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Miglior periodo Topolino
 - Aperto da MB, Giovedì 20 Nov 2025, 18:17:41
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Re:Miglior periodo Topolino (# 15)

RocK
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Sceriffo di Valmitraglia

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Re:Miglior periodo Topolino (# 15)

personalmente direi l'età in cui io ero ragazzino quindi tra la fine anni 70 e inizio anni 90

le storie a bivi, le storie della macchina del tempo di de vita, il cavazzano sperimentale e quello di casablanca per esempio, il matrimonio di zio paperone di de vita, la spada di ghiaccio, le storie di pezzin tipo la rivoluzione elettronica ecc ecc sono troppe le storie iconiche di quel periodo che ancora oggi ricordiamo

oggi ci sono storie che vanno a toccare forse temi più malinconici, più introspettivi, la qualità grafica è probabilmente migliorata però quelle storie con meno politicamente corretto, più "cattive" se vogliamo erano più divertenti e io le preferivo. poi come è stato giustamente fatto osservare c'era forse una varietà di stili maggiore rispetto ad oggi.

sicuramente conta pure il fattore nostagia in questo tipo di valutazioni. per carità

Re:Miglior periodo Topolino (# 16)


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Dimwitty Duck

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Re:Miglior periodo Topolino (# 16)

Il quindicennio 1965 - 1980 per me non ha rivali. Con all' interno un periodo di meraviglia assoluta, circa 1968-1977.
'Specchio magico, specchio rotondo, sono il piu' stupido di tutto il mondo?'
'No Paperotto, tu sei intelligente come tanta altra gente'

Re:Miglior periodo Topolino (# 17)

retunn
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Re:Miglior periodo Topolino (# 17)

Citazione di: MB il Giovedì 20 Nov 2025, 18:17:41
Ciao a tutti, secondo voi qual è il miglior periodo di Topolino?

Secondo me la risposta non può che essere una sola: il periodo in cui eri piccolo!

Si possono fare tanti discorsi ben argomentati e ragionati su quale sia il miglior periodo, a seconda di vari parametri, ma io credo che alla fine non si può prescindere dalla nostalgia per un qualcosa come Topolino, che sebbene non smetta mai di essere letto da alcuni, è per forza di cose legato all'età scolare.

Re:Miglior periodo Topolino (# 18)

repallido
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Re:Miglior periodo Topolino (# 18)

Per me è impossibile scegliere un periodo. Leggo Topolino da 23 anni, durante i quali ho letto centinaia di numeri (e migliaia di storie di tutte le epoche) e non mi sento di preferire un'epoca a un'altra. Per me negli ultimi 2-3 anni sono uscite storie da 10 e da 1 esattamente come ne sono sempre uscite da quando esiste il fumetto. Ogni epoca ha avuto i suoi pro e i suoi contro; ci sono alcune tendenze odierne che non mi fanno impazzire (l'eccessiva importanza che si dà alla continuità e al rendere tutto "più vero del vero", che secondo me è un'estremizzazione del problema che invece riscontravo da piccolo, e cioè che vi fossero troppe incongruenze e meno organicità - si è passati da un'estremo all'altro), così come su altri versanti ritengo vi sia stato un netto miglioramento (penso che il Topo non abbia mai avuto copertine più belle in tutta la sua storia; sia per le illustrazioni, sia per l'assenza di strilli; apprezzo inoltre che vi sia una maggiore presenza di storie introspettive, anche se non sempre riuscitissime, e una maggiore consapevolezza nell'utilizzare certi personaggi - vedi Macchia Nera, che negli anni era diventato troppo macchiettistico).

Re:Miglior periodo Topolino (# 19)

MB
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Pifferosauro Uranifago

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Re:Miglior periodo Topolino (# 19)

Estendendo la domanda alle altre testate disney?
Daje Pink Donny
1) Sal Da Vinci (1)
2) Fulminacci/Sayf (7/2)
3) Meta ( 8 )
4) J-ax (15)
5) Fedez e Masini (5)
6) Nigiotti/Brock) (20/30)
7) Luché (12)
8 ) Renga (23)
Tra parentesi la posizione ufficiale.

Re:Miglior periodo Topolino (# 20)

repallido
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Re:Miglior periodo Topolino (# 20)

Citazione di: MB il Domenica  4 Gen 2026, 14:03:26
Estendendo la domanda alle altre testate disney?

Intendi miglior periodo per una certa testata Disney o miglior periodo per testate uscite?
Nel primo caso, purtroppo non sono tantissime le testate che hanno attraversato varie epoche.
Se penso a Zio Paperone, il periodo che preferivo era dal numero 70 in poi, perché oltre a pubblicare Barks portò in Italia Don Rosa.
Per Paperino, forse ora dato che sembra esserci una maggiore cura nelle storie, anche se a me piaceva molto quando Paperino era composta da numeri tematici (Paperi e sport, Paperi e cucina, Paperi e telefoni ecc.).
Per I Classici Disney direi agli inizi e adesso, cioè quando raggruppavano storie con una stessa tematica anziché storie "a caso", anche se ritengo che, ora come allora, continui a esserci troppa poca cura nelle storie di raccordo.

Re:Miglior periodo Topolino (# 21)

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Re:Miglior periodo Topolino (# 21)

Citazione di: repallido il Domenica  4 Gen 2026, 18:08:12
Citazione di: MB il Domenica  4 Gen 2026, 14:03:26
Estendendo la domanda alle altre testate disney?

Intendi miglior periodo per una certa testata Disney o miglior periodo per testate uscite?


Miglior periodo per una certa testata Disney.
Daje Pink Donny
1) Sal Da Vinci (1)
2) Fulminacci/Sayf (7/2)
3) Meta ( 8 )
4) J-ax (15)
5) Fedez e Masini (5)
6) Nigiotti/Brock) (20/30)
7) Luché (12)
8 ) Renga (23)
Tra parentesi la posizione ufficiale.

Re:Miglior periodo Topolino (# 22)

Ruhan
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    Re:Miglior periodo Topolino (# 22) Ultima modifica: Lunedì 5 Gen 2026, 23:19:57 di Ruhan

    Per quanto riguarda il Topo settimanale, ci sono diverse ragioni personali per le quali apprezzo ciascuno dei decenni trascorsi e l'attuale. Dalla qualità delle sceneggiature (aldilà della qualità grafica) per quanto concerne il periodo '50-'60-'70, passando per la mia personalissima preferenza estetica per il periodo fine '70-'90 e arrivando ad una commistione dei due elementi sopracitati + quello spirito da "periodo di passaggio ricco di speranze" che rappresentò la seconda metà '90-primo decennio del 2000. Di quest'ultimo ricordo vividamente i primi tentativi di contaminazioni con elementi non propriamente Disney (a partire dalle stesse copertine che [1] richiamavano l'estetica pop di quegli anni: si veda la copertina del n. 2202 e [2] andavano verso un tipo di ironia più sarcastica e leggermente meno classicamente disneyana: si vedano il 2257, il 2360 e il 2814). Inoltre, rimane per me affascinante quel generale richiamo ad un mondo internet ormai scomparso, fatto di misteriosi siti, parole esoteriche, vuoti siderali e immagini di un cyberspazio squadrato, tutto nero e verde/giallo o rosso scuro e bianco, stile Tron, insomma; ben lontano dal tondeggiante, affollato e lampeggiante internet post-social (si veda la copertina del 2217 o il leggendario Topo Byte).

    Il periodo anni '10 e attualità, seppur caratterizzati da due diversi Direttori, sono andati verso quella linea di contaminazione tracciata dalla seconda metà degli anni '90. E qui mi collego ad un discorso che esula dal semplice Settimanale, ovvero quella che alcuni (e io compreso) chiamano la Golden Age di Disney Italia, ovvero il periodo che va dalla fine degli anni '90 e percorre il primo decennio del 2000, caratterizzato da sperimentazioni inedite come PK, il coraggiosissimo MMMM, il meno coraggioso X-Mickey, ma soprattutto progetti esterni come W.I.T.C.H. o Monster Allergy. Quest'epoca d'oro (e orgoglio tutto italiano) ha funzionato in modo doppio e opposto:

    1) Da un lato, ha dato forza propulsiva alla contaminazione del mondo Disney classico con elementi non-Disney, rompendo la stagnazione di un cosmo che aveva pescato, ai suoi esordi, dalla realtà e dalla contemporaneità, ma che — divenuto sistema semi-chiuso — s'era accomodato sui suoi propri interni equilibri (cosa abbastanza visibile nel periodo del finire degli anni '80-inizi '90).

    2) Dall'altro, ha generato un "effetto spavento" per via del fallimento (in termini di vendite e in termini di consensi dall'alto) del progetto più coraggioso e sperimentale, ovvero MMMM, il quale diede inizio ad un generale affievolirsi della carica sperimentale, già con X-Mickey (pure apprezzabile per certi versi), oltre che coi progetti successivi.

    Affievolirsi che divenne anch'esso sistema semi-chiuso: quell'aprirsi, "ma non troppo" si assestò come nuovo ordine cosmologico nel mondo Disney italiano, diventando sistema di gestione generale sia del Settimanale che di tutte le altre testate collaterali.

    Myckey Mouse Mystery Magazine fu visto (a torto o a ragione) come la prova che non bisognasse tirare troppo la corda e che il generale entusiasmo suscitato da PKNA non andasse interpretato come un suggerimento, bensì come un miracolo pressoché irripetibile. Si era toccato Topolino in persona, lo si era immerso in dinamiche molto poco disneyane (che, poi, non è nemmeno troppo vero, basti vedere "Topolino giornalista" del 1935, con giri di racket etc; piuttosto, "poco disneyane" rispetto all'affievolirsi della carica degli esordi) e non aveva funzionato.
    Si era osato, più che in PKNA, e i lettori avevano progressivamente disertato le edicole (lasceremo stare i perché di ciò). Questo si unì al fatto che il progetto non era poi visto molto di buon occhio dalla divisione francese, tanto che fu imposto lo stratagemma dei finali al cinema (attraverso cui si faceva intendere, nell'ultima pagina di ogni numero, che non si trattava del vero Topolino, ma di Topolino che guardava un film su se stesso lol), oltre che da vari segmenti della stessa Disney italiana; tutto ciò rese ancora più bollente quel fallimento di vendite, vissuto — da chi aveva proposto e spinto la serie — come una responsabilità e, forse, almeno in parte, una colpa. Un errore da non ripetersi.

    Insomma, chiuse le varie testate non-Topoliniane, rimaneva unicamente la vecchia Banda Disney da gestire e si optò per una gestione, appunto, che cristallizzava, come in un eterno fermoimmagine, la ritirata post-MMMM, in quel generale "aprirsi, ma non troppo" di cui sopra. L'horror, ma con le pantofole al mostro. Il Noir, ma con l'assassino pasticcione. L'Hard Boiled, ma con le pistole ad acqua. Un eterno ritirarsi. Un'interminabile ripiegata tattica. In cui il richiamo al nuovo, allo sperimentare e al contaminare è rimasto più sotto forma di formule retoriche ritualizzate — fossile di un entusiasmo legato ad un'epoca scomparsa e da celebrare – che come vero e proprio intento messo in pratica.

    Una cifra che percorre anche i giorni attuali, in una immobile ritirata stagnante, nella quale il "chiudersi", solo perché lascia un piccolo spiraglio e grazie al fatto di essersi dimenticati l'apertura dalla quale si era partiti, viene interpretato come un "aprirsi".

    Lo spiraglio rimane positivo ed è meglio di nulla e valuto favorevolmente, tutto sommato, il periodo attuale. Ma, tuttavia, rimane (almeno secondo me) caratterizzato da elementi che (specie a livello di sceneggiatura) scricchiolano proprio per via del proponimento di "contaminare, ma non troppo". Cosa che genera uno spreco di forze, dato che lo sceneggiatore dovrà trovare un ennesimo modo per riscaldare la medesima pietanza di sempre, ma nascondendo la cosa dietro la maschera o il profumo del nuovo, del cool, della serialità stile Netflix, andando a togliere tempo e fatica su altri versanti della costruzione della sceneggiatura.

    Però tutto ciò va guardato non isolatamente, bensì connesso cronologicamente alle sue cause e agli istanti da cui è stato prodotto, come conseguenza di un socchiudere un'apertura che sembrò ricca di speranze.



    [La profetica primissima pagina del n. 0 di MMMM]

    Re: Miglior periodo Topolino (# 23)

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    Re: Miglior periodo Topolino (# 23)

    Citazione di: Ruhan il Lunedì  5 Gen 2026, 18:03:45Per quanto riguarda il Topo settimanale, ci sono diverse ragioni personali per le quali apprezzo ciascuno dei decenni trascorsi e l'attuale. Dalla qualità delle sceneggiature (aldilà della qualità grafica) per quanto concerne il periodo '50-'60-'70, passando per la mia personalissima preferenza estetica per il periodo fine '70-'90 e arrivando ad una commistione dei due elementi sopracitati + quello spirito da "periodo di passaggio ricco di speranze" che rappresentò la seconda metà '90-primo decennio del 2000. Di quest'ultimo ricordo vividamente i primi tentativi di contaminazioni con elementi non propriamente Disney (a partire dalle stesse copertine che [1] richiamavano l'estetica pop di quegli anni: si veda la copertina del n. 2202 e [2] andavano verso un tipo di ironia più sarcastica e leggermente meno classicamente disneyana: si vedano il 2257, il 2360 e il 2814). Inoltre, rimane per me affascinante quel generale richiamo ad un mondo internet ormai scomparso, fatto di misteriosi siti, parole esoteriche, vuoti siderali e immagini di un cyberspazio squadrato, tutto nero e verde/giallo o rosso scuro e bianco, stile Tron, insomma; ben lontano dal tondeggiante, affollato e lampeggiante internet post-social (si veda la copertina del 2217 o il leggendario Topo Byte).

    Il periodo anni '10 e attualità, seppur caratterizzati da due diversi Direttori, sono andati verso quella linea di contaminazione tracciata dalla seconda metà degli anni '90. E qui mi collego ad un discorso che esula dal semplice Settimanale, ovvero quella che alcuni (e io compreso) chiamano la Golden Age di Disney Italia, ovvero il periodo che va dalla fine degli anni '90 e percorre il primo decennio del 2000, caratterizzato da sperimentazioni inedite come PK, il coraggiosissimo MMMM, il meno coraggioso X-Mickey, ma soprattutto progetti esterni come W.I.T.C.H. o Monster Allergy. Quest'epoca d'oro (e orgoglio tutto italiano) ha funzionato in modo doppio e opposto:

    1) Da un lato, ha dato forza propulsiva alla contaminazione del mondo Disney classico con elementi non-Disney, rompendo la stagnazione di un cosmo che aveva pescato, ai suoi esordi, dalla realtà e dalla contemporaneità, ma che — divenuto sistema semi-chiuso — s'era accomodato sui suoi propri interni equilibri (cosa abbastanza visibile nel periodo del finire degli anni '80-inizi '90).

    2) Dall'altro, ha generato un "effetto spavento" per via del fallimento (in termini di vendite e in termini di consensi dall'alto) del progetto più coraggioso e sperimentale, ovvero MMMM, il quale diede inizio ad un generale affievolirsi della carica sperimentale, già con X-Mickey (pure apprezzabile per certi versi), oltre che coi progetti successivi.

    Affievolirsi che divenne anch'esso sistema semi-chiuso: quell'aprirsi, "ma non troppo" si assestò come nuovo ordine cosmologico nel mondo Disney italiano, diventando sistema di gestione generale sia del Settimanale che di tutte le altre testate collaterali.

    Myckey Mouse Mystery Magazine fu visto (a torto o a ragione) come la prova che non bisognasse tirare troppo la corda e che il generale entusiasmo suscitato da PKNA non andasse interpretato come un suggerimento, bensì come un miracolo pressoché irripetibile. Si era toccato Topolino in persona, lo si era immerso in dinamiche molto poco disneyane (che, poi, non è nemmeno troppo vero, basti vedere "Topolino giornalista" del 1935, con giri di racket etc; piuttosto, "poco disneyane" rispetto all'affievolirsi della carica degli esordi) e non aveva funzionato.
    Si era osato, più che in PKNA, e i lettori avevano progressivamente disertato le edicole (lasceremo stare i perché di ciò). Questo si unì al fatto che il progetto non era poi visto molto di buon occhio dalla divisione francese, tanto che fu imposto lo stratagemma dei finali al cinema (attraverso cui si faceva intendere, nell'ultima pagina di ogni numero, che non si trattava del vero Topolino, ma di Topolino che guardava un film su se stesso lol), oltre che da vari segmenti della stessa Disney italiana; tutto ciò rese ancora più bollente quel fallimento di vendite, vissuto — da chi aveva proposto e spinto la serie — come una responsabilità e, forse, almeno in parte, una colpa. Un errore da non ripetersi.

    Insomma, chiuse le varie testate non-Topoliniane, rimaneva unicamente la vecchia Banda Disney da gestire e si optò per una gestione, appunto, che cristallizzava, come in un eterno fermoimmagine, la ritirata post-MMMM, in quel generale "aprirsi, ma non troppo" di cui sopra. L'horror, ma con le pantofole al mostro. Il Noir, ma con l'assassino pasticcione. L'Hard Boiled, ma con le pistole ad acqua. Un eterno ritirarsi. Un'interminabile ripiegata tattica. In cui il richiamo al nuovo, allo sperimentare e al contaminare è rimasto più sotto forma di formule retoriche ritualizzate — fossile di un entusiasmo legato ad un'epoca scomparsa e da celebrare – che come vero e proprio intento messo in pratica.

    Una cifra che percorre anche i giorni attuali, in una immobile ritirata stagnante, nella quale il "chiudersi", solo perché lascia un piccolo spiraglio e grazie al fatto di essersi dimenticati l'apertura dalla quale si era partiti, viene interpretato come un "aprirsi".

    Lo spiraglio rimane positivo ed è meglio di nulla e valuto favorevolmente, tutto sommato, il periodo attuale. Ma, tuttavia, rimane (almeno secondo me) caratterizzato da elementi che (specie a livello di sceneggiatura) scricchiolano proprio per via del proponimento di "contaminare, ma non troppo". Cosa che genera uno spreco di forze, dato che lo sceneggiatore dovrà trovare un ennesimo modo per riscaldare la medesima pietanza di sempre, ma nascondendo la cosa dietro la maschera o il profumo del nuovo, del cool, della serialità stile Netflix, andando a togliere tempo e fatica su altri versanti della costruzione della sceneggiatura.

    Però tutto ciò va guardato non isolatamente, bensì connesso cronologicamente alle sue cause e agli istanti da cui è stato prodotto, come conseguenza di un socchiudere un'apertura che sembrò ricca di speranze.



    [La profetica primissima pagina del n. 0 di MMMM]

    Analisi impeccabile. Io ho iniziato a leggere Topolino intorno al 2005, ma in casa ho praticamente tutti gli albi da fine anni '80, e ho sempre avuto una grandissima fascinazione per il periodo di fine anni '90/inizio anni 2000. Al punto che ho molta più nostalgia per quel periodo (che ho vissuto solo parzialmente) rispetto all'era De Poli, sebbene questa sia quella che ho vissuto in prima persona.

    Secondo me quello che dici riguardo la "semi-chiusura" è la spiegazione perfetta del perché. Il dialogo che c'era con il mondo extra-disneyano era più intenso e fecondo, ma allo stesso tempo meno "sbattuto in faccia". MMMM conteneva storie poliziesche/hard boiled degne del genere, che rimosso l'elemento disneyano sarebbero state apprezzate anche dai seguaci "tradizionali" del genere; nell'era De Poli invece abbiamo avuto Doubleduck e Topalbano, che oltre ad avere un riferimento palese a personaggi già esistenti, non avevano la stessa dignità.

    Dirò una cosa controversa, ma per me Wizards of Mickey aveva tutte le carte in regole per diventare una serie con i controfiocchi. La prima saga, per quanto semplice, era una perfetta storia shonen (nelle saghe successive ci sono anche elementi mecha, a testimonianza della palese ispirazione nipponica), con tutti gli stilemi del genere (figura di riferimento che scompare, allievo che deve maturare da solo, tornei, insomma un fantasy tolkeniano ma dalla prospettiva del manga). Purtroppo le saghe successive sono diventate molto più infantili, molto meno derivative ma allo stesso tempo molto meno originali.

    Non so se questo sia da imputare alla direzione De Poli, dato che la saga è stata solo iniziata sotto la direzione Muci, o se fin da principio fosse pensata per diventare così.

    Re: Miglior periodo Topolino (# 24)

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    Re: Miglior periodo Topolino (# 24)

    Citazione di: retunn il Mercoledì  7 Gen 2026, 18:54:49
    Citazione di: Ruhan il Lunedì  5 Gen 2026, 18:03:45Per quanto riguarda il Topo settimanale, ci sono diverse ragioni personali per le quali apprezzo ciascuno dei decenni trascorsi e l'attuale. Dalla qualità delle sceneggiature (aldilà della qualità grafica) per quanto concerne il periodo '50-'60-'70, passando per la mia personalissima preferenza estetica per il periodo fine '70-'90 e arrivando ad una commistione dei due elementi sopracitati + quello spirito da "periodo di passaggio ricco di speranze" che rappresentò la seconda metà '90-primo decennio del 2000. Di quest'ultimo ricordo vividamente i primi tentativi di contaminazioni con elementi non propriamente Disney (a partire dalle stesse copertine che [1] richiamavano l'estetica pop di quegli anni: si veda la copertina del n. 2202 e [2] andavano verso un tipo di ironia più sarcastica e leggermente meno classicamente disneyana: si vedano il 2257, il 2360 e il 2814). Inoltre, rimane per me affascinante quel generale richiamo ad un mondo internet ormai scomparso, fatto di misteriosi siti, parole esoteriche, vuoti siderali e immagini di un cyberspazio squadrato, tutto nero e verde/giallo o rosso scuro e bianco, stile Tron, insomma; ben lontano dal tondeggiante, affollato e lampeggiante internet post-social (si veda la copertina del 2217 o il leggendario Topo Byte).

    Il periodo anni '10 e attualità, seppur caratterizzati da due diversi Direttori, sono andati verso quella linea di contaminazione tracciata dalla seconda metà degli anni '90. E qui mi collego ad un discorso che esula dal semplice Settimanale, ovvero quella che alcuni (e io compreso) chiamano la Golden Age di Disney Italia, ovvero il periodo che va dalla fine degli anni '90 e percorre il primo decennio del 2000, caratterizzato da sperimentazioni inedite come PK, il coraggiosissimo MMMM, il meno coraggioso X-Mickey, ma soprattutto progetti esterni come W.I.T.C.H. o Monster Allergy. Quest'epoca d'oro (e orgoglio tutto italiano) ha funzionato in modo doppio e opposto:

    1) Da un lato, ha dato forza propulsiva alla contaminazione del mondo Disney classico con elementi non-Disney, rompendo la stagnazione di un cosmo che aveva pescato, ai suoi esordi, dalla realtà e dalla contemporaneità, ma che — divenuto sistema semi-chiuso — s'era accomodato sui suoi propri interni equilibri (cosa abbastanza visibile nel periodo del finire degli anni '80-inizi '90).

    2) Dall'altro, ha generato un "effetto spavento" per via del fallimento (in termini di vendite e in termini di consensi dall'alto) del progetto più coraggioso e sperimentale, ovvero MMMM, il quale diede inizio ad un generale affievolirsi della carica sperimentale, già con X-Mickey (pure apprezzabile per certi versi), oltre che coi progetti successivi.

    Affievolirsi che divenne anch'esso sistema semi-chiuso: quell'aprirsi, "ma non troppo" si assestò come nuovo ordine cosmologico nel mondo Disney italiano, diventando sistema di gestione generale sia del Settimanale che di tutte le altre testate collaterali.

    Myckey Mouse Mystery Magazine fu visto (a torto o a ragione) come la prova che non bisognasse tirare troppo la corda e che il generale entusiasmo suscitato da PKNA non andasse interpretato come un suggerimento, bensì come un miracolo pressoché irripetibile. Si era toccato Topolino in persona, lo si era immerso in dinamiche molto poco disneyane (che, poi, non è nemmeno troppo vero, basti vedere "Topolino giornalista" del 1935, con giri di racket etc; piuttosto, "poco disneyane" rispetto all'affievolirsi della carica degli esordi) e non aveva funzionato.
    Si era osato, più che in PKNA, e i lettori avevano progressivamente disertato le edicole (lasceremo stare i perché di ciò). Questo si unì al fatto che il progetto non era poi visto molto di buon occhio dalla divisione francese, tanto che fu imposto lo stratagemma dei finali al cinema (attraverso cui si faceva intendere, nell'ultima pagina di ogni numero, che non si trattava del vero Topolino, ma di Topolino che guardava un film su se stesso lol), oltre che da vari segmenti della stessa Disney italiana; tutto ciò rese ancora più bollente quel fallimento di vendite, vissuto — da chi aveva proposto e spinto la serie — come una responsabilità e, forse, almeno in parte, una colpa. Un errore da non ripetersi.

    Insomma, chiuse le varie testate non-Topoliniane, rimaneva unicamente la vecchia Banda Disney da gestire e si optò per una gestione, appunto, che cristallizzava, come in un eterno fermoimmagine, la ritirata post-MMMM, in quel generale "aprirsi, ma non troppo" di cui sopra. L'horror, ma con le pantofole al mostro. Il Noir, ma con l'assassino pasticcione. L'Hard Boiled, ma con le pistole ad acqua. Un eterno ritirarsi. Un'interminabile ripiegata tattica. In cui il richiamo al nuovo, allo sperimentare e al contaminare è rimasto più sotto forma di formule retoriche ritualizzate — fossile di un entusiasmo legato ad un'epoca scomparsa e da celebrare – che come vero e proprio intento messo in pratica.

    Una cifra che percorre anche i giorni attuali, in una immobile ritirata stagnante, nella quale il "chiudersi", solo perché lascia un piccolo spiraglio e grazie al fatto di essersi dimenticati l'apertura dalla quale si era partiti, viene interpretato come un "aprirsi".

    Lo spiraglio rimane positivo ed è meglio di nulla e valuto favorevolmente, tutto sommato, il periodo attuale. Ma, tuttavia, rimane (almeno secondo me) caratterizzato da elementi che (specie a livello di sceneggiatura) scricchiolano proprio per via del proponimento di "contaminare, ma non troppo". Cosa che genera uno spreco di forze, dato che lo sceneggiatore dovrà trovare un ennesimo modo per riscaldare la medesima pietanza di sempre, ma nascondendo la cosa dietro la maschera o il profumo del nuovo, del cool, della serialità stile Netflix, andando a togliere tempo e fatica su altri versanti della costruzione della sceneggiatura.

    Però tutto ciò va guardato non isolatamente, bensì connesso cronologicamente alle sue cause e agli istanti da cui è stato prodotto, come conseguenza di un socchiudere un'apertura che sembrò ricca di speranze.



    [La profetica primissima pagina del n. 0 di MMMM]

    Analisi impeccabile. Io ho iniziato a leggere Topolino intorno al 2005, ma in casa ho praticamente tutti gli albi da fine anni '80, e ho sempre avuto una grandissima fascinazione per il periodo di fine anni '90/inizio anni 2000. Al punto che ho molta più nostalgia per quel periodo (che ho vissuto solo parzialmente) rispetto all'era De Poli, sebbene questa sia quella che ho vissuto in prima persona.

    Secondo me quello che dici riguardo la "semi-chiusura" è la spiegazione perfetta del perché. Il dialogo che c'era con il mondo extra-disneyano era più intenso e fecondo, ma allo stesso tempo meno "sbattuto in faccia". MMMM conteneva storie poliziesche/hard boiled degne del genere, che rimosso l'elemento disneyano sarebbero state apprezzate anche dai seguaci "tradizionali" del genere; nell'era De Poli invece abbiamo avuto Doubleduck e Topalbano, che oltre ad avere un riferimento palese a personaggi già esistenti, non avevano la stessa dignità.

    Dirò una cosa controversa, ma per me Wizards of Mickey aveva tutte le carte in regole per diventare una serie con i controfiocchi. La prima saga, per quanto semplice, era una perfetta storia shonen (nelle saghe successive ci sono anche elementi mecha, a testimonianza della palese ispirazione nipponica), con tutti gli stilemi del genere (figura di riferimento che scompare, allievo che deve maturare da solo, tornei, insomma un fantasy tolkeniano ma dalla prospettiva del manga). Purtroppo le saghe successive sono diventate molto più infantili, molto meno derivative ma allo stesso tempo molto meno originali.

    Non so se questo sia da imputare alla direzione De Poli, dato che la saga è stata solo iniziata sotto la direzione Muci, o se fin da principio fosse pensata per diventare così.

    Ti ringrazio :)

    Ti ho risposto in un topic apposito, dato che saremmo andati ampiamente OT e anche perché ritengo che quello che, scherzosamente, chiamo il "GTF" (Grande Trauma Fondativo) meriti un approfondimento a parte:

    https://www.papersera.net/forum/index.php/topic,20360.msg647488.html#new