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Topolino 3665
 - Aperto da Cornelius, Martedì 17 Feb 2026, 17:15:32
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Re: Topolino 3665 (# 15)

repallido
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Re: Topolino 3665 (# 15)

Citazione di: LCV.11 il Domenica 22 Feb 2026, 15:50:43
Citazione di: Claudia8 il Domenica 22 Feb 2026, 15:07:59
Citazione di: LCV.11 il Domenica 22 Feb 2026, 14:04:17
Citazione di: repallido il Domenica 22 Feb 2026, 13:04:59C'è un refuso nella storia di Pippo: "se stesso" non vuole l'accento.
No, ti posso confermare che si può scrivere anche accentato: io lo utilizzo consapevolmente sempre scritto così.
Che io sappia, si può usare la forma accentata solo con "sé stessi" e "sé stesse" per evitare confusione con il congiuntivo, mentre mi hanno sempre insegnato che "sé stesso" e "sé stessa" sono errori gravi.
Non ti hanno insegnato correttamente. Qui ad esempio il lemma dall'Accademia della Crusca :
https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/accentazione-del-pronome-s%C3%A9-stesso/166

... In conclusione, sebbene negli attuali testi di grammatica per le voci rafforzate se stesso, se stessa e se stessi non sia previsto l'uso dell'accento, è preferibile considerare non censurabili entrambe le scelte, mancando in realtà una regola specifica che ne possa stabilire il maggiore o minore grado di correttezza. Si raccomanda di tener conto di questa "irrilevanza" specialmente in sede di valutazione di elaborati scolastici e affini.

A cura di Manuela Cainelli
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca



Allora rettifico. Per quanto riguarda le "d" eufoniche in presenza di vocali diverse, personalmente tendo a evitarle, salvo in rarissimi casi (tipo nella locuzione "ad esempio"), perché mi risultano cacofoniche (la sillaba aggiuntiva che si viene a creare rende il discorso più "ruvido", senza le "d" le parole mi scivolano meglio).

Topolino 3665 (# 16)

Paolo
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    Topolino 3665 (# 16)

    Recensione Topolino 3665


     
    I Tre Moschettieri per il sottoscritto è uno di quei libri-totem che – letti sin troppi anni fa – sono oggi ammantati da un’aura di sacralità e intoccabilità. Questo, però, non mi ha mai indotto automaticamente al sospetto di fronte a nuove rivisitazioni, adattamenti cinematografici, parodie o versioni più o meno semplificate nello svolgimento degli eventi (invero un po’ troppo dilatati nel testo originario): tutte le riletture che ho avuto modo di incontrare hanno avuto comunque come linea guida il legame di amicizia e la spavalderia che uniscono i quattro protagonisti. Dunque non c’era alcun pregiudizio nei confronti della nuova versione Disney annunciata dalla copertina di Francesco D’Ippolito. Allo stesso modo, non ho avvertito il bisogno di un confronto con la storica interpretazione di Martina e De Vita senior, ormai prossima ai settant’anni, ma solo la curiosità di leggere una nuova avventura con D’Artagnan sugli scudi.

     Eppure, quella che ho letto finora sulle pagine del settimanale, in attesa della seconda parte, è qualcosa di diverso: non ho trovato elementi solidi di trama, quanto piuttosto una sequenza serrata di gag verbali e giochi di parole. A Sergio Badino di certo vanno riconosciuti i meriti per molte trovate felici, a cominciare dai nomi dei protagonisti. Tuttavia, a mio avviso, la lettura ne risente: salti di scena, forzature funzionali alla battuta (senza che se ne costruisca adeguatamente l’attesa, con il risultato di “ingolfare” la macchina comica), qualche vignetta che sembra riadattata in fase di post-produzione e, infine, la scelta di Ciccio – personaggio dal carisma pressoché nullo – nel ruolo centralissimo del guascone D’Artagnan, soluzione che a mio avviso non si è rivelata particolarmente incisiva.

     Anche Alessandro Perina ai disegni non sembra offrire la sua prova migliore: vignette molto dense, inquadrature ravvicinate, alternanza di tavole a vignetta singola e doppia che finiscono per trasmettere una certa sensazione di claustrofobia. Resta la speranza che la seconda parte de I Tre Forchettieri possa riequilibrare il giudizio.

     
    Gambadilegno e… Gambadilegno

     Scorre invece piacevolmente la storia di Giovanni Eccher e Lucio Leoni, che vede Gambadilegno sfruttare gli esiti sorprendenti di un esperimento del cugino Plottigat. Sebbene la caratterizzazione da “simpatico pasticcione” continui a ridurre lo spessore e la credibilità del personaggio, Gambadilegno vs. Gambadilegno risulta una lettura gradevole, impreziosita dai disegni di Leoni, il cui tratto sottile si coniuga bene con la leggerezza della trama.

     Le 25 pagine di Paperino campione intermittente, invece, non sono all’altezza di quanto ci si aspetterebbe dalla testata storica e di punta del fumetto Disney in Italia. La storia dà l’impressione di provenire da un fascicolo promozionale rimasto nel cassetto: trama improbabile, caratterizzazioni improvvisate, forzature poco credibili. Anche lo stile di colorazione – pur tecnicamente interessante – contribuisce a creare uno stacco evidente rispetto al resto del numero. L’idea di realizzare un omaggio alle Olimpiadi invernali, pubblicato in contemporanea su Topolino e su Le più belle storie Disney Pocket, avrebbe probabilmente meritato una miglior fortuna. Se, come mi è sembrato di capire, non dovessero essere previste altre operazioni simili nei prossimi numeri, non la considererò di certo una mancanza.

     
    A dire la verità, neanche io…

     Un po’ sottotono anche la storia di Tito Faraci, Pippo S.O.S. buonumore. Pur apprezzando di norma questo tipo di storie brevi che esasperano un tratto caratteriale del protagonista, devo constatare come in questo caso la vis comica di Pippo appare poco efficace; e nelle sole sei pagine, venuto meno l’aspetto umoristico, resta ben poco su cui soffermarsi.

     Infine, in occasione del decennale della scomparsa di Umberto Eco che ha fatto rifiorire i vari social di suoi articoli ed approfondimenti, mi è tornata alla mente torna alla mente la sua definizione di kitsch come “opera che cerca di commuovere simulando sentimenti prefabbricati”: una falsificazione estetica che, nel tentativo di apparire sublime, rivela la propria natura artificiosa.

     È forse un riferimento eccessivo – e di certo ingeneroso – ma si avvicina all’impressione lasciata da La strada verso il nulla di Fabio Michelini e Luca Usai. Pur riprendendo il titolo di una canzone dei Talking Heads che apprezzo molto, la storia non riesce a trasmettere le emozioni che l’autore espone in modo esplicito: il coinvolgimento corale dei personaggi di Paperopoli, ciascuno con le proprie peculiarità, rende la narrazione molto lineare e prevedibile. La curiosità di scoprire l’origine della “strada verso il nulla” sostiene la lettura, ma la soluzione, relegata all’ultima pagina, lascia la sensazione che l’obiettivo non sia stato pienamente raggiunto.

     Il voto complessivo del fascicolo, dunque, non supera le due stelle, in un 2026 che, almeno per ora, non sembra ancora aver trovato slancio.



    Voto del recensore: 2/5
    Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
    https://www.papersera.net/wp/2026/02/23/topolino-3665/


    Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!


    Re: Topolino 3665 (# 17)

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    Re: Topolino 3665 (# 17)

    Per quanto neanch'io ami quando Paperopoli parla in prima persona, La strada verso il nulla a me è piaciuta.
    Naturalmente le migliori del lotto sono le prime due.

    Una parodia forse non troppo avventurosa, ma che preme l'acceleratore sulla comicità come certe vecchie martiniane. Forse fin troppo accelerata a tratti, ma arricchita dai disegni particolarmente fitti e dettagliati, nei costumi e negli ambienti, di un Perina in forma smagliante.

    Originale e divertente anche la storia su- anzi, sui Gambadilegno.
    Anche qui disegni impeccabili, poco da dire. Gustosa anche la finezza del Pietro col maglione blu e quello col maglione giallo che si fondono in un Pietro dal maglione verde (colore secondario risultante dall'unione dei colori primari blu e giallo!)

    Re: Topolino 3665 (# 18)

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    Re: Topolino 3665 (# 18)

    Mah, io di questo numero salvo solo la storia di Gambadilegno sdoppiato, con disegni ottimi e un umorismo ben definito in tutta la storia. La parodia del romanzo di Alexandre Dumas l'ho trovata un po sgangherata, con scene gastronomiche fuori tempo (gli spaghetti nella Francia del 600 ancora non erano entrati nelle tavole, persino da noi si sono diffusi in tutta Italia solo nel dopoguerra). La storia di Pippo non ha né capo né coda, e sembra essere un riempitivo sperimentale dell'autore. L'ultima storia invece l'ho trovata noiosa con i suoi intenti educativi.

    Re: Topolino 3665 (# 19)

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    Re: Topolino 3665 (# 19)

    Concordo su quanto proposto all'interno della recensione, su ogni storia di questo numero.

    Re: Topolino 3665 (# 20)

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    Re: Topolino 3665 (# 20)

    Concordo con la recensione di Paolo... un numero decisamente sotto tono  :lipsrsealed:

    Re: Topolino 3665 (# 21)

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    Re: Topolino 3665 (# 21)

    Concordando con la recensione e per non ripetere cose già dette sposto il focus su un altro argomento.
    Ho notato parecchie differenze tra la copertina e il suo disegno a matita preliminare. A parte alcune trascurabili differenze sullo sfondo come la strada lastricata sostituita da un verde prato, è evidente che tutti i personaggi tranne Paperoga fossero stati inizialmente concepiti con un'espressione ben diversa.
    Paperino e Archimede nell'originale sono molto più battaglieri mentre Ciccio sfoggia uno dei suoi classici sguardi sornioni.
    Nella copertina definitiva invece tutti sono finiti con avere un bel sorriso felice. Non mi sarebbe dispiaciuta la prima versione, se non altro per aggiungere una maggiore eterogeneità alle classiche espressioni da copertina.

    Re: Topolino 3665 (# 22)

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    Re: Topolino 3665 (# 22)

    Citazione di: LCV.11 il Domenica 22 Feb 2026, 15:50:43
    Citazione di: Claudia8 il Domenica 22 Feb 2026, 15:07:59
    Citazione di: LCV.11 il Domenica 22 Feb 2026, 14:04:17
    Citazione di: repallido il Domenica 22 Feb 2026, 13:04:59C'è un refuso nella storia di Pippo: "se stesso" non vuole l'accento.
    No, ti posso confermare che si può scrivere anche accentato: io lo utilizzo consapevolmente sempre scritto così.
    Che io sappia, si può usare la forma accentata solo con "sé stessi" e "sé stesse" per evitare confusione con il congiuntivo, mentre mi hanno sempre insegnato che "sé stesso" e "sé stessa" sono errori gravi.
    Non ti hanno insegnato correttamente. Qui ad esempio il lemma dall'Accademia della Crusca :
    https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/accentazione-del-pronome-s%C3%A9-stesso/166

    ... In conclusione, sebbene negli attuali testi di grammatica per le voci rafforzate se stesso, se stessa e se stessi non sia previsto l'uso dell'accento, è preferibile considerare non censurabili entrambe le scelte, mancando in realtà una regola specifica che ne possa stabilire il maggiore o minore grado di correttezza. Si raccomanda di tener conto di questa "irrilevanza" specialmente in sede di valutazione di elaborati scolastici e affini.

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     :grandpa:

    In realtà l' Accademia della Crusca conferma quanto detto con umiltà da Claudia8.
    Concludendo, questo sì, con un invito ad una certa tolleranza nell' accettare entrambe le accezioni.

    Una interpretazione di comune buon senso, insomma, per chiunque abbia a cuore la cura della lingua italiana senza scivolare "nella riverenza da lontano e nell' inosservanza da vicino" (mutuando le parole di Benedetto Croce).

    Poi si potrà disquisire se la Crusca sia il Verbo sulla Terra, ma così stanno le cose.
    Del resto, specie negli ultimi decenni, essa stessa per prima ha mostrato notevoli, forse addirittura eccessive, aperture verso neologismi e regole linguistiche, consapevole che la tradizione, come direbbe Mahler, consiste nell' alimentare la fiamma e non nel conservare le ceneri.

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    Re: Topolino 3665 (# 23)

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    Re: Topolino 3665 (# 23)

    quelli dell'accademia della crusca sono da censurare... tipo quando scrivono che siccome tutti sbagliano, allora la veersione sbagliata, diventata d'uso comune, va accettata. Questo è un caso tipico!

    Re: Topolino 3665 (# 24)

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    Re: Topolino 3665 (# 24)

    Citazione di: paolobar il Mercoledì 25 Feb 2026, 20:32:20quelli dell'accademia della crusca sono da censurare... tipo quando scrivono che siccome tutti sbagliano, allora la veersione sbagliata, diventata d'uso comune, va accettata. Questo è un caso tipico!

     :grandpa:

    È proprio il concetto di tradizione di Gustav Mahler di cui parlavo.
    La Crusca si piega all' idea che la lingua sia in continua evoluzione e che sia popolare. In quanto tale, deve essere accettata ogni modifica che diventi largamente usata dalla popolazione stessa.

    Di opposto orientamento, per fare un esempio, l' Istituto Treccani, che preferisce custodire le ceneri senza alimentare la fiamma.
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    Re: Topolino 3665 (# 25)

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    Re: Topolino 3665 (# 25)

    Basterebbe leggere un po' più di letteratura per accorgersi che il sé stesso accentato è impiegato correntemente da molti editori. Adelphi, per esempio (solo una delle più raffinate realtà editoriali italiane, che sarà mai), lo adotta di fisso in tutte le sue pubblicazioni, e non certo da ieri.
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    Re: Topolino 3665 (# 26)

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    Re: Topolino 3665 (# 26)

    Dal momento che adoro Adelphi ed ho la casa piena dei medesimi, in pressoché tutte le collane esistenti, ne sono ben consapevole; aggiungo che personalmente ho sempre usato la forma accentata, sia per maggiore eleganza stilistica che per evitare ambiguità di sorta.
    Perché di questo mondo siamo solo ospiti, fra i tanti. E non i padroni. Insieme abbiamo dimostrato tante cose, ma la più importante è che non esiste l'impossibile.

    Re: Topolino 3665 (# 27)

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    Re: Topolino 3665 (# 27)

    Citazione di: Solomon Cranach il Domenica  1 Mar 2026, 18:27:16Basterebbe leggere un po' più di letteratura per accorgersi che il sé stesso accentato è impiegato correntemente da molti editori. Adelphi, per esempio (solo una delle più raffinate realtà editoriali italiane, che sarà mai), lo adotta di fisso in tutte le sue pubblicazioni, e non certo da ieri.
    Va bene la discussione sulla grammatica, che giustamente è un momento di confronto, ma insinuare che altri utenti leggano poca letteratura solo perché sostengono una tesi contraria mi sembra quantomeno irrispettoso.
    Ciò detto, anche la forma non accentata è accettata correntemente.

    Re: Topolino 3665 (# 28)

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    Re: Topolino 3665 (# 28)

    Ma sì, accento, non accento, va bene in entrambi i casi, mi spiace notare che alcune volte si bisticci per queste bazzecole.

    E viva Adelphi (e Feltrinelli).
    Si ricordò dei bambini dei bei vecchi tempi andati, e li vedeva correre per quei giardini mentre la Terra tranquilla girava come sempre attorno al mondo. Ma quelli adulti non erano più quei bambini: erano loro, tutto il contrario, e molto di più.

    Re: Topolino 3665 (# 29)

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    Re: Topolino 3665 (# 29) Ultima modifica: Lunedì 2 Mar 2026, 14:30:14 di repallido

    Citazione di: Solomon Cranach il Domenica  1 Mar 2026, 18:27:16Basterebbe leggere un po' più di letteratura per accorgersi che il sé stesso accentato è impiegato correntemente da molti editori. Adelphi, per esempio (solo una delle più raffinate realtà editoriali italiane, che sarà mai), lo adotta di fisso in tutte le sue pubblicazioni, e non certo da ieri.

    Basterebbe conoscere un po' più le lingue straniere (tipo l'inglese, una delle lingue più parlate nel mondo, che sarà mai!) per leggere i volumi in lingua originale senza bisogno di ricorrere alle traduzioni della Adelphi.