Ho terminato stamattina la lettura di questa caposaldo del fumetto argentino, e penso non possa lasciare indifferenti la sottile poesia che permea l'intero racconto. Tutti i personaggi risultano essere finemente caratterizzati, e la consapevolezza durante la lettura del destino a cui sarebbe andato incontro l'autore non può non stimolare commozione. Come scritto nella prefazione dell'edizione di Repubblica, impossibile non intravedere dietro "Loro" lo spettro del Grande Fratello Yankee. La mia sequenza preferita è quella iniziale, inerente a circa la prima cinquantina di pagine: fin da bambino ho sempre prediletto le storie al chiuso, in cui i personaggi devono racapezzarsi, riflettere, formulare ipotesi, teorie e arrangiarsi massimizzando le povere risorse che hanno a dispozione.
Si ricordò dei bambini dei bei vecchi tempi andati, e li vedeva correre per quei giardini mentre la Terra tranquilla girava come sempre attorno al mondo. Ma quelli adulti non erano più quei bambini: erano loro, tutto il contrario, e molto di più.