Ho apprezzato anche io la grande onestà nelle risposte e nelle ammissioni di errori e problematiche spesso non facilmente risolvibili (come quelle legate alla distribuzione e anche alla natura necessaria dei gadget frequenti). Un excursus franco su tutte le fragilità dell'editoria di oggi. Ne viene fuori un quadro estremamente concreto delle dinamiche proprio materiali della produzione e della distribuzione dei prodotti che permette anche a noi lettori di farci un bagno di realtà e capire che non è affatto facile stare dall'altra parte della pagina stampata.
Sulla questione PK, debbo dissentire in parte col Direttore, nel senso che non trovo che si configuri l'aut aut (proposto nella intervista) tra un PK pedissequamente identico a quello di trent'anni fa e un PK necessariamente lontano dalle sue origini. Credo, anzi, che sia possibile fare ancora un buon e finanche eccellente PK, pur senza autoconfinanti nostalgismi e senza stravolgimenti "catchy", come sta dimostrando Testi su Paperinik.
Rimango dell'opinione che più che sulla fedeltà al contenuto (coi rischi annessi di ripetizioni stagnanti), PK dovrebbe puntare sul metodo; trent'anni fa, si pescava dalla cultura pop e fumettistico/supereroistica di quei tempi; ad oggi, non mancano gli spunti pop per rilanciare PK (tra Absolute vari, fenomeni manga, cinema fantascientifico e serie streaming assortite), magari attraverso una nuova generazione di giovani (come quelli che diedero vita al tutto, nel 1996). Il problema è che, forse (ignorando tutti i problemi legati al dove pubblicare qualcosa di così audace: su quale testata? Una autonoma? In this economy?), una operazione così coraggiosa scontenterebbe alcuni appassionati storici. Su questo, concordo con Bertani. Non è semplice prendersi la responsabilità di un tale salto nel vuoto. Né è facile contentare tutti.
Sulla questione PK, debbo dissentire in parte col Direttore, nel senso che non trovo che si configuri l'aut aut (proposto nella intervista) tra un PK pedissequamente identico a quello di trent'anni fa e un PK necessariamente lontano dalle sue origini. Credo, anzi, che sia possibile fare ancora un buon e finanche eccellente PK, pur senza autoconfinanti nostalgismi e senza stravolgimenti "catchy", come sta dimostrando Testi su Paperinik.
Rimango dell'opinione che più che sulla fedeltà al contenuto (coi rischi annessi di ripetizioni stagnanti), PK dovrebbe puntare sul metodo; trent'anni fa, si pescava dalla cultura pop e fumettistico/supereroistica di quei tempi; ad oggi, non mancano gli spunti pop per rilanciare PK (tra Absolute vari, fenomeni manga, cinema fantascientifico e serie streaming assortite), magari attraverso una nuova generazione di giovani (come quelli che diedero vita al tutto, nel 1996). Il problema è che, forse (ignorando tutti i problemi legati al dove pubblicare qualcosa di così audace: su quale testata? Una autonoma? In this economy?), una operazione così coraggiosa scontenterebbe alcuni appassionati storici. Su questo, concordo con Bertani. Non è semplice prendersi la responsabilità di un tale salto nel vuoto. Né è facile contentare tutti.













