storia d’esordio di Flintheart Glomgold), i due agiscano da perfetti sconosciuti…

                             Comunque, il boero giramondo – qualche anno dopo andrà a compiere malefatte anche oltremanica, spacciandosi per insegnante di latino nell’esclusivo college di Paperbridge – decide di allearsi con il perfido Soapy Slick, che un D’Ippolito in grande spolvero (brillanti le soluzioni da lui adottate per distaccarsi dalla “gabbia” tradizionale) raffigura più diabolico che mai.

                             Come accennato da Barbieri nell’intervista sul numero precedente, è voluta la strizzata d’occhio al cinema di Sergio Leone, con Paperone, Slick e Cuordipietra a rappresentare, nell’ordine, Il buono, il brutto, il cattivo.

                             
                            Un Soapy Slick più diabolico che mai[/size][/i]

                             L’immersione nell’atmosfera western risulta godibile, e non mancano alcune scene piuttosto forti per i canoni disneyani, come l’aggressione a Paperone di pagina 35, resa in modo assai dinamico ed efficace, o il trenino destinato ai bimbi gettato crudelmente nel fuoco a pagina 40. In entrambi i casi il riprovevole protagonista è il cinico e spietato Jack McClusky, capo degli scagnozzi di Soapy Slick, che di lui dice orgoglioso: «Non brilla per intelligenza, ma in quanto a nefandezza è un asso!».

                             Superate le difficoltà, Paperone, sostenuto da una confidente preziosa come Doretta Doremì (ormai onnipresente su Topolino, e dire che il suo ideatore la utilizzò per una sola, indimenticabile, apparizione!), si conferma miglior cercatore del Klondike al termine di una sfida con lo scorretto Cuordipietra vinta sul filo di lana: una sorta di déjà-vu dalle reminiscenze barksiane… Il cliffhanger dell’ultima tavola, però, riapre questioni che sembravano archiviate, rimandandone il dipanarsi al prossimo episodio.

                             Segue Topolino e la settimana bianca in giallo di Gabriele Panini e Giulia La Torre. Al di là dei contenuti non memorabili, la breve, di appena sette tavole, si fa notare per la rocambolesca sequenza di pagina 72: qui Mickey, per cercare di sventare il rapimento di colei che crede Minni, esegue un’acrobazia sugli sci da far invidia all’Ethan Hunt di Mission: Impossible!

                             
                            Dove passa Curiazio non cresce più l’erba…[/size][/i]

                             Orazio e il flagello Curiazio, di Francesco Vacca e Lucio Leoni, introduce un nuovo personaggio, il cugino pasticcione di Orazio, il quale, suo malgrado, fin dall’infanzia è costretto a ripararne i danni. Le contrapposte peculiarità – in sintesi: uno rompe, l’altro aggiusta – sono lo spunto per una serie di gag abbastanza ripetitive, con il tenero e maldestro Curiazio, pur mosso da ottime intenzioni, che, senza volerlo, ne combina una dietro l’altra, devastando ogni cosa, proprio come il re degli Unni (cui il titolo ammicca).

                             Insomma, dove passa Curiazio non cresce più l’erba… A dar modo ai buoni sentimenti di trionfare, favorendo la riconciliazione tra consanguinei, sarà l’intervento risolutivo di Clarabella, per una volta nei panni di illuminato deus ex machina.

                             Abbiamo poi l’egmontiana Qui, Quo, Qua e la giungla delle sorprese. Nemmeno i disegni di Giorgio Cavazzano (magnifici certi scorci di vegetazione tropicale) riescono a salvare dal naufragio la sceneggiatura firmata da Sune Troelstrup, che mostra incongruenze, situazioni già viste e psicologie tagliate con l’accetta.

                             Tutto ciò fin dall’inizio, quando Paperino tratta i nipotini alla stregua di «poppanti» e non vorrebbe farli partire assieme a zio Paperone per l’Amazzonia perché «troppo piccoli», dimenticando, come nulla fosse, centinaia di avventure vissute con loro in giro per il mondo… Lo scioglimento dell’enigma, poi, è quanto di più abusato possa esistere, tanto da provocare spontaneo disappunto.

                             
                            La vegetazione tropicale dipinta da Cavazzano[/size][/i]

                             Per il resto, va segnalato che, oltre a curare l’abituale Che aria tira, l’inossidabile Silvia Ziche ci insegna da par suo, nella rubrica Fumettando, i segreti per ritrarre il volto di Paperina. Quest’ultima è protagonista, con Paperoga, anche della one page che chiude l’albo, Palestra creativa, realizzata come autrice completa da Giulia Lomurno per la rinnovata serie Dal diario di Paperina.

                             In generale, Topolino 3553 compie un netto passo indietro rispetto ai trascorsi più recenti. Stavolta, nonostante la valida storia d’avvio, l’ispirazione e l’originalità a livello di script sembrano latitare, raggiungendo il picco negativo con la danese. La qualità media, di conseguenza, cala sensibilmente, per una valutazione, severa ma ponderata, che si attesta sulle due stelle.

                             Siamo fiduciosi, comunque, che, dato il ricco menù preannunciato da Alex Bertani nell’editoriale, già dal primo mercoledì del nuovo anno il libretto saprà ristabilire standard più elevati.



                            Voto del recensore: 2/5
                            Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
                            https://www.papersera.net/wp/2023/12/31/topolino-3553/


                            Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!


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                            Cornelius
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                              Re:Topolino 3553
                              Risposta #28: Martedì 2 Gen 2024, 12:41:09
                              Dopo K il nulla... o quasi   :shocked:

                              Gabriele Panini ci riporta una Minni vecchia maniera: frivola, superficiale, antipatica e violenta (la botta con gli sci sulla testa del povero compagno fracasserebbe un cranio 'normale'). Si censurano le pistole solo per quello che 'potrebbero' fare (e non fanno, almeno nei fumetti Disney), evitando violenze solo teoriche e si lasciano passare azioni alla Martina e Chierchini degli anni '50. Un conto è un vaso con fiorellini che cade sopra la testa di qualcuno (teoricamente violento anche quello ma comunque comico e, si immagina, involontario) o una bastonata alla Zio Paperone, meno violenta e più involontariamente comica. Un altro è un brutto colpo dato con convinzione e cattiveria. Questa Minni ha nulla a che vedere con quella vista negli ultimi anni (Evaporati compresi, ma era un altro personaggio); è semmai relativamente collegabile al vecchio character del '900, nel caso.

                              Sono sempre favorevole all'apparizione di nuovi personaggi che potrebbero entrare nel cast fisso o periodico di paperi e topi ma questo cugino di Orazio è di una tipologia trita e ritrita. L'unica cosa interessante può derivare dal fatto che i guai procurati da Curiazio (fin da bambino) hanno stimolato il cugino a diventare quello che è: un ottimo riparatutto. Per cui Curiazio, banalissimo nelle azioni, sembra essere stato fondamentale nella 'crescita' di Orazio. Dobbiamo a lui il personaggio che tutti conosciamo da sempre. Speriamo che nel prossimo episodio (già in vista nell'Anteprima del 3554) Francesco Vacca elabori qualcosa di meno scontato, facendo conoscere altre sfaccettature del parente.

                              Da far scendere il latte alle ginocchia l'esclamazione di Paperino rivolta allo zione e riguardante i nipotini in possibile partenza per l'Amazzonia: "I ragazzi non vanno da nessuna parte! Sono troppo piccoli!". Il ché sarebbe anche normale nella realtà degli umani ma non lo è affatto in quella dei paperi, dove QQQ sono andati ovunque, con gli zii, con le GM ma anche da soli, cavandosela meglio degli adulti, fin dai tempi di Barks che in Egmont dovrebbero conoscere bene (vero, Sune Troelstrup?). Poi le solite disavventure nella giungla, la scoperta di una fonte della giovinezza, paperi adulti che diventano bambini e, gran finale, la scoperta di alieni provenienti da chissà quale pianeta fanno il resto.
                              « Ultima modifica: Martedì 2 Gen 2024, 12:53:54 da Cornelius »

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                              PolliceSu   (2)
                                Re:Topolino 3553
                                Risposta #29: Martedì 2 Gen 2024, 13:50:33
                                La serie di "K" si può interpretare in tre modi...

                                1) quello con cui è stata presentata, e cioè "incastonata nella $aga di Don Rosa e rispettosa delle storie di Barks" (non erano queste le parole, ma credo che il senso fosse più o meno quello); bene, se è così, è completamente sbagliata, perché non rispetta assolutamente i "paletti" donrosiani, e neanche quelli barksiani!

                                2) una serie scollegata dal presunto "canone" donrosiano, e che si prende qualche libertà di (sempre presunta) continuity; se così è, mi sta più che bene, anche se Paperone mi sembra comunque un pochino fuori personaggio...

                                3) ... però, dobbiamo considerare un'altra ipotesi, già paventata da qualcuno: chi ci può assicurare che sia tutto accaduto realmente? Sono diari scritti da lui stesso!

                                Quindi, faccio mia la terza opzione e mi rileggerò entrambe le storie già pubblicate (e leggerò anche le prossime) con questo spirito, sperando che mi piacciano di più di quanto (non!) mi siano piaciute la prima volta!

                                Aggiungo solo che noto anch'io una certa inflazione dell'ambientazione "corsa all'oro", ma soprattutto comincio a vedere un po' troppo inflazionato il personaggio di Cuordipietra! Ormai sta dappertutto e in tutte le epoche!
                                Io son nomato Pippo e son poeta
                                Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
                                Verso un'oscura e dolorosa meta

                                 

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