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Topolino e il trovatello milionario
 - Aperto da Barone_Bombastium, Lunedì 9 Nov 2009, 19:34:35
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Topolino e il trovatello milionario

Barone_Bombastium
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Topolino e il trovatello milionario Ultima modifica: Lunedì 9 Nov 2009, 19:36:25 di Barone_Bombastium

Topolino e il trovatello milionario è una storia di Gottfredson, fantastica e sopratutto molto commovente!

Questo trovatello che faceva parte di una banda di ragazzi ''poco educati'' viene messo al riformatorio viene poi adottato da Topolino... La sua ex banda  viene poi smantellata grazie a Topolino e a degli scout . Infine il trovatello ritrova la madre...un attrice milionaria. Esilarante la parte dove si traveste in bebè!

è molto importante il ruolo di Tip (che appare senza il fratello) come scout! Essi nella storia  avevano un organizzazione simile a quella delle GM

A dir poco fantastica!

Re: Topolino e l'orfanello riformato (# 1)

Doctor Einmug
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    Re: Topolino e l'orfanello riformato (# 1)

    Davvero una bellissima storia.
    All'inizio pensavo di trovare una delle solite storie di Walsh ultimo periodo un po' ripetitive (lo zio balatrone, il fantasma fallito etc.) ma poi durante la lettura mi sono ricreduto. Walsh è sempre una garanzia e la storia è divertente e scorre via che è un piacere. Fantastica.
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    Re: Topolino e il trovatello milionario (# 2)

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    Re: Topolino e il trovatello milionario (# 2)

    Da notare il fatto che i cattivi si nascondano in una fabbrica di giocattoli,cosa che era gia stata usata in "Topolino contro Topolino".

    Re: Topolino e il trovatello milionario (# 3)

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    Re: Topolino e il trovatello milionario (# 3)

    Citazione di: valsedre il Mercoledì 28 Apr 2010, 21:16:52Da notare il fatto che i cattivi si nascondano in una fabbrica di giocattoli,cosa che era gia stata usata in "Topolino contro Topolino".
    Vero. Contribuisce a dare fascino.
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    Re:Topolino e il trovatello milionario (# 4)

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    Re:Topolino e il trovatello milionario (# 4)

    L'inclusione del nuovo personaggio (una sorta di Baby Herman ante litteram, almeno quando inizialmente si spaccia per neonato) crea un notevole dinamismo interno ai characters dell'entourage basilare, generando inediti confronti psicologici, grazie ai quali tra l'altro emerge la consapevolezza dei personaggi di appartenere alla media o piccola borghesia. Le certezze familiari e ordinarie di Topolino sembrano lì lì per crollare più volte in una manciata di sequenze di grande impatto, valorizzate dall'ottima mimica di Topolino sul filo del rasoio. Efficace è il parco giochi, una sorta di paese dei balocchi organizzato dal grasso e rubicondo Big Ben che ne vieta l'ingresso agli adulti per educare i ragazzini al crimine (Topolino vi si intrufola fingendosi bambino, in un costume spaziale e con la s blesa), ma ancor più incisivi sono le bambole e i giocattoli assassini che Topolino è costretto a fronteggiare completamente da solo (e i discorsi precedenti di Big Ben suggeriscono che in passato bambini riluttanti siano morti tra le loro braccia meccaniche). Le tipiche invenzioni visionarie di Walsh si amalgamano quindi meglio del solito coi sottintesi della trama (anche se gli americani lo hanno accusato di indulgere un po' troppo nell'umorismo nero col parallelo bambini criminali-giocattoli omicidi), ampliando decisamente la loro portata fino a toccare temi quali lo sfruttamento e il condizionamento nell'età formativa, inconsueti nelle storie di Topolino (contrariamente all'accusa di mancata coordinazione interna che muove a questa storia l'attuale critica statunitense). Shock la sequenza in cui Topolino vede Tip che fuma il sigaro insieme a un poco di buono (come se i due stessero replicando la coppia Pinocchio-Lucignolo del film Disney). Tip finalmente ha nella striscia un ruolo primario e fondamentale, anzi Topolino arriva spesso molto più tardi rispetto all'efficienza di Tip e del suo corpo scout (nello script è un esempio di pre-adolescenza normie ed efficiente). È un monito per un oculato investimento nella formazione delle nuove generazioni da parte di un Walsh in vena di pragmatico buon senso. In un periodo in cui le baby gang erano ai primi posti nella cronaca (anche per aver compiuto omicidi) e molti giornali incolpavano di ciò «i fumetti», quella di Walsh è una pronta presa di posizione in difesa del medesimo. La sequenza di foto che mostra tutta una serie di Big Ben (I, II, III ecc...) sembra alludere al concetto di ereditarietà (o genetica?) del crimine, trattato da William March nel suo romanzo Il seme cattivo o I semi del male (The Bad Seed) in quello stesso 1954. I bambini di Walsh sembrano contenere in nuce i germogli della delinquenza: allora come ora, oltre 60 anni dopo, è accettare la regolamentazione sociale (con tutti i suoi pro e contro) a permettere all'individuo di avere una vita degna del generale rispetto. Negli USA, come per la maggior parte delle storie di Walsh degli anni '50 (tutte recentemente ristampate nella raccolta cronologica dedicata a Gottfredson), l'importuno approccio fin de siècle della critica ufficiale alla striscia di Mickey Mouse (una critica manifestamente nostalgica del Topolino classico degli anni '30 e poco propensa ad accettarne ulteriori declinazioni) le ha impedito di gradire la pregevolezza formale di questa storia per concentrarsi sulle sue mancanze: ovvero, lo script non approfondisce le altre cause del problema emarginazione (la formalità, il perbenismo, la burocrazia all'ingresso della modernità: temi di lì a breve toccati al cinema da François Truffaut), limitandosi a un breve cenno del ruolo della tv e trovando la soluzione per Leavenworth nell'accoglienza presso una famiglia conformista. Infatti, Leavenworth guarda all'apparecchio un incontro di boxe, nel mentre fuma un sigaro: all'epoca i sociologi opinavano appunto su come novità quali la televisione facessero «crescere troppo velocemente» i giovani alterando il corso naturale della loro maturazione. Certo se al giovane manca un ruolo di guida la frittata è fatta, e se pensiamo alla nuova serie di codici comportamentali che hanno instaurato i recenti social network (causando l'emarginazione di chi non vi si attiene) quelle polemiche non ci appaiono più tanto aleatorie. Ma è pur vero che Walsh – forse "costretto" dai tempi travagliati a elaborare questo particolare script, vi include le sue tipiche frecciate contro le istituzioni, e a come esse gestiscono i giovani: l'ente «ri-formativo» con metodi intimidatori e soffocanti è un lager; Leavenworth – timoroso fino alla fine della vita piccolo-borghese (tenta di scappare non appena Basettoni e Topolino discutono su chi dei due sia più idoneo ad adottarlo) – abilmente la scansa per reintegrarsi nella società per vie laterali (Leavenworth insiste per adottare i 24 coetanei del suo vecchio istituto). La ritrovata madre milionaria non è (più) un'americana media: forse partita da basi umili, è ora la vedova più ricca dello stato e la sua manifesta «eccentricità» è riconosciuta sia da Topolino che da Basettoni. A conti fatti, si tratta di un primo tassello dell'adozione walshiana di temi quotidiani intensi e controversi, di cui se ne rimpiange ancora la precoce interruzione di lì a breve. Pur mostrando il fianco a possibili critiche ideologiche, questa storia è un composto – peculiarmente walshiano – di impegno morale e pathos che sarà arduo – se non impossibile – rintracciare nella produzione Disney dei decenni successivi.

    Voto: 4/4
    Disney Comic Guide - La guida ai fumetti Disney: https://disneycomicguide.wordpress.com/


    Re: Topolino e il trovatello milionario (# 5)

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    Re: Topolino e il trovatello milionario (# 5)

    Ci si concentra sul tema dei bambini precoci, argomento che l'incommensurabile aveva adoperato svariate volte, ma sempre brevemente e senza approfondirlo troppo, mentre qui il tema tiene banco per diversi mesi. In precedenza, aveva sempre visto questo elemento come esagerazione comica; stavolta predomina l'impressione che sia diventato un fatto d'attualità
    Ciò, unitamente all'assenza del soprannaturale, contribuisce a dare un sapore realistico alla vicenda, rendendola sicuramente inusuale nel panorama walshano, comunque mantenendo la riconoscibilità dell'autore. Pur muovendosi su un terreno nuovo (o perlomeno non utilizzato da tanto: bisogna tornare a Topolino e gli orfani di guerra di 10 anni prima per trovare un'atmosfera analoga) il risultato raggiunge un'altissima qualità.

    La quotidianità malinconica della prima parte cede il passo a un thriller con un forte senso di pericolo nel momento in cui due membri della banda tentano di riportare Leavenworth da Big Ben.
    Ho notato nella scena un interessante comportamento della malavita: essa si considera padrona dei propri affiliati tanto da non consentire che questi la abbandonino. Il bambino non ha tradito i suoi vecchi amici, non li ha denunciati né ha fatto qualcosa per ostacolarli. Semplicemente, ha deciso di andarsene per un'altra strada. Tuttavia, il suo ex-capo non può tollerare che lo faccia senza il suo permesso.

    Ho particolarmente gradito la sequenza in cui Topolino si infiltra nel covo dei delinquenti – un parco giochi deviato – fingendosi un pargolo, sfoderando un linguaggio puerile e spesso sul punto di tradirsi. Qui Walsh mostra il suo gusto per il contrasto, combinando il pericolo con elementi legati all'infanzia: un tiro a segno in cui si insegna a contrapporsi alle figure istituzionali, giocattoli assassini con i quali si ingaggia una battaglia emozionante (sebbene non descritta passo passo) e, soprattutto, Big Ben.
    Quest'ultimo si aggiudica un posto d'onore tra i cattivi creati da Bill, nel suo essere contemporaneamente e credibilmente un giocherellone e uno spietato delinquente. Spietato, ma in grado di provare affetto: alla fine, non si capisce se è dispiaciuto per essere stato sconfitto oppure perché una persona a cui voleva bene gli si è rivoltata contro.
    Merita anche lo psichiatra atto a valutare l'idoneità criminale dei nuovi adepti (a proposito, ma nei fumetti di Walsh tutti gli psichiatri sono tedeschi?).

    Il finale anticlimatico mi ha convinto: in genere quando mi imbatto in una cosa del genere, la considero uno spreco di una scena che avrebbe potuto essere epica. Stavolta invece miè piaciuto, nonostante non ne comprenda consciamente il motivo; e poi mi permette di vedere il protagonista che, per lo slancio, percorre diversi metri prima di capire che è tutto concluso. Inoltre, la trovata dei boy scout che cataloga le prove come una squadra di polizia fa ridere.

    La storia mostra sfiducia nelle istituzioni, rappresentate dal riformatorio, e nella conclusione sembra suggerire come soluzione l'educazione da parte dei genitori.
    Tuttavia, neanche questa può dirsi valevole in assoluto: mentre Leavenworth trova una madre affettuosa e generosa, Big Ben, venendo da una famiglia di malviventi, non ha potuto che seguirne le orme. Il quesito sottointeso a tutta la vicenda "Come evitare che i giovani imbocchino la cattiva strada" non trova una risposta definitiva; la consapevolezza che non tutti i casi sono uguali rende giustizia all'estrema varietà e complessità elle vicende umane.

    Re: Topolino e il trovatello milionario (# 6)

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    Re: Topolino e il trovatello milionario (# 6)

    Citazione di: Special Mongo il Venerdì 12 Apr 2019, 00:40:55i discorsi precedenti di Big Ben suggeriscono che in passato bambini riluttanti siano morti tra le loro braccia meccaniche
    Eh già, si tratta di un'altra inconsuetudine per l'autore. Si parla di morte senza citarla esplicitamente (malgrado il riferimento sia difficilmente equivocabile): una soluzione ben diversa dal passato, in cui egli mostrava i decessi direttamente sulla scena.
    Citazione di: Special Mongo il Venerdì 12 Apr 2019, 00:40:55è ora la vedova più ricca dello stato e la sua manifesta «eccentricità» è riconosciuta sia da Topolino che da Basettoni
    Ma poi, in cosa risiede questa sua eccentricità? Nel dimostrare la sua riconoscenza a chi le ha riportato il figlio? Mi sembra un comportamento del tutto normale.