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Post - Manuel Crispo

Pagine: [1]  2  3  ...  22 
1
Topolino / Re:Topolino 3438
« il: Sabato 16 Ott 2021, 12:55:19 »
Volevo innanzitutto ringraziare Alessandro Sisti per la sua gentile risposta alle mie severe osservazioni. Come dice Nigel, si é avvertita in pkne la mancanza di un minimo di redazionali che spiegassero gli elementi meno chiari e più complessi del vasto mondo pikappico; d'altra parte, i viaggi nel tempo si sa, sono materia narrativa complessa e come sappiamo la meccanica temporale di pkna non è mai stata spiegata in maniera esaustiva: dubbi e incertezze sono quindi, a mio parere, legittimi.
Ecco quindi le mie perplessità, che permangono nonostante la gentile e completa risposta dell'autore:
1) "buona parte" significa "grande quantità, in misura notevole, la maggior parte di"; mi sembra quindi una espressione inadatta a indicare un distretto. Quanto é un distretto? Beh, dipende. New York, ad esempio, é suddivisa in cinque distretti: la distruzione di un distretto periferico non vedo come possa coinvolgere buona parte della città. Nella storia viene chiamato anche quartiere, a rendere il tutto ancora più nebuloso; nel Giorno del sole freddo si usano anche altre espressioni come "radere al suolo la città", "una fettona di Paperopoli" e "distruggerà mezza città";
2) Nel Giorno del sole freddo a esplodere non era la centrale di distribuzione, bensì il centro ricerche energetiche, che é dove Hoggs stava effettuando ricerche sulla fusione nucleare fredda (non una nuova fonte di energia, ma appunto un tipo ipotetico di reazione nucleare);
3) Periferica o centrale che sia, come ho detto, l'esplosione paventata in Sole freddo é una esplosione nucleare, insomma non proprio una minicicciola;
4) Nel secondo episodio di ZF, Axel dice: "Il quartiere non dovrebbe esistere. Niente di ciò che vi accade di trova negli archivi di Time0. Possiamo fare qualunque cosa". Mo', città o distretto che sia, a me pare una leggerezza non da poco che la temPolizia non abbia idea di ciò che accade lì, di fatto Axel sembra suggerire che quel pezzo di città sia PER SEMPRE invisibile ai radar della Tempolizia. Perché leggerezza? Perché sapendo questo, qualunque cronauta farebbe quello che fa Axel cioè annidarsi in un punto non mappato del continuum per fare i propri porci comodi;
5) É questa l'unica volta nella storia del mondo in cui un cronauta é riuscito a cambiare il corso della Storia? Non esiste un protocollo, una linea d'azione, qualcosa?

Rileggendo il giorno del sole freddo ci si accorge che ci sono delle discrepanze secondo me oggettive rispetto a Zona Franca. La mia umile teoria, che potrebbe essere benissimo smentita, é che in Disney l'idea di una città nuclearizzata da una esplosione atomica non sia più accettabile. Da cui la retcon, che a me pare fattuale basandosi semplicemente, lo ripeto, su ciò che le due storie dicono. Le spiegazioni offerte dai volenterosi pkers su questo topic, come la teoria della città che diventa distretto, sono solo ipotesi: ciò che conta é ciò che si legge nel testo. Stop.

Rileggendo tutto pkna ci di rende conto di quante cose relative alla Tempolizia e alla gestione dei paradossi temporali non siano state mai spiegate. Sarebbe divertente vedere approfondimenti e nuove storie che esplorino i paradossi e il modo in cui viene gestita la giustizia relativa alle modifiche del continuum spaziotemporale: secondo me Zona Franca, e lo dico con il massimo rispetto per il lavoro di uno dei miei sceneggiatori Disney preferiti,  da questo punto di vista rappresenta una piccola occasione mancata.

2
Topolino / Re:Topolino 3438
« il: Giovedì 14 Ott 2021, 10:21:58 »
Chissà, magari Sisti tornerà di nuovo sul forum a per illuminarci  :D
Su una cosa però non sono d'accordo
Spoiler: mostra
pur avendo perso due capi su tre non credo affatto che l'organizzazione sia stata smantellata o che Axel sia condannato a rimanere nel 21esimo
 secolo. Basta vedere come a un certo punto durante lo scontro richiama rinforzi dal futuro lasciando intendere che la giovane organizzazione ha già diverse ramificazioni nel tempo. Gli sarà sufficiente fare una chiamata alla "base" per farsi venire a prendere e continuare il suo operato da solo.


Ci sta. Però questo vuol dire che, come minimo, ci aspetta
Spoiler: mostra
un'altra storia che racconti come Axel é tornato nel futuro e ha rimesso in piedi l'organizzazione.

3
Topolino / Re:Topolino 3438
« il: Giovedì 14 Ott 2021, 09:56:54 »
Il punto debole è lo sviluppo che prende la trama in questa seconda puntata

Usciamo un attimo dal discorso prettamente tecnico e rimaniamo sulle vicende narrate nel Sole freddo.

Se Paperopoli fosse stata rasa al suolo dall'esplosione, quindi se il Razziatore viaggiando nel passato non avesse cambiato la Storia, cosa sarebbe accaduto? Ce lo mostra Ambrosio in Se...: i paperopolesi salvi ma in una dimensione parallela (quindi FUORI dal continuum spazio-temporale), Lyla disattivata, PK unico abitante della Paperopoli fantasma. Molte cose quindi sarebbero andate diversamente rispetto a come le abbiamo viste: senza Uno, PK non avrebbe potuto sconfiggere l'impero evroniano (oppure sì, perché con la Terra occupata dagli evroniani non esisterebbe di certo la Tempolizia; quindi PK ha sconfitto egualmente Evron, ma in che modo non ci è dato saperlo); di certo non esisterebbe Odin Eidolon, ed essendo lui il creatore dei droidi questi non esisterebbero come li conosciamo; non avremmo avuto le vicende di Ritratto dell'eroe da giovane (in qualche modo si sarebbero svolte comunque quelli di Carpe diem, altrimenti avremmo avuto la distruzione del Tempo e quindi, come prima, anche la scomparsa della Tempolizia); ci sono poi miriadi di altri cambiamenti che ora non siamo in grado di valutare, legati ai milioni di abitanti di Paperopoli che non avrebbero dovuto essere vivi e attivi nel Continuum principale e che invece lo sono dopo la modifica agli eventi causata dal Razziatore.
Per quanto ci viene mostrato nel finale di PKNA, dopo Il giorno del sole freddo la Storia è cambiata, su questo non ci piove, in maniera radicale: ecco perché
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la Tempolizia non può assolutamente ignorare ciò che accade nella Zona Franca: la storia è stata riscritta
; quindi il concetto alla base di Zona Franca non ha senso da un punto di vista logico, e forse questa storia avrebbe dovuto concentrarsi su questo, piuttosto che su
Spoiler: mostra
la creazione dell'Organizzazione, che peraltro con l'arresto di due dei tre capi originari e il ritorno di Axel nel 21esimo secolo è di fatto, attualmente, smantellata.


Ammesso che Sisti abbia ignorato Se... e riscritto, come suggerito in questa avventura, quell'evento, resta un concetto molto semplice: da un punto di vista temporale nessun uomo è un'isola. Ogni cambiamento avvenuto nel Continuum può avere effetti a valanga sul futuro, e questa è la ragione per cui la Tempolizia esiste e opera.

4
Topolino / Re:Topolino 3438
« il: Mercoledì 13 Ott 2021, 19:51:58 »
Molto deluso dalla conclusione della storia di pk.

Spoiler: mostra
Non ho apprezzato la retcon del Sole freddo (l'esplosione doveva distruggere buona parte di Paperopoli, non un solo quartiere! Da dove salta fuori quest'idea?); Il concetto di Zona Franca, oltre a non essere molto originale, é anche poco sensato: come è possibile che la tempolizia ammetta una zona cieca e se ne disinteressi? A cosa serve una zona franca se comunque i cronauti hanno un dispositivo che impedisce alla tempolizia di rilevare i tachioni?
La presenza della Flagstarr, per quanto gradita, é  puro fanservice con zero impatto sulla trama.
La successione degli eventi é farraginosa e innaturale (sono un droide anzi no, Non so dove sia Lyla anzi sì, Axel non sa niente anzi sa tutto, facciamo un patto mi rimangio il patto, facciamo un altro patto). Sorvolo su Uno che se ne va in giro nel robottone Giappo, peraltro orrendo.


Credo sia arrivato il momento, con pk, di salutare queste trame avvolte su dettagli infinitesimali di venticinque anni fa e cercare di esplorare strade nuove.

5
Testate Regolari / Topolino Gold 4 - Reginella - La trilogia
« il: Venerdì 1 Ott 2021, 17:25:30 »
Recensione Topolino Gold 4 - Reginella - La trilogia


 Topolino Gold è una testata da edicola e fumetteria varata sul finire del 2020 e concepita per offrire, in una nuova veste, agile ed elegante, “grandi saghe del passato”.

 Chi stabilisce la grandezza di una storia? Potremmo dire che esistono dei criteri, se non oggettivi, quantomeno convenzionali. Lo studio delle strutture grafico/narrative del fumetto, una teoria su metodologia e progettualità – ciò che per brevità potremmo chiamare “fumettologia” – esiste almeno dalla pubblicazione del saggio di Umberto Eco Apocalittici e integrati nel 1964. Nel linguaggio comune però, la “grande storia” è semplicemente quella che si imprime nell’immaginario collettivo.

 Alla domanda se sia possibile che una storia brutta o mal concepita si imponga nella memoria dei lettori di generazione in generazione, rispondiamoci ripensando a quante storie interessanti e valide siano finite nel dimenticatoio nel corso dei decenni, sommerse da altre dotate di maggior appeal. Purtroppo, non esiste una scala Mercalli degli scuotimenti dell’immaginario collettivo; cionondimeno possiamo con una certa sicurezza affermare che Rodolfo Cimino sia principalmente noto al grande pubblico per l’ideazione del personaggio di Reginella, regina di Cocuzzolandia (poi rinominato Pacificus), la cui saga principale si articola in cinque avventure edite su Topolino, Almanacco Topolino e Mega 2000 fra il 1972 e il 1994.

 Nella storia intitolata Paperino e l’avventura sottomarina, forse destinata in origine a rimanere un unicum, Paperino perdeva l’amore della sua bella rapitrice aliena manifestando tratti caratteriali che oggi stentiamo ad attribuirgli, una vigliaccheria che il suo personaggio, complice anche l’affermazione del suo alter ego supereroistico Paperinik, ha perduto con gli anni. Grazie al successo ottenuto presso i lettori, gli autori (Cimino e il creatore grafico di Reginella, Giorgio Cavazzano) ripresero il personaggio dando corpo e una pur vaga “lore” al pianeta errante Pacificus, posto in un contesto spaziotemporale eccentrico rispetto al nostro, e dando vita di storia in storia a una sorta di tragedia greca cosmologica.

 
L’iconico finale di Paperino e l’avventura sottomarina

Come gli eroi sofoclei, un Paperino ora decisamente impavido viene separato dall’oggetto del proprio amore da eventi esterni, imperativi etici, un fato incontrastabile. Nel 1994, la quinta storia del ciclo (Paperino, Reginella e il terribile Vampirione, unica della serie originale a non essere disegnata da Cavazzano) si concludeva con la fosca immagine di una Reginella in coma profondo, forse destinata a non risvegliarsi mai più. Non tutti sanno che Cimino aveva progettato altre due avventure, volte probabilmente a concludere il ciclo, che non hanno mai visto la luce da un punto di vista editoriale e che purtroppo a questo punto dubito leggeremo mai.

 In apertura si parlava di immaginario. Per molto tempo la serie di Reginella è apparsa quasi inscindibile dai suoi creatori, “saga d’autore” nel senso più moderno del termine. Sono stati scritti approfondimenti critici sul rapporto amoroso fra Paperino e la regina di Pacificus, si è evidenziata l’evoluzione caratteriale dei personaggi di storia in storia e si è posta l’attenzione sulla sostanziale tragicità legata al desiderio d’amore inappagato, l’impossibilità di un lieto fine che potesse dirsi realmente lieto. La saga ha goduto anche di varie ristampe, tra le quali spicca sicuramente il primo volume di Tesori Disney.

 Ventitré anni dopo la pubblicazione del Terribile Vampirione, la ripresa della serie, avvenuta nel 2017 con una storia realizzata da Bruno Enna e Giada Perissinotto, è stata vista da alcuni come una sorta di sacrilegio, anche perché nelle sue pagine si derubricava la relazione sentimentale fra Paperino e Reginella a semplice “amicizia”.

 Il personaggio è poi ricomparso in varie avventure sceneggiate da Vito Stabile e disegnate da Daniela Vetro, Alessia Martusciello e Renata Castellani: storie su cui preferisco non dilungarmi ma che rappresentarono il tentativo di rifunzionalizzare Reginella portandola al di fuori delle dinamiche tragiche cui a suo tempo la condannò Cimino. Quest’anno si è detta la parola fine alla serie con L’ultima avventura di Reginella, firmata a quattro mani da Stabile e dal direttore Alex Bertani e resa graficamente da Stefano Zanchi, una storia che non nega ma anzi suggerisce fra le righe il sentimento che la lega a Paperino. In tal maniera, con la silenziosa ammissione del fallimento di questo esperimento narrativo, il cerchio in qualche modo è stato chiuso.

 In concomitanza con la conclusione dell’”affaire Reginella”, Panini ha rilasciato in edicola un volume ad essa dedicato nell’ambito della testata Topolino Gold. L’albo è cartonato, è costituito da 158 pagine e si intitola Reginella – La trilogia. Si dà il caso che, dal punto di vista della fattura materiale, sia anche molto bello.

 Chi possiede il volume Tesori Disney dedicato alla serie sarà felice di vedere per la prima volta proposta Il ritorno di Reginella interamente a colori, nonché risolta l’inversione delle tavole presente nell’Avventura sottomarina. Gli amanti degli extra festeggeranno la presenza di ben 13 pagine di contenuti inediti, fra la prefazione di Serena Colombo, una lunga e interessante intervista a Cavazzano (in cui si parla dell’evoluzione stilistica del personaggio e dello stesso disegnatore, che in quegli anni stava abbandonando il proprio tratto giovanile per entrare nella piena maturità tecnica), varie interviste più brevi agli autori che hanno avuto modo di lavorare al prosieguo della saga: i già citati Enna, Perissinotto, Vetro, Martusciello, Castellani, Stabile e Zanchi, con l’aggiunta di Silvia Ziche, che aveva introdotto Reginella nella parodia Paperina di Rivondosa. Un pratico specchietto riassuntivo delle occasioni in cui il personaggio è comparsa sulle tavole di Topolino e un breve articolo di Luca Boschi sul concetto di trilogia nel fumetto Disney completano il tutto.

 
Il making of della copertina di Cavazzano

 Come si intuisce dal titolo, il presente volume contiene solo la ristampa delle prime tre avventure. In copertina campeggia una meravigliosa regina di Pacificus inscritta in una silhouette bianca di Paperino, tutto mirabilmente illustrato da Cavazzano che firma anche di proprio pugno un frammento di nastro adesivo sistemato sulle copie prenotate in fumetteria prima di una certa data.

 L’insolita dicitura “Trilogia di Reginella” non è nuova: essa circola in rete da diversi anni, accompagnata dalla leggenda metropolitana secondo cui Rodolfo Cimino avrebbe considerato L’avventura sottomarina, Il ritorno di Reginella e Il matrimonio di Reginella come un tutt’uno narrativo. Si tratta di una voce priva di fondamento, poiché lo stesso Cimino realizzò un quarto episodio a soli cinque anni di distanza dal terzo e da quel momento in poi smise di lavorare alla saga solo con la morte.

 Al netto della perplessità di vedere sposata ufficialmente una definizione spuria, riproposta poi nell’articolo di Boschi sulle trilogie, sorprende molto leggere nella prefazione: «Cimino ha poi continuato a scrivere della sovrana di Pacificus, ma secondo molti il cuore di Reginella sta proprio in queste prime tre storie, identificate a volte con l’appellativo di trilogia, denominazione questa che, seppur molto soggettiva, abbiamo preso a prestito per il titolo del nostro volume».

 Questo è uno dei pochi accenni all’esistenza di storie di Cimino extra-trilogia, un generico “ha continuato”, senza che siano riportati i titoli di quelle due avventure, quasi a voler scanonizzare La minaccia terrestre e Il terribile Vampirione che vengono poste, innominate, su un gradino qualitativo inferiore, attribuendone la responsabilità a dei “molti” non meglio identificati.

 
Una svista inspiegabile

Anche nel box intitolato Le altre storie di Reginella, cui accennavo poc’anzi, non si citano le già menzionate storie di Cimino bensì tutte le altre, a cominciare da Paperina di Rivondosa nella quale Reginella ha un ruolo di terzo piano e che, essendo di fatto la parodia di una fiction televisiva, non è considerabile canonica. In un riquadro più piccolo, bordato di rosso, viene riportata come “curiosità” una ulteriore comparsata di Reginella (o meglio, come dice lo stesso compilatore, di «un personaggio con le fattezze di Reginella») in Brigittik contro il temibile 2diPicche.

 Questa curiosa “damnatio memoriae” non trova una spiegazione univoca e appare ancora più misteriosa all’interno di un volume per il resto ottimamente curato, in cui anche due storie non canoniche trovano il proprio giusto spazio. Il tentativo (poi rientrato) di riscrivere il rapporto fra i due protagonisti, quasi adulterino nei confronti di Paperina, ci fa pensare che detto rapporto sia considerabile problematico; la cupezza delle due ultime storie sceneggiate da Cimino poco si sposa con il restyling kawaii, “puccettoso”, subìto dalla regina di Pacificus dal 2017 a oggi.

 In attesa di avere rassicurazioni circa la riproposizione, in uscite future, delle storie “innominate” nel presente albo, non posso negare che questa mancanza diminuisce ai miei occhi il valore di questo Gold dedicato alla “Trilogia di Reginella”. Volume che, per il resto, non mancherà di fare la felicità di molti lettori.



Voto del recensore: 3/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2021/10/01/topolino-gold-4-reginella-la-trilogia/

6
Topolino / Topolino 3434
« il: Venerdì 17 Set 2021, 12:37:30 »
Recensione Topolino 3434


 Chi, come il sottoscritto, ha amato la produzione Disney degli anni Novanta, non potrà che gioire del ritorno contemporaneo di due penne che hanno fatto grande quel decennio: Alessandro Sisti e Francesco Artibani.

 Apre questo numero di Topolino il primo episodio di una storia dedicata alle celebrazioni dantesche. Zio Paperone e il centounesimo canto, scritta proprio da Sisti e disegnata da un Alessandro Perina in ottima forma, parte già benissimo grazie alle prime due tavole, con personaggi che parlano in antico fiorentino (non temete, le didascalie renderanno tutto più chiaro!). Il centounesimo canto si pone come parte di quella saga di ambientazione italiana, già sulle tracce di grandi nomi del Rinascimento, realizzata graficamente da Perina e altri autori per i testi di Bruno Enna.

 Nonostante il “passaggio di testimone” autoriale ritroviamo quindi personaggi come Adalbecco Quagliaroli, sua nipote Lucilla (“love interest” di Qui) e zia Peppina. Grazie all’invenzione dei retrocchiali, il clan dei Paperi potrà viaggiare, anche se solo virtualmente, fino all’Italia del Trecento per ritrovare il cosiddetto centounesimo canto della Divina Commedia. Tra casali e palazzi forlivesi, Guelfi Neri e dantisti sospetti, poesia e spionaggio, il mistero si presenta appassionante e ci condurrà sulle tracce di Dante Anatrieri.

 Alessandro Sisti sceneggia con la disinvoltura che gli conosciamo un episodio caratterizzato da un cast piuttosto nutrito, in cui ogni personaggio riesce a ritagliarsi il proprio spazio narrativo e, sebbene la lettura di La pietra dell’oltreblù e Il grande gioco geniale sia auspicabile per meglio apprezzare personaggi e rapporti, essa non risulta obbligatoria per fruire questa storia. Menzione di merito per la parte grafica, con personaggi espressivi e tavole dettagliate e suggestive.

 
Con i retrocchiali ci vuole un attimo a viaggiare nel tempo

 Un tratto mai sufficientemente analizzato della produzione di Francesco Artibani, invece, è il suo senso della Zusammenarbeit, del lavoro di squadra. Nella propria trentennale carriera lo sceneggiatore romano ha saputo collaborare con autori come Fabrizio Mazzotta, Silvano Caroti, Alessandro Bottero, Simone Stenti, Lello Arena, Luca Raffaelli, Tito Faraci.

 Ducktopia è il frutto dell’ultima delle sue collaborazioni eccellenti, quella con la celebre scrittrice italiana Licia Troisi, che mi sembra superfluo presentare in queste righe. I due avevano già lavorato insieme tempo fa, ma se Zio Paperone e il tesoro extrasolare non mi aveva convinto appieno diverso è il caso di questa storia a puntate, nel quale si possono trovare molti motivi di interesse.

 Questo secondo episodio di Ducktopia, intitolato Lo specchio del buio scorre molto gradevolmente grazie a una certa freschezza, complice l’interessante caratterizzazione di Topolino-Topperalt (per approfondire l’amore di Artibani per i mostri potete invece recuperare la mai abbastanza celebrata Monster Allergy, serie capolavoro dei primi anni Duemila).

 
Il momento delle grandi rivelazioni

 Artibani e Troisi creano una sceneggiatura scorrevole in cui non è facile distinguere la mano dell’uno da quella dell’altra, appesantita forse solo dagli eccessivi accenni di worldbuilding, nomi su nomi che si affastellano nel prefinale rischiando di mandare il lettore in confusione.

 Ma si tratta di un peccato veniale: fra Bone e The Witcher, Il signore degli Anelli e Dragon Trainer, l’episodio si conclude con un cliffhanger più che intrigante. Alla riuscita dell’episodio concorre certamente anche il lavoro di Francesco D’Ippolito, disegnatore che più di tutti si è giovato della rinnovata attenzione topoliniana per il tratto carpiano.

 Mentre i Paperi ricordano, per fisionomia e gestualità, lo stile di Giovan Battista Carpi, sui Topi D’Ippolito si lascia andare a piacevoli personalismi proponendo un Topolino inedito, peculiare che non tutti apprezzeranno ma sicuramente fresco e, mi si passi il termine, “giovane”. Sfondi spettacolari migliorati dal digitale e una resa cromatica eccellente concorrono a dare a questa storia una marcia in più.

 Se la prima parte di questo albo ha tutte le carte in regola per intrigare il lettore, diverso è il caso della seconda metà. Con grande dispiacere devo riconoscere di aver trovato tedioso il terzo episodio di Siamo serie! di Sergio Badino e Silvia Ziche. A differenza dei precedenti, in cui il tutto mi era parso più gradevole, qui l’elemento parodistico, gli estenuanti giochi di parole e le miriadi di riferimenti esterni (un po’ della terza stagione di Boris, una spruzzata di Motore/Azione) risultano forzati e affaticanti. I modelli, tra cui ci sono senz’altro i due prodotti che ho citato poc’anzi, sono ben lontani dal risultato finale.

 
Il buon cuore di Zio Paperone

Sopravvivi con Indiana: Preparativi di Marco Bosco e Marco Palazzi è una piacevole ma tutto sommato innocua storia breve, che si fa notare soprattutto per i disegni curati. Conclude l’albo Zio Paperone e la Regina del Mare, la consueta gara affaristica fra PdP e Rockerduck, scontata nell’andamento e nelle conclusioni, realizzata da un Gabriele Mazzoleni non al proprio meglio e un Davide Cesarello non sempre al massimo della precisione.

 In definitiva un altro Topolino per così dire spaccato a metà, da un lato due episodi molto interessanti prodotti da una coppia di sceneggiatori non così presenti sul settimanale; dall’altro tre prove non esaltanti, con l’ultima pagina occupata da una one page di Alessio Coppola di inattesa e spiazzante banalità.

 Vorrei spendere queste ultime righe per parlare di ciò che spesso resta fuori dalle nostre recensioni, vale a dire la copertina e le rubriche.

 Sono ormai sotto gli occhi di tutti i frutti della rinnovata attenzione rivolta all’aspetto grafico del settimanale: da un po’ di mesi a questa parte le copertine di Topolino risultano equiparabili a dei veri e propri artwork. La copertina disegnata da Alessandro Perina è sontuosa e spicca nettamente in edicola anche grazie alla spettacolare colorazione opera di Valeria Turati.

 Per ciò che riguarda l’aspetto extra narrativo del settimanale, d’altronde, sottolineo la presenza di due interviste molto interessanti. La prima, approfondita e rivolta ai meccanismi della narrazione, è al fumettista e sceneggiatore Menotti, al secolo Roberto Marchionni, fumettista negli anni Ottanta sulle pagine di Cyborg e Frigidaire e coautore di Lo chiamavano Jeeg Robot. Nella seconda, Alessandro Sisti ci parla di musica e Giuseppe Verdi, anticipando il contenuto della sua prossima storia.

 In definitiva un albo comunque di buona qualità (al netto di qualche scivolone) che sa creare attesa per il prossimo numero, in cui ci aspettano gli episodi finali di Siamo serie! e Ducktopia.



Voto del recensore: 4/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2021/09/17/topolino-3434/


Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!


7
Recensione Grandi Autori 92 - Topolino Metal Edition: Francesco Artibani


 In lingua inuit, francescoartibanuk è uno dei quattordicimila termini disponibili per indicare la versatilità, l’elasticità, l’adattabilità. È davvero una felice coincidenza che Francesco Artibani, insignito nel 2018 del XIII Premio Papersera e da tempo nel gotha dei fumettisti italiani, sia appunto lo sceneggiatore più versatile del fumetto Disney.

 Dopo essersi diplomato come tecnico di animazione al Cine-TV Roberto Rossellini e aver tentato la strada professionale del disegno, Artibani ha esordito su Topolino poco più che ventenne con una serie di parodie scritte a più mani. Da un lato le divertenti avventure cofirmate con Silvano Caroti e il doppiatore Fabrizio Mazzotta, poi sostituito dallo scrittore e critico Alessandro Bottero; su un altro fronte, la serie del Teatro Alambrah realizzata insieme al celebre attore napoletano Raffaele Arena detto Lello.

 Crea, sempre in coppia con Arena, la famiglia di Amelia e nel 1996 entra a piè pari nel Progetto PK sfornando subito una delle migliori storie della prima serie, Ombre su Venere, cui seguiranno altri capolavori come Terremoto e Carpe diem. Pur continuando a produrre ottime storie su Topolino e PKNA, Artibani si lancia in nuovi progetti come Mickey Mouse Mystery Magazine (di cui scrive quattro episodi su dodici) e W.I.T.C.H. (di cui è uno degli sceneggiatori principali); con Katja Centomo crea Monster Allergy e con Giorgio Di Vita la saga sci-fi Kylion.

 Dialoghista formidabile, maestro della decostruzione, eccellente worldbuilder, fin dal proprio esordio Artibani ha dimostrato di sapersi muovere con estrema disinvoltura in ogni genere e di saper gestire con sapienza personaggi molto diversi fra loro. Alla sua penna sono stati affidati rilanci editoriali teoricamente lontanissimi come quello di Super Pippo nel 1998 e quello di PK nel 2014.

 
Logiche da cartoon

Il suo è uno dei “Grandi Nomi Spendibili” della Disney contemporanea, uno dei pochi autori a ottenere plauso quasi unanime in ogni occasione; uno dei responsabili, grazie alla fattuale qualità del proprio lavoro, della corrente attenzione contemporanea al ruolo e all’importanza della figura dello sceneggiatore nell’immaginario collettivo. Non poteva dunque mancare all’interno della collana Disney che per antonomasia celebra soprattutto la figura dello scrittore, la Special Edition, nella quale nel 2015 è già apparso in un volume intitolato Gold Edition.

 Se Gold era un ipotetico “best of” dell’autore non caratterizzato da alcun criterio selettivo particolare, questo secondo albo Metal nasce con l’intento di porre l’attenzione sulle sue storie umoristiche – giacché il paradosso, il sarcasmo e l’understatement sono tra le sue tecniche preferite e contribuiscono a rendere riconoscibile il suo stile autoriale.

 Composto di 292 pagine con copertina color blu metallizzato che presenta un Paperino di Corrado Mastantuono prelevato direttamente da Topolino 2364, il volume presenta una prefazione del disegnatore Silvio Camboni e nove storie di lunghezza variabile ma quasi tutte sopra le venti tavole. Di queste, due hanno per protagonista Topolino e sono state scritte in epoche molto diverse.

 La prima, Topolino e l’esploratore millenario, scritta con la collaborazione del consueto Arena, si inserisce nello spirito di celebrazione del nuovo millennio che caratterizzò quel periodo. Complici i disegni di una Silvia Ziche al proprio meglio, L’esploratore millenario è una storia estremamente spassosa in cui l’entusiasmo per l’imminente Duemila si mescola a un po’ di sano steampunk. Menzione speciale per l’ottimo personaggio di Malachia DeVal e per la coppia comica d’eccezione composta da Plottigat e Gambadilegno.

 
L’entrata in scena di un istrionicissimo Plottigat

 Decisamente meno umoristica è l’altra storia con Topolino protagonista, L’operazione clessidra del 2012. Al netto dello spunto demenziale (il blitz di una squadra SWAT composta da folletti in missione per liberare i loro simili, rapiti da un parente taccagno di Pippo) e nonostante frequenti gag anche “fisiche”, si tratta senza dubbio di una storia avventurosa che mischia con sapienza folklore e urban fantasy: disegni di un Alessandro Perina in stato di grazia, gottfredsoniano il giusto, e la spettacolare sequenza della riunione di pippidi contribuiscono a rendere memorabile questa splendida storia che è tra le migliori del volume nonché della carriera di Artibani.

 Dopo Topolino è il turno di Paperone, personaggio certamente amatissimo da Artibani. Le due avventure proposte, entrambe del 2013, sono Zio Paperone e il tiranno dei mari e Zio Paperone e l’apparecchio postelefonico.

 Della prima dobbiamo innanzitutto lodare la resa grafica, dovuta a un Mastantuono stratosferico e ai colori della fumettista napoletana Mirka Andolfo. Dal punto di vista dei testi abbiamo un misto di avventura e umorismo, il secondo soprattutto da attribuirsi alle dinamiche fra un Pico De Paperis instupidito dal fantomatico “Tiranno dei Mari”, Paperone e il solito Paperino trascinato alla ventura controvoglia.

 Le barzellette e le gaffe di Pico, che ottengono di mettere a più riprese a repentaglio la spedizione paperonesca, funzionano alla grande e ricordano vagamente una situazione analoga vista nel già citato Ombre su Venere del 1996. Come spesso ama fare, anche qui Artibani imbastisce una vicenda dal nucleo fortemente morale grazie al “suo” Scrooge, fra i più irrequieti e al tempo stesso etici del panorama Disney italiano.

 
Un Pico mai così fuori di melone

 Disegnata da Paolo De Lorenzi, L’apparecchio postelefonico ruota intorno all’ennesima, perniciosa idea di Paperone coinvolgente il genio di Archimede Pitagorico: dei cellulari che permettano, a chi li utilizza, di udire cosa dice l’interlocutore dopo la fine della telefonata. Seguiranno guai a profusione.

 L’idea, interessante di per sé, è massimizzata in sceneggiatura della decisione di far vivere a Paperone lo stesso inferno dei suoi sventurati clienti: gli equivoci fra il miliardario e i suoi parenti più affezionati permettono allo sceneggiatore di esplorare il rapporto fra l’affarista creato da Barks e la sua famiglia, da sempre fra i principali fulcri narrativi dell’opera di Artibani.

 Seconda storia disegnata da Silvia Ziche presente in questo volume, La pecora nera è una umoristica breve del 2002 che si regge su una serie di gag con protagonisti i Bassotti e un capovolgimento finale molto ben congegnato.

 Le restanti quattro storie hanno per protagonista Paperino: fra esse si trovano almeno due capolavori.

 Paperino e la strada senza uscita e Paperino e il cane invisibile sono due umoristiche di poco superiori alle venti tavole, entrambe del 2003. La prima, disegnata da Marco Gervasio, si inserisce nel filone della rivalità fra lui e il cugino dandy Gastone, e il prevedibile disastro è dallo sceneggiatore attribuito principalmente al primo, che finirà punito sul finale; nella seconda storia, mirabilmente illustrata da Camboni, Artibani inanella una serie di intuizioni umoristiche in una sceneggiatura che funziona come un orologio svizzero.

 
L’uomo di ferro 2.0

 Di ispirazione riconoscibilmente barksiana, Paperino e il pizzico di fortuna nasce da un soggetto di Elena e Leonardo Artibani, figli dello sceneggiatore romano. Si tratta di una storia splendida, disegnata da un Perina ancora una volta efficace, ricca di vibrazioni anni Sessanta. Paperino e i nipotini sono in lotta con la natura (qui rappresentata dai temibili granchi di Crab Cove) ma soprattutto contro l’avidità umana.

 Ultima del volume, Paperino e l’idolo acquatico è forse tra le migliori opere di Artibani. Si tratta di una storia pubblicata negli anni Dieci, all’epoca del ritorno dello sceneggiatore romano sulle pagine di Topolino dopo alcuni anni di assenza. Ai disegni, un Camboni (anche lui allontanatosi dal settimanale Disney) che si diverte e fa divertire il lettore grazie al character design di alcuni personaggi – ad esempio il nativo Occhio di Talpa – e alle ariose e dettagliate tavole ambientate nel deserto.

 L’idea è fantastica: Paperino e Paperoga sono coinvolti nel recupero di un idolo scolpito a forma di balena che pare dotato del potere di evocare l’acqua. A tale manufatto è legata la sopravvivenza di una tribù indiana, ma un oggetto di tale potere fa gola a molti… si tratta di una storia dinamica, in cui lo humour (pur presente) cede il passo a un’avventura di ampio respiro sorretta da una sceneggiatura calibrata al millimetro.

 Chiude l’albo una postfazione dell’autore, che ripercorre brevemente la propria carriera in Disney ricordando, tra le altre cose, la figura di Massimo Marconi.

 
L’arte di Camboni per una grande storia di Artibani

Valutando il volume da un punto di vista generale non c’è dubbio che si tratti di un oggetto di grande valore, ben confezionato e ricco di storie appaganti. Tra i pochissimi difetti, a parte la solita copertina riciclata cui dobbiamo evidentemente rassegnarci, si deve rimarcare un grave errore editoriale. A pagina 2 infatti è presente un riferimento a Zio Paperone e il campione in affitto, storia non presente qui; in più, la citazione è a corredo di una immagine non proveniente da tale storia, bensì dalla già citata Topolino e l’operazione clessidra. A pagina 291 troviamo al contrario una citazione testuale a Operazione clessidra, ma di accompagnamento a una vignetta prelevata dal Campione in affitto. Insomma, un gran pasticcio.

 Nonostante le ormai consuete magagne per quanto riguarda la cura editoriale, sul fronte “qualità delle opere” non abbiamo assolutamente nulla di cui lamentarci.

 Come si sarà notato da questa veloce e sintetica trattazione, le avventure proposte in questo volume sono molto varie, non tutte definibili umoristiche in senso stretto ma di eccellente fattura tecnica per dialoghi, ritmo e ambizione. È la francescoartibanuk, come si diceva in apertura, la straordinaria capacità di Artibani di affrontare temi, generi e mondi lontanissimi sempre con la stessa naturalezza e lasciando spesso al lettore non solo l’impressione di aver fruito qualcosa di bello da un punto di vista estetico ma anche di significativo in senso generale.

 Tutto questo, unitamente alla sua fantasia senza limiti, concorre a fare di lui uno dei migliori fumettisti italiani viventi; quello di Francesco Artibani è un nome che sa ancor oggi di far battere il nero cuore vizzo di ogni vecchio lettore di fumetti Disney. Speriamo di ritrovarlo presto sulle pagine di Topolino.



Voto del recensore: 5/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2021/08/26/grandi-autori-92-topolino-metal-edition-francesco-artibani/

8
Testate Speciali / Re:Nuove Testate Disney - 2021
« il: Martedì 24 Ago 2021, 08:34:45 »
Anche io fondamentalmente non capisco perchè non aggiungere nel volume anche la quarta storia. C'è un limite di pagine per topolino gold? [...]
Certo che c'è, altrimenti il prezzo dovrebbe essere troppo alto per una pubblicazione da edicola; è semplicemente per questo che non ci sono tutte le storie. Magari, in caso di successo, seguirà a completamento un secondo volume.

Certo, ma infatti il problema non è aver proposto le prime tre avventure (anche se ci voleva poco a fare un omnibus della serie originale) ma aver definito il volume "la trilogia" senza che ci siano motivazioni storiche, estetiche o concettuali per questo. Perché abbiamo visto che questa definizione, oltre a essere scorretta, genera anche confusione.

9
Testate Speciali / Re:Nuove Testate Disney - 2021
« il: Lunedì 23 Ago 2021, 17:26:34 »
Sarei curioso anche io di sapere dove sia nata questa baggianata della trilogia, peraltro rilanciata da molti siti e pagine senza che alcuno abbia mai fornito uno straccio di spiegazione.

10
Commenti sugli autori / Re:Giorgio Pezzin
« il: Venerdì 13 Ago 2021, 15:06:20 »
Giorgio Pezzin, con la nuova Tops e la storia di raccordo pubblicata sui Classici di questo mese, riconferma tutto il talento e il coraggio che gli abbiamo sempre conosciuto.

Un maestro.

11
Commenti sulle storie / Re:La Saga di Mr. Vertigo
« il: Mercoledì 11 Ago 2021, 18:05:13 »
Il nostro buon Manuel Crispo si è dilettato in una magistrale analisi della saga!
Prendetevi un po' di tempo, leggetela, e ovviamente dite la vostra qui sul topic.

https://www.papersera.net/wp/2021/08/09/figmentum-portrait-of-mister-vertigo-as-a-detective-story/

(Per chi non avesse ancora letto la parte finale della saga... occhio che gli spoiler abbondano!).
Davvero moltissimi complimenti a Manuel per un'indagine eccezionale sia sui dettagli più riposti sia sul quadro generale della serie, dove dimostra una saldissima conoscenza della materia.
Portando alle estreme conseguenze questa intuizione sottolineata nelle conclusioni È tutto un gioco di prestigio, che ha richiesto a gran voce la nostra attenzione per mezzo di un battage pubblicitario martellante, ed è in questo che si trova il vero figmentum di Vertigo., si potrebbe inferire che il vero Mr. Vertigo sia dunque Bertani, "Principe della Menzogna" che ha giocato con noi per un intero anno...

Grazie mille! Sono felice che l'articolo ti sia piaciuto. Nel bene e nel male la saga di Vertigo ci ha accompagnato per un anno ed era opportuna una valutazione approfondita!

12
Topolino / Re:Topolino 3428
« il: Domenica 8 Ago 2021, 18:43:50 »
Il finale di Topolino e la fonte della giovinezza mi è sembrato abbastanza aperto da permettere che ci possa essere un seguito in cui
Spoiler: mostra
si vedranno insieme Topolino e sir Tops de Tops ai giorni nostri.


In teoria De Tops dovrebbe essere morto, infatti ne La pietra di Sbilenque il notaio Unzpapper parla di lascito (sottinteso "testamentario"). Nulla vieta che De Tops sia sopravvissuto e abbia simulato la propria dipartita, ma personalmente credo che il finale aperto sia il classico finale "alla Tops Stories" in cui ti resta il dubbio senza aprire necessariamente a un seguito.

13
Topolino / Re:Topolino 3428
« il: Venerdì 6 Ago 2021, 14:36:20 »
Pezzin torna sul Topo con una delle migliori storie dell'anno e tutto il resto scompare.
Pezzin bello e bravo. Cit.
😂

Esatto 😂😂

14
Topolino / Re:Topolino 3428
« il: Venerdì 6 Ago 2021, 08:31:12 »
Pezzin torna sul Topo con una delle migliori storie dell'anno e tutto il resto scompare.

15
Topolino / Topolino 3426
« il: Sabato 24 Lug 2021, 13:01:53 »
Recensione Topolino 3426


 Non è un mistero che, da quando Alex Bertani ne ha preso le redini, la formula di Topolino sia andata gradualmente modificandosi fino a giungere a quello che fra me e me ho ribattezzato Weekly Topolino Jump. Notevole è infatti la somiglianza concettuale fra il nuovo settimanale bertaniano e i magazine a fumetti nipponici, caratterizzati da un certo numero di capitoli di serie on going con la rara presenza di brevi autoconclusive dette “one shot”. In questo numero troviamo infatti quattro storie, tutte in qualche maniera appartenenti a cicli o saghe, per un numero a grandi linee divisibile in due sezioni contrapposte.

 Introdotto da una copertina meravigliosamente disegnata da Francesco D’Ippolito e impreziosita dalla stupenda colorazione di Mario Perrotta, Topolino 3426 si apre con la storia in due tempi Le Giovani Marmotte in Missione Tropici. Questa è la seconda grande avventura del rilancio delle Giovani Marmotte cominciato nel 2020 con Le GM in Operazione Alaska, di cui è, se non un seguito non dichiarato, una prosecuzione ideale. Le “nuove” GM, aperte anche alle ragazzine (in contrapposizione con la versione originaria, pensata per essere only for boys) presentano una composizione variegata e al passo coi tempi: ritroviamo quindi Beth, Michelle e Jamal, con l’aggiunta di Newton Pitagorico nella sua nuova incarnazione.

 Sebbene la storia in sé abbia un inizio e una fine, con il MacGuffin rappresentato dai “coccodrilli locali” (ma di quale luogo?), la presenza di un misterioso avversario rimasto nell’ombra e il rapido evolversi delle dinamiche interne al gruppo, ci fanno capire come Missione Tropici sia di fatto il primo episodio di una saga. Dal punto di vista tematico la storia denuncia fin da subito la propria appartenenza al nuovo corso: i rapporti fra i personaggi sono o vorrebbero essere più realistici e c’è la dichiarata attenzione di approfondire personaggi e relazioni.

 
Una posa plastica contro gli innocui cattivoni

Questa intenzione si scontra tuttavia con la sceneggiatura di Francesco Vacca, che confeziona qui una storia sbilanciata e poco fluida, farcita di citazioni trite e con un finale a dir poco affrettato. La tavola di pagina 57, che dovrebbe rappresentare l’acme emotivo di Missione Tropici, viene disinnescata da una messa in scena poco convincente. La composizione della vignetta sembra richiamare – che Toriyama mi aiuti! – le buffe coreografie della Squadra Ginew. L’iniziale interesse per la vicenda finisce con l’afflosciarsi tra scrittura automatica e patemi preadolescenziali, e anche l’ennesima frattura fra i tre nipotini risulta pretestuosa e forzata.

 A peggiorare le cose una certa imprecisione geografica per la quale l’autore rende poco chiara (almeno al principio) l’ambientazione precisa della storia, la quale deve essere in qualche modo dedotta dal lettore. L’impressione, comunque, è che, tra una citazione e l’altra, si stia cercando di creare una sorta di continuità tra avventure lontane nel tempo, una specie di “universo condiviso”, ma a farne le spese è la sostanza della storia in sé.

 Buoni i disegni, sebbene molte tavole mi siano parse ingombre e affollate e con non pochi balloon a sovrapporsi fra loro e sui bordi: Mario Ferracina non aiuta il ritmo narrativo già discontinuo disseminando la storia di piccole vignette mute di raccordo di cui francamente non si capisce la funzione.

 
Alla ricerca di Ghoster, tra una citazione e l’altra

Va in scena con il terzo episodio il nuovo e forse ultimo scontro fra Topolino e Mister Vertigo, definito in precedenza “il più grande criminale del nostro tempo” – affermazione sulla quale ci potremmo attardare per numerose pagine, ma non è questa la sede opportuna. Dopo una sequenza di avventure di qualità decrescente, Topolino e il principe della menzogna perde buona parte dell’atmosfera cupa che era da annoverarsi fra i pregi della saga per portare avanti una indagine caratterizzata da scivoloni, indizi bizzarri e azioni deprecabili, come il furto compiuto da Topolino in Sei sospettati e un fantasma.

 Nell’episodio di questa settimana, Sulle tracce di Paul Ghoster, Marco Nucci occupa tutto lo spazio concessogli con la ricostruzione della storia di questo misterioso scrittore, parodia di Paul Auster, che lo sceneggiatore bolognese inserisce nel prefinale di saga appositamente per condurci all’identità di Vertigo. Spiace notare come, a un episodio dalla fine, questa puntata risulti appesantita dalle innumerevoli citazioni cinematografiche e sia povera di avvenimenti strictu sensu, quasi che Nucci avesse difficoltà a gestire il numero di pagine a sua disposizione: molti dialoghi, alcuni oggettivamente poco utili al procedere della trama, e l’impressione generale che Topolino abbia gestito questa indagine ragionando a casaccio e compiendo azioni out of character.

 Come nel precedente episodio, Nucci abbandona la struttura allotropica adottata nella seconda, terza e quarta storia del ciclo per passare a un poliziesco classico, “chiuso”, in cui l’indagine del detective dovrebbe portare a una progressione a imbuto che qui non si verifica giacché, dei sette sospettati legati alla Mousinger, sei risultano dei meri distrattori introdotti all’ultimo momento, forse per dare maggiore concretezza al Concorso dell’estate.

 
Gli incubi di Topolino

 Salutiamo qui Eta Beta e Flip, la cui presenza risulta al momento più che altro una citazione a Topolino e la banda della morte (purtroppo con ben altri esiti). Nella media i disegni di Ottavio Panaro, su cui c’è poco da dire se non che, con la propria morbidezza, contribuiscono all’atmosfera “infantile” e innocua del tutto. Manca quel tocco di noir che aveva caratterizzato gli altri enigmi vertighiani e che, come detto, rappresentavano un chiaro elemento positivo.

 La seconda parte dell’albo di questa settimana, a mia opinione la migliore, è occupata da due storie molto classiche.

 
Pippo, Posidippo e Misantrippus

Col suo sapore anni Novanta Pippo e l’incompatibile compagnia, di Roberto Moscato e Nicola Tosolini, risulta gradevole al palato dei lettori più ȃgés, è simpatica e ben sceneggiata. I disegni di un Tosolini perfettamente a fuoco danno corpo a una commedia fra le più classiche, basata sul meccanismo della “strana coppia” che tante volte abbiamo visto applicato a Paperino e Paperoga.

 L’esito finale di questa peculiare buddy comedy è leggero e gradevole anche grazie al bis-cugino Posidippo, già visto in Pippo e il parente pedante, che affiancato a Pippo funziona alla perfezione. Dato il recupero a stretto giro di questo nuovo personaggio c’è da immaginare che sia previsto un suo ritorno a breve, magari affiancato al solo Topolino, o quantomeno lo spero: questa creatura di Moscato ha notevoli potenzialità comiche e non mi spiacerebbe neppure vederlo gestito da altri autori con una buona predisposizione alla commedia surreale.

 In conclusione di albo troviamo invece una buona avventura di Alessio Coppola autore completo, che mette in scena con mestiere l’ennesimo complotto dei Bassotti ai danni di Paperone. Ne I Bassotti e Zio Paperone in: Cloni, droni &… bidoni ritroviamo il bizzarro professor Hans Sdrubel, già apparso in Zio Paperone e l’affare air-water e in Zio Paperone e la memoria del fenicottero, che con la sua presenza dà un pizzico di orizzontalità anche a questa storia, comunque fruibile di per sé.

 Cloni, droni & bidoni ha un ritmo sostenuto e riesce anche a sfruttare adeguatamente l’espediente “pubblicitario” della presenza del drone. I disegni di Coppola hanno un sapore vagamente retrò che ho molto apprezzato, e anche se non tutti i passaggi narrativi risultano chiari la storia è ottima nella propria semplicità. Da notare che nel titolo, gradevole e molto vecchio stile, i Bassotti vengono posti prima di Paperone, a rimarcare il suo ruolo di comprimario.

 
Settant’anni di sfide coi Bassotti e ancora si fa turlupinare

 Conclude il tutto una brevissima intervista al veterano Tito Faraci, che nel prossimo numero ritroveremo sulle pagine del settimanale con una storia in più tempi intitolata Topolino e l’oscura finale.

 L’impressione complessiva, dopo averci ragionato un po’, è che Topolino 3426 sia altalenante, separato in due metà colloquianti molto male fra loro. Da un lato due avventure classiche, ancorché non autoconclusive o solo apparentemente autoconclusive, realizzate da due autori a proprio agio con la materia narrata; dall’altro due episodi di saghe a lungo termine su cui la Direzione attuale punta molto e che però offrono poco in termini di sostanza, reggendo buona parte del proprio senso di esistere sul peso gravitazionale rappresentato dalla esistenza pregressa o dalla promessa di orizzontalità.

 Non manca molto prima che ci si debba interrogare criticamente sui primi esiti della visione bertaniana del settimanale. Per ora mi limito a rilevare come tutte le storie proposte, da quelle migliori a quelle meno riuscite, presentino continuità e personaggi ricorrenti. La linea editoriale di Topolino non è mai stata così chiara.

 Da Weekly Topolino Jump è tutto per questa settimana: ci ritroviamo mercoledì con la rivelazione dell’identità di Mister Vertigo.



Voto del recensore: 2.5/5
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