- Molto bella
"Lord Hatequack Presenta: Orazio, Clarabella e Il Tredicesimo Rintocco": qui, Testi sceglie un'idea
(quella del loop temporale) e ci imbastisce attorno una trama, la stessa cittadina fissata con gli orologi etc. Ma la semplicità dell'idea e del contorno "stereotipato" viene usata per dare risalto ad una specie di percorso interiore di Orazio e Clarabella come coppia. Nel giro di poche pagine e vignette si riesce a rendere benissimo
la sensazione del tanto tempo passato tra le pieghe di un loop temporale e questo grazie alla ricchezza e varietà dei vari ostacoli incontrati nei vari tentativi. Ostacoli che hanno una logica consequenziale e non servono da semplici gag umoristiche staccate tra loro. Tutto ciò permette di sentirsi parte di quei tanti tentativi e rende credibile la relativa crescita e formazione che i due malcapitati protagonisti raggiungono e attraversano poi sul finale.
Si poteva spingere ancora di più l'acceleratore sul percorso psicologico dei due? Sì. Orazio, ad esempio, non sembra incontrare particolari effetti formativi dall'esperienza. È, invece, Clarabella a crescere per entrambi, anche perché, fin dall'inizio, sembra che se la canti e se la suoni nei litigi, come nel fare la pace, con Orazio che si limita a subire passivamente il tutto. E questo è un elemento debole della sceneggiatura. Ma, nel complesso, storia molto apprezzabile.
4.5/5- Abbastanza prevedibile la trama di
"Topolino, Irk e Le Notti Bianche di Topolinia", ma quel prevedibile che non è prevedibile nel modo in cui gestisce il "prevedibile"; sai dove andrà a parare, ma non sai come esattamente verranno incastrati i vari elementi. Inoltre, ottimi i disegni e le chine di Pisapia e anche la colorazione di Grazio che fanno
1) risaltare i vari personaggi introdotti non rendendoli semplice contorno dimenticabile e
2) ricordano (specie i disegni) tanto lo stile degli anni andati (si veda il viso di Basettoni).
4/5- "Paperino e La Disfida Chiobalistica" ha i soliti caratteri gagnoriani che non riescono a incontrare il mio personale gusto. Ad esempio, sembra che l'intera vicenda salti fuori dal nulla a mo' di gag improvvisata, con i vari personaggi che partecipano altrettanto a caso, a favore di gag surreale. La stessa vicenda passata che dovrebbe dare senso al presente è percepibile come appositamente modellata solo con la finalità di rendere possibile la gag, come una specie di passato ad hoc senza nessun elemento realistico di contorno. Il finale, idem: ciccia fuori senza nessuna preparazione. Sembra di stare dentro uno di quei sogni febbricitanti in cui esiste una consequenzialità tra le scene, ma è tutto gratuito e poco credibile. O in una scena stile Pac-Man, in cui andando verso un lato ci si ritrova in quello opposto, senza alcuna possibilità di uscita: una prolungata gag chiusa in se stessa, in cui tutto il resto scompare.
Tuttavia, nella media delle storie dell'autore, è una delle poche che non esagera troppo con l'umorismo legato a stereotipi, parodie, sport, modi di dire o termini (cosa che avevo temuto per via del titolo tipicamente alla Gagnor), quindi, tutto sommato, godibile.
2.5/5- "Don't Worry Bum Happy - Il Quadro", molto buono (come al solito) l'uso mastantuoniano della gestualità dei disegni per sopperire alla mancanza di parole, ma il finale, per quanto meno incomprensibile/surreale/spiazzante del solito, è un po' debole ed eccessivamente splapstick. Forse il prodotto delle critiche per i passati finali troppo surreali? Anche le vicende centrali non hanno i medesimi colpi di genio delle storie passate
(l'unico degno di nota è quello del chiodo e della cornice appesi prima di dipingere effettivamente il quadro). Sembra tutto un po' sottotono, pure se apprezzabile.
Spoiler
Nel finale, si sarebbe potuto approfittare dei graffi del gatto per ottenere un quadro appeso con dei tagli stile Lucio Fontana...
3/5- "Cronache degli Antichi Regni - Paperhon il Navigatore": molto buono, con finale che apre a prossimi episodi ed incuriosisce. Il primo episodio mi aveva molto colpito per i disegni (ad esempio, il mostro marino in pagina intera); qui, i disegni stupiscono meno (nel senso che non ci sono "guizzi" — è il caso di dirlo — del genere), ma sono buoni, specie sul lato navi e creature. Sul lato sceneggiatura, Sisti gestisce molto bene l'inseguimento: lo rende credibile e, grazie alla ricchezza degli ostacoli e degli elementi incontrati, oltre che grazie al continuo ping pong tra le vicende di Paperhon e quelle di Paperhin, si riesce a percepire il passare del tempo, senza che le cose sembrino chiudersi con troppa fretta.
3.5/5- "Re di Pasticci - Giusta Collocazione" è una delle solite brevissime di Faccini, ma l'idea dell'ultima vignetta mi ha fatto sorridere per via del suo livello di giusta surrealtà intelligente.
4/5Una nota di grande merito alla copertina, in cui i due personaggi splendidamente disegnati (specie Pippo) e il panorama cittadino decorato da fuochi d'artificio (anche se io avrei aggiunto anche del rosso qua e là) vengono incorniciati dall'uso sapiente del verde e del giallo sgargianti/evidenziatore.