Topolino Giubba rossa è senza dubbio la migliore opera letta da tempo sui grandi classici.
Parte insolitamente da un innesco frivolo: la volontà di far colpo sulle donne tramite delle uniformi. La trovo una scelta azzeccata nonché un modo fresco di caratterizzare i protagonisti che, appena saputo della vita dura che li attende, vorrebbero ritirarsi, ma è troppo tardi. Segue quindi l'addestramento impartito dall'istruttore Testaquadren (bel nome; chissà come era chiamato in originale) durante il quale i nostri eroi pur malvolentieri tengono duro fino alla fine.
La prima missione, affidata dall'ispettore Prugnakott (altro nome divertente) consiste nel rintracciare e catturare un ricercato: tutta la sequenza dell'inseguimento è giocata su un dilemma morale, fra il dovere di consegnare un delinquente alla giustizia e la gratitudine verso il salvatore delle loro vite. In seguito, assistiamo persino ad un curioso scambio di ruoli, dove i tutori dell'ordine cercano di far scappare il ricercato mentre quest'ultimo tenta di farsi arrestare.
Non me l'aspettavo minimamente da una storia del periodo; nella mia esperienza, trovate del genere sono tipiche degli anni '90 e seguenti: se qualcuno mi avesse raccontato la trama, avrei giurato che l'autore fosse Faraci.
(In realtà i dilemmi morali erano narrati anche negli anni '40 e dintorni; tuttavia mi pare che nelle vicende più vecchie occupassero, pur nella loro intensità, uno spazio molto minore, di poche vignette e talvolta non fossero nemmeno esplicitati.)
Alla fine, dopo essere stati ripetutamente tirati fuori dai guai, Topolino e Pippo riescono sdebitarsi ed a mostrare il proprio valore sorprendendo il vero colpevole, in un bello scontro.
Ho notato, lungo tutta la trama, un certo affiatamento nella coppia dei protagonisti: agiscono quasi sempre di comune e tacito accordo prendendo l'iniziativa insieme, senza che uno dei due proponga e spieghi le sue idee all'altro.