Della storia di Pennino mi hanno colpito particolarmente le ambientazioni dove i personaggi si muovono e interagiscono: sembra di trovarsi in una periferia più ruvida rispetto a quella delle ordinate villette a schiera dove vivono Qui, Quo e Qua o Newton con i rispettivi zii. Il campetto dalle mura sgarrupate, le cartacce in terra, i bulletti che imperversano, la villa in completo disfacimento di quello che sembrerebbe un omaggio a Buster Keaton, la stessa casa di Paperoga rabberciata e tutta a soqquadro, sembrano evocare un disagio familiare e sociale decisamente più acuito rispetto a quello che si è soliti respirare nella più agiata borghesia paperopolese. Non saprei se la cosa sia da attribuire allo stile particolare di Maccarini, piuttosto che a una specifica intenzione, tuttavia da parte mia trovo assolutamente interessante e direi quasi appropriata una particolare distinzione fra quartieri della città non solo dal punto di vista urbanistico ma anche sociale.