
Quella che immaginavo fosse 'solo' una ennesima parodia in costume (che ritenevo un po' 'anacronistica') si rivela come una divertente versione 'culinaria' del famoso romanzo di Dumas dove brillanti giochi di parole caratterizzano un soggetto molto curato, nella sua semplicità basica, da Sergio Badino, vero maestro dei dialoghi, sia in salsa cinetelevisiva (Siamo Serie!) che in questa letteraria.
Un 'neo' l'ho trovato all'inizio, quando il barone Trocadero, vedendo entrare nella sua dimora i protagonisti di questa parodia, li addita come i
Tre Forchettieri mentre solo qualche vignetta dopo Archimedemis sfoggia la sua ultima invenzione, la 'forchetta', sorprendendo Sfortunathos che non sa cosa sia. Per cui 'forchettieri' lo diventerebbero solo da quel momento e non prima.
_______________________________________________________________________________________________Si rivela interessante anche il doppio Gambadilegno, non così banale nella sua nuova particolare situazione dovuta ad un errore di Plottigat alle prese con un macchinario di sua invenzione. Da notare che "nessuno dei due è una copia dell'altro", come spiega un infuriato inventore ad un non meno infuriato Pietro.
_______________________________________________________________________________________________Altro lavoro in coppia per Ferrari e Ferracina e sempre per la DPW. Questa volta però nella prima vignetta compare il numero 3665 di questo libretto, al contrario del precedente numero che era più 'enigmatico'. Anche il colorista è sempre Davide Sorio della Arancia Studio, mantenendo quella particolare ombreggiatura molto gradevole che si era già vista nel numero 3664
Da notare come Paperone escogiti soluzioni poco pulite per far vincere un suo sciatore infortunato, arrivando a coinvolgere anche Paperino.
Sia lui che il 'vero' sciatore dopo un po' si ribellano mandando su tutte le furie lo ziastro. Per quanto alla fine questi magheggi vengano rivelati pubblicamente, nessuna ammenda sembra raggiungere il tycoon che, anzi, trova un modo alternativo per vendere i suoi ghiaccioli.
Questo comportamento 'disinvolto' (che fa tornare alla memoria certe storie di Guido Martina) evidentemente è ben 'tollerato' alla DPW, al contrario che in Panini. Il 'controllo' della Casa Madre non dovrebbe essere più 'diretto' con gli editori americani rispetto agli europei?
O forse l'autocensura da noi è più forte che altrove...
________________________________________________________________________________________________La Strada verso il Nulla ci fa conoscere una strana altura molto alta e ripida (visibile nella foto allegata), dove si sale fino alla cima piatta, caratterizzata da un grande albero sotto il quale Qui Quo Qua con i loro compagni di classe e una giovane insegnante si domandano chi abbia realizzato ciò e per quale motivo.
Personalmente questo non mi è parso un grande Mistero (per quanto 'poetico'), forse il meno 'misterioso' della serie. La storia mi è comunque piaciuta (cercherò quanto prima un modellino che assomigli a questa strana altura, da inserire nel Plastico di Paperopoli) sebbene non mi abbia del tutto convinto all'inizio come alla fine.
All'inizio perché una città che parla in prima persona mi piace poco: preferisco ci si rivolga a lei in terza.
Alla fine perché la visione di una Duckburg di 'oltre cent'anni fa' (come specificato nell'ultima didascalia), per quanto toccante, somiglia poco a quella di Fantomius dove il Deposito di Paperone non è certo di legno (se non in Paperut, forse) e dove sicuramente ci saranno state casettine di legno (come capita di vedere anche nell'America odierna) ma anche i grattacieli di una metropoli in forte espansione.
E' vero che il termine 'oltre' potrebbe significare primi del '900 (sebbene nell'illustrazione finale certi abiti sembrino più degli anni '20) ma anche in questo caso non ricordo un Deposito di legno (magari ricavato dai resti del vecchio Forte) e, soprattutto, una Paperopoli 'villaggio' (per quanto così l'abbia rappresentata Don Rosa). Come giustamente fatto vedere da Kari Khoronen nei suoi Diari, anche a inizio secolo Duckburg, dopo due grandi corse all'oro (1848 e 1896), era già una grande città in pieno sviluppo.