Ormai più di un anno fa, poco tempo dopo alla mia iscrizione al forum, avevo promesso che avrei scritto un mio parere su questa storia, e anche se seguiranno diverse banalità ci tenevo comunque a mantenere, se pur tardivamente, la parola data... anche se nessuno si sarebbe stracciato le vesti in caso contrario!
La bella storia di Barks comincia con uno zio Paperone che, lamentandosi con il nipote, si perde a fantasticare su quanto sarebbe bello se Paperino avesse ereditato da lui la sua parsimonia... chi di noi non ha mai perso tempo ad immaginare un mondo idilliaco in cui tutti ci assomigliano, hanno il nostro stesso modo di pensare e di approcciarsi alla vita, insomma un mondo in cui è il "giusto" a dominare? Già solo per questo breve frangente il Maestro dell'Oregon dimostra le sue eccellenti capacità di sviscerare l'animo umano perchè, ammettiamolo, tutti noi abbiamo la certezza che se ogni essere umano ci fosse simile allora il mondo sarebbe un posto ben migliore... ma per fortuna, fra di noi soltanto zio Paperone ha dovuto davvero fare i conti con un suo sosia. In questa sua prima apparizione, Cuordipietra Famedoro, fra l'altro presentato da Barks con un design tanto semplice quanto accattivante, ancora non dà sfogo alla sua vera essenza, come avrebbe fatto nella sua terza apparizione, ma è presentato come un vero e proprio doppelgänger dello zione. Egli è in tutto e per tutto simile a lui, nei modi di fare, nell'avarizia, nell'orgoglio, ma quel che è più comico in tutto ciò è che Scrooge, pur intravedendo questi difetti, non li riconosce come propri! Leggendo questa storia comprendiamo che, quando lo zione di Barks giustifica i propri modi affermando che la sua "non sia avarizia, ma parsimonia", o si fa vanto di pregi che in verità non possiede, non sta affatto lucidamente mentendo, anzi, ci crede davvero. Ed è presumibile che ciò sia equivalente alla visione di sè che ha lo stesso Famedoro.
Volendo esagerare, e molto probabilmente adoperando sovraletture che Barks non aveva contemplato, è possibile individuare già in questa storia la differenza fra i due anziani miliardari, vale a dire il rapporto che tengono con i loro cimeli, per Cuordipietra il suo primo diamante (che in verità sarebbe stato introdotto da autori successivi), e per zio Paperone, ovviamente, la grande Numero Uno. Il primo, infatti, tiene conservata la testimonianza del suo inizio verso il successo in una teca impenetrabile, mentre invece lo zione porta sempre con sè il suo decino (grazie al quale, fra l'altro, alla fine vince), e si potrebbe giustamente obiettare che fra un diamante e una monetina esistano delle discrete differenze di dimensioni. Il fatto, però, è che il diamante di Cuordipietra rappresenta esclusivamente la sua ricchezza, ma non è capace di trasmettere nient'altro se non questo: certo, il successo brilla assieme alla facce del diamante, ma non il sacrificio o il sudore colato dalla fronte per ottenere il cimelio. La Numero Uno è, invece, soltanto un miserabile e insulso decino, ma proprio per questo sembra che, almeno in questa prima storia, la differenza fra Cuordipietra e zio Paperone sia che quest'ultimo non ha vergogna del proprio passato e che, anzi, lo abbraccia con serenità, non considerando le umili origini come una fonte di imbarazzo ma, anzi, forse proprio di orgoglio! Che quindi la ragione della sua vittoria sul nuovo acerrimo rivale sia da ricercare proprio nella sua superiorità morale? Quasi sicuramente no, dato che lo zione durante la storia si comporta in modo speculare e identico a Cuordipietra, ma magari a qualcuno (per esempio, a me) può far piacere pensarla così