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Ratatouille
 - Aperto da joe mango, Mercoledì 17 Ott 2007, 21:07:55
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Re: Ratatouille (# 150)

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    Re: Ratatouille (# 150)

    Come già detto in precedenza da Ophelia, il solo pensare ad un topo in cucina, per di più cuoco, è un pò nauseante.
    Ma la bellezza del film, la simpatia dei personaggi e la poesia trasmessi, non possono non farmi apprezzare questo autentico capolavoro di animazione. Lo rivedo sempre con entusiasmo e voglia di divertirmi :D

    Re: Ratatouille (# 151)

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    Re: Ratatouille (# 151)

    Ho avuto l'onore di vedere questo film il mese scorso con due membri della Tana del Sollazzo tra cui il Sommo Grrodon, del quale condivido ogni parola della sua ottima analisi critica, solo che oggi mentre preparavo il sugo ho riflettuto un po' sullo slogan di Gustav ("Chiunque può cucinare") e trovo che sia completamente sbagliato: cucinare, oltre che essere un atto creativo, è oltre che di mano una questione di stato d'animo e se non si hanno entrambe le cose... Non si può intingere un biscotto nel letame e spacciarlo per cioccolata :)
    Ovviamente questa è solo una mia considerazione che non attacca affatto il significato del film, è logico che come slogan sia stato esasperato ;)

    Re: Ratatouille (# 152)

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    Re: Ratatouille (# 152)

    Eh no, un aspetta un attimo. Questa interpretazione è quella che dà Ego inizialmente, scrivendo poi la recensione negativa che ucciderà Gousteau.

    Ma alla fine Ego cambia idea perché ne comprende il vero senso e cioé che non è affatto vero che cucinare è una cosa che può fare chiunque, ma che un vero Cuoco può celarsi anche nella creatura più improbabile.

    Il messaggio che il film esprime è che l'Arte non è affatto una cosa elitaria o prerogativa di una specifica classe sociale, ma può venire anche dagli ambienti più umili.

    Re: Ratatouille (# 153)

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    Re: Ratatouille (# 153)

    CitazioneAlla fine Ego cambia idea perché ne comprende il vero senso e cioé che non è affatto vero che cucinare è una cosa che può fare chiunque, ma che un vero Cuoco può celarsi anche nella creatura più improbabile.

    Il messaggio che il film esprime è che l'Arte non è affatto una cosa elitaria o prerogativa di una specifica classe sociale, ma può venire anche dagli ambienti più umili.

    Ah beh, questo senza dubbio :)

    Re:Ratatouille (# 154)

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    Re:Ratatouille (# 154)

    Con 10 anni di ritardo ho visto finalmente questo famoso film (che poi, non so perché, ma pensavo fosse più recente).

    La prima piacevole sorpresa è stata che il topo parla ed è un personaggio attivo e con una sua storia. Quando vedevo distrattamente le immagini e sentivo vagamente la storia in passato, mi ero fatto l'idea che il film fosse incentrato unicamente sul giovane cuoco che per caso incontrava un anonimo roditore con incredibili capacità, che però non faceva altro che stare li in cucina. Mi aspettavo insomma un film più silenzioso e meno divertente.
    Oltretutto, è stata ottima anche l'idea di far si che Remy possa parlare con i suoi simili, ma non direttamente con gli umani, evitando quindi di creare l'effetto magico dell'animale parlante, contribuendo a dare un taglio un po' più realistico al tutto.

    Poi devo dire che in generale, l'idea di fondo, la società dei ratti, l'ambiente della cucina, il mondo dei ristoranti e della critica gastronomica, è tutto fatto molto bene e molto interessante, così come l'animazione. Mi ha appassionato da subito, fin dalla fuga dalla casa della vecchia pazza. Scenografia molto bella, e anche l'ambiente parigino contribuisce a dare al film un fascino tutto particolare.
    Ci sono anche momenti molto divertenti come l'ispettore sanitario che apre la porta e si trova la cucina invasa dai ratti (immaginate una scena del genere nella realtà!).

    Il finale, preceduto dall'excursus nostalgico nell'infanzia del critico Ego durante l'assaggio del piatto, è meno scontato di quel che pensavo, pur essendo comunque un classico lieto fine.

    Ci sono anche dei difetti, come ha fatto notare qualcuno nei commenti precedenti, e secondo me riguardo alla trama sono soprattutto due. Il primo è che non si sa nulla di che fine abbia fatto la brigata di cucina del ristorante Gusteau, dopo che abbandonano il ristorante quando scoprono la verità sulle abilità di Linguini.
    Il secondo, più importante, è sulla questione della morale "topesca" che non mi pare troppo convincente. Remy vorrebbe diventare uno chef ma soprattutto è contrario alla politica della sua società di "rubare" il cibo. Questa cosa viene utilizzata anche per giustificare il contrasto con la sua famiglia, ma pensandoci bene è qualcosa di abbastanza forzato e che non regge molto. Perfino il padre, fautore di questo metodo, sembra quasi vergognarsene e asserisce che in realtà non stanno affatto rubando.
    Avranno anche intelligenza e sensibilità umane, ma sono comunque topi e vivono come topi, non hanno un concetto di economia, lavoro o guadagno. Non possono presentarsi al supermercato, fare la spesa e pagare; quindi, esattamente, in che altro modo potrebbero procurarsi il cibo se non "rubandolo", cioè in realtà procurandoselo come fanno in natura i topi?

    A parte questi dettagli comunque secondari, credo che Ratatouille sia il migliore film Pixar che ho visto fra quelli recenti, e uno dei miei preferiti in assoluto, uno di quelli che avrei voglia di rivedere anche subito.

    Re:Ratatouille (# 155)

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    Re:Ratatouille (# 155)

    Non hai visto Wall-E?
    Perché di questo mondo siamo solo ospiti, fra i tanti. E non i padroni. Insieme abbiamo dimostrato tante cose, ma la più importante è che non esiste l'impossibile.

    Re:Ratatouille (# 156)

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    Re:Ratatouille (# 156)

    Citazione di: Hero of Sky il Venerdì 23 Feb 2018, 14:47:12
    Non hai visto Wall-E?

    Adesso si, ma continuo a preferire comunque Ratatouille. E adesso si stanno pure sfidando nel sondaggio sul miglior film Pixar...

    Re:Ratatouille (# 157)

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    Re:Ratatouille (# 157)

    Diciamo che Wall-E, per sua stessa natura, non può essere apprezzato da tutti, mentre Ratatouille, che comunque considero un grandissimo film, tra i miei preferiti della Pixar, sì.
    Perché di questo mondo siamo solo ospiti, fra i tanti. E non i padroni. Insieme abbiamo dimostrato tante cose, ma la più importante è che non esiste l'impossibile.

    Re:Ratatouille (# 158)

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    Re:Ratatouille (# 158) Ultima modifica: Mercoledì 16 Gen 2019, 12:13:16 di tang laoya

    Mi sono trovato a leggere un saggio contenuto in "Music and the Crises of the Modern Subject" di M. Klein relativo al concetto di tempo e memoria nell'opera di Proust, dove, semplificando ampiamente, si sostiene come l'impianto della Recherche sia sostanzialmente wagneriano e proceda per leitmotive presentati ora singolarmente ora in contrappunto per tutto l'ampio arco del ciclo, intessendo di temi musicali il testo stesso (Harold Bloom arriva a elencare 16 motivi principali). Sul fronte più specifico dello scavo nel tempo, alla memoria involontaria che si sprigiona dalla madeleine immersa nella tazza di té, va aggiunto un impressionante sforzo cognitivo per recuperare saldamente quel primo affioramento del tempo passato: qui si pone una necessaria distinzione dall'interpretazione bergsoniana, ovvero il viaggio nella memoria come slancio di libertà dove il presente getta le sue reti nel passato per recuperarne almeno una parte. La memoria proustiana sembra piuttosto procedere per direttrici contrarie e inverarsi in un passato che traccia la sua linea nel presente per risvegliarne il tempo perduto.

    Con mia grande sorpresa il saggio prosegue poi evocando un parallelo con la ripresa parodica dell'episodio della madeleine nel capitolo finale della ratatouille di Ego: il nome stesso del personaggio veicola significati multipli, sicuramente egocentrismo, ma anche l'IO freudiano/lacaniano che recupera la memoria tramite un'esperienza relativa al palato e ben esplicata dallo zoom-in attraverso il suo occhio, la musica aiuta in questo con un'abile, per quanto convenzionale, generico crescendo sinfonico che raggiunge il suo climax in un assolo tenuto di violini per poi improvvisamente passare a una piu' leggera orchestrazione cameristica con un nuovo tema, ispirato a una melodia pastorale, intonato dal flauto e supportato dagli archi. E' il momento epifanico del disvelamento, del riappropriamento di un passato sepolto e ritenuto perso, quello che Proust definirebbe "entrare nella travolgente e segreta essenza dell'esperienza".

    Per quanto la scena affondi il suo significato esteriore e formale nell'ispirazione del luogo proustiano, ne diverge tuttavia per un particolare fondamentale, ovvero mentre in Proust alla memoria involontaria si deve necessariamente andare a sovrapporre uno sforzo cognitivo che percorrera' tutto il ciclo fino a trovare una sua circolare conclusione nel Tempo Ritrovato, a Ego risulta sufficiente quell'affioramento involontario e non ulteriormente mediato per riappropriarsi completamente di quella parte del proprio passato, trasformando il finale in un piu' convenzionale afflato nostalgico.
    Mi avevano dato le mappe del percorso, ma nessuna idea circa i bizzarri paesaggi che avremmo attraversato durante lunghi mesi. - Per Nettuno Capitano! Con questa luna di sghimbescio gli sgombri cremisi fluttuano flessi!