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Zio Paperone e l'acqua quietante
 - Aperto da Giona, Venerdì 26 Giu 2015, 13:58:06
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Zio Paperone e l'acqua quietante

Giona
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    Zio Paperone e l'acqua quietante Ultima modifica: Venerdì 26 Giu 2015, 21:59:52 di Paolo

    I primi numeri di Topolino che lessi da bambino, prima ancora che i miei genitori iniziassero a comprare regolarmente per me il settimanale in edicola, erano appartenuti a due miei cugini di qualche anno più grandi. Si trattava per lo più di numeri compresi tra il 1000 e il 1300: tra questi, un affetto particolare mi ha sempre legato al numero 1189 del 10 settembre 1978, che contiene la prima parte della storia di Romano Scarpa Zio Paperone e l'acqua quietante.


    Per spiegare il fascino particolare che questa storia ebbe sulla mia mente di bambino occorre aggiungere che già in tenera età io ero appassionato di geografia e avevo cercato di integrare questo interesse a quello per il fumetto disneyano al punto di riempire decine e decine di fogli con mappe dei luoghi esplorati da paperi e topi e con piante di Paperopoli e Topolinia in cui cercavo di razionalizzare gli scorci cittadini che si vedevano nelle varie storie.
    Così, rimasi impressionato dalle precise coordinate spaziali stabilite dall'autore, di cui all'epoca ignoravo ancora l'identità, ma il cui stile di disegno mi permetteva già di identificarlo come il realizzatore di alcune di quelle che già all'epoca erano tra le mie storie preferite, come Zio Paperone e l'indagine Foxan o Zio Paperone e i semi delle Esperidi.


    Si parla espressamente di California (non di Calidornia, di cui avrei appreso solo molti anni dopo recuperando la produzione scarpiana degli anni Sessanta, e che Scarpa aveva ormai smesso di nominare nelle sue storie) e della missione, risalente all'epoca della colonizzazione spagnola, di San Juan Papisprano. All'epoca questa mi sembrò una felicissima ambientazione narrativa ma nulla più, ma grande fu il mio stupore quando, qualche tempo dopo, imparai che essa era ispirata a un luogo realmente esistente: la missione di San Juan Capistrano che, a parte lo storpiamento del nome, aveva anche nella realtà molti tratti della descrizione che ne aveva fatto Scarpa, tra cui la struttura architettonica e il fatto che si tratti di una tappa per molte specie di uccelli migratori. Tra le varie specie di pennuti presenti meritano una menzione particolare i piccioni, ai quali i visitatori sono invitati a dare personalmente da mangiare: un particolare che evidentemente rimanda a Venezia e ad un'epoca in cui c'erano ancora i venditori di granturco in Piazza San Marco, prima che s'imponesse un certo tipo di preoccupazione per la salute della popolazione e dei monumenti.




    Quando finalmente Paperone entra in scena, lo vediamo in una condizione di notevole difficoltà: oltre al suo lavoro di finanziere, gli danno noia la malagrazia di Paperino nel suo impiego di scacciamosche, le avances di Brigitta (arruolatasi come postina per recapitargli personalmente le sue missive amorose), i tentativi di spionaggio industriale di Filo Sganga e i protervi attacchi dei Bassotti al Deposito. Ciò gli provoca un attacco di nervi, al quale cercano di porre rimedio Qui, Quo e Qua nipotini venuti a fargli visita.
    Uno dei tre nipotini ha allora l'idea che il prozio potrebbe trarre giovamento se bevesse un bicchiere di acqua quietante che sgorga dalla fonte dell'antica missione di San Juan Papisprano. L'effetto è prodigioso ma dura poco, così i responsabili dell'esaurimento del multimiliardario sono da lui convocati al deposito per cercare una soluzione. L'unica proposta di una qualche validità viene, ancora una volta, dai nipotini, che suggeriscono di cercare altre fonti di acqua quietante studiando le rotte degli uccelli migratori che si fermano alla missione. Ed è proprio da questa che parte il successivo svolgimento della vicenda, fino all'epilogo che, nella considerazione finale di Archimede, lascia molto spazio all'immaginazione del lettore.

    In questa storia hanno una parte rilevante Archimede e le sue invenzioni: nell'ordine, compaiono le "iniezioni a barriera istantanea" con cui lo zione ferma l'attacco della talpa meccanica dei Bassotti, il "tele-ricettore-visualizzatore" che restituisce un'immagine dell'invenzione richiesta da Paperone, l'"aereo-ciabatta" con taniche intercambiabili usato per il trasporto dell'acqua e la sacca per lo stivaggio di quest'ultima sul tetto del deposito.


    Il deposito è proprio uno dei luoghi maggiormente raffigurati nella storia: si notano in particolare la grande vetrata semicircolare dietro la scrivania di Paperone, la "stanza di ristoro rapido" provvista di vasca da bagno ricolma di monete e la biblioteca-sala di riunioni, con un tavolo a forma di ciambella e le pareti coperte di scaffali di libri (che a me hanno ricordato quelle che si vedono nella vignetta finale di Zio Paperone e l'ultimo Balabù).
    Qui, Quo e Qua cavalcano delle "palle che rimbalzano", grandi sfere di plastica con una certa elasticità provviste di manubri, che all'epoca erano molto popolari tra i bambini. Anche se non ne ho mai posseduta una, ricordo comunque che era necessaria una certa fatica per usarle come "mezzo di locomozione", mentre quelle dei tre paperini sembrano spiccare dei balzi notevoli, se sono riuscite a portarli fino in cima alla collina del Deposito.


    Come in molte storie di Scarpa autore completo, è degno di nota il lessico utilizzato nei dialoghi, che in diversi casi impiega termini di uso non quotidiani, ma perfettamente comprensibili anche ai giovani lettori grazie all'etimologia o al contesto: ne sono esempio, già nel titolo, l'aggettivo quietante (al posto del ben più frequente calmante), deliquio, scimmiottatore, pezzatura. Da menzionare inoltre lo spagnolo abbastanza maccheronico parlato dai personaggi messicani, in particolare dai due addetti doganali.


    Sfortunatamente, il numero 1190 mancava dai numeri che "ereditai": non indagai mai per appurare se all'epoca non era stato acquistato oppure se si era perso nei meandri di qualche soffitta. Sta di fatto che lessi la seconda parte solo molti anni dopo, quando nella collana supereconomica I Miti Mondadori uscì un volumetto intitolato Zio Paperone - Dollari e pepite che nella sua selezione di storie includeva L'acqua quietante.

    - Giorgio "Giona" Nadalini

    Link per la pagina con il layout corretto, i tasti epr la condvisione sui social network, ecc:
    http://www.papersera.net/RSc10/Zio_Paperone_e_l_acqua_quietante.php
    "Coi dollari, coi dollari si compran le vallate / Così le mie ricchezze saran settuplicate" (da Paperino e l'eco dei dollari)

    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 1)

    Brigitta MacBridge
    Brigitta MacBridge
    Flagello dei mari

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    Paperonuuuuccciooooo....

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    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 1)

    "En primero nosotros reprendemos el fiatòn" :D

    (vado a memoria, potrebbe non essere precisissima la citazione)

    I miei teSSSSori: http://tinyurl.com/a3ybupd

    "You must be the change you want to see in the world" -- Gandhi

    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 2)

    pkthebest
    pkthebest
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    PolliceSu

    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 2)

    "La prossima volta porta la motoreta! Sbuff!!" ;D

    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 3)

    Dominatore delle Nuvole
    Dominatore delle Nuvole
    Diabolico Vendicatore

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    Guazzabù!

  • Posizione: Michilimackinac
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    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 3)

    "Que pagador! Es paròn de si mesmo!"
    Molto veneziano e assai poco castigliano quel "paròn"...

    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 4)

    Annaduck3
    Annaduck3
    Brutopiano

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    4ever scarp barks!

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    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 4)

    be be niente male questa storia! ;D specialmente per l ultima vignetta in cui archimede dice (anzi, pensa) che la "favolosa" acqua quietante che tanto faceva bene a paperone non era altro che acqua di fonte... Filosofica... Ci fa capire cosa può fare la suggestione... specialmente se quello che ci danno si paga.. Ma per il resto è la stessa cosa del placebo che si dava ai bambini piccoli quando dicevano di stare male, e, che dopo aver bevuto la "medicina", stavano subito bene! peccato che il bicchiere fosse pieno d' acqua... Ma anche in questo caso; comunque a guadagnarci è sempre paperone che forse però sarebbe meglio che bevesse un po di più di "acqua quietante" ;D...

    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 5)

    AzureBlue
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    Ombronauta

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    Martiniano estremista.

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    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 5)

    Analisi breve ma totalmente condivisibile. Aggiungerei che il tratto scarpiano qui è al suo massimo per raffinatezza ed espressività, accompagna al meglio una storia che si muove anche a strattoni, a sbalzi, seguendo il filo narrativo nel vero senso della parola.

    Sulla geografia poco da dire: ambientazioni veramente suggestive e curate.
    Ahimè! Così finisce una grande missione di cultura e di civiltà!

    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 6)


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    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 6)

    Citazione di: AzureBlue il Domenica 31 Gen 2016, 19:32:10
    Aggiungerei che il tratto scarpiano qui è al suo massimo per raffinatezza ed espressività
    Secondo me, invece, avrebbe raggiunto la perfezione ( che poi non ha più abbandonato ) tre anni dopo con Storie Stellari : Paperobot contro i Paperoidi.
    Resta il fatto che i disegni sono ottimi e danno un tocco in più ad una storia già molto bella di per sé.

    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 7)

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    Re: Zio Paperone e l'acqua quietante (# 7)

    Ri-ri-ri-ri-ri-riletta ieri. Storia estremamente graziosa, come già detto dai commenti precedenti. Lo è grazie alla coinvolgente ambientazione tra "misiones" e picchi misteriosi, grazie agli uccelli migratori (mi pare che Scarpa avesse una simpatia particolare per i pennuti volanti, mi pare di rammentarne diversi simpatici nelle sue storie), grazie ai ruspanti doganieri messicani, alle iguane ("ma non sono vegetariane?" "chi glielo va a domandare?"), ai cargo-otri ma sopra ogni altra cosa grazie alla bravura nei disegni.
    E, dopo aver letto la presentazione nel post d'apertura, concordo anche sulla bellezza dell'aggettivo "quietante", tutt'altro che scontato