A me il rilancio del personaggio, in generale, è piaciuto molto e credo che a Macchia Nera abbia giovato.
Le prime due storie restituiscono ottimamente la pericolosità e l'ambizione di un malvagio capace di mettere in ginocchio (anche solo con un bluff) l'intera Topolinia. Anzi, l'intero Calisota dato che la super-nevicata ha avuto ricadute anche in quel di Paperopoli e di Quack Town, cosa che ho apprezzato moltissimo perché ha contribuito a dare spessore e credibilità alla minaccia rappresentata da Macchia Nera. Non una minaccia limitata alla singola storia per cui è stata concepita, per poi girare pagina e sospendere tutto perché si sta leggendo altro, bensì una di proporzioni talmente enormi da ricadere su tutto il resto del libretto per ben tre settimane.
Verrà poi fatto anche per il pericolo globale rappresentato dal Pianeta Ramingo, e spero che si continui a farlo perché è una delle innovazioni dell'epoca Bertani che più apprezzo, proprio per la concretezza e l'entità della minaccia che si percepisce.
Come Dippy Dawg, anche io ho soprasseduto volentieri agli eventi paranormali de
L'isola di corallo in virtù della qualità della narrazione. L'angoscia provata da Topolino è quasi da film horror (paragonabile, per me, alla scena di
500 piedi Spoiler
in cui il Topo dà di matto rendendosi conto che i suoi amici sono dei replicanti)
Inedito e affascinante anche il collegamento mentale creatosi fra Topolino e Macchia Nera, il quale si configura sempre di più come vera e propria nemesi dell'eroe dalle orecchie tonde. Mi piaceva l'idea degli incubi ricorrenti e dell'ossessione di Topolino per il caso Macchia Nera, che faceva capolino anche
in altre storie non appartenenti al ciclo, seguendo false piste che nulla hanno a che fare col Phatom Blot.
Mi è piaciuto molto meno, però, il fatto che in
Quattro note in nero gli incubi di Topolino gli fornissero dettagliatamente tutte le indicazioni per trovare il suo nemico, senza che l'eroe, famoso per la sua intelligenza fuori dal comune, dovesse usare un briciolo del suo intuito. Mi è sembrata una scrittura troppo facile e un po' pigra.
Come ho già scritto nei topic dei
Topi in questione, questo fatto, unito a varie uscite fastidiose e assolutamente non necessarie (sulla macchina del tempo e sul passato di Topolino) e alla generale lentezza della trama, che si sviluppava per tre puntate di quasi nulla, mi aveva decisamente annoiato. Almeno fino alla rivelazione finale, un colpo di scena a mio avviso geniale e che poteva aprire infinite possibilità narrative, nuove avventure come non se n'erano mai viste.
Percui, arrivato all'ultima storia in cui, come dice Tenebroga, l'unico vero cattivo è il mantello mentre Macchia Nera ci fa un po' la figura del fesso che non fa assolutamente NULLA, un po' di insoddisfazione rimane.
Non so se Nucci si fosse impelagato in una situazione talmente astrusa da non sapere come uscirne, se non con un facile
deus ex machina, o se invece si sia deciso di tagliare corto con la saga per sbloccare il personaggio, ma rimane comunque una forte sensazione di potenziale inespresso.
Forse sarebbe stato meglio sbloccarlo dopo
L'isola di corallo, se non addirittura dopo
Il bianco e il nero, per dare modo agli altri poveri autori di dire la loro sul personaggio, per poi pubblicare in un secondo momento
Quattro note in nero e tutta un'ideale saga di avventure stupende che si sarebbero venute a creare a causa dei due Macchia Nera.
O al limite sbloccarlo dopo
Quattro note, raccomandando agli altri autori di scrivere le nuove storie sul personaggio tenendo a mente che il Macchia che sarebbe apparso ora a Topolinia sarebbe stato quello giovane (e, volendo, più inesperto), mentre il "nostro" Macchia sarebbe rimasto a bighellonare nel passato per un po', in attesa che Nucci e Casty (o chi per loro) avessero ripreso le redini di quella saga.
Così resta l'impressione di un finale affrettato, poco chiaro (non si capiscono molte cose, per esempio se il legame fra Topolino e Macchia Nera si sia spezzato oppure no) e poco consono per una serie di tutto rispetto, con sceneggiature di buona qualità e con disegni, chine e colori di una qualità eccelsa.
Serie che, per via del non-finale di
Quattro note, avrei preferito continuasse più a lungo (nonostante si sia protratta già per cinque anni).
Non resta da sperare che gli altri autori seguano la scia tracciata da Nucci, in quanto a machiavellica malvagità dei piani, e anche da Casty, in quanto a torreggiante imponenza del personaggio (che già Pastro, in realtà, ritraeva altissimo e dalle spalle larghe) e alle atmosfere, ai giochi di neri coi fondali, senza i quali la serie non avrebbe mai avuto lo stesso successo.
Speriamo, però, che nessuno riprenda più il mantello con la bocca: quello lasciamolo scomparire...