Non conoscevo Gatti come nome, anche se avevo già ben presenti le sue storie. Ho letto ora "Zio Paperone e il laser della vergogna" (Topolino 1046, dicembre '75), sono rimasto colpito da una vignetta in particolare (la riporto qui sotto) e sono andato su google a cercare il suo nome e poi qui sul forum a leggere cosa ne pensate voi. Concordo con molti interventi, soprattutto con chi dice che il suo stile è naif ma non spiacevole da seguire; certo se apri un vecchio Topolino sperando che ti capiti una storia di Carpi o Scarpa e trovi Gatti un poco di delusione è inevitabile. Bella anche la definizione di chi ha detto che nei suoi disegni tira sempre un gran vento che deforma tutto... : )
Secondo me c'entrava anche l'indolenza, la pigrizia. Solo un disegnatore senza talento potrebbe disegnare, ad esempio, una vignetta come quella qui sotto, che sembra uno schizzo frettoloso fatto su un tovagliolo da bar; ma un disegnatore senza talento non arriverebbe su Topolino; perciò penso che in lui ci fosse una buona dose di pigrizia, magari giustificata con il clima anti-accademico e sperimentalista degli anni '70.
Ho notato che in quella stessa storia ci sono anche diverse vignette ove i personaggi sono colorati tutti di nero, come visti controluce; fanno pure un bell'effetto, poiché danno un più marcato ritmo cromatico, però è anche vero che a disegnare solo il profilo dei personaggi si fa meno fatica, tanto poi li riempie di nero il colorista, e ho il sospetto che lui fosse mosso soprattutto da questo motivo
https://i.postimg.cc/W3X85Cpz/gatti.jpg