Recensione Topolino 3672
Per chi ha alle spalle migliaia di numeri settimanali di
Topolino, l’uscita di una nuova storia di
Giorgio Pezzin rappresenta sempre un evento degno di attenzione. Non per mero spirito nostalgico, ma per la qualità consolidata della sua produzione e
per la capacità, ancora oggi, a oltre cinquant’anni dall’esordio,
di offrire spunti di riflessione non banali.
Top De Tops e il Faraone Perduto si configura come un episodio atipico – o forse come un possibile punto di svolta per il ciclo che vede protagonista il britannico antenato di Topolino. La componente misterica e paranormale risulta attenuata, a favore di un impianto più riflessivo, che mira a sollecitare nel lettore
interrogativi e prospettive alternative sulla realtà. Tuttavia, questa scelta mi è sembrata influire negativamente sul coinvolgimento narrativo: la trama appare meno incisiva e appesantita da alcune forzature, come il ricorso allo pseudo-sosia di Gambadilegno o il poco convincente tentativo di aggressione ai danni di De Tops.
Sul piano grafico,
Davide Cesarello prosegue nel progressivo distacco dal modello di riferimento rappresentato da Massimo De Vita. Pur restando riconoscibili alcune influenze, soprattutto nei personaggi secondari, l’autore introduce un tratto più personale, già visto nelle storie dei
500 piedi.
Il risultato complessivo risulta al momento disomogeneo: ad oggi l’effetto è un po’ straniante, forse a causa dell’abitudine ad aspettarci delle scelte più tradizionali; di contro alcune tavole ampie e dettagliate aiutano l’immersione nell’atmosfera del racconto.
Tirando le somme, non si tratta di uno degli episodi più riusciti del
ciclo – il cui livello qualitativo elevato è difficilmente replicabile ad ogni episodio – ma di un capitolo che potrebbe acquisire maggiore significato se interpretato come “punto di svolta” delle avventure del Lord inglese da un ambito più simile a quello di
Martin Mystère verso quello che vedrà protagonista un disincantato e dubbioso personaggio di inizio Novecento che si oppone al pensiero predominante.

Qual è il limite dell’esplorazione?
Il resto del numero si inserisce in
un trend qualitativo un poco infelice che sembra caratterizzare gli ultimi mesi della testata. Il settimanale pare aver perso quella direzione organica e figlia di una progettualità ben definita caratteristica della gestione Bertani, per presentare delle storie dalla collocazione incerta, prive del fattore avventuroso e orientate piuttosto a suscitare un consenso immediato attraverso soluzioni emotive semplificate.
In questo contesto,
Paperoga e la Sinfonia dei 5 Sensi di
Andrea Malgeri e
Lucio Leoni risulta particolarmente deludente. A fronte delle aspettative generate dai lavori precedenti dell’autore, la storia offre solo spunti sporadicamente riusciti legati al tema della sinestesia, ma nel complesso appare più interessata a illustrare il concetto che a costruire un racconto solido e coinvolgente.
Va riconosciuto come
Topolino abbia storicamente svolto un ruolo importante nell’arricchimento lessicale dei lettori più giovani, introducendo termini e concetti altrimenti poco diffusi. Ancor di più oggi con una semplificazione del lessico
certificata da diversi studi. Tuttavia, tale funzione dovrebbe restare subordinata all’efficacia narrativa:
quando la componente didattica diventa predominante, il rischio è quello di compromettere il piacere della lettura.
Decisamente trascurabile
Zio Paperone e lo Scranno della Vergogna, che appare più come un esercizio di prova grafica che come una storia compiuta e degna di pubblicazione.
Di segno opposto
Torna a casa Malachia di
Pietro Zemelo e
Marco Mazzarello, che si distingue per uno stile grafico pienamente in linea con la tradizione disneyana,
trovate divertenti e una buona caratterizzazione dei personaggi secondari. La narrazione, pur efficace nei toni, risente tuttavia di un’eccessiva dilatazione: una maggiore sintesi delle 32 tavole avrebbe probabilmente giovato al ritmo complessivo.

Gli incontri di Malachia al parco
Infine, relegata in chiusura dell’albo, la storia di produzione (presumibilmente) danese
Furto con sorpresa. Sapevo dalla prima vignetta che avrei dovuto diffidare da questa vedendo Pippo con il maglione arancione, ma un po’ la curiosità, un po’ il dovere di recensore, un po’ il fatto che fosse firmata nientemeno che da Manzoni(!), ho deciso di leggerla comunque… e me ne sono pentito. Non fatelo.
In conclusione, un numero che tra alti e bassi si piazza nella media. Convincenti le rubriche, tra cui le “lezioni di disegno” di Francesco Guerrini e l’anteprima dedicata al
Mago di Oz, che conforta l’auspicio di un’inversione di tendenza nei prossimi numeri.
Voto del recensore:
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