Recensione Topolino 3660
Tornano i
dialetti su
Topolino 3660. Per la
terza volta, il libretto omaggia quattro regioni proponendo una versione in dialetto della storia d’apertura, acquistabile appunto sul territorio regionale: in questo caso, si tratta di
Paperino lucidatore a domicilio. I testi in italiano sono di
Vito Stabile, i disegni di
Francesco D’Ippolito, mentre gli adattamenti sono opera di
Daniele Vitali e
Roberto Serra (bolognese),
Michele Cosentino (catanzarese),
Stefano Lusito (genovese) e
Fabio Armand (francoprovenzale valdostano).
La trama vede Paperino, come spesso capita, alle prese con un nuovo promettente mestiere (quello del titolo). Al giorno d’oggi, come in fondo da sempre, tutto sta nell’autopromozione, ed è così che Paperino si fa conoscere in città come lucidatore a domicilio: la processione di oggetti che conosce le sue cure lo porta in breve alla popolarità, ad un certo ritorno economico, e questo non può che ingelosire (o ingolosire) il suo ingordo zio.
Come da tradizione per lo sceneggiatore, quando si parla di Paperone,
non può mancare un twist velatamente sentimentale: eppure, stavolta,
si tratta di un tocco discreto, ben incasellato nell’andamento dei fatti, che riesce poi a incamminare la storia verso la conclusione, mantenendo intatta l’aura di schermaglia agguerrita fra zio e nipote che anima tutta la vicenda.

Un ispirato Paperino al lavoro
La seconda storia del numero è
Topolino e l’abominevole Dr. Pipps. I disegni sono di un redivivo
Marco Palazzi, mentre i disegni sono di
Rudy Salvagnini. Vale la pena soffermarsi un attimo sul ritorno di questo sceneggiatore, volutamente ripescato qualche anno fa dal suo effettivo pensionamento disneyano. E a volersi interrogare sull’effetto di questo recupero, stante oltretutto la cronica necessità di apporto originale al comparto “storie brevi” di
Topolino, viene genuinamente da congratularsi. La storia di questa settimana, ad esempio, non è altro che un episodio de
I mercoledì di Pippo sotto mentite spoglie: il solito Topolino divertito ma rispettoso (finiti i tempi della superiorità morale e culturale di martiniana ispirazione) segue Pippo nei suoi deliri, stavolta cadendo nella tentazione (o trappola?) di interpretarli in prima persona. Insomma, nulla di nuovo, ma
come sempre in questi casi la polpa sta nelle battute, nelle espressioni, nella chimica interna; e spesso in Salvagnini, come stavolta, questo insieme di ingredienti funziona.
Un
Andrea Maccarini in vena godibilmente intiniana, su testi di
Andrea Malgeri, è il valore aggiunto di
In arte Pennino, simpatica storia che bisticcia vivacemente sul nome del nipotino di Paperoga, trasformandolo in un cocciuto fumettista in erba.
Inaspettata e riuscita è
Manetta in: Detesto la domenica, scritta da
Francesco Pelosi e disegnata da
Nicola Tosolini: un giallo ben calibrato nel suo condurre il lettore su una pista prevedibile e poi far smottare dolcemente il terreno, fino al garbato colpo di scena finale.
Chiude il numero una presenza decisamente inedita: undici tavole a matita (ma colorate), e mute, del prologo all’attesa nuova storia di
Fabio Celoni,
Paperone in Atlantide, in edicola dal prossimo numero.
Un modo forse un po’ strano di presentare una nuova avventura (un prologo al prologo, praticamente, per una storia che a sua volta si protrarrà per quattro settimane), bizzarria però compensata dalla bellezza delle tavole.

Fabio Celoni alla scuola di Piranesi[/size][/i]
Voto del recensore:
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