Grazie per le varie risposte e commenti. Provo a rispondere un po' a zig zag, qui e là:
Calisota: sì, sapevo (forse perché l'ho imparato proprio su questo forum) che fu Barks il primo a parlare di Calisota, ma se ho capito bene ciò avvenne in una sola storia (e non ricordo neppure quale, forse non l'ho mai letta); fino a non molti anni fa nessuno menzionava il Calisota, ora nei Topolino nuovi, in quelli che mi capita di comprare, sembra che nominare il Calisota sia quasi una parola d'ordine per sentirsi "a la page". Qui si va un po' a stima, credo: a Barks io riconosco, super-ampissimamente, l'autorità per creare la vasta serie di personaggi che ha creato; a Rosa, che mi pare autore non eccelso (non eccelso rispetto a Barks, ovviamente, non certo rispetto a me...), non riesco a riconoscere l'autorità per creare punti fermi dell'universo disneyano. Posizione personale.
Nomi di disegnatori e sceneggiatori: questi artisti meritano certamente di essere conosciuti, ma occorrerebbe secondo me tener conto che Topolino è (o almeno io l'ho sempre inteso così) un giornalino per bambini. Quando a un bambino racconti una favola inizi con "C'era una volta in un paese lontano...", non inizi con "Questa favola fu scritta da Hans Christian Andersen però in questa lettura viene riproposta nella rivisitazione ottocentesca del Fuherling, con la traduzione italiana di Bianca Donisotti; le illustrazioni sono di Corbellini Giovanni". O meglio, lo puoi fare, ma secondo me il bimbo ti guarda strano. Io non amo neppure i titoli di testa nei film, per dire, perché a mio avviso rovinano un poco l'immedesimazione nella storia che sta per iniziare; li porrei alla fine del film. Allo stesso modo metterei a fine Topolino l'elenco con i nomi di disegnatori e sceneggiatori (e se si vuole anche di coloratori e litteringatori) delle varie storie.
Storie del bosco: sono simpatiche anche a me, i fumetti e i libri ambientati nei boschi Usa (a partire da Tom Sawyer) mi sono sempre piaciuti assai e in particolare mi piace molto come figura il personaggio di Ezechiele (bello anche il nome!), ma quelle storie mi paiono un po' troppo semplici. Quando riprendo in mano un vecchio Topolino non le rileggo quasi mai, le salto. Tra le poche storie corte non italiane che mi piace rileggere ci sono quelle di Ser Lock
Sì, l'autore del quale mi sfuggiva il nome era Sio. Io lo trovo pure bravo, di creatività ne ha assai, ma non penso sia Topolino il luogo adatto per esprimerla, perlomeno non con quel tipo di comicità. Anche qui forse il "nodo gordiano" è il modo con il quale si guarda a Topolino: se lo si intende (come faccio io) come pubblicazione per bambini le battute in serie di Sio appaiono un po' fuori posto; se lo si intende come pubblicazione per ragazzi o per tutte le età forse anche Sio può trovarvi piena cittadinanza
La spada di ghiaccio. Come dice bene RebusX, lì le battute divertenti sono "sapientemente amalgamate con la componente avventurosa". Quel 'sapientemente amalgamate' è il punto centrale. I momenti di puro umorismo sono occasionali e al servizio della storia narrata; mi sembra che nei Topolino di questi ultimi anni (generalizzo) avvenga il contrario, cioè talvolta la storia appare al servizio di battute e battutine. E questo non si confà al mio gusto personale