Lo scrivente non ha mai fatto mistero di non avere mai avuto qualsivoglia simpatia per lo stile di Gagnor, generalmente molto distante dalle mie corde, a tratti persino fastidioso. Vi sono però alcune eccezioni, di cui due che spiccano particolarmente, uscite più o meno nello stesso periodo; la prima è Paperoga Eroe dello Spazio, in cui Gagnor dimostra di poter usare una delicatezza di sentimenti che da lui non mi sarei mai aspettato; la seconda è proprio questa storia, che all'epoca destò su di me una vivissima impressione (in ciò giocava il fatto - sicuramente - che già di mio sono sempre stato attratto dall'Himalaya e dell'alpinismo. Infatti anni prima una storia "minore" di Pezzin ambientata nei medesimi luoghi sortì su di me un effetto simile, con in più un'impronta di misticismo) e che ritengo - ad oggi - la migliore mai scritta da Gagnor.
Il modo in cui la storia scava nell'interiorità e nei sentimenti di Topolino e Gambadilegno è sublime, e questa non avrebbe mai potuto svolgersi in un altro contesto, vi era bisogno dell'alta montagna, dell'Uomo da solo con la Natura, per permettere questo livello di introspezione. Il tutto è poi enormemente arricchito dagli straordinari disegni di Cavazzano, qui in una delle sue migliori prestazioni in assoluto, se non la migliore, dell'ultima parte della carriera. Per me a parte qualche battuta di troppo, comunque ben dosata, è una storia da 10.
Ovvio che Casty sia (almeno per quanto mi riguarda) il GOAT dei Topi, ma non bisogna sempre tirarlo in ballo e fare comparazioni, così si fa un torto sia al goriziano che a Gagnor, sono due autori diversi che hanno stili molto diversi, ed uno dei punti di forza del fumetto Disney è che vi sono autori per tutti i gusti.
Perché di questo mondo siamo solo ospiti, fra i tanti. E non i padroni. Insieme abbiamo dimostrato tante cose, ma la più importante è che non esiste l'impossibile.