Ormai già da un po' di tempo, quando penso a Casty, la prima, istintiva, immediata associazione mentale è con Topolino e il mondo che verrà".
E quindi direi che, dovendo scegliere una è una sola storia di Casty da portarmi sulla famosa isola deserta (è pura elucubrazione: detesto il mare e non ci andrei manco se mi pagassero) sceglierei quella.
Andando ad approfondire, oggi mi viene automatico dividere l'opera del Nostro per periodi.
Il periodo Muci: con storie tutto sommato semplici, ma sempre brillanti; storie che spiccano nella desolante produzione di quegli anni, e che in minuscola parte ne risentono. Fortunatamente, molte sono disegnate da De Vita e da uno smagliante Cavazzano in pieno rilancio, alla ricerca di una nuova sintesi; e quindi tutte le storie con Eurasia e Macchia sono belle. L'apice per me è il filone fantascientifico di Phantom Blot, che nel "Caso sottilissimo" diventa.. un Blob.
Periodo De Poli/Disney Italia: è Casty già diventato di culto e che si evolve in un erede della tradizione nel senso del rinnovamento. Il Casty dei primi kolossal, a cominciare da quello che ho citato all'inizio del post, e che per me resta comunque il più completo; anche se i successivi (Quandomai, Tutor, Marea) non hanno nulla di meno.
Periodo De Poli/Panini: Casty ormai star del jet set, fa quello che gli pare quando e come gli pare; rilancia Topesio e la satira di costume (sublimi "L'anatema ridanciano" e Bonton), crea saghe di fantascienza hard, parodizza sè stesso, sforna kolossal sempre più rifiniti (l'apice imho è il Raggio di Atlantide, dove riesce a tirare fuori un capolavoro da roba ritrita), si propone realisticamente come Gottfredson 2.0, nelle storie "libere" oscilla tra l'inusitato (Zweistein, Pippo scarpe) e il manieristico (Area 52, Voragini enigmatiche, Parallax), il segno grafico è quello di un veterano, e in realtà disegna soltanto da dieci anni.
Periodo Bertani: il Casty che sembrava inarrestabile e ormai padrone del settimanale, all'improvviso, puff, si ritira dalle scene. Salvo sporadiche riapparizioni, dove però si percepiscono delle difficoltà. La situazione non può essere ridotta alle autocensure, ci si deve essere stato anche un black out. "La casa dei dipinti che fingono" è al livello dei periodi precedenti. Mi è piaciuta anche "Gli ultrasogni", mentre le altre obiettivamente dovrei rileggerle, al momento dell'uscita non mi entusiasmarono.