In un numero tutto sommato positivo riguardo la qualità delle storie sono rimasto perplesso su alcuni momenti specifici che, nonostante siamo ormai a domenica, metto sotto spoiler
Spoiler
Come può Top de Tops rovinare la sua reputazione per difendere un sito che non è detto verrà selvaggiamente depredato, soprattutto se sotto la sorveglianza di una compagnia privata o nazionale britannica chiamate a gestire la location? E' anche vero che a quei tempi magari non bastava neanche l'ufficialità della scoperta per tener lontani i ladruncoli, sia locali che stranieri. Ad ogni modo il 'sacrificio' del sir è quasi masochistico.
Come può tornare ridente e soddisfatto al Club uno zio Paperone che nella sua ultima impresa non ha cavato un ragno dal buco? Avendo speso, immagino, parecchi soldi per organizzarla? Capisco il divertimento per l'avventura fine a se stessa ma il tycoon che ricordo io quando le cose non giravano come dovevano aveva ben altre reazioni, non così 'zen'. E' anche vero che la rabbia magari la avrà sbollita prima, durante il viaggio di ritorno, per poi presentarsi davanti ai colleghi con quel sorriso che non si aspettavano, anche per non dar loro soddisfazione. La voglio pensare così
Non ricordo esattamente le date delle precedenti avventure di Sir Top de Tops ma in genere si parla di epoca vittoriana e di XIX° secolo. Per cui se in quest'ultima storia il baronetto agisce negli anni '20 del XX° secolo si immagina che sia piuttosto invecchiato, con un look tipo lo zio Jeremy. Invece è sempre giovane o giovanile, sia nell'800 che nel '900
Inizialmente de Tops sembra de Paperoni: stesso club esclusivo, un maggiordomo simil Battista, la necessità di avere reperti che tutti i suoi colleghi hanno per non restare escluso dalla cerchia che conta. E, come da spoiler, anche una visione 'innocente' dell'avventura.
A parte queste 'note', la storia mi è piaciuta sebbene il messaggio 'positivo' di Pezzin mi sembri un po' troppo sottolineato, per quanto anche all'epoca saranno esistiti dei 'cuori puri' (e il Sir antenato - o forse no - di Topolino sicuramente lo sarà stato, anche nelle avventure precedenti)
Nota di gran merito a Davide Cesarello che in parte mi ricorda l'ultimo Massimo De Vita ma che ha al contempo uno stile personale di grande effetto, fra i migliori in circolazione nel fumetto disneyano.
__________________________________________________________________________________________Andrea Malgeri continua a sorprendere con le sue storie particolari e mai banali: in questo caso è Paperoga ad avere un feeling speciale con un personaggio sicuramente 'sui generis' ben inserito in un ambito se vogliamo 'realistico' per quanto il contorno non lo sia proprio.
Malachia per la prima volta protagonista assoluto di una storia lunga (32 tavole) che, sebbene sia stata tirata un po' per le lunghe dal pur bravo Pietro B. Zemelo, è comunque carina, scorrevole, piacevole da seguire e da leggere.
In questo numero si salva anche l'americana della DPW, per quanto riunisca, come da vecchia tradizione, paperi e topi nella stessa città generica. Da notare personaggi di sfondo, canidi o tartufati, di diverso colore, dal chiaro allo scuro, abitudine che qui in Italia manca fra i disegnatori che vedono un Calisota poco multietnico e quasi completamente bianco.