I due kolossal paperoniani procedono sebbene, per motivi diversi, non mi convincano entrambi.
Quello di Fabio Celoni vede uno ziastro che trova subito quel che cerca: se per Eurasia Tost, dopo anni e anni, la ricerca di Atlantide non ha ancora portato dei frutti (e non è detto che ne porterà), per Paperon de' Paperoni basta un viaggio verso le Colonne d'Ercole e un naufragio per sprofondare proprio sopra la mitica città. Idem per i nipoti, qualche tempo dopo.
E' anche vero che Celoni ha voluto basare la sua storia non sulla 'ricerca di' ma proprio sulla misteriosa civiltà scomparsa, velocizzando il suo raggiungimento da parte di tutti i paperi protagonisti per poter iniziare fin da subito una più accurata panoramica sulle varie situazioni e i vari personaggi che essi incontreranno sul fondo dell'oceano.
Laggiù il senso del tempo e della memoria sembrano subire gli effetti della enorme profondità. Alcuni momenti appaiono come onirici, per cui non mi sorprenderei se alla fine si scoprisse che tutta l'avventura non è stata altro che un sogno. Dunque una Atlantide realisticamente 'impossibile' anche per lo zione, se vogliamo, come in fondo lo è da tempo per Eurasia, una meta 'irraggiungibile' che però resta nel suo mirino, più per 'fede' dell'archeologa che per altro.
Ovviamente questa è una mia personale supposizione, un mio 'sentore' che probabilmente sarà lontano da questo epilogo sicuramente semplicistico. Certo è che questa storia, proprio per la sua particolarità, sembra dover restare 'sospesa' in qualche modo, fine a se stessa.
Un po' come i 500 Piedi di Bruno Enna: talmente particolari che non sono più nella memoria dei topi come la 'vecchia' Cibola non è più in quella dei paperi.
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Molto diverso il discorso riguardo "il Papero più potente della Terra": non solo per la tante tavole poco convincenti (a parte quelle di Claudio Sciarrone) ma anche per la 'moltiplicazione' dei Paperoni a seconda dell'età e del periodo storico. Solo questa idea, a prescindere dal soggetto, non mi aggrada proprio.
Non so quanto appagante possa essere per un disegnatore vedere alcune sue tavole precedute e seguite da altre di tutt'altra qualità ma, in una operazione internazionale, l'importante credo sia esserci comunque. Peccato che per attirare l'attenzione globale il fumetto Disney debba 'marvelianizzarsi' in un soggetto ibrido che non so quanto possa piacere ai lettori disneyani e a quelli della Marvel. Probabilmente a nessuna delle due categorie.
Il tutto sembra più un omaggio a Don Rosa (il quale poteva essere omaggiato in maniera anche diversa) che una storia vera e propria. Nell'ultima vignetta parrebbe esserci un omaggio anche a Francesco Artibani, sebbene la didascalia con la scritta "Il momento dell'ultima avventura!" sarà ovviamente non collegata, vista non solo la popolarità del termine ma anche la notevole distanza fra il kolossal di Jason Aaron e quello dell'autore italiano.