Premetto che amo Nolan come pochi altri registi, quindi sono di parte. Ma l'Odissea è un film necessario. Uscito dal cinema (si fa per dire, perché emozionalmente sono rimasto lì dentro), ho vissuto quelle emozioni per giorni interi, ancora adesso a dir il vero. E come spesso mi succede, quando qualcosa mi colpisce così in profondità, ci devo scrivere un pezzo per traportare quelle vibrazioni e fissarle su un foglio di carta elettronico. Condivido qui, una piccola parte di quello che ho scritto, perché nel testo entro troppo nel dettaglio del film. E comunque entro ferragosto andrò a vederlo una seconda volta in 70mm.
... L'Odissea l'abbiamo incontrata tutti da bambini, tra le pagine dei libri di scuola o anche nelle riproduzioni cinematografiche. Immagini di mostri, dèi capricciosi, mari in tempesta e uomini capaci di ingannare persino il destino. Cresciamo con l'idea che Ulisse sia l'eroe dell'intelligenza, dell'astuzia e della perseveranza. È colui che trova sempre una via d'uscita, che sopravvive a tutto, che attraversa l'impossibile pur di tornare a casa da sua moglie, da suo figlio, nel suo regno.
Eppure, uscendo dal Cinema Barberini, ho avuto la sensazione di incontrarlo per la prima volta. Ulisse, non l'eroe. L'uomo.
Un uomo stanco, brillante, arrogante, ferito. Un uomo capace di proteggere e, allo stesso tempo, di distruggere. Un uomo che ha vinto una guerra, ma che sembra aver perso qualcosa di sé molto prima di iniziare il viaggio verso Itaca.
È forse questa la sensazione che mi è rimasta più a lungo: la scoperta che la grandezza di Ulisse non risiede nella sua invincibilità, ma nella sua fragilità. Nella sua caducità. Nel fatto che, dietro ogni eroe anche reale, anche attuale, esista un essere umano costretto a convivere con le conseguenze delle proprie scelte.
E il film di Nolan ha indossato la maschera del mito per raccontare una verità profondamente umana: la guerra, l'ambizione, il potere, il senso di colpa, il trauma e la difficile possibilità di tornare a essere uomini dopo aver assistito o, nel caso di Ulisse, essere stato l'artefice della distruzione di un mondo, di una civiltà...
Chi sa di aver già vinto non combatte. Solo chi deve rovesciare la sorte lotta fino all'ultimo.