Link rapidi
Le discussioni più interessanti
Le nostre recensioni
4.5 | |
GCDN124
2.5 | |
TL 3675
2.5 | |
TL 3674
4 | |
TL 3673
3 | |
TL 3672
3 | |
TL 3671
4 | |
GCDN123
2.5 | |
TL 3670
4 | |
DSE  58
3 | |
TL 3669
3.5 | |
CD  551
4.5 | |
TL 3668
Menu

Mostra messaggi

Questa sezione ti permette di visualizzare tutti i messaggi inviati da questo utente. Nota: puoi vedere solo i messaggi inviati nelle aree dove hai l'accesso.

Mostra messaggi Menu

Discussioni - Ruhan

#1
Testate Speciali / PaperStoria
Lunedì 26 Gen 2026, 01:05:39
Apro un topic dedicato a questa nuova testata, dato che non era stato ancora aperto.



Allego immagine del Sommario, dell'Editoriale di Alex Bertani e dell'Anteprima del prossimo numero.

Un piccolo commento: i redazionali sono abbastanza brevi, ma in linea con altre testate allo stesso prezzo.

Quello di Simone Spitoni consta di due pagine — una a pagina 4 e una a pagina 84 — che introducono, brevemente, ad alcune nozioni riguardanti il mondo egizio. La pagina 4 parla (con un piccolo trafiletto per ogni argomento) delle date e dei luoghi in cui la civiltà egizia apparve, oltre che di cosa facessero i loro re e cosa fossero le piramidi.
La pagina 84 fa lo stesso (sempre con un trafiletto per ogni nozione toccata, ma un poco più lunghi dei precedenti) nello spiegare cosa siano le mummie, i geroglifici, le sfingi e le divinità egizie.

Si tratta di pagine a tema storico che, pur essendo indirizzate ad un pubblico giovane e riprendendo la struttura delle rubriche del Settimanale, introducono anche questioni non banali e scontate come la differenza tra il tipo di scrittura usata nei monumenti e quella usata nella vita quotidiana. Qualcosa che un me bambino avrebbe adorato.

Passando al redazionale del nostro Paolo Castagno, esso consta di due pagine. È breve, certo, ma introduce alla storia dietro l'idea di una dinastia papera, passando per Don Rosa e arrivando alla Saga di Martina che verrà ristampata attraverso questa testata.

L'articolo si conclude con qualche riga che introduce al primo episodio di "Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi" attraverso una spiegazione dell'avvenimento storico che fece da ispirazione per il titolo e la trama di "Zio Paperone e il Rimbombo Lunare" (la questione dell'Apollo 12 e del rimbombo sismico registrato all'epoca sul suolo lunare).
Una piccola chicca che dà contesto e la cui natura spero venga riproposta anche nel prossimo numero.

Mi sarebbe piaciuto qualcosa di simile all'inizio di ogni storia, ma sarebbe stata una cosa, credo, inedita per testate di questo genere.

A quanto pare, l'unica storia che segua, effettivamente, il tema egizio è la terza. Le altre due cambiano totalmente periodo storico, motivo per il quale sembra che il tema che dà la copertina a questo numero sia affrontato più dal punto di vista del redazionale che dal punto di vista delle storie ivi contenute, le quali (curiosità per i naviganti), Saga Martiniana a parte, sono tutte anni 2000.

Da una parte, capisco la necessità di rendere ogni numero abbastanza vario dedicando (penso avverrà così anche nel prossimo numero) la terza storia al contesto storico scelto e le altre due a periodi differenti. Tuttavia, dall'altra, spero che, così come in questo numero è contenuta una storia ("Paperinus... Tapinus") che anticipa il tema del prossimo numero (l'Antica Roma) e un'altra a tema medievale, allo stesso modo, avremo la possibilità di rivedere qualche storia a tema egizio sui prossimi numeri.

Altra mia speranza è che, nel numero 2 focalizzato sulla "Antica Roma", la storia in linea con quest'ultimo argomento sia "Petronius Paperonius e i sesterzi di Pippus Augustus".


Lo consiglio, più che altro, a chi voglia recuperare "Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi", sperando in una pubblicazione anche delle storie assenti ne Le Grandi Saghe.
#2
Dato che la discussione sul GTF (Grande Trauma Fondativo) riguarda non solo vere e proprie testate chiuse come PKNA, MMMM o X-Mickey, ma anche WoM e altre eventuali saghe apparse sul Settimanale,  oltre che analisi sull'andamento del Settimanale stesso, apro la discussione in questa sezione. Prego i moderatori di spostarla, nel caso lo ritenessero opportuno.


Riporto, attraverso il Quote, il mio post originale da cui è partita la riflessione di retunn e a cui, attraverso questo topic, vorrei rispondere, approfondendo aspetti che sarebbero necessariamente andati OT.


Citazione di: retunn il Mercoledì  7 Gen 2026, 18:54:49
Citazione di: Ruhan il Lunedì  5 Gen 2026, 18:03:45Per quanto riguarda il Topo settimanale, ci sono diverse ragioni personali per le quali apprezzo ciascuno dei decenni trascorsi e l'attuale. Dalla qualità delle sceneggiature (aldilà della qualità grafica) per quanto concerne il periodo '50-'60-'70, passando per la mia personalissima preferenza estetica per il periodo fine '70-'90 e arrivando ad una commistione dei due elementi sopracitati + quello spirito da "periodo di passaggio ricco di speranze" che rappresentò la seconda metà '90-primo decennio del 2000. Di quest'ultimo ricordo vividamente i primi tentativi di contaminazioni con elementi non propriamente Disney (a partire dalle stesse copertine che [1] richiamavano l'estetica pop di quegli anni: si veda la copertina del n. 2202 e [2] andavano verso un tipo di ironia più sarcastica e leggermente meno classicamente disneyana: si vedano il 2257, il 2360 e il 2814). Inoltre, rimane per me affascinante quel generale richiamo ad un mondo internet ormai scomparso, fatto di misteriosi siti, parole esoteriche, vuoti siderali e immagini di un cyberspazio squadrato, tutto nero e verde/giallo o rosso scuro e bianco, stile Tron, insomma; ben lontano dal tondeggiante, affollato e lampeggiante internet post-social (si veda la copertina del 2217 o il leggendario Topo Byte).

Il periodo anni '10 e attualità, seppur caratterizzati da due diversi Direttori, sono andati verso quella linea di contaminazione tracciata dalla seconda metà degli anni '90. E qui mi collego ad un discorso che esula dal semplice Settimanale, ovvero quella che alcuni (e io compreso) chiamano la Golden Age di Disney Italia, ovvero il periodo che va dalla fine degli anni '90 e percorre il primo decennio del 2000, caratterizzato da sperimentazioni inedite come PK, il coraggiosissimo MMMM, il meno coraggioso X-Mickey, ma soprattutto progetti esterni come W.I.T.C.H. o Monster Allergy. Quest'epoca d'oro (e orgoglio tutto italiano) ha funzionato in modo doppio e opposto:

1) Da un lato, ha dato forza propulsiva alla contaminazione del mondo Disney classico con elementi non-Disney, rompendo la stagnazione di un cosmo che aveva pescato, ai suoi esordi, dalla realtà e dalla contemporaneità, ma che — divenuto sistema semi-chiuso — s'era accomodato sui suoi propri interni equilibri (cosa abbastanza visibile nel periodo del finire degli anni '80-inizi '90).

2) Dall'altro, ha generato un "effetto spavento" per via del fallimento (in termini di vendite e in termini di consensi dall'alto) del progetto più coraggioso e sperimentale, ovvero MMMM, il quale diede inizio ad un generale affievolirsi della carica sperimentale, già con X-Mickey (pure apprezzabile per certi versi), oltre che coi progetti successivi.

Affievolirsi che divenne anch'esso sistema semi-chiuso: quell'aprirsi, "ma non troppo" si assestò come nuovo ordine cosmologico nel mondo Disney italiano, diventando sistema di gestione generale sia del Settimanale che di tutte le altre testate collaterali.

Myckey Mouse Mystery Magazine fu visto (a torto o a ragione) come la prova che non bisognasse tirare troppo la corda e che il generale entusiasmo suscitato da PKNA non andasse interpretato come un suggerimento, bensì come un miracolo pressoché irripetibile. Si era toccato Topolino in persona, lo si era immerso in dinamiche molto poco disneyane (che, poi, non è nemmeno troppo vero, basti vedere "Topolino giornalista" del 1935, con giri di racket etc; piuttosto, "poco disneyane" rispetto all'affievolirsi della carica degli esordi) e non aveva funzionato.
Si era osato, più che in PKNA, e i lettori avevano progressivamente disertato le edicole (lasceremo stare i perché di ciò). Questo si unì al fatto che il progetto non era poi visto molto di buon occhio dalla divisione francese, tanto che fu imposto lo stratagemma dei finali al cinema (attraverso cui si faceva intendere, nell'ultima pagina di ogni numero, che non si trattava del vero Topolino, ma di Topolino che guardava un film su se stesso lol), oltre che da vari segmenti della stessa Disney italiana; tutto ciò rese ancora più bollente quel fallimento di vendite, vissuto — da chi aveva proposto e spinto la serie — come una responsabilità e, forse, almeno in parte, una colpa. Un errore da non ripetersi.

Insomma, chiuse le varie testate non-Topoliniane, rimaneva unicamente la vecchia Banda Disney da gestire e si optò per una gestione, appunto, che cristallizzava, come in un eterno fermoimmagine, la ritirata post-MMMM, in quel generale "aprirsi, ma non troppo" di cui sopra. L'horror, ma con le pantofole al mostro. Il Noir, ma con l'assassino pasticcione. L'Hard Boiled, ma con le pistole ad acqua. Un eterno ritirarsi. Un'interminabile ripiegata tattica. In cui il richiamo al nuovo, allo sperimentare e al contaminare è rimasto più sotto forma di formule retoriche ritualizzate — fossile di un entusiasmo legato ad un'epoca scomparsa e da celebrare – che come vero e proprio intento messo in pratica.

Una cifra che percorre anche i giorni attuali, in una immobile ritirata stagnante, nella quale il "chiudersi", solo perché lascia un piccolo spiraglio e grazie al fatto di essersi dimenticati l'apertura dalla quale si era partiti, viene interpretato come un "aprirsi".

Lo spiraglio rimane positivo ed è meglio di nulla e valuto favorevolmente, tutto sommato, il periodo attuale. Ma, tuttavia, rimane (almeno secondo me) caratterizzato da elementi che (specie a livello di sceneggiatura) scricchiolano proprio per via del proponimento di "contaminare, ma non troppo". Cosa che genera uno spreco di forze, dato che lo sceneggiatore dovrà trovare un ennesimo modo per riscaldare la medesima pietanza di sempre, ma nascondendo la cosa dietro la maschera o il profumo del nuovo, del cool, della serialità stile Netflix, andando a togliere tempo e fatica su altri versanti della costruzione della sceneggiatura.

Però tutto ciò va guardato non isolatamente, bensì connesso cronologicamente alle sue cause e agli istanti da cui è stato prodotto, come conseguenza di un socchiudere un'apertura che sembrò ricca di speranze.



[La profetica primissima pagina del n. 0 di MMMM]

Analisi impeccabile. Io ho iniziato a leggere Topolino intorno al 2005, ma in casa ho praticamente tutti gli albi da fine anni '80, e ho sempre avuto una grandissima fascinazione per il periodo di fine anni '90/inizio anni 2000. Al punto che ho molta più nostalgia per quel periodo (che ho vissuto solo parzialmente) rispetto all'era De Poli, sebbene questa sia quella che ho vissuto in prima persona.

Secondo me quello che dici riguardo la "semi-chiusura" è la spiegazione perfetta del perché. Il dialogo che c'era con il mondo extra-disneyano era più intenso e fecondo, ma allo stesso tempo meno "sbattuto in faccia". MMMM conteneva storie poliziesche/hard boiled degne del genere, che rimosso l'elemento disneyano sarebbero state apprezzate anche dai seguaci "tradizionali" del genere; nell'era De Poli invece abbiamo avuto Doubleduck e Topalbano, che oltre ad avere un riferimento palese a personaggi già esistenti, non avevano la stessa dignità.

Dirò una cosa controversa, ma per me Wizards of Mickey aveva tutte le carte in regole per diventare una serie con i controfiocchi. La prima saga, per quanto semplice, era una perfetta storia shonen (nelle saghe successive ci sono anche elementi mecha, a testimonianza della palese ispirazione nipponica), con tutti gli stilemi del genere (figura di riferimento che scompare, allievo che deve maturare da solo, tornei, insomma un fantasy tolkeniano ma dalla prospettiva del manga). Purtroppo le saghe successive sono diventate molto più infantili, molto meno derivative ma allo stesso tempo molto meno originali.

Non so se questo sia da imputare alla direzione De Poli, dato che la saga è stata solo iniziata sotto la direzione Muci, o se fin da principio fosse pensata per diventare così.

Innanzitutto, ti ringrazio e condivido quanto scrivi. Le tue riflessioni mi danno l'occasione per approfondire ulteriormente la questione.


Perchè MMMM fallì in termini di vendite?

Le ragioni del relativo (rispetto alle vendite attese) "fallimento" di MMMM sono — dal mio punto di vista — da ricercarsi 1) nel fatto di aver usato Topolino, personaggio storicamente meno amato di Paperino, specie dai lettori occasionali e 2) nel genere toccato: PKNA si era immerso in quello fantascientifico/supereroistico, il quale intersecava un vasto pubblico di adolescenti che, cresciuti con Topolino, si erano, ormai, affacciati al mondo dei Comics americani e che potevano trovare in PKNA una valida transizione omogenea alle proprie nuove letture, un accompagnamento nel mondo del fumetto "più adulto".
MMMM, invece, toccava un genere che avrebbe potuto incontrare i gusti dei giovani adulti, fascia, però, molto difficile da catturare, data la differente concezione che si aveva, all'epoca, riguardo il fumetto, specie se Disney. Insomma, tentava di attirare un segmento di pubblico che (almeno nei grandi numeri) aveva già abbandonato il media del fumetto o, in ogni caso, che aveva lasciato, alle proprie spalle e da troppo tempo, quello del fumetto Disney.

MMMM aveva tolto la lente "fantastica" dalla realtà, mostrandola in tutto il suo "peggio", non più fatto di alieni, progetti fantascientifici folli, drammi da androidi o pirati spaziali come in PKNA, bensì di riciclaggio di denaro sporco, terrorismo, rapporti tra mala, industria, politica, sistema giudiziario e carcerario, compromessi insoddisfacenti, in cui la giustizia non era mai davvero fatta, in cui qualcuno la faceva sempre franca, grazie al potere.

Insomma, se PKNA aveva portato riflessioni molto adulte come il lutto, il confine tra umano e non-umano, il vivere il sopruso, l'abbandono, il crescere etc., ma lo aveva fatto tramite un filtro "fantasy-spaziale/marveliano", MMMM aveva osato — proprio grazie alla vittoriosa rincorsa presa da PKNA — andare oltre e diventare ancora più adulto, ma senza un pubblico adulto disposto a leggerlo e toccando un genere non amatissimo tra i più giovani, soprattutto con quel taglio molto maturo e poco comprensibile per un bambino o ragazzino non avvezzo a concetti come il riciclaggio e così via.

Occorreva rimettere quella lente sopradetta, se si voleva incontrare le preferenze di un pubblico a cavallo tra infanzia, adolescenza e post-adolescenza.


La Grande Ritirata.

Non è un caso che, già da X-Mickey 1) si sia tornati 1) ad affiancare Topolino con personaggi familiari, seppur versione "impossibile" (Pippo, ma lupo mannaro; Minni, ma dark etc.), mentre in MMMM s'era ripartiti da zero, con un nuovo cast e, soprattutto, 2) si sia ritentato di toccare generi più di confine e "fantasy", in grado di attirare più fasce di età maggiormente vicine all'infanzia e all'adolescenza.

Chiaramente, questa virata verso il fantastico non fu privo di effetti, dato che fece ulteriormente affievolire di molto la carica adulta inaugurata da PKNA e approfondita da MMMM, tramite una focalizzazione sulla lente fantasy/fantascientica, piuttosto che sul contenuto maturo dei primi due, dimenticato ed evitato, nella frenesia di riparare all'errore fatto con Mickey Mouse Mystery Magazine, concentrandosi unicamente su quegli elementi che ad esso erano mancati e al successo PKNA no (il "fanta", per l'appunto).

Questo si sommò alla minore fiducia da parte dei piani alti (le vendite di PKNA avevano assicurato una maggiore libertà di osare che, dopo MMMM, era stata ritirata) e alla paura di sbagliare ancora. Quest'ultima, in particolare, portò ad una sempre maggiore infantilizzazione, nel tentativo di catturare anche il pubblico dei più piccoli, bacino principale per le vendite del Settimanale.
Il resto è storia.

WoM ebbe le problematiche che dici proprio per tale motivo; non solo si tentò di strizzare un occhio al pubblico giovane che, proprio in quegli anni, scopriva e aveva scoperto il fenomeno fantasy (coi vari Signore degli Anelli, Harry Potter, Narnia etc.) e, come fai notare, manga shonen/mondo nipponico, ma si sperò di attirare segmenti con età ancora inferiori e questo, banalmente, abbassando ancora di più il livello, infantilizzando un progetto già nato in un generale processo di infantilizzazione generato dalla paura di non essere in grado di catturare un pubblico anagraficamente estraneo e dalla legittima finalità di "fare il proprio", limitandosi a vendere al pubblico di lettori Disney più ampio (bambini e bambini appena cresciuti).
In generale, si può dire che si tentò di attirare chi già leggeva, in maggioranza, Topolino, anziché solo piccole sezioni più mature, ma minoritarie, snaturando, però, completamente le premesse da cui erano nati progetti come PKNA e MMMM. Con WoM la cosa fu ancora più fisiologica, data la sua pubblicazione direttamente sul Settimanale (che è lo stesso motivo della infantilizzazione brutale subita da PK, negli ultimi anni).


Il mondo dei balocchi... di spugna.

Penso siano questi i motivi che portarono a quel fenomeno ben conosciuto e che riguarda tutti i media per l'infanzia, ormai da quasi 20 anni: una infantilizzazione ancora più infantile del pubblico che dovrebbe attirare, eliminando ogni elemento percepito come "adulto", anche quegli elementi classicamente attraenti per i bambini (la paura, il mistero, le botte, il pruriginoso etc.: una delle ragioni del parallelo successo dei manga che, al contrario del fumetto occidentale, includono queste cose anche nei prodotti per i più piccoli). Questo, probabilmente, non fu dovuto solo ad una questione interna a Disney Italia, dato che va a intersecare una fenomenologia più ampia (politicamente corretto, protezionismo parentale soffocante sui media tradizionali e così via).

Lo stesso X-Mickey ha caratteristiche oggi impensabili. Stavo sfogliando, ieri, il n. 974 e mi sono capitate delle vignette popolate da zombie disegnati in modo molto realistico rispetto ai canoni odierni:



Oggi, sarebbe impossibile vedere sul Topo (o testate collaterali) zombie con fattezze così Bonelliane; verrebbero resi attraverso proporzioni del corpo molto meno realistiche, teste più grosse, visi comici ed elementi ridicoli come ciabatte rosa o cappelli con la visiera al contrario o altre cose di questo genere.

O si guardi questa inquietante sequenza di vignette tratte dal n. 975, in cui un innocuo animale vede orribilmente stravolti i propri tratti:



Sia chiaro, non era sempre così. Molti mostri sono resi in maniera comica o goffa/infantilizzata, ma ci si concedeva libertà oggi impensabili. Cose che venivano molto apprezzate anche dai piccini dell'epoca, a giudicare dai disegni inviati e pubblicati nella rubrica apposita:



Si noti come provassero a produrre dei mostri dotati di visi e fattezze inquietanti, attratti da quell'elemento horror (seppur "per bambini") tipico delle pagine della testata.

Voglio chiudere questa parte con un disegno inviato da una bambina dell'epoca:




Ve la immaginate una cosa del genere pubblicata oggi?

Si è messa la spugna anti-urto su ogni angolo della fantasia dei lettori, con la scusa di proteggere/attirare un pubblico di più piccoli che assorbe ben di peggio sui media non tradizionali, tra brainrot e reels casuali. E dubito fortemente che sia un problema da imputare ai singoli Direttori. È un gioco di forze e controforze,  in cui hanno un ruolo la storia di Disney Italia, la direzione intrapresa dalla Disney internazionale e dal mondo dell'intrattenimento in generale.


Impero allargato e province blindate.

Con l'allargamento dell'Impero Disneyano e l'acquisto di sistemi cosmologici come la Marvel o Star Wars, non solo si è vista una generale infantilizzazione dei franchise assorbiti, per via del loro avvicinamento ad un mondo gestito, tradizionalmente, per un pubblico giovanissimo, ma si è assistito ad un generale disinteresse, da parte di Disney, nell'allargare il pubblico tramite la contaminazione.

Il fatto di possedere un franchise per ogni fascia di età o di interesse rende del tutto assurdo contaminare i prodotti per bambini con elementi per adolescenti o giovani adulti, dato che, con questi ultimi, la Disney fa cassa tramite altri prodotti come quelli Marvel.

Questo porta ad una estrema frammentazione per compartimenti stagni blidanti che, come detto, ha ragioni totalmente economiche e spiegabili. Frammentazione che si riverbera sul mondo della Disney Italiana a fumetti per il tramite del fatto di appartenere, non solo al vasto impero disneyano internazionale, ma anche, dal 2013, al vasto cosmo Panini, con pubblicazioni per tutte le età che rendono molto meno urgente attirare, su Topolino e co., fasce di popolazione da direzionare, invece, verso altri prodotti editoriali. Specie in un tempo di crisi generale delle vendite.


Conclusioni.

Insomma, una serie di cause, controcause, effetti e controeffetti, costringono le varie testate Topolino e co. ad adattarsi ad un mondo dell'editoria che tende verso un assorbimento di quanti più franchise entro grandi contenitori monopolistici, nel tentativo di avere un vasto assortimento di prodotti per tutte le fasce di età e poter pareggiare con la concorrenza. Se le ragioni del fallimento di MMMM furono da imputare ad un mondo adulto italiano non ancora pronto ad una rivalutazione di un media visto come "da bambini", oggi, in un'epoca in cui questo sarebbe possibile, il problema è rappresentato da un misto di paura soggettiva di fallire di nuovo (uscendo dal sicuro recinto del proprio bacino di pubblico più grande fatto di giovanissimi) e di situazione oggettiva, nella quale il fare parte di universi editoriali molto più ampi riduce di tanto l'incentivo ad attirare nuove fasce di lettori. Le quali, in ogni caso, le si può già attrarre — in modo nettamente più sicuro — tramite il richiamo alla nostalgia, tra Omnibus e testate dedicate alla ristampa di storie vecchie (tutte cose che anche il sottoscritto acquista con gusto).

In estrema sintesi: da una parte l'idea che il mondo sia ancora quello del 1999-2001, non pronto a leggere, da adulto, storie più mature con protagonisti i personaggi della propria infanzia. Dall'altra, assenza di incentivi e motivi per osare, in un pantano al ribasso, ovvero fatto di generali scarse vendite e in cui anche il minimo errore potrebbe determinare il fallimento più completo.
#3
Non ho trovato topic dedicati alla testata "Parodie Collection", quindi ne apro una. Dovessi sbagliarmi, prego i moderatori di farmelo presente.

Inizio con un annuncio dai canali social di Topolino Magazine:



Il 19 gennaio del 1809 nasceva a Boston Edgar Allan Poe, maestro della letteratura horror e del giallo psicologico! Su panini.it trovate il volume a lui dedicato: "I racconti di Edgar Allan Paperoe!"
#4
Salve, Topi e Paperi!

Non so se sia la sezione adatta. Nel caso, chiedo di segnalarmelo e provvederò.

Volevo informarvi che, questo giovedì appena passato (28 Dicembre), è andato in onda un servizio TG1 che pubblicizzava il nuovo speciale Topolibro dedicato al mondo della TV ("Disney Special Event 41 - La televisione raccontata da Topolino")

Ebbene, esso era corredato (anche) da immagini dellle prime pagine di alcune storie (ipotizzo o non avrebbe avuto senso mostrarle) contenute nel Topolibro. Cosa che permetteva di scorgere quelli che (probabilmente) saranno i titoli in esso contenuti.

● Si inizia — ma questo era noto — con "Topolino e il collezionista di stelle" apparso nel 3082, in occasione dei 60 anni della televisione.

"Paperica e il festival della canzone stonata", storia del 2000 a tema Sanremo; è apparsa, originariamente, sul 2309 di Topolino.

"Paperinik e il reality per debiti"; parodia dei reality apparsa nel 2007, sul n° 2684.

"Zio Paperone e la statua dell'addollarato"; parodia di Striscia La Notizia, con Greggio e Iacchetti paperizzati; è apparsa sul 2496, nel 2003.

"Eta Beta campione intergalattico"; uscì con il 2531, nel 2004.

Sono 5 storie; ne rimangono sconosciute ancora 3, se non sbaglio. Ritengo sia abbastanza probabile si tratti di storie che appariranno nel Topolibro. Questo perché, ad un certo punto, veniva mostrata una scansione (della prima pagina di una di queste cinque storie) accompagnata da un approfondimento tipico dei Topolibri:




Alcuni commenti. "Topolino e il collezionista di stelle" è stata ristampata solo una volta, nel 2017. Invece, le altre quattro — come potrete voi stessi rendervi conto (consultando l'indice delle ristampe) — sono storie che sono state ristampate almeno quattro volte. Pure in anni recenti (2019, 2020). Per dire: il Big presenta, a volte, storie con meno ristampe.
"Paperica e il festival della canzone stonata" è la più ristampata: arriva ad un totale di cinque, contro "Eta Beta campione intergalattico", l'unica a raggiungere un numero di "sole" tre ristampe (due di esse, nel 2017 e nel 2019). Insomma, nulla da dire eh. Posso anche capirlo. Si scelgono le storie che hanno funzionato di più e le si inserisce in un volume tematico. È fisiologico che quelle che funzionano di più siano state anche ristampate di più. Cosa alla quale va aggiunto il fatto che si tratta di storie (quelle a tema TV e personaggi televisivi paperizzati) molto specifiche: il che aumenta la probabilità di ristampa.
Però — sinceramente e viste queste premesse — non credo possa offrire poi molto. Motivo per il quale, dubito che lo acquisterò assieme al Topolino della prossima settimana...


Fonte: https://www.rainews.it/video/2023/12/topolino-e-il-collezionista-di-stelle-la-storia-pubblicata-sul-numero-3082-che-omaggia-la-rai-77604009-7794-49f5-a376-696708d7ddd6.html

#5
Commenti sulle storie / Topolino e la torta aurifera
Venerdì 29 Dic 2023, 03:52:32
Topolino e la torta aurifera

Soggetto: Abramo Barosso
Testo: Giampaolo Barosso
Disegni: Luciano Bottaro

Prima pubblicazione su "Almanacco Topolino" n° 96 dell'1 Dicembre 1964.

https://inducks.org/story.php?c=I+AT+++96-B


Il professor Kymysky, vicino di Minni e rumoroso autore di esplosivi esperimenti, riesce finalmente a trovare la formula cercata per secoli dagli alchimisti e a trasformare la materia grezza in oro. Ma — immediatamente — viene aggredito dal suo maggiordomo che si rivelerà essere un camuffato Mike "Bomba", complice di Gambadilegno. L'aggressore, dopo aver rubato l'aurifera formula, scappa. Saranno Topolino e Minni a trovare il professore svenuto e a chiamare la polizia.

Inizia, così, un'avventura che non ha la pretesa di essere un giallo in piena regola (pur avendo qualche elemento di mistero), ma un intreccio rocambolesco di gag ed errori dal risvolto comico.


Il personaggio che qui brilla di più è Pippo. Abramo e Giampaolo Barosso lo rendono protagonista di una serie di ammiccamenti comici verso il lettore e di una sequenza di scene estremamente divertenti e basate sul fraintendimento. È un Pippo surreale, ma non tanto a parole, quando negli atti e nei comportamenti.
Pippo che pensa di giocare a indiani e cowboy e che sbuca da dietro il divano per avventarsi su Gambadilegno, armato di ascia e urlando come un pellerossa (tutta questa modalità di aggressione, senza nessun motivo logico) mi ha fatto più ridere del dovuto:

Spoiler
[chiudi]

Segue — per brillantezza e vivacità di scrittura — Basettoni, accompagnato da Manetta. Attraverso questa coppia, i Barosso regalano una sequenza di scene da cartone animato, con esplosioni e vestiti rotti. Ma non solo. Anche inanellamenti di scambi di battute che li fanno apparire come un duo comico alla Totò e De Filippo:

Spoiler
[chiudi]

Anche il rapporto tra Minni e Topolino è molto piacevole. È vecchio stampo. Ricorda le vecchie strisce americane o i cortometraggi. Non è un rapporto, insomma, totalmente idilliaco, ma fatto di contrasti e di telefoni chiusi sul muso.

È una Minni "rompiballe" quella che possiamo leggere qui, ma non in modo fastidioso, bensì in chiave comica, specie nelle scene in chiamata telefonica. In queste ultime, Giampaolo Barosso è stato in grado (con poche frasi) di creare gag abbastanza divertenti e basate sulle veloci sfuriate di Minni che si concludono con un "CIAO!" gridato e una cornetta riattaccata.

Anche fuori dal contesto telefonico, lo scambio di dialoghi nella coppia appare brillante. Più che altro grazie alla controparte femminile. Risulta, infatti, divertente il fatto che Minni canzoni — di tanto in tanto — Topolino:

Spoiler
[chiudi]

Questa dinamica "litigarella" — che regala spessore alla relazione tra i due, evitando dialoghi piatti e da libro per bambini — come è abbastanza noto, cadrà quasi in disuso nei decenni successivi, portando ad una Minni fin troppo accondiscendente e docile. Non sempre. Ma troppo spesso.

E ora, veniamo agli altri personaggi.
Nella storia, compare anche Clarabella che qui non brilla particolarmente, rivelandosi — più che altro — un elemento ad uso e consumo dello svolgimento di trama; specie in una occasione, nel finale.

Al contrario, risulta ben scritto e divertente il personaggio di Gambadilegno, tra battute, gag e improbabili minacce. Buona anche la scrittura dei suoi complici, anche se non incredibile.
Mike Bomba è lo sgherro che risulta meglio caratterizzato, riservando per sé alcuni momenti e scambi di battute molto comici. Come durante l'interrogatorio: il suo fare il finto tonto riesce ad inanellarsi perfettamente col tono surreale della situazione portata avanti da Manetta (che gli punta una lampada da scrivania in faccia, in pieno citazionismo-parodia dei classici clichè hard boiled).

Infatti, in questa storia, i gialli e polizieschi vengono celebrati tramite la parodia e la presa in giro dei loro topos narrativi. A partire dal classico colpevole: il maggiordomo (in una scena, viene costruita una gag — tra Pippo, Topolino, Basettoni e Manetta — proprio a riguardo), a concludere con la citazione di una classica scena di inseguimento poliziesco che, però, finisce in ridicolo (e mutande!) per la sfortunata squadra di agenti. I Barosso non hanno voluto costruire un giallo in salsa Topolino, ma la decostruzione comica di un giallo in salsa Topolino.

L'ottima storia è sostenuta ed arricchita dagli splendidi disegni di Luciano Bottaro (due pagine in bianco e nero; due colorate a china: in alternanza). Una particolare nota di merito va alla resa grafica di Pippo e Gambadilegno che ricordano il miglior Gottfredson. L'espressività dei due è resa, non solo attraverso pupille e faccia, ma anche tramite l'uso delle orecchie e la loro sagomazione e direziine, diverse a seconda dell'emozione da esprimere.

Una piccola pecca:

Forse, la scrittura di Topolino. Si alternano buoni momenti ad altri nei quali risulta un po' anonimo, stereotipato, come se avesse "il pilota automatico" inserito. A differenza di Pippo, che qui splende di luce propria, tanto che — durante la lettura — non si aspetta altro che entri in scena. È, infatti, Pippo a reggere intere sequenze di vignette in solitaria, senza stancare il lettore e senza richiedere l'intervento di una spalla quale eventuale rafforzante comico.

Conclusione:

Insomma, un piccolo capolavoro di quegli anni. Assolutamente da recuperare. Vi è possibile farlo su "Almanacco Topolino" di questo Dicembre, in formato grande, così da poter ammirare le tavole di Bottaro in tutto il loro splendore! Quindi, avanti, correte numerosi ad acquistarlo prima che finisca o che Pippo lo scambi per un ombrello!

Bonus:

Citati (e topolinizzati) Bobby Solo e Gigliola Cinquetti, il cui ascolto viene minacciato come metodo di tortura da interrogatorio :D
#6
Le altre discussioni / La ricezione estera di PK
Martedì 26 Dic 2023, 08:59:08
Salve, Topi e Paperi!

Apro questa discussione per raccogliere contributi dettati da esperienze personali, materiale video, articoli, recensioni, commenti trovati online, testimonianze varie ed eventuali etc. etc. riguardanti quello che è stato e che è il rapporto dell'Estero con PK.

Inizio io con questo video caricato da un ragazzo danese:

https://youtu.be/Bn6050gfzHs

In Danimarca, come molti di voi sapranno, PKNA fu tradotto e pubblicato (col titolo "Stålanden - On New Adventures") nel 1997.



Insomma. Hanno potuto viverlo, praticamente, quasi in contemporanea con i lettori italiani. È incredibile notare l'entusiasmo.

D'altra parte, ho colto una cosa interessante. Quando giudica la profondità dei personaggi o della trama, è entusiasta, certo, ma (contemporaneamente) dice qualcosa come: "non saranno i personaggi più complessi della storia etc., ma lo sono più di quanto non lo siano, di solito, nelle storie per bambini". Insomma, riconosce a PKNA una maturità insolita, ma — secondo me — non avendo un'idea complessiva del contesto editoriale in cui nacque, percepisce solo una parte della straordinarietà della testata.

Uno straniero — che non può avere la percezione, anche inconsapevole, che un italiano ha riguardo Topolino come prodotto attentissimo alle fasce d'età pre-adolescenziali — non può cogliere (fino in fondo) quanto PKNA sia stato una sorta di "11 Settembre" (nel senso di un evento di rottura, uno spartiacque) nell'editoria disneyana italiana.

Insomma, qualunque italiano medio percepisce la rivista dedicata a Topi, Paperi etc. come roba da bambini. Questo pregiudizio rafforza lo straniamento davanti ad un prodotto fumettistico che ricorda Topolino (giudicato "da bambini"), ma si spinge molto oltre.
Paradossalmente, qui siamo davanti ad uno di quei rari casi nei quali un pregiudizio sbagliato permette una percezione più corretta di un fenomeno.

Che Topolino sia indirizzato ad un pubblico (anche, ma non solo) meno maturo di quello a cui era indirizzato PKNA, è vero. Solo che l'italiano medio giudica questo come una sorta di qualità diminuente. Quasi che fare prodotti indirizzati anche ad un pubblico meno maturo sia qualcosa di vergognoso o di scarso valore. A questo si aggiunge il fatto che Topolino, da noi, non solo è giudicato come "roba da bambini" in modo spregiativo (da sempre meno persone, per fortuna), ma è — grazie alla sua cadenza settimanale che dura dai tempi dei tempi — una specie di istituzione, seconda solo al Vaticano :D

Insomma: un prodotto iper-conosciuto è divenuto oggetto di un pregiudizio iper-conosciuto. Il cosiddetto "lo hai letto su Topolino?".

Eppure, questo giudizio errato, ripeto, permette di inquadrare meglio la straordinarietà dell'esistenza di un prodotto come PKNA. Perchè sarà pure errato, ma (in modo del tutto irriflesso) aumenta la percezione della spaccatura che fu PK, all'epoca. Certo. La si può percepire pure senza avere quel pregiudizio. Ma solo sostituendolo con una conoscenza approssimativa dei limiti ed ingessamenti cui si sottoponeva (anche per motivi ovvi di target) la testata.

Uno straniero, privo di quel luogo comune errato, credo lo percepisca meno di un italiano medio. E questo mi è sembrato di notare dal video. Il suo stupore è legato a quanto fosse incredibile che il Paperino dei cortometraggi fosse diventato una roba marveliana. Ma non si rende conto, fino in fondo, di quanto fosse assurdo che una cosa come PKNA uscisse dalle medesime tipografie di Topolino. Solo cogliendo questo si può capire che, dati i limiti esistenti, PKNA non si era spinto un pochino oltre la soglia, bensì anni luce oltre la soglia. Non si trattava di un prodotto "più maturo del normale" e basta. No. Si trattava di un prodotto che s'era conquistato quella maggiore maturità e complessità con le unghie e con i denti, e che oltre non sarebbe potuto andare, per ovvi motivi editoriali (non interessa qui chiedersi se "purtroppo" o "per fortuna": andremmo OT).
Ecco. Questo elemento della fatica sembra sfuggire al pubblico estero. Non è una colpa, chiaramente.

In ogni caso, il video è davvero interessante perché aiuta a capire come PKNA sia stato vissuto fuori dall'Italia. Consiglio la visione e invito ad arricchire questo topic con ulteriori testimonianze.

A presto!
#7
Sfide e richieste di aiuto / Topolino-Ragno Cercasi
Venerdì 22 Dic 2023, 18:19:24
Salve, Topi e Paperi!

Ci riprovo, dopo anni (avevo già provato su un gruppo Facebook, parecchi anni fa: nessun risultato).

Allora, parto col dire che penso sia una storia straniera. Non ne sono sicuro, ma lo ipotizzo per via dell'atmosfera poco "disneitaliana" che ricordo. Credo di averla letta da un qualche Mega; forse, un Mega 3000. Vi parlo dei primi anni del 2000 (intendo il millennio ahah). FORSE, 2005/2006/2007. Ma vi prego di non badare troppo alla sua collocazione editoriale. Potrei benissimo sbagliarmi. Ve la faccio presente solo per ribadire che, al 90%, doveva trattarsi di una storia straniera.

Date queste premesse, parto con una descrizione di quel poco che ricordo. Dunque: il protagonista è Topolino. Topolino trova una tuta speciale, credo, ipertecnologica. La indossa. Sono abbastanza sicuro fosse tutta nera e che gli coprisse anche viso e testa. La tuta si rivela essere una sorta di costume da Uomo Ragno dotato di capacità quali: iper-aderenza alle superfici, anche verticali; mi pare di ricordare, pure, la possibilità di lanciare cavi resistenti; forse, anche una discreta super-forza.

Ho cercato per anni nei meandri del cyberspazio. Ho trovato solo questo:

https://disneyweirdness.blogspot.com/2009/11/spider-mouse.html?m=1

Si tratta di "Spider-Mouse" (scritta da Pat McGreal, disegnata da Francisco Peinado e apparsa nel 2003 su "Walt Disney's Comics and Stories", n° 635). Purtroppo, però — nonostante le varie somiglianze — non si tratta di ciò che cerco. Ricordo benissimo la tuta nera (qui assente).

Insomma, spero che qualcuno di voi possa aiutarmi in questa ricerca che dura, oramai, da più di 10 anni  :D

Vi ringrazio in anticipo!