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Messaggi - Special Mongo

#1
Non so se questo progetto prosegue e non riesco a trovare la lista completa, così potrei star segnalando dei doppioni:

Io segnalo:

- Topolino e la montagna di diamanti: racconto lungo Il diamante grande quanto il Ritz (1922) di Francis Scott Fitzgerald
- Topolino ammazzasette: fiaba dei fratelli Grimm Il prode piccolo sarto (1812)
- Topolino principe azzurro: Jack e la pianta di fagioli più Jack l'ammazzagiganti (l'avvoltoio Isolfo ricorda i grifoni di sentinella nell'ultima avventura di Jack)
- Topolino e Robinson Crusoe: Robinson Crusoe di Daniel Defoe
- Paperino e Mac in "Niente avventure!": Jack e la pianta di fagioli
- Paperino con Mac in "Un salto sulla Luna": I primi uomini sulla luna (1900/01) di H.G. Wells (convergenze: lo scienziato stravagante che vive in campagna; la divisione in caste della società lunare e la loro permanenza nel sottosuolo entro un sistema di cunicoli; i sapienti dal testone enormemente sviluppato (probabilmente per la minor forza di gravità le ossa sono più fragili e flessibili, permettendo così l'ingrandimento degli organi); i protagonisti che, stoltamente, rischiano di distruggere l'ecosistema lunare e provocare la morte dei suoi abitanti; le trasmissioni via radio, che alludono alla lunga comunicazione del prof. Cavor dalla Luna alla Terra nel finale del romanzo)
- Topolino e il fagiolo magico: ancora Jack e la pianta di fagioli
- Topolino e il pupo rapito: Il riscatto di Capo Rosso (1907) di O. Henry (per il figlio di miliardari così pestifero da porre a mal partito sia i rapitori che, qui, i salvatori: ha più in comune col racconto di O. Henry questa storia che Le ventimila BEGHE sotto i mari col romanzo quasi omonimo di Verne)

Ci rivedremo, magari, per altre fonti da citare...
#2
Le altre discussioni / Re: Cosa ci dà fastidio nelle storie
Mercoledì 14 Gen 2026, 19:45:08
Le palpebre semichiuse con sguardo di sufficienza, a riprova che i personaggi sono coscienti che una battuta demenziale è in corso. Questo eccesso di consapevolezza l'ho riscontrato soprattutto dal debutto delle storie particolari di Fausto Vitaliano in poi, pregi a parte.
#3
Non apro il topic su una delle mie storie preferite, né si tratta di una fra le migliori di Paul Murry (c'è di meglio in: Topolino e il rubino di Omar, Topolino e la valigia magica, Topolino e la misteriosa sfera di cristallo, Topolino e il ranch del tempo andato, Topolino e il "buon riposo", Topolino contro la "legge").
Lo faccio per scrivere qui un mio commento che inquadri con più precisione la storia nell'ambito della letteratura americana, per sottolineare che questa e Zio Paperone hanno in comune la stessa fonte e le stesse riflessioni. Mi sono premurato di fare aggiungere all'Inducks che, in effetti, la sorgente di Topolino e la montagna diamante è un romanzo breve di Francis Scott Fitzgerald (1922) che ho letto il mese scorso. Però, gli scrittori della storia di Murry, in confronto a ciò che si tentò con Zio Paperone, sono stati indubbiamente carenti. E, se una sequenza della storia riproduce mimeticamente un elemento del romanzo di Fitzgerald, per ironia della sorte ciò nacque da un errore tipografico del testo originale. Vediamo come.


Topolino e la montagna di diamante
Geoffrey Blum nel 1997 ne elencherà in due pagine i difetti soprattutto in confronto all'opera letteraria da cui attinge: Il diamante grande quanto il Ritz (The Diamond as Big as the Ritz, già The Diamond in the Sky, 1922) di Francis Scott Fitzgerald, omaggiato esplicitamente nel nome del malvivente, Gerald Fitz. Ma possiamo evitare oggi di infierire troppo: è comunque scorrevole e spiccia ma non grossolana quanto tanti episodi analoghi e consimili. Delineare con attenzione i personaggi non è fra gli scopi degli autori, si vede, ma non trasmettono l'atonia totale che è sempre bene temere, e le trovate impossibili o improbabili (la piattaforma innalzata da un sottile palo fino a 200 metri, Topolino e Pippo che fuggono grazie a Fitz dimentico che il diamante può incidere tutto, Fitz catturato con una canna da pesca mentre sta decollando sul suo monoposto) contribuiscono a una celerità da cartone animato che decenni dopo continuerà a non sfigurare nell'animazione a temi thriller (come la serie di Batman del 1992). Vero è che in questa ennesima riproposizione di guardie contro ladri cade il bildungsroman allegorico di Fitzgerald, una satira della ricchezza laddove Il tallone di ferro (The Iron Heel, 1908) di Jack London conduceva una critica contro il capitalismo nei modi catastrofici e cupi della distopia, il testo di Fitzgerald è più sottile ma non meno lampante. Cade anche lo sfarzo della dimora degli antagonisti (i Washington), traboccante copioso dalle descrizioni cariche e ridondanti: non era un carattere secondario del racconto, ma anzi fissava, in quei ruggenti anni Venti, «un fascino decadente e un potere distruttivo uniti a una gioia irriflessiva, quasi infantile, nel giocare con i soldi» [Blum]. Insomma, quella zolla riflessiva che in campo creativo genererà personaggi-cardine di casa Disney come Zio Paperone. Gerald Fitz, invece, lontano dallo snobismo-chiave del Washington della novella, si contenta di vivere su un brullo altopiano in un'abitazione che a momenti è una baracca. L'opulenza del racconto, ironia della sorte, riemerge in quello che (lo notava pure Blum) deriva da un errore tipografico: Topolino e Pippo son rinchiusi in quella che a ben vedere è la «concezione platonica della prigione ultima» di cui parlava Il diamante grande quanto il Ritz, ma la stanza descritta era paragonata dal narratore, in realtà, a un prisma [prisym]: la confusione con prison si verificò solo nella trascrizione per la stampa (da rilevare che ancora negli anni 2000 le traduzione italiane proposte, come quella Newton & Compton, parlavano di «prigione»). Che gli aviatori di passaggio siano catturati e tenuti segregati dal malefico eremita, perché non rivelino il suo segreto, ha meno senso qui che nell'opera letteraria: si direbbe (ma non ci sono altri dettagli che lo esplicitino) che Gerald Fitz abbia scrupoli nei confronti di un'ecatombe, ma se il Washington del racconto pure voleva magari evitare un eccidio interminabile, ugualmente faceva assassinare dai suoi schiavi neri chiunque rappresentasse un pericolo (come i giovani amici dei figli, una volta terminata la loro vacanza nella sontuosa magione), e gli aviatori restavano presso di lui prigionieri, nel pozzo, come una forma di contatto diretto che Mr. Washington poteva vantare col governo e del resto li sfidava puntualmente a trovare una soluzione che non comportasse quella da lui ritenuta più comoda, cioè l'uccisione. Nolan e Beaumont (nato Charles Leroy Nutt), di cui non emerge qui una personalità autoriale forte, erano due colleghi e amici, autori di tanti racconti fantasy e fantascientifici tradotti e pubblicati anche in Italia.
#4
Sicuramente l'assenza ex abrupto di Luca Boschi continua a farsi sentire.
A proposito: in uno dei nostri ultimi scambi per email gli avevo parlato di questa gradevole storia italiana del 1956* mai ristampata dopo gli Albi d'Oro, e a sorpresa lui mi rispose che: sì, ci stava lavorando scannerizzandola in prima persona, perché purtroppo di varie storie gli impianti non ci sono più. Chissà se qualcuno ci ripenserà mai...

* Il Lupo Mannaro e l'orgoglio della contea (Martina/Sbattella), 1956
#5
Citazione di: Claudia8 il Giovedì  8 Gen 2026, 12:24:56Come posso inserire nella firma immagini dalla mia galleria, visto che lo showcase non funziona?
Grazie.

Prova un servizio di storage come Imgur, Flickr, PostImage o TinyPic. Se ti apri un account gratuito e ci carichi le immagini, potrai poi postarne qui il link aprendolo e chiudendolo con la funzione Inserisci immagine (e forse basterebbe scrivere di propria iniziativa  di apertura e chiusura).
#6
Commenti sulle storie / Re:Pippo e il fantasma migratore
Venerdì 21 Feb 2025, 02:20:07
Una di quelle che lessi su Topolino Story quando la collana usciva in edicola. Ottima ed esemplare per lo stile di Chendi, che toccò il suo apice nella prima metà degli anni '60. Il suo stile formulaico era ancora in stato di grazia, anni dopo ripiegherà sul diluirne la portata in una manciata di storie brevi riempitive del Topo, anche più di una per numero. Che io comunque amavo ugualmente.
#7
Novecento di Faraci naturalmente, ma mi pare che ne avevo già parlato anni fa.
#8
Non è strettamente Disney ma lo comunico lo stesso:
Avverto che grazie alle mie integrazioni (ancora in corso) in futuro potrete avere pagine Wikipedia più complete riguardo Fratel Coniglietto e le sue storie originali.
Queste due sono infatti incomplete, e ci sto lavorando: List of Uncle Remus characters, Br'er Rabbit.
Le raccolte di Fratel Coniglietto e del suo entourage, infatti, non sono 9 ma ben 12. Vi aggiungo prima di tutto Tar-Baby and Other Rhymes from Uncle Remus (1904), dove tutte le fiabe sono in rima e son quasi tutte fresche (tranne Il bambino di catrame e Come Fratel Tartaruga imparò a volare, già uscite nei volumi in prosa). JCH nell'introduzione pensa che la versione in rima sia più antica delle rispettive in prosa, perciò le (ri)propone al pubblico. E poi aggiungo alla lista Little Thimblefinger (1894) e Mr. Rabbit at Home (1895), chissà perché sempre assenti nelle cronologie di Fratel Coniglietto. Eppure contengono inedite storie di Brer Rabbit e del suo contesto, oltre a una frame-story in cui lui è di molto invecchiato e si abbandona ai ricordi. Sono libri un po' à la Peter Pan (i bambini e la loro tata viaggiano nel mondo sotto la sorgente, dove possono volare e incontrare i personaggi delle fiabe), con uno schema come quello di Topolino allo Zecchino d'Oro: nuovo personaggio in cui ci si imbatte, nuova avventura da ascoltare. E con un cicerone minuscolo che usa un ditale per cappello. Inoltre è inclusa una canzone su Fratel Coniglietto, che potrebbe esser stata trascritta da JCH a partire da una viva voce. JCH creò questi due libri "a parte" perché, come specifica nella prefazione, non è sicuro che le fiabe in questione siano di origine africana: provengono puntualmente dalla Middle Georgia, ma lui pensa che la loro vera origine sia britannica. E inoltre ammette che alcune storie sono inventate da lui: il procedimento può deludere l'etnologo (anche perché JCH non specifica cosa sia - a parte la cornice - farina del suo sacco, ma la porta si riapre perché rientri a questo punto lo studioso di JCH). E io penso di aver capito qualcosa del perché d'un escamotage del genere: leggendoli, alcuni racconti di Fratel Coniglietto sono molto diversi in quanto a stile, JCH avrà dunque sentito il bisogno di creare un'inedita cornice senza Uncle Remus e anche senza Daddy Jack, l'africano delle isole americane che nei libri "canonici" era già adibito a raccontare quelle storie che per tono e stile si differenziavano da quelle umoristiche di Uncle Remus.
Ci aggiorneremo!
#9
Commenti sugli autori / Re:Luciano Gatto
Mercoledì 15 Gen 2025, 19:53:37
Citazione di: Cornelius il Martedì 14 Gen 2025, 23:58:56
Posto l'ultimissimo disegno di Luciano Gatto (proprio 'di giornata') datato 14/01/2025 ma vedo che i precedenti sono scomparsi. Non so perché ma a questo punto è preferibile andare sulla sua pagina fb prima che anche questo scompaia                                                                                                                                                                                                                                     

Mi raccomando, fate in modo che si salvino tutti :silly: :thankYou:
#10
Citazione di: Simone Cavazzuti il Domenica 12 Gen 2025, 23:15:43
Citazione di: Special Mongo il Sabato 11 Gen 2025, 22:55:41
Auspico una riscoperta delle storie di Fratel Coniglietto
Mi sa che arrivi tardi...

Sicuramente! Ma noi che nel frattempo le abbiamo collezionate prima della censura, almeno noi possiamo ancora farlo.
#11
Una volta da noi uscì un volume che raccoglieva in cronologica una prima fetta di domenicali:



Se il pubblico non apprezza, la colpa è del pubblico (ho visto che in America non hanno apprezzato Bill Walsh nei volumi Fantagraphics: non è indicativo della qualità di Walsh), ma come dice Azure Blue ci sarebbero i modi per vendere meglio un dato prodotto.
Sulla polemica circa Fratel Coniglietto: cerco di ignorarla, sebbene so quanto oggi non sia possibile (ma i tempi potrebbero cambiare, le follie possono essere temporanee). Non ci penso perché so benissimo quanto sia una stupidaggine, e che il problema non siano né i fumetti né - in fondo - il film Disney, ma l'opera stessa di Joel Chandler Harris: tutto il resto è stato colpito secondo proprietà transitiva. A determinare il circuito propagandistico è il "fascismo" della borghesia liberale, è lei a dettar legge e ha deciso che: 1) trascrivere in dialetto le storie degli afroamericani è indebita appropriazione culturale (ma in assenza di JCH chi avrebbe raccolto queste storie, gli chiederei?); 2) non è solo il dialetto il problema: si potrebbe ovviare riscrivendole, ma si è stabilito che niente - nemmeno una riscrittura - debba permettere di risalire all'originale di questi testi, lo scopo è il loro oblio; non è neanche la sola scrittura il "guaio", ma un romanticismo che attraversa le narrazioni-cornice (si potrebbero rimuovere? sì, come fa questo sito che trascrive le singole storie in un linguaggio più immediatamente comprensibile, ma resta la difficoltà di prima: l'operazione ti suggerirà che esiste un testo originale e tu potresti metterti a cercarlo): il romanticismo verte sulla nostalgia per il contesto dove maturarono questi racconti orali, ed è indubbio che anche i neri contemporanei alla narrazione dei racconti siano rappresentati con diversi stereotipi (ma si percepiscono comunque come umani, e si ha simpatia per loro). Che un'opera del passato non possa contenere stereotipi è pretesa da stupidi e lo sappiamo; in più, ciò che nuoce al pantheon di Fratel Coniglietto è porsi secondariamente come patrimonio orale, folklorico, e risorsa etnica e antropologica, e primariamente come prodotto ludico. Dunque, se valutato come mezzo d'intrattenimento, l'industria dello svago (e industria culturale?) decide arbitrariamente di NON riproportelo, semplicemente. E noi vi sottostiamo.
#12
Auspico una riscoperta delle storie di Fratel Coniglietto, nella loro formulaicità che non vuol dir per forza bassa qualità, alla luce di un confronto con la loro fonte esplicita: le storie di Joel Chandler Harris: 9 raccolte più una in rima. Quella in rima, stranamente Wikipedia la esclude dalla pagina su Brer Rabbit, ma andrebbe inserita tra la quarta raccolta del 1892 e la quinta. Magari mi occuperò io di aggiustare qua e là la pagina: andrebbe anche aggiunto che non sono 3 i racconti di JCH che il film Disney adattò, ma 4 perché alla storia del pupazzo di catrame la sceneggiatura aggiunge il racconto-sequel in cui Fratel Coniglio riesce a liberarsi dalla Volpe che lo ha catturato invitandola (psicologia inversa) a gettarlo tra i rovi (e, in JCH, questo è un ulteriore racconto - con titolo proprio - rispetto a Tar Baby).

Dicevo: auspico. E sarò io a far da battistrada, partendo dal folklore vero e proprio in cui si agita Fratel Coniglio. Ci sarebbero anche le storie di metà '800 scritte da uno zio di Roosevelt per Harper's, ma qui è difficile: più facile è stato per me accedere, al momento, alle raccolte di Coniglietto scritte da JCH e già sono arrivato alla quarta. Il dialetto della Middle Georgia (che cambia per giunta, per quanto lievemente, a seconda del personaggio di colore che lo parla) è difficile e ora ne so più di quanto ne capivo alla lettura del primo libro (che un giorno dovrò quindi riprendere una seconda volta). Il dialetto dei neri della costa invece, che JCH mette in bocca all'autentico africano Daddy Jack, "rompe" le parole più ancora che corromperle come fa il precedente, quindi - come già anticipava JCH nell'introduzione - è in fondo più facile da capire. Già ho scoperto, e mi occuperò dei relativi aggiornamenti su Inducks, che la nona storia sindacata di Brer Rabbit (immagine) è un adattamento di "Brother Rabbit's Astonishing Prank" (dalla raccolta "Nights with Uncle Remus", 1883, storia #5), anche nota come "Rabbit's Wild Costume". Un'ulteriore particolarità è che la medesima fonte servirà per una storia di Brer Rabbit concepita per gli albi, da noi famosa perché si trovò su uno dei primi numeri di Topolino libretto (quindi ristampata anastaticamente un sacco di volte): Coniglietto e lo spettro di Kongo Birongo. Tentando di rubare il miele dell'Orso, Coniglietto se ne ricopre completamente e le foglie gli si appiccicano addosso: spaventare gli abitanti della foresta sarà per lui una goduria.
Non escludo possano esserci altre sorprese, vedremo.

#13
Citazione di: Tenebroga il Sabato 11 Gen 2025, 19:49:40
Eppure per me le storie Egmont sono mediamente scadenti (salvo rare eccezioni) perché le trovo spesso infantili, caotiche e di sviluppo troppo veloce.
La mia esperienza di storie Egmont si limita alle poche apparse sul Topo e a quelle che ho letto su Paperino e Zio Paperone. Nel 95% dei casi hanno confermato la mia opinione.
Ragion per cui mi tengo alla larga dall'Almanacco.
Ho notato che la maggioranza delle storie che arrivano in Italia (nel mio caso, non leggendo l'almanacco, oserei dire la quasi totalità) sono di paperi. Come mai i topi non arrivano? Sono di "qualità perfino peggiore"?
Metto tra virgolette perché é la mia opinione personale.

La tua opinione è importante, comunque. Quella di tutti noi, spirito critico ne abbiamo e non di rado si avvicina alla realtà delle cose. I danesi si stabilizzarono con le storie brevi (se non brevissime: sapete che negli anni '70 le storie italiane erano portate da 30 a 10 pagine? e come facevano? limitandosi a proporre un solo episodio dall'interno della storia: https://inducks.org/story.php?c=I+TL++651-B <--- ve lo anticiperà già la sola prima pagina dell'edizione danese di questa storia ciminiana). E, come si dice nel topic del forum che vi ho linkato, i danesi quando provano a fare storie "all'italiana" (più lunghe e complesse) le fanno più caotiche e scombiccherate, segno che a loro manca qualcosa di cui gli itani non hanno difettato.

Citazione di: Claudia8 il Sabato 11 Gen 2025, 20:27:06
Innanzitutto ringrazio Special Mongo per il link a questo forum straniero, in cui non mi ero mai imbattuta prima.

Prego. Qui il primo topic che mi ha visto davvero attivo: è dove chiedo lumi su strisce sindacate di cui non ho capito il senso. E, visto che anche loro hanno avuto qualche problema e forse ne avranno per le prossime che gli proporrò, ho respirato: significa che responsabile dei miei dubbi non è stata la mia notoria stupidità.
#14
Vi incollo il commento da un bel forum estero che è l'analogo del "nostro":

Sure, there are some artists who have a reputation for producing cookie-cutter material. I can name a few. The trick for editors is to manage their talent pool. Western Publishing famously didn't, and look how that ship stranded. The Italians have done it in a way that has worked for them, but there's no magic formula I'm afraid. Every audience is different.
In the Netherlands, Italian stories are an order of magnitude less popular than their domestic counterparts, but those who
do read the Italians tend to prefer them - myself included.

Per voi c'è stata una "formula italiana"? In ogni caso, cosa vi ha fatto pensare - se lo pensate - che la produzione Disney italiana sia la migliore da molti decenni? Gli autori o, di fianco a loro, certe scelte che gli altri Paesi non hanno voluto prendere? Ed è stata, la "nostra", una fortuna "etnica", cioè legata solo al nostro Paese e alla nostra cultura, inapplicabile altrove?

Qui per la discussione intera del topic, così da ricavarne un contesto.
#15
Commenti sugli autori / Re:Floyd Gottfredson
Giovedì 9 Gen 2025, 21:27:02


In cosa si differenzia il folklore prettamente urbano da quello di origine contadina (secondo la classificazione di Raymond Firth vi comprendo anche le civiltà marinare)? Diverte un confronto perché le discrepanze sono probabilmente meno di quanto sembri. Entrambi raccontano storie spacciate per vere, quello urbano si potrebbe dire non indulga alla fantasia ma anche questo ha le sue storie macabre e le sue imprese eccezionali, diciamo che vuol scendere a patti con la verosimiglianza. Quello urbano racconta aneddoti su persone realmente esistite, ma talvolta lo fanno anche le fiabe e i racconti popolari; in realtà anche quello urbano lega molti eventi a personaggi anonimi e imprecisi, come le fiabe. Certo è che le fiabe ambientano le vicende in epoche e luoghi imprecisati, le storie urbane narrano fatti più vicini nel tempo, spesso con coordinate chiare.

Try and Stop Me (1944) di Bennett Cerf - sopra la copertina, accanto a tre vignette da una domenicale di Osborne e Gottfredson - è uno degli archivi più ghiotti per storie raccontate nelle civilizzate città attraversate da auto e già soffuse di smog. La maggior parte ha connotati da barzelletta, sicuramente son tutti aneddoti, protagonisti ne sono perfino Einstein o G.B. Shaw. Son divise per sezione: sport, mondo del cinema, alta società, imprenditoria, giornalismo, industria, letteratura, teatro, c'è anche quella dedicata ai racconti dell'orrore spacciati per veri o quasi (comunque storie tramandate di bocca in bocca, come quei cittadini terrorizzati all'inizio di Topolino nella casa dei fantasmi). In mezzo ai racconti horror ho trovato un paio di fonti per i fumetti del terrore della EC Comics e ne ho quindi aggiornato le voci Wikipedia: Tales from the Crypt, The Vault of Horror, House of Fear.
Ma horror a parte, dentro questo librone ho trovato una storia uguale a questa domenicale di Gottfredson, leggetene infatti il commento che ho aggiunto:

https://inducks.org/story.php?c=ZM+36-12-27

same story will be in Bennett Cerf's "Try and Stop Me" (1944) as a popular anecdote (Lewis Miller story on pages #182-83): where did the gag come from first?

La gag nasce sui giornali e poi passa di bocca in bocca? Ma di anni, prima di raccogliere tutto quel materiale, devono essercene voluti, quindi non escluderei una fonte orale sia per la Sunday di Gottfredson, sia per la penna di Bennett Cerf. Se volete leggere il racconto di cui parlo scrivetemi in privato e ve lo manderò, a scopo di studio ovviamente.