Recensione Topolino 3670
Ritorno al passato. Per certi versi,
Topolino 3670 ci fa compiere
un balzo indietro nel tempo, ma stavolta Zapotec e Marlin non c’entrano… Una storia lunga all’inizio, un’altra (sebbene divisa in due parti) in chiusura, tre brevi nel mezzo: d’improvviso ritroviamo sul settimanale
una formula a lungo adottata qualche decennio or sono. Per funzionare appieno, tale struttura richiede alle due avventure principali un adeguato spessore narrativo: in questo caso, però, l’obiettivo è centrato solo a metà.
Si parte con un nuovo capitolo della serie
Topolino Giramondo, dal titolo
10 anni, 2 giorni, una notte, cui è dedicata la copertina di
Ivan Bigarella.
Giuseppe Zironi, autore completo, ci trasporta negli States, tra le grandi pianure del Mid-West e i parchi del Sud-Ovest, mostrandoci da par suo gli
spettacolari paesaggi dei canyon e omaggiando in apertura una celebre scena del capolavoro hitchcockiano
Intrigo internazionale, con
Topolino a emulare Cary Grant.
Il protagonista entra poi a contatto con
due coppie dai modi pressoché opposti di interpretare l’esistenza: da un lato, dei camperisti di indole
fricchettona, in viaggio ininterrottamente da dieci anni, che amano immergersi in silenzio nelle meraviglie della natura; dall’altro, dei soggetti ben più stanziali e
caciaroni, che escono di casa una volta al mese e non badano alla
sacralità dei luoghi che visitano.
I primi hanno un figlio, i secondi una figlia, entrambi adolescenti e insoddisfatti dello stile di vita imposto loro dai genitori.
Aronne, il ragazzo, è stufo di studiare solo online, isolato dal resto del mondo, impossibilitato a frequentare i coetanei e obbligato a inseguire
un sogno vagabondo che non gli appartiene. I suoi non ne comprendono le esigenze e, per di più, lo trattano ancora alla stregua di un poppante («
Lui è il nostro ometto! Saluta Topolino, Aronne!», gli dice la madre presentandogli Mickey).

Mickey Thornhill?
Sofia, la ragazza, ha una disposizione d’animo ben più introspettiva rispetto ai genitori, dei quali non apprezza per nulla l’esuberanza, e vagheggia posti lontani da godersi nella quiete. Logico che
l’incontro fra queste giovanissime anime perse scombussoli e metta in discussione
i capisaldi delle rispettive famiglie.
In apparenza, non accade granché, ma
le tematiche affrontate – la genitorialità, le difficoltà nel confronto tra generazioni, il desiderio di fuga dalla routine, la liceità di imporre ai figli condotte alternative – sono quanto mai attuali e
suscitano profonde riflessioni. Com’è giusto che sia, Zironi non fornisce risposte certe, ma sottolinea
l’importanza di capirsi reciprocamente, aggiungendo infine come, dopo un decennio sempre in cammino, sia accettabile una sosta. Evitando così di reiterare posizioni integraliste al limite dell’ottusità.
Benché Topolino sia poco più di un semplice testimone, la storia procede spedita, rendendo
il lettore sinceramente partecipe degli eventi lungo l’intero percorso. Valido anche il servizio successivo, sui canyon in Europa, firmato da Grazia Cicciotti.
Segue la prima delle tre brevi centrali, ognuna fra le otto e le dieci pagine,
Paperino e il rovescio delle medaglie, di
Marco Bosco e
Ottavio Panaro. Come d’uopo negli ultimi anni, Donald vi compare nelle vesti di
zio bravo e premuroso, pronto a tutto per non deludere i nipotini: dà fondo alle proprie energie pur di rimediare a una distrazione che potrebbe compromettere il buon esito di una cerimonia delle Giovani Marmotte. Un
character ormai ben lontano da quello irascibile provvisto di battipanni, del quale, se non altro,
si rimpiangono la vivacità e l’imprevedibilità, che qui non abbondano.

Il desiderio del Genio
Gastone e i desideri fortunati segna il
promettente esordio alla sceneggiatura di Marco Russo. Si tratta di una simpatica gag allungata, con un Genio della Lampada che non riesce a esaudire l’ultimo desiderio che gli manca per andare in pensione, poiché viene puntualmente anticipato dalla fortuna di Gastone.
Un’idea azzeccata per una riempitiva godibile e senza pretese, in cui svolgono con efficacia il loro compito anche i disegni di
Davide Percoco, capace di rendere irresistibili alcune espressioni del Genio.
Nell’ultima breve, l’egmontiana
Topolino, Pippo e la caccia agli alieni, interamente realizzata da
Fabrizio Petrossi, Pippo sospetta che un extraterrestre abbia sostituito Topolino, prendendone le sembianze. Da questo presupposto si innescano varie
situazioni da cartone animato, assurde e rocambolesche, ben rese graficamente dall’autore (seppure, al solito, il formato su quattro strisce ne penalizzi la fruizione).
Dopo la rubrica
Fumettando, in cui l’ottimo Valerio Held ci insegna a raffigurare Trudy, abbiamo i due episodi che compongono
Il tesoro di Paperiamo, per la serie
Picologia.
Giulio A. Gualtieri, con gli evocativi disegni di
Roberto Vian, ci illustra come, nel XIX secolo,
l’imprenditore tedesco Heinrich Schlieduck (impersonato in età adulta da Paperone)
si mise in cerca dei resti dell’antica Troia. Il racconto di Pico de Paperis, esposto a Qui, Quo e Newton per aiutarli in una ricerca scolastica e diffuso in live streaming su Papernet, è intervallato da vignette con diversi parenti e amici, tutti
ipnotizzati dall’eloquenza del luminare, capace di incollarli inesorabilmente davanti allo schermo del pc o del telefono.
Si tratta di una storia dal
forte stampo divulgativo: probabilmente fin troppo, dato che, fermo restando siffatto aspetto meritorio,
latita un po’ sul piano dell’intrattenimento, cosicché la lettura risulta spesso poco scorrevole. Lo sfrenato e
ridondante entusiasmo dei paperopolesi, insomma, non sembra giustificato, al pari del numero di pagine complessive (cinquantotto), onestamente eccessivo. Più interessante l’approfondimento curato da Francesco Vacca sulla leggendaria Ilio e sulle scoperte del vero Heinrich Schliemann.

L’irresistibile eloquenza di Pico
Chiude la spassosa
In panetteria, per la serie
Minima Paperalia, nella quale
Enrico Faccini, tramite Paperino, Paperoga e Ciccio, ci mostra nello spazio di una tavola il (mal) funzionamento di un innovativo strumento in dotazione ai fornai, il
focacciometro. Un epilogo che dona una risata di gusto, a sigillo di un libretto non sempre convincente.
Voto del recensore:
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