Recensione I Grandi Classici Disney 128
I Grandi Classici Disney 128, in uscita ad agosto, si aprono con l’interessante riproposizione di
Topolino e il topazio dello zio in ozio, che vede all’opera
Guido Martina ai testi e
Giovan Battista Carpi ai disegni.
Pippo, a causa delle radiazioni, acquisisce
un dono poetico che gli consente, peraltro, di compiere
vari prodigi, e che gli sarà utile per aiutare
Balatrone, uno zio di Topolino.
Martina, oltre ad Eta Beta, recupera i personaggi di
Topolino e lo zio in ozio di Bill Walsh e Floyd Gottfredson, che venne pubblicata in Italia nel numero immediatamente precedente rispetto a quello in cui trovò spazio la presente storia; costruisce, inoltre, un
intreccio bizzarro e per questo davvero divertente, ma che a ben vedere contiene riferimenti al
clima dell’epoca (il rischio atomico) ed un curioso
legame tra magia e poesia, che trova in Pippo il suo veicolo ideale.
I disegni,
pur acerbi,
sono del tutto efficaci.
Dispiace, però, che la riproposizione di una storia così peculiare sia accompagnata dalla
censura di un simbolo di pericolo atomico nell’ottava tavola, rendendo poco scorrevole la lettura ed incomprensibili alcuni
balloon successivi; ciò è avvenuto
nonostante la promessa, nel redazionale d’apertura,
di presentarla “com’è apparsa la prima volta“. 
Un’incomprensibile censura
Segue un
articolo su certe parodie Disney ispirate a film come
Casablanca o
La strada, un testo interessante soprattutto per la
“correzione” del termine parodia, meglio resa come
trasposizione: le “parodie Disney” spesso sono infatti veri e propri adattamenti in fumetto di altri
media, non necessariamente con le tipiche connotazioni parodistiche.
Troviamo poi
Zio Paperone e il telescrocco, una grande opera di
Luciano Bottaro autore completo. Nocciola scrocca da Paperone i programmi televisivi, e Paperone promette di regalarle un televisore se lei riuscirà ad apparire in diretta TV. Le
gag si susseguono senza sosta in una
catena irresistibilmente comica ed intessuta con maestria; non viene persa l’occasione per fare anche
satira sul mondo televisivo, tra quiz improponibili, pubblicità di ogni sorta ed un pubblico che pende dalle labbra di chi appare in TV.
Nocciola e Paperone costituiscono una
magnifica coppia di coprotagonisti, in un crescendo di beffe
imperdibile per chi ancora non abbia letto questa storia. I
disegni sono
del migliore Bottaro, puliti, precisi e caratteristici.
A seguire è la volta di
Zio Paperone e la microstrega, in cui
Amelia sperimenta un filtro rimpicciolente per rubare la Numero Uno.
Michele Gazzarri scrive una sceneggiatura che prende avvio da un
canovaccio collaudato (un classico sortilegio di Amelia) per assumere poi una
piega originale, culminando in un finale divertente. Il tutto è valorizzato dai
bei disegni di Giorgio Bordini, perfetti per questo tipo di storia.

Satira e trama vera e propria si sviluppano contemporaneamente
La
Sezione Superstar presenta come
fil rouge il tema del cinema, con cinque vicende che prendono spunto dal processo di lavorazione dei film; tutte le storie, ad eccezione dell’ultima, si attestano su un
livello medio e non troppo memorabile.
Zio Paperone e la troupe dei cineasti, scritta da
Osvaldo Pavese per i disegni di
Massimo De Vita, vede i Bassotti impegnati ad
“inscenare” una rapina che avrà esiti invece reali. La storia è sicuramente
scorrevole e
talora divertente, ma non si può definire memorabile.
Topolino e la mecca del cinema ha il suo punto di forza nell’ambientazione alternativa, “Wollyhood”, in cui
Minni e Clarabella si improvvisano attrici. La sceneggiatura di
Michele Gazzarri risulta lineare ed i disegni di
Giuseppe Perego sono tra i migliori dello stile del disegnatore, ma
il quadro complessivo fatica ad impressionare il lettore.
Paperino e il singhiozzo ribelle, scritta da
Carlo Chendi e disegnata ancora da
Giuseppe Perego, e
Topolino e il film verista, con
Abramo e Giampaolo Barosso ai testi e
Giulio Chierchini ai disegni, soffrono dei
medesimi punti deboli delle precedenti storie: non sono certo eccezionali e, per quanto siano
scorrevoli e ben disegnate, finiscono per essere
prevedibili.
A tal proposito, mi permetto di osservare che,
fin qua, le storie fin qui selezionate non rientrano, qualitativamente parlando, nello spirito originario della sezione, e – trascurando il criterio comune tematico delle storie – forse figurerebbero meglio nella prima parte del volume.

L’inizio di un idillio?
Chiude l’albo, però,
una vera Superstar:
Paperino e la sposa promessa, con
Brigitta all’opera per
incastrare Paperone con una promessa di matrimonio. Si tratta di una
commedia degli equivoci assai divertente, tra scambi di persona, situazioni paradossali e repentini cambi di “alleanze”. A lungo ritenuta opera di Romano Scarpa come autore completo, in realtà le
attribuzioni corrette vedono
Abramo e Giampaolo Barosso ai testi,
Romano Scarpa alle matite e
Giorgio Cavazzano alle chine. Questi crediti, però, vengono riferiti solo nell’articolo Superstar, mentre
nel sommario viene riportato erroneamente: “
Testo di Scarpa e disegni di Cavazzano“.
In conclusione, assegno
tre stelle e mezzo, principalmente per le due storie in apertura e per l’avventura in chiusura dell’albo, ottimi esempi del fumetto Disney prodotto in Italia negli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo.
Voto del recensore:
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