Papersera.net

×
Pagina iniziale
Edicola
Showcase
Calendario
Topolino settimanale
Hot topics
Post non letti
Post nuovi dall'ultima visita
Risposte a topic cui hai partecipato
Le nostre recensioni
3 | |
4 | |
5 | |
4 | |
3 | |
3 | |
4 | |
3 | |
2 | |
4 | |
3 | |
4 | |

Visualizza post

Questa sezione ti permette di visualizzare tutti i post inviati da questo utente. N.B: puoi vedere solo i post relativi alle aree dove hai l'accesso.


Topics - Maximilian

Pagine: [1]  2  3  ...  10 
1
Commenti sulle storie / Topolino e Orazio nel castello incantato
« il: Mercoledì 10 Nov 2021, 20:50:41 »

https://inducks.org/story.php?c=YM+015

Il presente fumetto attua un riuscito miscuglio di fantascienza e gotico, generi introdotti nel mondo disney per l’occasione.
Viene ricreato un ambiente oscuro e affascinante, con trappole e misteriosi congegni, il quale sa regalare sprazzi di inquietudine.

L’aspetto migliore è costituito dagli antagonisti, tra i più memorabili di Gottfredson, in grado di commettere efferatezze con malcelato compiacimento e genuinamente eccitati all’idea del potere e dello sterminio che potranno compiere una volta raggiuntolo.
Talvolta ci si lamenta dei cattivi infantili che ridono da soli: anche questi lo fanno, ma rimanendo credibili. Tale atteggiamento contribuisce a caratterizzarli come pericolosi squilibrati mentali, accentuandone la minaccia anziché limitarla.
Il fatto che temano un collega ancora più spaventoso ne riduce inoltre li allontana dallo stereotipo degli assoluti signori del male.

Gli scienziati seguono i nostri eroi passo passo, instillando loro la paura e godendo del dominio che assumono sui protagonisti. Riescono a produrre voci apparentemente senza fonte, dalle armature e dalle sculture, e vedono tutto grazie ad un avveniristico congegno che anticipa la televisione.
Tutto ciò contribuisce a denunciarne l’elevata competenza tecnologica e a dare la sensazione che nulla di quanto si trovi nel castello sfugga al loro controllo.

Peccato che, a causa dell’ipnosi, il personaggio di Orazio incida poco; per fortuna, la presenza dei professori compensa abbondantemente.

La prima volta che ho assaporato questa storia, non mi tornava il punto in cui Acca e Kappa decidevano di disipnotizzare Orazio. Mi sembrava una mossa molto poco giustificata per permettere che quest’ultimo rivelasse quanto appreso a Topolino, cosicchè prendesse opportune contromisure.
Inizialmente ho pensato che la colpa risiedesse nella traduzione non sufficientemente esplicativa, invece poi leggendola in inglese ho scoperto che il passaggio era uguale anche nell’originale.
Si tratta di un peccato perché rende uno snodo fondamentale poco convincente, pur all’interno di un’opera che in ogni caso resta di ottima fattura.

Un altro punto a sfavore consiste nell’eccessiva preoccupazione di Clarabella, che non vede Topolino e Orazio da poche ore (ricordiamoci che la vicenda si svolge in una notte sola). E quando va dalla polizia quest’ultima comincia subito le ricerche.
Se non altro, tale sequenza ha il merito di mostrarci una Clarabella insolitamente agguerrita.

La conclusione, sebbene ottimista al 100%, non crea fastidio.

2
Sfide e richieste di aiuto / Foto di autori
« il: Domenica 31 Ott 2021, 19:27:57 »
Chi sono costoro (a parte i premiati)?

3
Commenti sulle storie / Topolino politicante
« il: Domenica 3 Ott 2021, 21:35:14 »

https://inducks.org/story.php?c=YM+078

Topolino si candida consigliere comunale per evitare che lo diventi un mafioso.
Pur trattandosi di uno spunto interessante già di per sé, il bello della presente storia è il modo spumeggiante in cui esso viene sviluppato.

I segnali di stile si avvertono già dalla divertente prima striscia, dove si gioca sul contrasto tra serietà e giocosità del protagonista.
Nella seconda invece, che corrisponde ad una delle cose più esaltanti che abbia mai letto, si tratta il conflitto tra altri tratti della sua personalità, ovvero tra la voglia di azione e di tranquillità domestica (risolvendosi in maniera dirompente a favore della prima). Si nota che lo sgherro, mandato con l’intento di dissuadere Topolino dal candidarsi, ottiene l’effetto esattamente opposto.
Le tre vignette centrali costituiscono un crescendo in tal senso: il protagonista passa da una certa indifferenza all’argomento all’insofferenza verso l’interlocutore per terminare in un atteggiamento manifestamente ostile. La sequenza è scandita dalla ripetizione della stessa parola la quale aumenta d’intensità via via e mi sembra di udire distintamente con le mie orecchie.
L’ultima vignetta raffigura la disastrosa conseguenza di quanto sopra, dove Topolino trionfa pur avendole prese: si rappresenta adeguatamente un carattere combattivo ma non invincibile.

Il neo-candidato affronta le persone che incontra con diffidenza e ironia (nel secondo caso, attingendo ad una storia di poco precedente) ed entra in contatto con l’onnipresente campagna elettorale avversaria.
Successivamente arriva al cospetto del nemico, davanti al quale sfoggia il proprio spirito indomito. E anche quando questi vuole sbarazzarsene, tenta il tutto per tutto prima imprigionandolo con se stesso e dopo, una volta tutti nella stessa situazione, a indurlo a liberarsi (e Topolino con lui).

La conclusione è una delle più strane che ricordi, in cui non si assiste né ad una vittoria né ad una sconfitta, bensì ad un pareggio, per così dire.

Si imputa all’opera il difetto di una mancata vendetta dell’antagonista verso il politicante del titolo che lo ha sfidato, mettendone in dubbio l’autorità. Però si potrebbe controbattere che magari un tentativo del genere ha avuto luogo, solo che noi non lo sappiamo perché avvenuto fuori dalle vignette, poiché non era ciò quello di cui il fumetto voleva parlare.
Soprattutto, bisogna ricordare che alla fine l’intrallazzatore si trova a piede libero senza scontare alcuna pena per i suoi crimini come minacce, tentata corruzione e sequestro di persona.

Si della tratta della migliore storia del 1946 e non solo; inoltre è una di quelle che contribuiscono a creare il mito di Topolino. Anzi, mi chiedo se basti questa a renderlo il migliore personaggio di sempre.
Con la presente Walsh dimostra la possibilità di trattare argomenti oltremodo seri in maniera leggerissima e spensierata.
Ogni volta che ripenso ad essa mi torna il buonumore.

Chiudo con una curiosità: Orazio, relegato da anni a ruoli marginalissimi, assume il ruolo di motore dell’azione.

4
Commenti sulle storie / Indiana Pipps e la grotta degli specchi
« il: Domenica 22 Ago 2021, 21:44:40 »
https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2065-1

La presente si configura come una delle migliori storie di Sarda nonché del suo personaggio.

Essa si divide in due tempi, a cui corrispondono due parti narrativamente e stilisticamente diverse.
La prima puntata è quella più avventurosa, in cui si prende spunto da un antefatto poco utilizzato: gli ultimi anni di Stevenson vissuti in Polinesia. Quest’ultima diviene il teatro di una delle caccie al tesoro tipiche del soggettista, non memorabile ma comunque narrata bene e con un buon affiatamento dei tre protagonisti.
La vicenda si fa più interessante una volta pervenuto l’oggetto della ricerca: la grotta del titolo in cui sono racchiuse le componenti malvagie degli uomini. E qui, ancora prima della fine del primo episodio, avviene lo spartiacque tra i due blocchi di cui il fumetto si compone: senza che Indiana se ne avveda, Topolino e Minni rimangono intrappolati nello specchio mentre i doppioni negativi ne escono, fingendosi gli originali. A questo punto i tre tornano a casa ma la faccenda si presenta ulteriormente complicata: infatti l’archeologo era entrato nella caverna da solo e ne era riemerso poco dopo, lasciando il dubbio il dubbio nel lettore che abbia seguito la sorte degli amici e sia stato sostituito dal suo speculare.

A questo punto la storia abbandona l’avventura per trasformarsi in thriller. Il punto di vista si sposta sugli alter ego di Topolino e Minni (il primo dei quali si dedica ad un’ascesa nel crimine e comincia ad assoggettare e incutere timore nella malavita urbana), lasciando che il lettore si chieda se Indiana sia quello vero. Infatti dal ritorno a casa l’esploratore comincia a comportarsi in modo diverso dal solito, fornendo indizi sia per l’una che per l’altra ipotesi (in ciò si inserisce la scena più inquietante dell’opera, in cui l’esploratore con sguardo sinistro estrae un coltello).
Da tale quesito discendono inoltre nuove preoccupazioni: nel caso sia quello cattivo, difficilmente non conosce la vera identità degli altri due perciò quasi sicuramente tenterà di sbarazzarsene. Nel caso sia quello buono, invece, da cosa è causato il suo strano comportamento? In ogni caso sembra che trami qualcosa.
In tale situazione, in cui nessuno comunque è stupido, ciascuno può arrivare a sospettare dell’altro, ma poiché si ha che fare probabilmente con un potenziali assassini, per sapere la verità è necessario indagare con molta circospezione, fingendosi il personaggio originale e, per non allertare l’avversario, meglio ancora vivere tranquillamente non mostrando di nutrire sospetti.

La trama risolve questo gioco delicato in modo ingegnoso e convincente, seppure non eccessivamente complicato. Durante la conclusione hanno luogo spiegazioni da parte più personaggi, per nulla appesantenti la narrazione, nelle quali, accanto ad alcuni elementi intuibili già in precedenza ve ne sono altri per nulla prevedibili.

Ho però una recriminazione da fare, sulla natura delle perfide copie. Sarebbe stato molto più interessante (idea che mi ero fatto da come esse vengono descritte inizialmente) che racchiudessero i difetti, magari amplificati, della persona di riferimento. Invece questi sono dei semplici sosia, ma malvagi.
In altre parole, avrei voluto che fossero legati agli originali per la psicologia, oltre che per l’aspetto.

PS: viene detto che Stevenson ha utilizzato il tema della doppiezza dell’animo umano più volte. A quali opere si riferisce, oltre a Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde?

5
Commenti sulle storie / Topolino e il blitz beffardo
« il: Domenica 18 Lug 2021, 22:01:03 »
https://inducks.org/story.php?c=I+TL+1063-A

Gambadilegno diviene dittatore di un paese in seguito ad un colpo di stato e Topolino si unisce ai ribelli per rovesciarlo.
Questo argomento (ispirato evidentemente alla stupenda Topolino buffone dl re) poteva essere sviluppato in molti modi diversi e ne viene scelto molto particolare ma portato avanti coerentemente, sebbene presenti evidenti punti deboli. Chi si aspetta una storia piena di azione, spionaggio e politica resterà deluso, poiché il fumetto si concentra su altro; per certi versi però questo è un bene in quanto sceglie una soluzione più originale.

Il piano che viene architettato per ridurre il consenso del tiranno consiste in niente meno di questo: far sì che la gente lo trovi ridicolo in modo da allentare il terrore su cui si regge il potere del despota. Il ragionamento nella sua semplicità ha perfettamente senso. E da qui parte il succo della vicenda: dispetti a non finire a Pietro, il quale si trova sempre più deriso e sempre meno temuto dal popolo (anche se bisogna ammettere che pure nell’avventura walshana i ribelli compivano diverse azioni di disturbo al fine di farsi sentire piuttosto che con un’utilità pratica).
Siegel capisce bene la natura del personaggio, adatto sia a incutere paura sia a fare ridere e appunto sull’imposizione pubblica di una o dell’altra si gioca il conflitto del fumetto. Topolino, dal canto suo, probabilmente non aspettava altro che divertirsi alle spalle del rivale. La cosa non viene esplicitata troppo, ma già il fatto che l’idea di attuare un’opposizione del genere sia stata proposta da lui è indicativo in tal senso.

Focalizzarsi su questa tematica però costituisce anche il principale difetto della trama: infatti tutto il resto viene trascurato. Nulla ci viene detto su come viva il popolo assoggettato da Pietro, così come l’organizzazione e la diffusione del gruppo sovversivo restano inesplicate, tanto che il protagonista ne sembra l’unico membro attivo. All’inizio il dittatore conquista il potere perché ha l’esercito dalla sua parte, poi alcuni soldati si rivelano invece agenti sovversivi; prima Topolino viene contattato per unirsi a loro, più tardi una spia che ha origliato informazioni importanti pensa di dovere avvertire proprio lui, come se fosse il capo.
Ma soprattutto, verso la fine i sudditi insorgono senza che venga spiegato minimamente come tale sommossa sia nata. Certamente, è stata resa possibile dal fatto che ora non temono Gambadilegno, ma da questo alla rivolta il passo non è automatico.

Non pretendo che una storia svisceri dettagliatamente questi aspetti, ma sicuramente così risulta essere troppo lacunosa. Alcune tematiche avrebbe potuto essere se non spiegate almeno parzialmente accennate, in modo che il lettore senta che esistono, pur non conoscendole in maniera approfondita. Per soddisfare queste richieste però la vicenda avrebbe dovuto beneficiare di un numero di pagine doppio.

Infine, un ultimo aspetto mi lascia perplesso: per riguadagnare il timore dei sudditi l’antagonista decide di prendere una decisione esemplare, ossia rinchiudere il vecchio re nelle segrete. Ma allora prima dov’era? Mi pare difficile che sia stato semplicemente confinato nel suo palazzo. Secondo me Pietro originariamente si proponeva di ucciderlo ma poi è intervenuta la censura.

Tuttavia, malgrado le innegabili mancanze, il mio giudizio nel complesso resta positivo. Infatti, pur con dei dettagli poco indagati, l’ossatura della storia regge.

6
Le altre discussioni / I più grandi nemici di Topolino
« il: Mercoledì 16 Giu 2021, 22:00:41 »
Nell’interrogarmi su chi rientra nella definizione del titolo della discussione, non ho considerato i personaggi per le loro caratteristiche intrinseche ma per le sfide (fisiche, psicologiche, etiche) che pongono al nostro eroe. Ho quindi ignorato quale fossero i più simpatici, complessi o affascinanti concentrandomi invece sui sentimenti che suscitano in Topolino e sul grado di avversione che quest’ultimo prova verso di essi.
Avverto solo che sapere chi occupa il quarto posto è una rivelazione abbastanza pesante, per chi non si è gustato una certa stroria walshana (anche conoscerne il titolo può esserlo) perciò lo metto sotto spoiler: leggete a vostro rischio.

Gambadilegno: colui che Topolino fronteggia in campo e situazione e sembra avere le mani in pasta dappertutto. Ma soprattutto suscita nell’acerrimo nemico un odio così forte da averlo voluto (più volte) vedere morto.
E davanti a Pietro ha tremato come non l’ho mai visto fare in nessun’altra occasione. Topolino lo teme in realtà, ma poiché lo disprezza non vuole dargli la soddisfazione di saperlo e assume atteggiamenti combattivi per celare il proprio timore.

I nazisti: qui cito un avversario collettivo perché non esiste un singolo individuo che lo rappresenti nella sua totalità. Ma è l’antagonista che il nostro eroe detesta in modo estremo e manifesto e che combatte con più ardore. Inoltre, anche esso accende nello spontaneo per antonomasia sentimenti omicidi.

Miklos: mentre questa lista è popolata soprattutto da nemici universali, qui ne nomino uno di invece intrinsecamente legato a Topolino, che difficilmente potrà essere usato in una storia in assenza del secondo. Si tratta di colui che pone al protagonista le più grandi sfide sul piano psicologico, tanto da metterne in crisi l’identità e la sanità mentale. In più è capace di rendergli i suoi cari ostili, isolandolo nella lotta contro di lui.
Diversamente dai primi due (e molti altri) Miklos rappresenta un enigma. Infatti gli altri avversari hanno obiettivi, per quanto esecrabili, perfettamente comprensibili (da Gambadilegno ormai, conoscendolo bene, sa già più o meno cosa aspettarsi); quelli del sosia malvagio sfuggono e ciò lo rende imprevedibile, oltre che capace potenzialmente di tutto.

Come vedete, per questi non ho affibbiato un numero corrispondente ad un posto in classifica, poiché li trovo ugualmente le nemesi massime, nessuno dei quali supera veramente gli altri. Da qui in avanti comincio con la graduatoria.

4 – Drusilla: l’altra in grado di far dubitare Topolino di sé stesso, sebbene non al livello del personaggio precedente, nonché di inquietarlo e turbarlo profondamente.
Ma mentre per gli altri avversari il protagonista prova ostilità, per questa no e di conseguenza rappresenta il pericolo che arriva dove egli non si aspetta e dove è più vulnerabile.
Ella resta avvolta nel mistero, cosicchè (come il lettore) l’investigatore/avventuriero può solo immaginare di quali risorse disponeva che non sono state citate; allo stesso modo non si conosceranno mai le intenzioni che aveva per lui stesso.

5 - Spia poeta: costui si presenta come una grande sfida, non solo per i potenti mezzi di cui dispone, ma anche nel combattimento corpo a corpo, nel quale è il più difficile da battere.
Incute soggezione solo con la sua presenza: Topolino deve dare fondo a tutte le sue risorse per affrontarlo, mentre al suo cospetto egli trema vistosamente e viene meno ai propri ideali. E quando l’agente segreto viene vinto, lo spumeggiante prova innanzitutto sollievo, senza mostrare di voler fare qualcosa per salvarlo da una possibile dipartita.
Anche la spia inoltre sfugge alla completa comprensione da parte degli altri.

6 - Dottor Grut: può considerarsi per certi versi un opposto del nostro eroe; mentre quest’ultimo fa dell’adattabilità e della concretizzazione delle idee nella pratica la sua filosofia, il primo rappresenta l’astrattezza ideologica per la quale è disposto a sacrificare tutto.
Lo scienziato riesce ad incutere paura in Topolino e a tenerlo in suo potere; lui d’altro canto lo detesta abbastanza da non volerci avere a che fare e a manifestare l’intenzione di fargli veramente del male (se non eliminarlo addirittura).

7 - Il trio Lasswell – Gump – Milligan: ad Anderville comandano loro e il protagonista è costretto a giocare in territorio nemico, dove essi dettano le regole. Non è possibile combatterli senza sporcarsi le mani.
Inoltre il topolinese (ma nemmeno altri, in realtà) non è mai riuscito davvero a sconfiggerli, ma solo a riportare vittorie parziali, da cui i tre sono stati intaccati minimamente.

8 - Macchia Nera: anche quando non si manifesta fisicamente, la sua presenza aleggia in maniera palpabile. Appare e scompare senza preavviso, tanto da non essere mai certi se si è al sicuro da lui.
E’ il personaggio che più di tutti mette a prova l’astuzia del nostro eroe, senza dimenticare che è stato il primo a fargli provare timore e trasgredire alle regole, pur di combatterlo.

9 - La società nel suo complesso: un altro antagonista collettivo con cui però, a differenza di chi sta al settimo posto, Topolino convive quotidianamente. Come e più del suddetto, non può essere mai veramente battuto.
Ma possiede una caratteristica che la contraddistingue dagli altri presenti di questa lista: mentre tutti sono indubbiamente e categoricamente malvagi, tale entità contiene al suo interno elementi giusti e ingiusti, difficilmente scindibili e perciò tanto difficile da affrontare.
E scoprire di avere questo nemico è stata per Topolino una delle più amare esperienze della sua vita.

10 – Doppioscherzo: è riuscito a prendere il posto del rivale nella stima dei concittadini e a fargli provare invidia nei propri confronti. Non serve aggiungere altro.

Ovviamente ognuno di voi può esprimere pareri contraddicenti quanto ho scritto o creare una propria lista diversa dalla mia. Vi chiedo solo, nel caso lo facciate, di argomentare un minimo le vostre scelte e di evitare quindi interventi del tipo “Per me i più pericolosi sono X e Y” “Per me invece sono W e Z”.

7
Commenti sulle storie / Pippo in: 3x2
« il: Mercoledì 9 Giu 2021, 21:53:42 »
https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2297-4

Anche da un tema semplicissimo nella sua quotidianità come la spesa si può ottenere qualcosa di notevole.
Tramite la sua personalissima logica, Pippo declina le pratiche più usuali in modo originale; ciò lo porta continuamente a confronto con il malcapitato commesso, rappresentante il senso comune. Tutta l’opera si compone unicamente dei divertenti dialoghi tra i due personaggi, i quali passano in rassegna diversi prodotti tipici acquistabili in un supermercato (con l’aggiunta delle piattaforme petrolifere).
L’umore del commesso, che in principio si comporta come si conviene con i clienti, viene messo a dura prova: diventa sarcastico in un secondo momento, per poi passare all’esasperazione.

Il colpo di scena finale sembra far rileggere tutta la situazione in una nuova ottica, tuttavia nell’ultima vignetta si ripristina l’interpretazione iniziale.

Una volta tanto, ho trovato azzeccati i disegni di Ziche.

8
Commenti sulle storie / Pippo e il giallo a premi
« il: Mercoledì 5 Mag 2021, 19:07:37 »
https://inducks.org/story.php?c=I+TL+1947-C

Si tratta della vicenda che inaugura il filone dei romanzi di Pippo: malgrado il tema nuovo, essa non risulta per nulla acerba ma fresca e ispirata.
Il protagonista narra un giallo astruso e scombiccherato, senza una vera trama ma dalle trovate divertenti e che aumentano mano a mano la confusione del racconto. La conclusione non soltanto evita di fare chiarezza ma introduce nuovi elementi, mentre l’investigatore risolve i misteri usando la sua logica, che solo in un’opera del genere può funzionare.
Il premio che viene conferito infine all’esordiente scrittore è certamente meritatissimo.

Le battute migliori corrispondono a mio avviso a quelle in cui Pippo spiega che Topolino sa le cose mentre il primo deve dedurle perché è un detective, ma si segnalano anche il maggiordomo che origlia, le frasi senza senso che vengono interpretate come parole d’ordine e l’affollamento dei colpevoli nel finale.
Non dimentichiamo inoltre le seguenti battute:

- Indovina come ho dedotto che era il maggiordomo.
- Come?
- Dal fatto che non era la contessa.

- Ma dovevi proprio farmi cadere dalle scale?
- D’accordo. Cadrai dal cornicione.

- Noi siamo innocenti.
- Non è vero! Avete parcheggiato in divieto di sosta.

9


Azione, inquietudine, mistero, umorismo, epicità. Tutto ciò viene sapientemente amalgamato dando vita ad un fumetto straordinario.

Dopo mesi in la sua minaccia si era profilata all’orizzonte ed era stata frequentemente citata (ma vista da lontano), esordisce uno dei più grandi nemici di Topolino, qui incarnato da un personaggio piuttosto sinistro. La sua entrata in scena mi ha procurato un delizioso spavento e successivamente mantiene un minaccioso sguardo da invasato che fa pensare che ha aderito a quell’organizzazione non per convenienza, costrizione o altro, ma per reale condivisione ideologica.

Topolino, sprezzante, chiede: “Dove ci porti, Adolph?” e dopo deve barcamenarsi per governare il natante, muovendo le leve con i denti, da una parte evitando i colpi dell’esercito e dall’altro mantenendo la calma nonostante una Minni agitatissima, divertente ma che comunque si rende utile, sebbene a modo suo.

La trama si caratterizza come semplice ma fantasiosa, mentre nel finale si denota per l’ilarità dell’essere finiti, manovrando quasi a caso, proprio nell’ufficio di Basettoni.
Dal punto di vista linguistico, in cui l’autore debuttante lascia già il segno delle coloriture espressive che si avranno a venire, si ricordano battute come. “Ach, Himmel! Vot a beautiful mornink!”

Si tratta della prima storia del futuro maestro dell’inspiegabile ed è già superiore a quasi tutte a quelle che l’hanno preceduta. Non credo nessuno, in qualsivoglia ambito, abbia mai raggiunto all’esordio un risultato di così alta qualità.

La vicenda conquista diversa primati: prima di Walsh, prima con i nazisti, miglior breve di sempre, quella che vede nascere il sodalizio per eccellenza (e prima dell’età dell’oro, di già che ci siamo); tuttavia ciò che la rende grandiosa è, al di là di tutto, la sua intrinseca e autentica bellezza.

10
Commenti sugli autori / Dick Shaw
« il: Lunedì 22 Feb 2021, 22:45:42 »
E' stato uno dei migliori di sempre a rappresentare i personaggi nella loro quotidianità, in modo spontaneo, fresco e divertente. Si è fatto portatore di un umorismo semplice ma non banale e soprattutto efficace.
Ha mantenuto una qualità media invidiabile lungo la sua, sia pure molto breve, carriera. A tal proposito è un peccato che si sia dedicato al fumetto disney così poco.

11
Commenti sulle storie / Topolino e il vortice imperiale
« il: Giovedì 18 Feb 2021, 22:45:06 »
https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2265-6

Per me, il meglio di Salvagnini.
Innanzitutto la trama e l’ambientazione sono originali: un’ucronia in cui l’impero romano esiste ancora. La storia riesce bene ad amalgamare elementi antichi e moderni, dando vita ad uno steampunk interessante e plausibile.

La presenza di Basettoni aiuta a capire che si tratta di un presente alternativo e giustamente ci si è limitati a lui come personaggio ricorrente presente in quella dimensione. Una sovrabbondanza di volti conosciuti, concentrati in uno stesso luogo o intervallo di tempo, sarebbe stata forzatissima.
A tal proposito la spalla che affianca Topolino risulta non memorabile ma riuscita quanto basta a reggere il ruolo, diversificandosi anche dai comprimari soliti.

La vicenda offre un’ampia serie di creazioni genuinamente divertenti ma non insensate: dagli americani che scoprono l’Europa anziché il contrario alla fantademenza (questa mi ha steso). L’inventiva ha dato frutto a diversi nomi riferiti a personaggi del nostro mondo:
-   Caio Giulio Basettone = Caio Giulio Cesare
-   Tomo Studiato = Toro Seduto
-   Al Centurione = Al Capone
-   Cornelio Camerone = James Cameron
-   Romoletto Augustino = Romolo Augustolo
-   Supercesarone = Superman
Probabilmente ce ne sono altri che non ho visto, dal momento che alcuni di questi si intravedono solo in ritagli di giornale o simili. Comunque se ripenso ad Al Centurione e Tomo Studiato mi fanno ridere ancora adesso.
Si nota invece che alcuni aspetti hanno seguito lo stesso percorso di quello reale: anche lì l’imperatore svolge solo funzioni di rappresentanza mentre il comando è nelle mani del governo.

La trama verte su un’indagine che offre alcune sorprese e scaturisce in una vicenda più grande di quanto mi attendevo. Le motivazioni dell’antagonista di turno sono divertenti ma credibili.
Una delle scene migliori corrisponde a quella in cui Topolino e Muzio si liberano dalla gabbia, sfruttando un vecchio clichè che viene rinnovato, risultando così non forzato ma perfettamente funzionante nella narrazione.
Nella conclusione il protagonista si getta nell'azione risolvendo la situazione ma in modo abbastanza improvvisato.

Questa rimane come migliore battuta: “Un momento. Questo albero genealogico è stato realizzato dalla Nobiltà fai da te SRL… una società screditata.”

12
Sfide e richieste di aiuto / Disney avventura
« il: Lunedì 18 Gen 2021, 19:16:17 »
Sui topolini di inizi anni 2000 ho trovato più volte la pubblicità di questa collana.
Da quanto ho evinto si tratta di veri e propri romanzi con i personaggi disney (uno portava la firma di Sisti, fra l'altro): essendo un fenomeno alquanto inusuale, mi sono incuriosito.
Qualcuno ne sa qualcosa?

Dovrebbe essere questa

Anche wikipedia la cita, ma non da molte informazioni in più

13
Commenti sulle storie / Topolino aviatore
« il: Sabato 9 Gen 2021, 20:47:04 »
https://inducks.org/story.php?c=YM+072

Questa volta, probabilmente seguendo quanto appreso in questa storia, Topolino si costruisce un piccolo aeroplano, per divertirsi.
Una delle prime cose che mi ha colpito (anche considerando che un paio di vicende prima si costruiva una nuova stanza con il solo aiuto di Pippo) è stata la manifestazione dell'abilità artigiana e della tendenza ad arrangiarsi del personaggio, caratteristica che non ricordavo comparire da tantissimo tempo (per la precisione qui, quando smontava una bici per ottenere un calessino). E' un tratto della sua personalità poco considerato e che potrebbe fornire nuovi spunti.

Nella parte introduttiva si segnala l'uso di Pippo, che viene creduto pensante solo a giocare mentre invece la sua creazione assume anche un'utilità pratica. Ma il meglio è il modo in cui Topolino sistema il tipo che voleva convincerlo di dedicarsi all'uncinetto.
Nella sequenza centrale si susseguono gag slegate fra loro, fra le quali prediligo quella in cui il protagonista si nasconde dopo aver violato involontariamente la legge.
La conclusione mi ha stupito, perchè lo stato e la burocrazia vengono visti come ostacoli al progresso ed all'iniziativa individuale: mi aspetterei di trovare un'idea del genere in una storia italiana, non americana. Degna di nota anche la vignetta in cui Topolino ci resta dopo aver saputo quanto potrà guadagnare.

In definitiva è una delle storie che meglio rappresenta la sua voglia di divertirsi, mostrando anche tratti come la spensieratezza, l'intraprendenza e l'indifferenza delle opinioni altrui. Senza dimenticare il modo in cambia atteggiamento quando scopre l'identità dell'interlocutore.

La storia vede uno delle più rapide serie di cambiamenti di matite: ogni disegnatore illustra in media 4 strisce e mezzo. Tutti costoro comunque compie un ottimo lavoro, a parte Murray, che proprio non riesce a piacermi. Tra di essi si segnala il ritorno di Gottfredson, assente dalla striscia da quasi due mesi: mai era mancato per così tanto tempo consecutivo (se si esclude il periodo precedente al suo arrivo).

14
Testate Straniere / Silly Symphonies
« il: Domenica 6 Dic 2020, 18:25:48 »
Mi permetto di segnalare il quarto nonchè ultimo volume di questa collana il quale contiene tutte (ho controllato su inducks) le storie di Panchito scritte dal fumettista supremo

15
Commenti sulle storie / Topolino e il mistero di Pupazzo di neve
« il: Domenica 29 Nov 2020, 12:32:20 »
https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2508-1

Questo giallo mi è sempre rimasto impresso in modo particolare, rispetto alle altre storie di ugual genere conosciute nello stesso periodo e me ne sono spesso chiesto il motivo. Parlarne è dunque un'occasione per meglio analizzarlo e coglierne le peculiarità.

La vicenda inizia con un antefatto di alcuni anni fa, apparentemente slegato dai fatti attuali.
Mentre i partecipanti ad una festa restano inspiegabilmente immobili, un uomo travestito da pupazzo di neve li deruba, dopodichè le vittime del furto mostreranno di non essersi accorte del ladro. (In principio pensavo che fosse stato impiegato un dispositivo per fermare il tempo, come accaduto in fumetti precedenti, ma il prosieguo della trama mi avrebbe contraddetto). La polizia interroga i presenti ma non vengono forniti indizi per risolvere il mistero; a questo punto il caso viene troncato dalla narrazione che passa ai giorni nostri.

Un misterioso figuro sempre in ombra (presumibilmente il criminale di prima) tenta di rubare una sfera di vetro con la neve a Minni, ma appartenente a Topolino: l'oggetto non sembra avere un particolare valore da giustificare un furto. Dopo alcuni tentativi il ladro riesce nell'intento, ma sorgono complicazioni, infatti Minni aveva scambiato la sfera originale con una copia identica, in seguito alla rottura della prima.
Poi diventa chiaro che il tipo losco cercava qualcosa all'interno del soprammobile, ma logicamente, ritrovandosi con un'imitazione, realizza di aver compiuto un buco nell'acqua.

Più avanti il protagonista racconta la fine del giallo con cui la storia si era aperta la vicenda ma tale conclusione, mentre da una parte risolve alcuni interrogativi, dal'altra ne fa sorgere di nuovi. Scopriamo, oltre alla risoluzione del mistero iniziale, anche la provenienza della sfera, la quale apparteneva a Pupazzo di neve. A questo punto sembra altamente plausibile che egli abbia l'obiettivo di recuperarla, tuttavia la teoria non regge perchè è emerso che è stato lui stesso a disfarsene.

La narrazione continua con un'indagine avvincente in grado di prendermi come poche, riservando sorprese. Lo scontro con l'antagonista (nel quale trova spazio una componente d'azione all'epoca piuttosto rara) avviene dopo che Topolino ha risolto il caso, ma il lettore ne resta allo oscuro fino alla fine, posticipando la spiegazione finale (raccontata dall'investigatore a Minni) una volta terminata la resa dei conti.
Ho apprezzato l'atmosfera di accoglienza del salotto con il camino accesso, che esprime un momento di conforto una volta portata a termine l'impresa, durante il dialogo con la fidanzata, curiosa di sapere come si sono svolti infatti perchè anch'ella in parte coinvolta.

Dopo tutto questo tempo posso concludere che il bello della storia non sta tanto nella trama, a ben pensare non eccessivamente complicata (ma forse ciò si può dire per ogni giallo, una volta chiariti i misteri) ma dal modo in cui è narrata, per il modo in cui i le due sequenze temporali sono state intrecciate, per i continui cambi di scena, alternando sapientemente le scene in cui agisce Topolino e quelle dell'antagonista.
Personalmente la preferisco sicuramente alla voce spezzata e per certi versi anche alla sindrome visionaria.

L'opera presenta alcuni punti di contatto con una precedente di Mezzavilla, il week end con il gatto: anche lì un giallo presentava echi con un altro risolto in passato e anche lì
Spoiler: mostra
il ladro con cui Topolino si era scontrato anni prima si è nel frattempo redento.

Pagine: [1]  2  3  ...  10 

Dati personali, cookies e GDPR

Questo sito, per garantirti la migliore user experience possibile, utilizza dati classificati come "personali", cookie tecnici e non. In particolare per quanto riguarda i "dati personali", memorizziamo il tuo indirizzo IP per la gestione tecnica della navigazione sul forum, e - se sei iscritto al forum - il tuo indirizzo email per motivi di sicurezza oltre che tecnici, inoltre se vuoi puoi inserire la tua data di nascita allo scopo di apparire nella lista dei compleanni. Il dettaglio sul trattamento dei dati personali è descritto nella nostra pagina delle politiche sulla privacy, dove potrai gestire il consenso (o il dissenso) al loro utilizzo.

Puoi accettare quanto sopra descritto - e continuare con la navigazione sul sito - cliccando qui.

Se poi vuoi approfondire la questione c'è il sito del Garante della privacy.