Recensione Topolino 3667

Il nuovo numero del settimanale alza la media rispetto alle precedenti settimane, contraddistinte da un generale torpore.
A compiere l’impresa è Minni e la leggenda del Capitano Bloom, sceneggiata da Marco Nucci e disegnata, in maniera strepitosa, da Stefano Intini. Se negli anni Novanta le storie con protagoniste femminili, tra alti e bassi, erano pubblicate sulla testata dedicata a Minni, oggi una storia simile risulta una ventata d’aria fresca, anche perchè, da protagonista assoluta, il personaggio risulta fresco, tridimensionale e del tutto autonomo.
Ad aiutare, in parte, è l’opera originale cui fa riferimento (senza citazione esplicita), ovvero il film del 1947 Il fantasma e la signora Muir. Se nella pellicola in bianco e nero l’elemento romantico risulta preponderante, nella storia a fumetti Nucci inserisce un brillante pirata gentiluomo, il Capitano Bloom, tanto ritmo musicale, la difficoltà per gli scrittori nel trovare ispirazione e anche un pizzico di horror nella parte finale.
Ovviamente, a prendere la scena è il rapporto di amicizia e di intesa tra Minni e Bloom. Nucci risulta molto abile a descrivere lo scambio tra i due, con dialoghi maturi e le umane incomprensioni e debolezze che possono esistere anche nei fantasmi morti da oltre 300 anni.

Vignette mute ricche di dinamismo
Intini realizza tavole eccezionali, in cui paesaggi e panorami marini vengono valorizzati dalla giusta dose di dettagli, mentre i personaggi recitano in maniera realistica e convincente. Citiamo con piacere le quattro vignette mute in cui Minni corre con ritmi da cartoon e la parte finale, in cui le tavole virano verso l’horror in maniera eccelsa.
In sintesi, la storia è un’ottima dimostrazione di come usare Minni e di come realizzare intriganti narrative basate sui caratteri dei personaggi, anche se usati solo per una volta. Risulta un peccato non averle dedicato la copertina.
Copertina, ottimamente realizzata da D’Ippolito, dedicata invece a Galaxy Quack – La consegna soporifera, seconda storia autoconclusiva della serie iniziata nel numero scorso. Giovanni Barbieri (sceneggiatore di Eva Miranda disegnata da Vittorio Giardino) propone una trama non particolarmente inedita ma ben narrata. I dialoghi puntuti tra Paperino e il robot aiutante sono divertenti, e anche il pianeta di metodica precisione risulta una buona fonte di gag. I disegni di Giovanni Preziosi sono dinamici e ricchi di ritmo, e ben ritraggono i volatili maniaci della gestione del tempo.

Rapporti realistici
La storia straniera presente – Paperino, Paperina e il trafuga-cappelli – ha il pregio di essere ambientata a Copenaghen (pur non nominata nella traduzione italiana), di cui vengono rappresentate architetture moderne e non banali, come il diamante nero. Le otto tavole sceneggiate da Gorm Transgaard e disegnate da Flemming Andersen mostrano un Paperino deciso e determinato con una buona gestione dell’azione e del movimento, che ricorda qualche vecchio cortometraggio animato. Il finale risulta piuttosto strano, e forse la traduzione originale assume maggior senso (anche se non appare molto edificante).

Dialoghi puntuti
Miss Paperett e il dattilo campionato chiude il numero, sceneggiata da Matteo Venerus e disegnata da Blasco Pisapia. La storia ruota attorno ad un festival in cui si celebrano gli antichi mestieri, e Miss Paperett e Battista partecipano ad una gara di dattilografia. Le macchine da scrivere non vengono più usate, ma la scrittura con la tastiera del computer serve sempre. La trama scorre via senza particolari frizzi, mentre Pisapia realizza personaggi secondari con la sua usuale cura, come nel caso del presentatore bovino.
A livello di rubriche, abbiamo le istruzioni su come disegnare Miss Paperett insieme a Valerio Held, un servizio sul nuovo film Pixar (Hoppers, in italiano Jumpers) e un articolo sulle macchine da scrivere (che, secondo me, abusa un po’ troppo del fattore nostalgia).
Il numero nel complesso è convincente, soprattutto grazie alla storia d’apertura.
Voto del recensore: 3.5/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2026/03/10/topolino-3667/
Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!

Il nuovo numero del settimanale alza la media rispetto alle precedenti settimane, contraddistinte da un generale torpore.
A compiere l’impresa è Minni e la leggenda del Capitano Bloom, sceneggiata da Marco Nucci e disegnata, in maniera strepitosa, da Stefano Intini. Se negli anni Novanta le storie con protagoniste femminili, tra alti e bassi, erano pubblicate sulla testata dedicata a Minni, oggi una storia simile risulta una ventata d’aria fresca, anche perchè, da protagonista assoluta, il personaggio risulta fresco, tridimensionale e del tutto autonomo.
Ad aiutare, in parte, è l’opera originale cui fa riferimento (senza citazione esplicita), ovvero il film del 1947 Il fantasma e la signora Muir. Se nella pellicola in bianco e nero l’elemento romantico risulta preponderante, nella storia a fumetti Nucci inserisce un brillante pirata gentiluomo, il Capitano Bloom, tanto ritmo musicale, la difficoltà per gli scrittori nel trovare ispirazione e anche un pizzico di horror nella parte finale.
Ovviamente, a prendere la scena è il rapporto di amicizia e di intesa tra Minni e Bloom. Nucci risulta molto abile a descrivere lo scambio tra i due, con dialoghi maturi e le umane incomprensioni e debolezze che possono esistere anche nei fantasmi morti da oltre 300 anni.

Vignette mute ricche di dinamismo
Intini realizza tavole eccezionali, in cui paesaggi e panorami marini vengono valorizzati dalla giusta dose di dettagli, mentre i personaggi recitano in maniera realistica e convincente. Citiamo con piacere le quattro vignette mute in cui Minni corre con ritmi da cartoon e la parte finale, in cui le tavole virano verso l’horror in maniera eccelsa.
In sintesi, la storia è un’ottima dimostrazione di come usare Minni e di come realizzare intriganti narrative basate sui caratteri dei personaggi, anche se usati solo per una volta. Risulta un peccato non averle dedicato la copertina.
Copertina, ottimamente realizzata da D’Ippolito, dedicata invece a Galaxy Quack – La consegna soporifera, seconda storia autoconclusiva della serie iniziata nel numero scorso. Giovanni Barbieri (sceneggiatore di Eva Miranda disegnata da Vittorio Giardino) propone una trama non particolarmente inedita ma ben narrata. I dialoghi puntuti tra Paperino e il robot aiutante sono divertenti, e anche il pianeta di metodica precisione risulta una buona fonte di gag. I disegni di Giovanni Preziosi sono dinamici e ricchi di ritmo, e ben ritraggono i volatili maniaci della gestione del tempo.

Rapporti realistici
La storia straniera presente – Paperino, Paperina e il trafuga-cappelli – ha il pregio di essere ambientata a Copenaghen (pur non nominata nella traduzione italiana), di cui vengono rappresentate architetture moderne e non banali, come il diamante nero. Le otto tavole sceneggiate da Gorm Transgaard e disegnate da Flemming Andersen mostrano un Paperino deciso e determinato con una buona gestione dell’azione e del movimento, che ricorda qualche vecchio cortometraggio animato. Il finale risulta piuttosto strano, e forse la traduzione originale assume maggior senso (anche se non appare molto edificante).

Dialoghi puntuti
Miss Paperett e il dattilo campionato chiude il numero, sceneggiata da Matteo Venerus e disegnata da Blasco Pisapia. La storia ruota attorno ad un festival in cui si celebrano gli antichi mestieri, e Miss Paperett e Battista partecipano ad una gara di dattilografia. Le macchine da scrivere non vengono più usate, ma la scrittura con la tastiera del computer serve sempre. La trama scorre via senza particolari frizzi, mentre Pisapia realizza personaggi secondari con la sua usuale cura, come nel caso del presentatore bovino.
A livello di rubriche, abbiamo le istruzioni su come disegnare Miss Paperett insieme a Valerio Held, un servizio sul nuovo film Pixar (Hoppers, in italiano Jumpers) e un articolo sulle macchine da scrivere (che, secondo me, abusa un po’ troppo del fattore nostalgia).
Il numero nel complesso è convincente, soprattutto grazie alla storia d’apertura.
Voto del recensore: 3.5/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2026/03/10/topolino-3667/
Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!

















