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Topolino / Re: Topolino 3660
Ultimo messaggio di Fantasio - Oggi alle 01:13:49Citazione di: repallido il Giovedì 22 Gen 2026, 23:05:48Che pesantezza, uno non è libero di dare il voto che vuole a una storia che deve arrivare subito un altro a sindacare su un'opinione soggettiva.Che leggerezza, uno non è libero di dissentire da un'opinione altrui, se non la condivide, senza essere coperto di insulti.
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Cinema, musica e letteratura / Re: JRR Tolkien: Saga della Te...
Ultimo messaggio di Ruhan - Oggi alle 01:12:25Citazione di: Maximilian il Giovedì 22 Gen 2026, 22:15:21Sì, i riferimenti appaiono palesi, ma non lo giudico necessariamente un difetto. Narrare un fantasy allegoria del cristianesimo costituisce un'operazione interessante
No, certo. Non volevo sostenere fosse un difetto. Concordo con quanto dici. E, anzi, per quanto mi riguarda, il mio piacere sta nel cercare di individuare cosa corrisponda a questo o quell'elemento, personaggio o passaggio delle Scritture e della storia cristiane. Anche se, personalmente, trovo l'operazione di Tolkien di maggiore respiro e capace di prestarsi a più possibilità narrative. Ma, d'altronde, parliamo di due autori con intenzioni molto diverse. Se non ricordo male, Lewis stesso dichiarò di aver voluto avvicinare i più giovani al Vangelo attraverso la narrativa fantasy, ponendosi in continuità con la sua vocazione apologetica. Qualcosa di completamente assente nel pur timorato Tolkien.
Citazione di: Maximilian il Giovedì 22 Gen 2026, 22:15:21il male è stato voluto dallo stesso dio dell'universo. Infatti dichiara che, mentre Melkor credeva che la sua prevaricazione sulla musica degli altri fosse dettata da libera scelta, in realtà egli era stato uno strumento inconsapevole dei disegni di Eru. (Comunque lo si può interpretare diversamente: Eru non lo aveva previsto, ma mente per farsi credere onnisciente e padrone della situazione).Su questo un po' non concordo e un po' concordo. Ovvero, concordo sul pericolo eretico che metti in luce, ma ho una interpretazione differente di esso. Dal mio punto di vista, più che di una consapevole eresia o negazione del reale libero arbitrio di Melkor, si tratta di un maldestro tentativo di rendere in forma narrativa alcuni gangli teologici molto fini e molto tecnici, dal momento che quello che Tolkien espone somiglia incredibilmente a determinati concetti della teologia scolastica, seppur resi in maniera un po' goffa.
Prima esporrò (nel punto [1]) da dove sono convinto che Tolkien abbia attinto, seppur distorcendo le cose e, infine (nel punto [2]), perché, in parte, concordi con quanto dici.
1) In questo punto esporrò perché, dal mio punto di vista, Tolkien non volesse negare consapevolmente la libera scelta di Melkor, ma solo rendere, in forma mitica, concetti della Dottrina Cristiana (seppur in modo maldestro).
Per iniziare, riporto il passo a cui fai riferimento, per dare un'idea anche agli altri che ci leggono:
E tu, Melkor, vedrai come non sia possibile eseguire alcun tema che non abbia la propria ultima origine in me e come nessuno abbia il potere di alterare la musica a mio dispetto. Poiché colui che vi tenterà non farà che provare di essere mio strumento nel concepire cose maggiormente meravigliose, cose che egli stesso non aveva immaginato
[Silmarillion, Ainulindalë]
[Silmarillion, Ainulindalë]
Il cui senso viene chiarito così:
E tu, Melkor, scoprirai tutti i pensieri segreti della tua mente, e capirai che essi sono soltanto una parte dell'intero e tributari della sua gloria
[Silmarillion, Ainulindalë]
[Silmarillion, Ainulindalë]
E anche:
Anche costoro, a tempo debito, costateranno che tutto ciò che essi fanno alla fine torna soltanto a gloria della mia opera
[Silmarillion, Ainulindalë]
[Silmarillion, Ainulindalë]
Attraverso quei passi (vedi anche, sempre in Ainulindalë, il dialogo tra Eru e Ulmo, in cui appare quanto i fini distruttivi di Melkor abbiano prodotto, nonostante i suoi sforzi, anche bellezza e bene), Tolkien sta cercando di rendere, in forma narrativa e dialogica, un vecchio principio di teodicea già parzialmemte sistematizzato da Agostino, ad esempio nell'Enchiridion, laddove scrive:
Non c'è dubbio poi che Dio opera il bene, anche quando permette che accada tutto ciò che di male accade. È solo per un giusto giudizio che Egli lo permette, ed è certamente buono tutto quel che è giusto. Ed anche se tutte le cose cattive, proprio in quanto cattive, non possono essere buone, è tuttavia un bene che ci siano non solo cose buone, ma anche cattive. Se infatti non fosse un bene l'esistenza anche di cose cattive, la bontà dell'Onnipotente non permetterebbe assolutamente che esistessero; non c'è ombra di dubbio infatti che, come è facile per Lui compiere quel che vuole, è altrettanto facile non permettere ciò che non vuole. Se non crediamo questo, si compromette l'inizio stesso della nostra confessione, per cui confessiamo di credere in Dio Padre onnipotente. E non c'è altra ragione per cui Egli viene chiamato onnipotente secondo verità, all'infuori del fatto che Egli può tutto ciò che vuole e non c'è volontà di qualsiasi creatura ad impedire l'attuarsi di una volontà onnipotente.
E, ancora:
Del resto Dio, nella sua onnipotenza, Egli che ha il sommo potere sulle cose, come riconoscono anche i non credenti, essendo sommamente buono, non lascerebbe assolutamente sussistere alcunché di male nelle sue opere, se non fosse onnipotente e buono fino al punto da ricavare il bene persino dal male.
L'idea di un male che, alla fine dei conti, opera provvidenzialmente per la più ampia gloria di Dio e che da esso può essere usato per ricavarne del bene ancora più grande, appare anche (ma non solo) nelle "Confessiones" e in "De Civitate Dei".
Questo abbozzo di sistematizzazione verrà, poi, più volte scomposto e digerito dalla teologia cristiana. Sarà Tommaso (come spesso capita) a dare la sistematizzazione completa e tecnica delle cose, affiancando alla distinzione tra voluntas antecedens e voluntas consequens introdotta da Giovanni Damasceno (la prima esprimente ciò che Dio vuole in sé — la salvezza umana — e la seconda ciò che Dio vuole considerando la scelta umana di peccare — volontà legata alla giustizia, ovvero alla necessità di premiare e punire) l'introduzione di un'altra ulteriore distinzione, ovvero quella tra voluntas signi e voluntas beneplaciti. La prima significante la volontà espressa da Dio attraverso le sue norme e comandamenti e la seconda quella che si realizza nonostante il male e nonostante/attraverso di esso. Insomma, diede un termine tecnico definito a quell'idea già esplicitata da Agostino.
In realtà, Tommaso fa entrare in un rapporto profondo le due coppie di volontà, legando (ad esempio in "Super Primam Epistolam Beati Pauli ad Timotheum lectura", dove cita esplicitamente Damasceno) la voluntas antecedens (volontà di salvare) a quella signi (i mezzi, i segni, forniti da Dio per permettere tale salvezza: le Scritture) e la voluntas consequens a quella beneplaciti. Ma la questione è molto complessa e rischierei di andare eccessivamente OT.
Il succo del discorso, insomma, è che Tolkien, con quel passo contenuto in Ainulindalë, stava senza dubbio citando questo concetto agostiniano e tomista (poi sistematizzato e ordinato dalla successiva scolastica) di un male che, pur non moralmente voluto da Dio, non può che essere permesso/voluto da quest'ultimo, esser mezzo della Sua Provvidenza, in una eterogenesi dei fini diabolici. Tale permissione segretamente operante ed eterogenetica (una teleologia controteleologica, per dir così) è resa, in termini tecnici, attraverso la cosiddetta voluntas permissiva che, per riassumere barbaramente, è spesso concepita come un atto della voluntas beneplaciti.
Certo, andrebbe indagato, da un punto di vista storico-critico, quanto questa sistematizzazione teoretica abbia i propri fondamenti nella Bibbia (impresa complessa, vista la pluralità composita di concezioni del male che ne attraversano le diverse pagine, redatte in tempi molto diversi e anche da più autori per libro — come accadeva, di norma, nell'antichità), ma per un Cristiano Cattolico come Tolkien (in realtà, per un cristiano in generale di quegli anni), piano teologico e piano esegetico si fondevano, pur con tutte le malizie filologiche di cui potesse essere dotato il Professore (testimoniate dal fatto che fu chiamato per collaborare alla nuova traduzione della Bibbia di Gerusalemme, ma dovette rifiutare una collaborazione troppo ampia, a causa di altri impegni, come testimonia la Lettera 294).
Alcuni teologi scolastici, ad esempio, citano spesso Isaia 46:10:
Io annuncio la fine sin dal principio, molto tempo prima dico le cose non ancora avvenute; io dico: "Il mio piano sussisterà, e metterò a effetto tutta la mia volontà";
Ma penso concorderemo tutti sul fatto che tale passo potrebbe prestarsi anche ad altre letture.
Come al solito, nella esegesi biblica (non retta da saldi principi storico-critici, antipatici a Tolkien, come mostrano alcune testimonianze circa il fatto che, in privato, fosse solito consigliare di lasciarli perdere) è una selva di interpretazioni. E, spesso, lo è pure quella retta da metodo storico.
2) Ora, passo, più brevemente, a dire perché, almeno in parte, concordi col tuo discorso. Per dirla senza francesismi, Tolkien fa una sintesi molto maldestra di quelle idee teologiche sopracitate. Laddove Agostino e Co. sono molto attenti a distinguere tra volontà permissiva di Dio e volontà vera e propria, in Tolkien le cose si mischiano pericolosamente. Come dicevi tu, Melkor sembra quasi non davvero libero. Addirittura, i suoi pensieri appaiono come se avessero la propria fonte nei piani di Eru, nonostante Melkor non lo sappia. Qualcosa che Agostino avrebbe bollato come una sonora eresia, anche perché gli avrebbe ricordato certe interpretazioni che aveva incontrato nel suo passato manicheo (che vedevano il male come letteralmente voluto da Dio, anziché solo permesso e usato provvidenzialmente).
Insomma, Tolkien — dal mio punto di vista — cerca di rendere Agostino e la Scolastica (o principi di Dottrina della Chiesa che attingono dai primi due) attraverso quei dialoghi, ma — forse per motivi dettati dai ritmi narrativi ed evocativi — finisce per non distinguere adeguatamente tra il permettere ed utilizzare il male (piegando i fini diabolici) e il volerlo dal principio. In entrambi i casi, il male appare riassorbito nella più ampia gloria di Dio o di Eru, senza lasciare scampo a sprazzi di tentativi di mettergli i bastoni tra le ruote, ma nel primo caso la scelta di peccare è libera e Dio la permette (pur prevedendola) per rispettare il libero arbitrio; e poi la utilizza come mezzo per trarne altro bene, annullando ogni possibile fallimento del suo piano di salvezza originaria. Nel secondo caso, invece, Dio sembrerebbe aver concepito, fin dagli inizi, un grande piano, in cui il male figurava quale mezzo necessario.
Uso il condizionale perché, come detto, ritengo non fossero queste le dirette intenzioni di Tolkien e che si tratti solo di un problema di resa fallimentare di gangli teologici molto (troppo) fini.
Anche perché, nella Lettera 181, Tolkien — parlando di Uomini ed Elfi — afferma che questi sono dotati di libero arbitrio e che delle stesse qualità (anche se di status molto superiore) sono dotati anche gli Ainur/Valar, dato che appartengono al medesimo rango di queste due specie create da Eru:
[Uomini ed Elfi] erano creature razionali dotate di libero arbitrio nei confronti di Dio, dello stesso rango storico dei Valar, sebbene di potere e status spirituale e intellettuale molto inferiori.
Lo stesso si potrà dire, dunque, di Melkor quando decise di ribellarsi.
Se così non fosse, allora ci troveremmo a dover affermare che gli Ainur e i Valar, seppur dotati di potere e status intellettuale e spirituale superiori rispetto a Uomini ed Elfi e appartenenti al loro stesso rango di esseri razionali, non siano dotati di libera scelta. Il che sarebbe assurdo, perché renderebbe gli Ainur esseri di status intellettuale e spirituale inferiore rispetto a Uomini ed Elfi, oltre che infinitamente meno potenti.
Questo, secondo me, mostra ulteriormente come Tolkien non volesse davvero negare la libera scelta per la disarmonia, ma si sia solo incartato nella resa di concetti teologici molto stratificati e che, se spiegati a dovere, avrebbero ammazzato il ritmo del mito esposto.
Capisco bene che certi passaggi di Agostino possano trarre in inganno (d'altra parte, il grande filosofo e teologo d'Ippona si stava misurando e incartando su contraddizioni senza tempo), ad esempio, quei passi in cui sembra dire che anche la presenza del male sia un bene, ma ciò va inteso nel senso sopradetto: la presenza del male è, in ultima istanza, un bene (per Agostino) solo perché da quel male (non voluto, ma solo permesso) Dio potrà trarre un bene ancora più grande, grazie alla propria Onnipotenza. Tolkien deve essere inciampato proprio su questo genere di passi che appaiono anche nei testi della Scolastica e nella Dottrina ufficiale Ecclesiastica. Non perché fosse uno sprovveduto, ma perché non era un teoretico di professione e, soprattutto, perché doveva scrivere un insieme di miti, non un trattato.
D'altronde, concordo in pieno, invece, sul resto di quanto scrivi:
Citazione di: Maximilian il Giovedì 22 Gen 2026, 22:15:21Inoltre, mentre nella Bibbia Javhè fornisce dei comandamenti affinchè gli umani agiscano secondo giustizia, Iluvatar non fa nulla di ciò: sembra che la morale non rientri fra i suoi interessi.Questa assenza di voluntas signi (per usare i termini scolastici) sembra determinata da tre cose distinte:
Tutto ciò lo rende di gran lunga il personaggio meno manicheo, più ambiguo e con gli scopi più insondabili di quel mondo, nonché il mio preferito.
1) dalla volontà esplicita di evitare paralleli religiosi troppo evidenti, come appare dalla Lettera 142 a Murray (che ho citando nel mio precedente post).
2) da una tonalità gnostica che attraversa un po' tutta la concezione teologica operante nel suo universo narrativo; Eru Ilúvatar è un Dio nascosto e che non interviene, che si tiene lontano e che si dota di tutta una serie di emissari. E questo punto penso sia determinato da:
3) il fatto di non voler anticipare, cronologicamente parlando, l'era profetica; il Dio biblico che interviene direttamente nella storia, dà comandamenti attraverso i profeti etc, potrebbe essere visto come un Eru Ilúvatar successivo nel tempo rispetto alle epoche descritte dall'opera Tolkieniana. E questo viene confermato da numerosi passaggi delle Lettere, nei quali la venuta di Gesù è descritta come futura nel mondo descritto dal suo Legendarium e, dunque, lo stesso può dirsi della rivelazione attraverso i profeti.
Ma rimane quell'elemento che mettevi in luce, ovvero l'ambiguità di Eru Ilúvatar, la quale sembra essere maggiore che nel Dio dei libri veterotestamentari. Elemento che, in parte, può essere spiegato attraverso la concezione scolastica della voluntas beneplaciti e di quella permissiva, ma che si accompagna a quel suo assordante silenzio dai toni ben poco cristiani.
Gli stessi suoi emissari non sono esplicitamente mandati da lui, ma dai Valar. E un altro enorme problema "eretico", in Tolkien, è proprio la natura dei Valar, più simili a divinità pagane che a — ad esempio — Serafini.
Eru sembra rimanere silente e imperscrutabile come il Dio di certe teologie gnostiche (intendo lo gnosticismo pre-manicheo: nel Manicheismo, Dio interviene attraverso i profeti e il loro Sigillo, ovvero Mani; idea, questa — di un Sigillo — poi ripresa, in Arabia, qualche secolo dopo), cosa che lo rende assai lontano dal Dio scandalizzato dal male tratteggiato nella Bibbia.
Inoltre, esiste un ulteriore elemento che mostra un certo civettare Tolkieniano con lo gnosticismo o concenzioni similari: la sua ammissione della possibilità (reale) della reincarnazione (non la rinascita buddhista, ma la reincarnazione nel senso di trasmigrazione). Come scrive nella Lettera 153:
Ma non vedo come, anche nel Mondo Primario, un teologo o un filosofo, a meno che non sia molto più informato di quanto io creda sulla relazione tra spirito e corpo di chiunque altro, possa negare la possibilità della reincarnazione come modalità di esistenza, prescritta per certi tipi di creature razionali incarnate.
Anche se, nella stessa Lettera, mette in luce come, nel proprio Legendarium, quantomeno, mai tale qualità viene attribuita agli esseri umani.
Mi scuso se sono andato troppo OT. Sono argomenti che mi interessano molto e ho voluto dare qualche possibile coordinata interpretativa.
#4
Topolino / Re: Topolino 3660
Ultimo messaggio di repallido - Giovedì 22 Gen 2026, 23:05:48Che pesantezza, uno non è libero di dare il voto che vuole a una storia che deve arrivare subito un altro a sindacare su un'opinione soggettiva. Se avessi dovuto contestare tutte le volte che qualcuno ha dato un voto positivo a certe storie che ho considerato orrende o viceversa che ha stroncato certe storie che ho apprezzato moltissimo, non avrei vita al di fuori del forum.
A me la storia di Manetta non è piaciuta, ma se Ruhan si è sentito di dare quel voto, e anche se la considerasse migliore de Il ventino fatale o di Topolino contro Topolino, dovrebbe essere libero di farlo.
A me la storia di Manetta non è piaciuta, ma se Ruhan si è sentito di dare quel voto, e anche se la considerasse migliore de Il ventino fatale o di Topolino contro Topolino, dovrebbe essere libero di farlo.
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Le altre discussioni / Re: Le vignette che vi hanno f...
Ultimo messaggio di Sachiel - Giovedì 22 Gen 2026, 22:42:49Citazione di: Ruhan il Giovedì 22 Gen 2026, 20:01:36Citazione di: Sachiel il Giovedì 22 Gen 2026, 19:54:53Anche io sono molto più affezionato a quel tipo di Pippo totalmente fuori dal mondo. Quello che appare oggi, spesso (anche se non sempre), mi sembra il riflesso della fin troppo consapevole volontà dello sceneggiatore di mettere in piedi una qualche battuta paradossale. Ci vedo, in controluce, il volto dell'autore. E quel volto oscura il bel muso del pippide. Sarà un gusto personale, senza dubbio, ma queste trovate surreali riuscivano ad allineare le trovate estemporanee dello sceneggiatore con la estemporaneità surreale di Pippo, senza artifici troppo architettati, i quali (talvolta) corrono il rischio di mostrare, in penombra, la sagoma sinistra del copione.Citazione di: Ruhan il Giovedì 22 Gen 2026, 17:27:48La vignetta è molto divertente, magari avere un Pippo così oggi, e sono anche molto affezionato alla storia da cui proviene dato che l'ho letta diverse volte durante l'infanzia.Citazione di: MB il Giovedì 22 Gen 2026, 17:23:00Citazione di: Ruhan il Giovedì 22 Gen 2026, 17:03:48Una delle mie scene preferite, anche per via del suo essere totalmente gratuita e inserita in punta di piedi, senza spiegarla nemmeno.Da che storia viene?
Pippo che, apparentemente, si convince (senza alcun motivo narrativo o logico) che si stia giocando a indiani e cowboy e decide di sbucare da dietro il divano — finendo per avventarsi su Gambadilegno e compare — armato di ascia e urlando come un pellerossa:
"Topolino e la torta aurifera". Soggetto e testi dei Fratelli Barosso e disegni di Bottaro.
La storia immerge i personaggi nel mezzo di tutta una vicenda criminale/banditesca e Pippo non si rende conto del contesto, dando adito a varie gag più palesi e alcune più "sottili" come questa.
Vero, alcune volte certe battute sembrano costruite a tavolino, ma come si è già detto altrove purtroppo manca un pó la comicità più improntata sull'assurdo e sul fisico, slapstick. Le mie opinioni comunque si basano su quel che vedevo fino a tre anni fa dato che non acquisto più il settimanale regolarmente da quel periodo, ma leggendo il forum, e in particolare le tue parole, non mi sembra che in così poco tempo sia cambiata la situazione.
E poi il Pippo di alcuni decenni fa era sì stralunato e spesso ingenuo, ma anche suscettibile e alle volte anche facilmente irascibile, soprattutto quando l'amico Topolino veniva preso a male parole. Non pretendo di certo il Pippo degli anni '30 che nelle strisce di Gottfredson strozzava le galline, però un Goofy che si lascia più andare lo gradirei sicuramente, come quello della vignetta da te postata o della storia "Topolino e le delizie natalizie" del duo Martina/Scarpa, in cui gli ospiti indesiderati vengono presi a ramazzate

E già che ci sono pubblico il gioiellino in questione qua, anche se quasi sicuramente sarà già presente nei meandri del topic:
#6
Cinema, musica e letteratura / Re: JRR Tolkien: Saga della Te...
Ultimo messaggio di Maximilian - Giovedì 22 Gen 2026, 22:15:21Citazione di: Donald112 il Domenica 18 Gen 2026, 21:36:48Ma infatti lo Hobbit era nelle intenzioni dello scrittore una fiaba per bambini che scrisse inizialmente per il figlio. [...] C'è da dire però che Tolkien non era uno scrittore di professione come lo sono Stephen King, Martin o altri. Tolkien era un tranquillo professore universitario di Oxford che nel tempo libera si dilettava a costruire il suo mondo e la sua mitologia.Dici il vero.
Però:
- Le avventure di Alice è stata inizialmente concepito dal reverendo matematico (nemmeno lui scrittore professionista) per intrattenere un paio di pargole annoiate
- - se non erro, Harry Potter è nato come racconto per i figli dell'autrice
- - i fumetti di Casty, per sua stessa ammissione, sono pensati per essere usufruiti principalmente dagli infanti.
Non aggiungo altro.
Citazione di: Donald112 il Domenica 18 Gen 2026, 21:36:48Aggiungo anche che il personaggio di Gollum è uno dei più affascinanti e complessi mai realizzati.Preferisco Harvey Dent.
Citazione di: Ruhan il Lunedì 19 Gen 2026, 22:44:20Nell'opera Tolkieniana, riferimenti cristiani ci sono, ma non sotto forma di allegorie esplicite come accade in Lewis. Quest'ultimo disse di aver voluto (ne Le Cronache di Narnia) immaginare, mediante l'ausilio di un universo fantastico, cosa sarebbe accaduto se la Seconda Persona della Trinità si fosse incarnata in un leone, anziché in un uomo (cito a memoria). Tutti gli eventi della saga sono costruiti come versioni alternative ed allegoriche dei Vangeli.Sì, i riferimenti appaiono palesi, ma non lo giudico necessariamente un difetto. Narrare un fantasy allegoria del cristianesimo costituisce un'operazione interessante. Il problema sta altrove, ossia nella prosa infantile che ne fa perdere ogni attrattiva superata una certa età (esattamente come nell'hobbit).
Citazione di: Ruhan il Lunedì 19 Gen 2026, 22:44:20Per farla breve, nella teologia cristiana, è l'allontanamento volontario da Dio a fare da causa della distorsione della sua creatura e creazione, mentre, in Tolkien, è Melkor che, in modo simile ad un demiurgo gnostico, sceglie di variare il progetto/melodia di Eru Ilúvatar, facendo da causa diretta della distorsione del suo piano creativo. Due concezioni profondamente diverse, le cui differenze, nei secoli passati, avrebbero esposto Tolkien all'accusa di eresia.Esiste un fattore ancora più "eretico": in Tolkien, il male è stato voluto dallo stesso dio dell'universo.
Infatti dichiara che, mentre Melkor credeva che la sua prevaricazione sulla musica degli altri fosse dettata da libera scelta, in realtà egli era stato uno strumento inconsapevole dei disegni di Eru. (Comunque lo si può interpretare diversamente: Eru non lo aveva previsto, ma mente per farsi credere onnisciente e padrone della situazione).
Inoltre, mentre nella Bibbia Javhè fornisce dei comandamenti affinchè gli umani agiscano secondo giustizia, Iluvatar non fa nulla di ciò: sembra che la morale non rientri fra i suoi interessi.
Tutto ciò lo rende di gran lunga il personaggio meno manicheo, più ambiguo e con gli scopi più insondabili di quel mondo, nonché il mio preferito.
Vi racconto del mio rapporto con l'autore: quando ho letto per la prima volta il suo libro più celebre, pur trovandolo faticoso (ho impiegato circa 9 mesi a terminarlo) ne ero rimasto nel complesso soddisfatto, poiché all'epoca tenevo in massima considerazione la bellezza e l'originalità della trama, trascurando gli altri aspetti.
Tempo dopo però mi sono reso conto che il romanzo non mi aveva lasciato niente. Se mi fosse stato domandato chi era un certo personaggio o cosa accadeva in una certa scena, avrei saputo rispondere precisamente; ma se mi fosse stato chiesto che impressine mi aveva fatto quel personaggio o quella scena, avrei fatto cena muta come un antico sumero interrogato sulla meccanica quantistica.
Ho pensato allora di averlo affrontato in un'età troppo prematura, quindi ho scelto di dargli una seconda possibilità una volta adulto. Di nuovo, dopo mesi di fatica, una volta terminato qualunque impressione mi abbia lasciato è evaporata nel giro di una settimana. Ricordo di aver letto le ultime 100/150 pagine in pochissimi giorni perché fremevo dalla voglia di levarmelo definitivamente di torno.
Di conseguenza avevo deciso di defenestrare irrevocabilmente l'autore dalla mia vita.
Poi, inaspettatamente, ho sentito un video di Rick Dufer (non ricordo quale; probabilmente neppure specifico su Tolkien) citare:
- la creazione del mondo
- l'esilio di un personaggio nel vuoto atemporale.
Questi concetti mi affascinavano, molto più di quanto trovato nelle migliaia di pagine lette. Tuttavia, memore delle precedenti esperienze, l'idea di riprendere in mano il filologo era categoricamente fuori discussione. Invece, dopo un lungo periodo di titubanza, ho recuperato il Silmarillion "ed esso non era vacuo".
Letto questo, è mutato il mio rapporto con i libri pubblicati in vita: prima li guardavo con annoiata sufficienza, ora con odio: se il professore non avesse sprecato tempo ed energie con le avventure degli insipidi omuncoli, forse sarebbe riuscito a concludere il suo romanzo mitologico.
Nemmeno quest'ultimo del resto è perfetto. Ai vertici qualitativi si alternano alcune parti (per fortuna minoritarie) poco interessanti, che comunque raggiungono un livello accettabile. Tra i primi prediligo:
- l'epicità della guerra d'ira e della distruzione di Numenor
- tutta la vicenda di Feanor, dalla produzione dei silmaril al ritorno nella Terra di Mezzo (invece, ho trovato la sua uscita di scena eccessivamente prematura)
- la fine tragica di personaggi quali Maedhros, Fingolfin e Thingol (nonché la conseguente sorte del suo regno)
- il rapporto di elfi e uomini con la morte
- la creazione di Arda
- la storia d'amore tra Melian e Thingol
Mi sono piaciuti meno:
- il capitolo geografico sul Beleriand
- la prima metà della vicenda di Turin, in cui prima va a vivere con un popolo, dopo con un altro, poi con un altro ancora: la narrazione si riduce quasi ad un elenco di scenari. Fortunatamente, il racconto subisce una volta con l'entrata in scena di Glaurung, il mio cattivo preferito escluso Feanor.
#7
Commenti sulle storie / Re: Strisce di Walsh (12/1945)
Ultimo messaggio di Maximilian - Giovedì 22 Gen 2026, 22:07:5718
Il protagonista risolve un problema con una delle sue idee fantasiose, sebbene mancanti di rigore logico. Nessuno come l'incommensurabile riesce a creare belle narrazioni sfruttando le piccole vicende quotidiane.
19
Pur costruita su uno spunto estremamente semplice, la storia si rivela davvero simpatica.
20
Bellina; fra l'altro il pappagallo è identico a quello di Topolino nell'isola della morte.
21
Come era capitato alcuni mesi fa, l'avventuriero si candida come consigliere comunale, con esiti portatori di genuino buon umore. Inoltre si manifesta il lato volubile del protagonista.
Il protagonista risolve un problema con una delle sue idee fantasiose, sebbene mancanti di rigore logico. Nessuno come l'incommensurabile riesce a creare belle narrazioni sfruttando le piccole vicende quotidiane.
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Pur costruita su uno spunto estremamente semplice, la storia si rivela davvero simpatica.
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Bellina; fra l'altro il pappagallo è identico a quello di Topolino nell'isola della morte.
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Come era capitato alcuni mesi fa, l'avventuriero si candida come consigliere comunale, con esiti portatori di genuino buon umore. Inoltre si manifesta il lato volubile del protagonista.
#8
Le altre discussioni / Re: Il Vostro personale "Numer...
Ultimo messaggio di Anapisa - Giovedì 22 Gen 2026, 22:02:59Topolino 1910
Collegandomi al primo numero acquistato da Dippy con il frutto del suo lavoro, ricordo con affetto quel periodo e soprattutto quei numeri dove in regalo ogni settimana si trovava un seme idoneo a formare un mazzo di carte in 4 settimane.
Il numero 1910 poi è uno dei miei preferiti che ho letto e riletto fino a consumarlo.
Collegandomi al primo numero acquistato da Dippy con il frutto del suo lavoro, ricordo con affetto quel periodo e soprattutto quei numeri dove in regalo ogni settimana si trovava un seme idoneo a formare un mazzo di carte in 4 settimane.
Il numero 1910 poi è uno dei miei preferiti che ho letto e riletto fino a consumarlo.
#9
Testate Regolari / Re: Topolino Junior - Discussi...
Ultimo messaggio di Anapisa - Giovedì 22 Gen 2026, 21:54:21Citazione di: Dippy Dawg il Giovedì 22 Gen 2026, 08:52:11Più o meno è sempre uguale; però, apprezzo che ci mettano delle storie(lle) inedite...Grazie
Per quanto riguarda il mio primo Topolino che uscirà la prossima settimana il numero 3, non è stato aperto un topic?
Qualcuno lo ha preso?
#10
Topolino / Re: Topolino 3646
Ultimo messaggio di Anapisa - Giovedì 22 Gen 2026, 21:47:40Grazie Tang laoya mi fa piacere questo tuo commento in quanto essendo oramai in ritardo nelle letture non posso commentare a tempo debito, ma mi fa piacere a fine lettura leggere i vostri pareri. E allora quando non "resisto" come un questo numero molto particolare un commento ci scappa. Mi chiedo se abbia un senso in effetti, ma alla fine questo è un forum e a differenza dei social quello che si scrive qui ha un posto tutto suo (parlo delle sezioni e delle sottosezioni) che è facilmente rintracciabile con una piccola ricerca, mentre sui social è tutto più veloce e un commento si può perdere in un attimo e faticare a ritrovarlo.
E poi forse sarebbe da aprire un topic apposito, ma mi chiedo se i libretti vengano letti una volta sola o ripresi nel tempo ( io sono una di quelle che li rilegge sempre volentieri)
E poi forse sarebbe da aprire un topic apposito, ma mi chiedo se i libretti vengano letti una volta sola o ripresi nel tempo ( io sono una di quelle che li rilegge sempre volentieri)













