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Post - Nigel_de_Zoster

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1
Testate Speciali / Disney Deluxe 39 - Topolino e il cerchio del tempo
« il: Sabato 19 Nov 2022, 09:37:39 »
Recensione Disney Deluxe 39 - Topolino e il cerchio del tempo


Copertina dell’edizione deluxe, riciclata da quella di Topolino n. 3234 che originariamente avrebbe dovuto ospitare la storia.

 Questa storia parte da lontano. Non dal 1928, anno in cui Walt Disney e Ub Iwerks lanciarono nelle sale cinematografiche Steamboat Willie, con la famigerata prima apparizione del topo antropomorfo che tutti conosciamo.

 Questa storia comincia molto dopo. Siamo nel 1998, anno che faceva parte di un akmé editoriale di Topolino, sotto la savia gestione di Cavaglione, paragonabile alle vette editoriali raggiunte da Capelli e Gentilini nei decenni precedenti.

 Nel 1998, dicevamo, viene pubblicata Topolino e il fiume del tempo in un numero tutto dedicato a Mickey Mouse. La storia celebrava i 70 anni di quel topo antropomorfo e riprendeva lo spirito ilare e le dinamiche che aveva caratterizzato il corto animato d’origine. Scritta a quattro mani da due degli autori punta di quel Topolino, Francesco Artibani e Tito Faraci, e disegnata da un altro artista di punta, Corrado Mastantuono, è forse una delle storie più belle che si possano menzionare relativamente al main character disneyano.

 L’esperimento celebrativo (che già seguiva altri, come 60 anni insieme con Topolino e Topolino 2000, per citarne alcuni) andò “in porto”. E vent’anni dopo, nel 2017, si decise che era possibile fare lo stesso. Annunciata in uscita su Topolino n. 3234, Topolino e il Cerchio del Tempo doveva essere il “ritorno sulla scena del crimine” dei tre autori per la celebrazione (anticipata) dei 90 anni Topolino, ma venne espunta dal sommario di quel numero appena prima della sua uscita. Le ragioni che portarono a questa cancellazione non furono mai realmente chiarite, e potevano solo essere ipotizzate nel corso dei mesi che seguirono.

 Si arriva così al 2022. Oltre a varie celebrazioni (tra cui le iniziative per i 75 anni di Paperon de Paperoni), la riaperta e rinnovata fiera Lucca Comics & Games porta la grande novità: il Cerchio del Tempo esce in formato Deluxe. La sorpresa in realtà fu già annunciata dal direttore Alex Bertani in un’intervista rilasciata l’anno prima. Come ogni promessa, è stata mantenuta e i lettori hanno potuto toccare con mano e leggere in anteprima alla fiera medesima questo nuovo racconto che riporta alle origini di Topolino.

 Una storia non dissimile come mood dal Fiume del tempo, ma sicuramente più matura. Se nella prima troviamo un rapporto tra Gambadilegno e Topolino molto marcato sulla parapiglia originaria, nel Cerchio del Tempo le rivalità e l’antagonismo tornano ad essere quelli delle storie tradizionali degli ultimi decenni.

 Diversa è anche la percezione che si ha sfogliando le pagine: se inizialmente lo spirito delle strisce quotidiane di Gottfredson viene racchiuso nelle quattro tavole iniziali, dalla fine della quarta si sfuma verso lo spirito di una storia tradizionale di Topolino, dove i presupposti sono cambiati, il modo di interagire è modificato e i personaggi hanno ora una diversa maturità.

 
Un Topolino delle origini, forse molto piantagrane, ma decisamente apprezzabile.

 Una maturità che si vede anche attraverso una sorta di coming of age del personaggio e di progressiva stratificazione delle diverse caratterizzazioni apportate dai vari autori nel corso degli anni. Anche caratterizzazioni più energiche, estranee e alterate, come quelle respirate nella serie Mickey Mouse Mistery Magazine e riportate in due tavole mute di grande dinamismo e velocità.

 Anche le sembianze e le movenze dei vari personaggi sono nettamente modificati (fatta eccezione per Barnacle Bill). L’esempio portante in questo senso è dato proprio da Randall Kattnip (il gatto Nip, appunto), che passa dall’essere uno spiantato sbruffone ad un rispettabile candidato sindaco di Topolinia. E anche Topolino mostra la sua maturità “visiva”, nella sua solita veste di personaggio sobrio e volenteroso, in contrapposizione col Topolino giovane, arzillo e spensierato, caratterizzato dagli iconici bermuda rossi che troviamo nelle prime tavole.

 Una maturità, infine, che si sente anche nella trama: rispetto al Fiume del Tempo sono limitate le azioni gag che hanno caratterizzato le interazioni dei personaggi di quella storia; qui, i personaggi svolgono un ruolo molto più posato, molto più lineare, quasi limitato dai vincoli della ragionevolezza.

 
Gli anni passano, Gamba non cambia…

 La presenza, poi, di due interlocutori esterni (i due insetti antropomorfi a bordo di alcune vignette), è sì un rimando a quanto fatto nel Fiume del Tempo, con la presenza e i commenti “fuori campo” di Remus e Rufus, ma in questo caso il fuori campo è totale e pare rimandare ai vecchi esperimenti di PKNA#15 – Motore/Azione o del Papero del Mistero. È però differente anche lo spirito del commento: non più sardonico e punzecchiante, ma quasi estraniato, avvilito e rassegnato rispetto allo svolgimento stesso della storia. Il continuo riferimento alle salsicce, poi, sembra quasi utilizzato a mo’ di satira.

 La veste grafica di questo volume, poi, trova piccoli guizzi da parte di Mastantuono e vede un interessante esperimento: le prime quattro tavole sembrano riprendere lo spirito delle strisce quotidiane degli anni ‘30. Non solo dal punto di vista narrativo e di impostazione della sceneggiatura, ma anche graficamente il rimando è evidente. E proprio come le strisce di allora, le vignette delle prime quattro tavole vanno lette in orizzontale, affiancando le due pagine. In mezzo alle strisce a fumetti, poi, si ritrovano i personaggi che compongono il frontespizio della storia nell’intento di compiere azioni buffe e di slapstick, come precisato anche dall’artista romano nell’intervista a fine volume. Per quanto paia che ci possano essere rimaneggiamenti evidenti nella composizione (un Topolino che pompa acqua con un mantice sotto il didietro di Gambadilegno, per intenderci), rimane comunque estremamente gradevole e affascinante, un degno spettacolo per gli occhi.

 
Una delle scene ricorrenti di questa storia: le rincorse “a lavatrice” tra Nip e Topolino.

 Anche il colore subisce una trasformazione: rispetto al resto della storia, dove rimane quello ormai tradizionale delle storie contemporanee, nelle prime due tavole appare ingiallito, rendendo quasi l’idea della pellicola sbiadita, e cercando quindi di tenere fede all’origine cinematografica di Topolino e di molti suoi comprimari. Tuttavia, rispetto alla versione Deluxe del Fiume del Tempo, dove Mastantuono fece un superbo lavoro di raffinazione e di profondità, qui il colore digitale mantiene un certo piattume. Dove, però, si vede la mano dell’artista romano, è nei chiaroscuri e nei giochi d’ombra, benché usati con parsimonia. Sono soprattutto le prospettive a garantire la necessaria profondità e a permettere al lettore di sentirsi immedesimato.

 Il corredo editoriale (ben 15 pagine) che completa il volume assicura comunque una visione autoriale notevole. È qui che i due sceneggiatori riescono a dare viva voce alle possibili domande di molti lettori, o in ogni caso a spiegare anche alcune scelte stilistiche e narrative, e dove emerge anche la volontà di confrontarsi nuovamente con il mood del Fiume del Tempo, forse anche per capire quanto ci si era distaccati, od evoluti, rispetto ad allora. Per quanto non approfondita, l’intervista è comunque il giusto completamento per questa versione.

 A ciò si aggiunge anche la doverosa intervista a Mastantuono, in cui lo stesso spiega non solo il suo processo di lavorazione (impreziosito qui da alcuni bozzetti preparatori che illustrano il passaggio dalla matita alla versione finale), ma anche le differenze stilistiche con la storia precedente. È, insomma, un giusto confronto per chi, come molti lettori, ha atteso questo piccolo capolavoro da tempo.

 In definitiva, la storia e l’edizione odierna di Topolino e il Cerchio del tempo sono un degno coronamento ad un’attesa nervosa e pressoché spasmodica che si stava protraendo da troppo tempo. L’attesa, però, è stata ben ripagata e ora possiamo accedere a questa nuovo racconto con tutti i crismi del caso. Fondamentale, però, ritenere la comparazione tra le due storie appena fatta solo come esempio di produzione narrativa e artistica, e non come critica rilevante al lavoro svolto. Benché importante, questa storia comunque segna un passaggio nella maturità artistica e dei personaggi e degli autori, senza perdere totalmente quella sana incoscienza che abbiamo rilevato in più tratti. E le salsicce, naturalmente.



Voto del recensore: 4/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2022/11/19/disney-deluxe-39-topolino-e-il-cerchio-del-tempo/

2
Testate Speciali / Re:Nuove testate Disney - 2022
« il: Martedì 15 Nov 2022, 21:23:55 »
> lamentarsi che Fuoriserie è aumentato nel prezzo, dando dei criminali a Panini e stracciandosi le vesti come Caifa, minacciando di non comprare più nulla dall'editore stesso

> dire "lo prenderò lo stesso" perché l'adagio "c'è scritto PK sopra, lo voglio" non viene mai smentito.

Pick one, please.

3
Topolino / Topolino 3494
« il: Lunedì 14 Nov 2022, 18:02:14 »
Recensione Topolino 3494


 Il rapporto tra il genere umano e la tecnologia è sempre stato molto intricato, fatto di fiducia imperitura e di ripensamenti paranoici. Se è vero che la tecnologia deve aiutare l’esistenza di ognuno e migliorala, è pur vero che il pensiero che la tecnologia “invada” le nostre vite e ad esse si sostituisca è il leit motiv del XXI secolo, soprattutto dopo l’avvio della Rivoluzione Industriale 4.0.

 La storia Zio Paperone e la P.A.I. Paper Artificial Intelligence (Pezzin/Perina) muove da questi presupposti, ma sembra porsi da un lato con sufficienza e dall’altro con un’esagerazione assurda tipica delle storie umoristiche. La sufficienza dell’approccio alla trama è data soprattutto dalla conoscenza dell’intelligenza artificiale e del suo funzionamento: è pur vero che l’IA apprende continuamente e si adatta, ma anche vero che la configurazione di limiti (l’autorità che deve seguire, e che viene introdotta per limitarla solo nella terza parte della storia) è la premessa originaria con cui si avvia l’intelligenza stessa, che si muoverà secondo schemi e algoritmi precisi; difatti il primo problema è proprio quello di non aver impostato limiti all’algoritmo della P.A.I.

 L’assurdità deriva, invece, dall’esagerazione che la storia pone in primo piano relativamente al comportamento umano (pardon, papero) di seguire istintivamente tutti i consigli dell’IA, quasi in un crescendo spasmodico di annullamento della propria intelligenza e sottomissione. Difatti, è questo l’elemento che regge la storia in sé: un elemento sci-fi che sembra derivato nemmeno dalla classica letteratura fantascientifica, ma arriva da più vicino, parendo quasi una parodia di un episodio di Black Mirror. Tuttavia, nemmeno questa reference riesce a togliere l’innocenza di questa storia e la rende anche superabile dopo la lettura. Una lettura da classico Topolino.

 
Un nome che non scorderemo facilmente

Di sapore classico anche la storia promozionale legata alla città di Matera, capace di far letteralmente esaurire le copie di questo albo in Basilicata, anticipata dalla bella copertina “prospettica” di Stefano Zanchi con i colori di Andrea Cagol.

 Topolino e il segreto dei Sassi (Artibani/Soldati) gioca molto sulla bivalenza dei nomi, ed in particolare sul nome del co-protagonista (Rock Sassi) e dei quartieri storici della città lucana (i Sassi, appunto), ma che trae la sua origine dalla precedente Topolino, Rock Sassi e Manetta in: Una maglia rosa in giallo e ne conserva la continuity.

 Storia che parte in medias res, con Topolino e Rock che entrano furtivamente nella casa di famiglia di quest’ultimo, per essere scoperti dai suoi inquilini e rivelare la terribile notizia. Un giallo molto topolinesco, che però presenta molte sfumature sentimentali (soprattutto nel motivo della sparizione del bisnonno di Rock, Pietro) e dinamiche molto energiche tra i contrapposti personaggi. Il finale interviene bruscamente e lascia aperto ad un seguito che potrebbe esplicarsi nelle prossime storie sul punto (come annunciato anche dall’autore stesso). I disegni di Soldati paiono molto freschi e proporzionati, ma si apprezza soprattutto la bella visuale di Matera nella sesta tavola.

 Miao cronache feline: La cosa più importante (Faccini) gioca ancora una volta sulla parodia (o sull’esplicazione umoristica) del comportamento dei gatti. E lo fa mettendo in scena una simpatica bagarre tra Malachia e un topo teppistello che ha deciso di rubargli tutto quello che possedesse. Tutto ciò che di materiale ci fosse, certo, ma non “la cosa più importante” che lega il gatto al suo padrone.

 Faccini mostra di essere ancora un potente umorista (soprattutto nel mettere in scena la gag della luce laser e dell’ossessione felina per le stesse), ma lo fa anche con gentilezza e con affetto, dimostrando di essere un grande narratore, sia come sceneggiatore che come disegnatore.

 
La sfida è lanciata!

 Di tenore diverso Paperino Paperotto e i misteri di Villa Lecoccodé (Vacca/Franzò), che trae spunto da una trama elaborata da una scolaresca e selezionata per apparire su Topolino (come spiegato nell’editoriale di apertura della storia) relativa alla salvaguardia e al recupero del patrimonio cittadino comune.

 Simpatica la moda della pantomima tra gli abitanti di Quack Town, ma al contempo si gira molto attorno al vero focus della storia (ovvero il mistero della villa stesso) e alla ragione del soggetto appena menzionato (ovvero la valorizzazione del patrimonio cittadino). Una storia che rimane anch’essa gradevole, ma non esaltante. Primo confronto di Franzò con la lore giovanile di Paperino e prova ancora una volta riuscita, con disegni espressivi e dinamici al contempo.

 Chiude questo albo la terza parte di Topolinia contro (Bertani, Gervasio/Mazzarello), la storia che segue le vicende di Grosso guaio a Paperopoli sulla collaborazione tra Topolino e Paperinik e che mette al centro la vita capovolta del primo.

 Un atto finale che si ricollega, a mo’ di sequel, a Topolino e le lettere ipnotiche e che prova addirittura a riprenderne l’elemento di svolta della storia, ovvero il rumore che serve ad uscire dalla situazione ipnotica. Finale che intriga e tiene col fiato sospeso, ma che rimane molto verboso nello sciorinare la spiegazione del piano di Wilson Risk. Decisamente fuori luogo, poi, il rancore che Topolino prova verso coloro che gli si sono rivoltati contro, benché consapevole della loro ipnosi.

 
Immagine senza commento

 Nonostante ciò, l’idea di riprendere la storia del 1974 e portarla avanti (e creare un intermezzo, come si vede dal finale aperto) è interessante, anche per il focus su un autore differente e che non sia il solito Guido Martina. I disegni di Mazzarello paiono migliorati, ma ancora ci sono delle pecche nelle espressioni e nella narrativa grafica complessiva. Tutto sommato, la storia in sé regge bene ed il risultato è apprezzabile.

 Non potevamo sperare in un albo che tenesse il livello di quelli di poco precedenti, dove la grande qualità ci ha “ubriacato”. L’effetto “Lucca Comics” pare ora dissolversi e molto di quanto avevamo apprezzato sta tornando nella solita media degli albi. In attesa anche di leggere le storie del prossimo mese (dove è annunciata, tra le altre, anche una nuova storia della saga della Spada di Ghiaccio curata da Marco Nucci, come annunciato dal direttore nell’editoriale di apertura e come evidente anche dalla quarta di copertina), questo numero torna nei ranghi e propone storie di media qualità che intrattengono ma affascinano poco. Benché consci del risultato comunque apprezzabile, sicuramente il calo fisiologico giova poco al lettore. L’unica è pensare che tutto ciò ci permetta di esprimere tutta la nostra meraviglia per le storie che verranno.



Voto del recensore: 3.5/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2022/11/14/topolino-3494-2/


Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!


4
Testate Regolari / Re:Le Grandi Saghe - Annata 2022
« il: Mercoledì 9 Nov 2022, 16:01:12 »
Stessa cosa potrebbe accadere anche per questa collana: non essendoci un piano dell'opera, hanno più libertà di aggiungere saghe e di completare quelle che hanno sequel realizzati di recente.
Non mi pare così difficile da idealizzare, né mi sembra sensato dover parlare di incompletismo.

5
Testate Regolari / Re:Le Grandi Saghe - Annata 2022
« il: Martedì 8 Nov 2022, 15:11:40 »
Io devo dire che finora ho sempre atteso che venisse pubblicato il Next e chiedevo alla mia edicolante di fermarmi una copia la settimana dopo.
Mi aspettavo comunque qualcosa di più nella comunicazione, ad esempio nelle Anteprima: inserire una pagina in cui dici che "uscirà il vol. 8" senza il titolo è spazio occupato male, per me. Se invece dicessero i titoli delle uscite del mese seguente (o dei due mesi seguenti, visto che Anteprima normalmente dà news fino a quel punto), uno saprebbe già come regolarsi.
Basterebbe questo semplice accorgimento per riprendere fiducia, imho.

6
Testate Regolari / Almanacco Topolino 10
« il: Martedì 8 Nov 2022, 09:23:20 »
Recensione Almanacco Topolino 10


 La nuova edizione dell’Almanacco Topolino arriva alla prima doppia cifra e finalmente mostra quella maturità che inseguiva da parecchio, di cui abbiamo visto i veri prodromi nello scorso numero. Siamo quindi di fronte ad un miglioramento della metodologia di selezione e di presentazione delle storie. L’Almanacco, quindi, presenta finalmente le caratteristiche di una pubblicazione filologicamente curata.

 E lo fa partendo dalla copertina, il vero biglietto da visita di un albo a fumetti. I disegni di Emmanuele Baccinelli e i colori di Mario Perrotta offrono una rivisitazione della copertina (di Marco Rota) dell’Almanacco Topolino 282 del giugno 1980, in un autentico tripudio di dinamismo e colori dell’autunno.

 La selezione odierna si apre con la solita storia superstar, sempre ripresa dalle precedenti edizioni dell’Almanacco, ma con una novità: tornano, infatti, le alternanze tra pagine a colori e in bianco e nero, come nelle versioni originali delle storie. Una fortunata ripresa che ben si adatta a questo classico, Zio Paperone e il colpo del soldone (Barosso-Barosso/Bottaro). Una storia dove si mischiano la commedia degli equivoci, le fortunate coincidenze e i colpi di scena, magistralmente messi in piedi dai maestri fratelli assieme all’ironia grafica del maestro Bottaro (del quale si apprezzano moltissimo i disegni a china). Un ottimo inizio di lettura.

 La sezione delle storie inedite si muove moltissimo tra i Paesi Bassi e il nord Europa, dove domina il filo conduttore della festività di Halloween. A partire da Paperino e Della – Il primo Halloween (Geradts/Pérez), che però cerca di giocare moltissimo con la situazione equivoca di cui molto spesso si caratterizzano alcune storie a tema. I disegni “soffici” di Carmen Pérez sono apprezzabili e in netto contrasto con i colori dell’ambientazione.

 
L’evento scatenante della storia

 Un corpo celeste che sta per impattare sulla Terra, un piano per sventare la minaccia, l’unione delle forze tra magia e scienza, la disperazione e la suspence, e infine il ritorno alla normalità. No, non stiamo parlando di Minaccia dallo spazio, ma del suo antecedente, Paperino in: Addio a tutto quanto (Korhonen/Santanach Hernandez), storia in due tempi che anticipa di più di venti anni la saga topolinesca dell’estate 2022.

 Paperino parte alla ricerca di Paperone, scomparso da diverse settimane, e scopre che viene aiutato da Amelia per rimediare ad un terribile incantesimo. La storia sembra già letta, appunto, ma è molto dinamica e rapida nelle sequenze, benché alcune delle soluzioni offerte convincano fino ad un certo punto (un razzo per accalappiare il meteorite?). I disegni di Tino Santanach Hernandez (al suo esordio su questo Almanacco) comunque sono apprezzabili per il loro classicismo e per il dinamismo che sprigionano. Sicuramente, una storia memorabile e che riesce ad attirare l’attenzione.

 Il tema Halloween prosegue con una breve olandese di appena due pagine. I Sette Nani e le strane visite (Moe/Ramón Bernado) riprende il tema del classico Disney d’animazione Biancaneve e i Sette Nani (1937), e traspone alcune iconiche scene nelle prime vignette. Solo nella seconda tavola viene inserito l’elemento di disturbo, che viene chiarito nella vignetta finale. Non eccellente come svolgimento, ma i disegni hanno un tratto molto pulito e dinamico al contempo, impreziosendo perfino i rimandi al film.

 
It’s Duckin’ time!

 Zio Paperone e Paperino in: Una notte da fantasmi (Schmickl/Cavazzano) è un altro esempio di come l’arte del maestro veneziano abbia trovato il giusto riconoscimento anche all’estero. La storia vede come antagonista Hugh de’ Paperoni, detto Schiumatore. Il capitano torna in forma di spirito e cavalcando il suo veliero fantasma, come un sosia dell’Olandese Volante, per reclamare la sua dentiera d’oro, venduta da Paperone per poter avviare gli scavi in quel di Butte, Montana (quarto capitolo della Saga).

 La storia parte bene e ha un soggetto interessante, ma presto si perde proprio nella ricerca della dentiera (inspiegabilmente in bocca ad un altro tizio) e nei tentativi di recuperarla maldestramente. In alcune vignette, i disegni di Cavazzano si presentano con dettagli che sembrano ricordare sia Barks, sia Rota (come nel caso del veliero fantasma sulle onde), sia infine Bottaro (gli spiriti di Paperone e Paperino deformati), conferendo alla storia una sua piccola dignità.

 
Il solito Topolino Perfettino! Ah, no…

 Un’altra storia di Halloween a tema equivoco è Scherzetti da strega (Leever e van der Harst/Pérez e Fernández), dove compare la piccola Minima, nipote di Amelia. Storia dove sicuramente gli effetti della magia sono ironicamente inseriti al posto degli scherzetti classici di Halloween, ma la parte centrale è quella più lunga, forse troppo sentimentale, e quella che determina il soggetto della storia. I disegni e le ambientazioni sono ottimi e appaiono molto più caldi di quel che dovrebbe essere.

 Chiude questa sezione Topolino e lo specchio magico (Solstrand/Fecchi). No, nessun coinvolgimento dello specchio magico di Biancaneve, ma solo uno “specchio fintamente rivelatore” del proprio carattere. Storia dove la suggestione e l’insicurezza di Topolino sono chiarite da Minni mentre monta una Billy (sì, la mitica libreria). Non esaltante come storia, ma anche qui i disegni sono ottimi e hanno quello spunto classico che impreziosisce l’arte dell’artista italiano.

 Almanacco presenta in questo albo anche una storia con protagonista Archimede Pitagorico, il folle inventore paperopolese, di cui a maggio di quest’anno si sono celebrati i primi 70 anni. Curiosa soprattutto l’intervista a Barks che viene riportata nell’editoriale antecedente la storia, dove l’Uomo dei Paperi spiega la creazione del personaggio e le differenze con tutti gli altri paperi.

 La follia dell’inventore torna, per così dire, alle origini con La solita, vecchia roba, sceneggiata e disegnata da William Van Horn, dove Archimede si confronta con un inventore alieno su chi dei due abbia inventato l’invenzione più particolare. Una storia che ricalca moltissimo lo spirito di Barks, non solo nei disegni ma anche nella trama e nello svolgimento.

 
Comincia la sfida tra i mondi!

 Un piccolo scrigno delle meraviglie lo troviamo con l’ultima sezione che precede l’altra storia “superstar”. Il filo conduttore è quello del rapporto tra Disney e il mondo latinoamericano, che negli anni Quaranta ha caratterizzato la produzione di film, corti e anche di fumetti. Si apre con due storie autoconclusive di una tavola, tratte dal settimanale Good Housekeeping e che adattano due bellissimi cortometraggi d’animazione di Saludos Amigos, Lake Titicaca e Pedro, entrambe disegnate da Hank Porter. Due piccoli gioielli in bicromia che eguagliano la bellezza dei rispettivi corti di derivazione. Una inaspettata, ma graditissima proposta, che speriamo possa avere seguito su queste pagine.

 E la sezione latinoamericana non poteva non proporre anche un classico del fumetto Disney, Zio Paperone e l’oro di Pizarro (testi e disegni di Carl Barks). Non la prima storia dove i Paperi esplorano il mondo andino, ma quella che mette a confronto il moderno e l’antico, idealizzando la presenza di discendenti degli Incas non influenzati dal mondo contemporaneo, e proponendo anche un messaggio ecologista nel finale. Un altro gradito ritorno sulle pagine di Almanacco.

 Chiude infine l’albo Pippo e il maniero del prozio Veniero (Barosso e Barosso/Carpi). Storia che, anche in questo caso, viene presentata con l’alternanza delle tavole colorate e in bianco e nero, ma dove queste ultime permettono di apprezzare le ambientazioni lugubri e gotiche del maestro genovese. Un giallo d’altri tempi, dove le sparizioni e gli intrighi tengono col fiato sospeso fino all’ultimo, mentre il finale permette al lettore di tirare un sospiro di sollievo. Decisamente apprezzabile e ben congegnata.

 In definitiva, l’albo della “maturità” di questa nuova edizione di Almanacco Topolino fa ben sperare per il futuro. Le storie, anche se non pienamente apprezzabili dal punto di vista della trama, sono comunque compensate dai disegni e, al contempo, si ritrovano ad essere anche affiancate da autentici gioielli fumettistici, che rendono ancor più prezioso l’albo stesso. Un risultato sperato e atteso, che sicuramente attirerà e conforterà molti lettori.



Voto del recensore: 4.5/5
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https://www.papersera.net/wp/2022/11/08/almanacco-topolino-10/

7
Commenti sulle storie / Re:Topolino e il cerchio del tempo
« il: Sabato 5 Nov 2022, 14:33:47 »
Qualcuno ha già letto questa storia? Se sì, quali sono i vostri pareri a riguardo? Vale 16,90€ di spesa e cinque anni di trepida attesa da parte di noi appassionati disneyano? Grazie mille
La storia è ottima. Valeva la pena di aspettare (anche se chiaro che i barlumi di possibilità si sono avuti solo lo scorso anno).
Ho provato a leggerla di seguito al Fiume del tempo. Le differenze, stilistiche e tematiche, ci sono tutte, ma sono due storie figli di tempi diversi. Questa è sicuramente più matura, ma scorre benissimo e ti tiene in sospeso fino all'ultimo.
L'apparato redazionale spiega molto sulla genesi e sullo sviluppo, e ci sono anche la fasi di lavorazione di Masta.
vale tutto, insomma.

8
Testate Regolari / Re:Topolino Fuoriserie 9 - PK: Il principio di Voyda
« il: Mercoledì 2 Nov 2022, 15:57:02 »

è vero c'è molta attenzione a chiudere delle pagine aperte, ma ho letto questa storia come molto funzionale alla nuova serie in quanto oltre ad andare avanti con una trama diciamo diffusa, ha posto le basi per il futuro.

non credo che l'intenzione sia stata solo quella di
Spoiler: mostra
 far tornare a casa Axel Alpha ma di eleggerlo ufficialmente a nuovo antagonista e minaccia. inoltre quanto accaduto in IPDV sarà probabilmente un driver per il comportamento e le scoperte di Dunya nei prossimi episodi


il tutto per avere in 3 numeri il set dei macrotemi di questa nuova sotto-PKNE. Se in PKNA il grosso delle storie era concentrato sulla triade:
1) evroniani
2) viaggi nel tempo
3) PBI

in questa nuova run possiamo aspettarci 3 antagonisti o temi principali:
Spoiler: mostra

1) La soave signora e il ragno d'oro
2) gli An'tronak e gli En'tomek
3) Axel Alpha

Ammesso e non concesso che sia così,
Spoiler: mostra
il ritorno di Axel Alpha mi pare un controsenso bello e buono: che senso ha rispedirlo nel XXIII secolo, se poi torna ripetutamente indietro?
Pertanto, non ne vedo la necessità.
Quanto agli Ent'omek, in quel caso la loro nave madre è stata distrutta nell'albo precedente. Anche in questo caso, dovrei pensare che la soluzione che si vorrà offrire sarà simile a quella di CDUR, dove si doveva leggere tra le righe che gli Evroniani avevano più planetoidi che chiamavano Evron.
E sulla trama diffusa: ammissibile, ma anche in questo caso è mancata l'opportunità di farla avanzare, oltre al fatto che non si capisce come questi due numeri si relazionino al Ragno d'Oro, se non perché si ruota attorno al nuovo status quo della Ducklair Tower e della presenza di Voyda, Xadhoom e UNO come ricorrenti (Lyla che invece interviene quando la trama diventa più focalizzata sui viaggi nel tempo, ma è così da PKNA ormai). Non mi pare ci sia una vera trama principale, ma solo storie che si sviluppano e si concludono nell'albo e che definiscono gli status quo dei personaggi o delle situazioni lasciate aperte (una delle prossime storie potrebbe definire la questione degli Xerbiani, senza però avere attinenza al Ragno d'Oro, agli Ent'omek o Axel Alpha o Voyda o a quale altra trama ci sia in ballo).

9
Testate Regolari / Re:Topolino Fuoriserie 9 - PK: Il principio di Voyda
« il: Martedì 1 Nov 2022, 22:31:58 »
Io ho letto, come mio solito, la storia due volte.
Storia molto gradevole e che se non altro mantiene il livello rispetto alla precedente run.
Ma mi sembra che si stia un po' troppo prendendo la piega di voler anzitutto chiudere delle sottotrame lasciate aperte, mettendo la vera storia sullo sfondo.
Il Ragno d'Oro era interessante perché provava se non altro ad introdurre una trama nuova, a mostrare una continuity con le serie precedenti da cui traeva beneficio, a introdurre personaggi e mettere in scena concetti e tematiche. Era tutto, funzionava. Ma la storia c'era.
MakeMake forse soffriva per i disegni, ma era ugualmente gradevole; solo, si vedeva già lì che si intendeva chiudere una sottotrama più che delineare una storia in sé.
Ora qui mi sembra che si sia usato il medesimo escamotage: quello che dovrebbe essere il fulcro della storia (tale "principio di Voyda") rimane sempre sullo sfondo, non viene praticamente mai esplicitato del tutto (in cosa consisterebbe, esattamente?); al contrario, rimane in primo piano
Spoiler: mostra
il tentativo di Axel Alpha di tornare nel futuro (dopo Zona Franca).

A me sembra che forse ci sia troppa fretta di riprendere i fili (cit.) e chiudere quanto lasciato aperto in precedenza. Mi auguro che la cosa vada in porto, se serve a far felici alcuni lettori, ma la storia in sé potrebbe progressivamente soffrirne in questo senso.
Personalmente tendo a essere fiducioso per i prossimi numeri, ma ora con molta cautela, rispetto a prima.
 

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Testate Regolari / Le Grandi Saghe 5 - Le Sette Meraviglie dei Paperi 1
« il: Sabato 22 Ott 2022, 20:39:17 »
Recensione Le Grandi Saghe 5 - Le Sette Meraviglie dei Paperi 1


 Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta assistiamo ad un piccolo rinascimento di Topolino. Dopo che Gaudenzio Capelli, l’allora direttore, aveva effettuato, nel 1988, il passaggio di editore dopo quaranta anni di pubblicazioni da parte di Mondadori, venne avviato anche il rilancio del settimanale con la proposizione di diverse storie a puntate e saghe, molte delle quali sono entrate nella memoria collettiva. Una di queste fu Le Sette Meraviglie dei Paperi.

 In questo quinto volume della nuova collana Disney Le Grandi Saghe vengono riproposte le prime quattro storie della vicenda, dove hanno esordito due artisti autorevoli del settimanale, come ci ricorda l’editoriale di apertura di Davide Del Gusto.  

 La storia si svolge come una serie di puntate autoconclusive, dove è solo l’ultima vignetta ad agganciarsi alla prima della storia seguente. Un esperimento simile si ebbe con la rinomata Storia e Gloria, che ha segnato anche il passo nella proposizione di grandi saghe disneyane. Questa saga, tuttavia, non si è accompagnata a nessuna promozione di gadget, né ebbe al contempo l’ardire di lanciare i semi per un canon narrativo. Si tratta semplicemente di una storia in costume dove i Paperi rievocano piccole gesta dei loro antenati, collocate a fianco di quelle che sono state le Sette meraviglie del mondo antico.

 Non ci vuole molto per capire che questa saga cita le meraviglie cantate da Antipatro di Sidone, e in maniera efficace accosta ad ognuna di queste una meraviglia degli antenati dei Paperi. La narrazione della saga, poi, mette in mostra arditi tentativi di anticipare il futuro, realizzando megalitiche e opulente creazioni che sono molto simili anche ad oggetti che hanno segnato quell’epoca (come il cubo di Rubik), o dove l’assurdità è tale da non permettere al lettore di girar pagina senza prima aver capito il perché di quell’invenzione. Insomma, una storia in costume che riesce a regalare buone emozioni e anche qualche sorriso.

 
Nella Saga delle Sette Meraviglie dei Paperi, si nota un primo riferimento interno alle storie precedenti

 La storia, inoltre, risulta essere anche molto semplice nella trama: la narrazione di Paperone non si accompagna a nessuna impresa che realmente voglia portare a compimento con l’ausilio dei nipoti, ma diviene solo il motivo per esporre le gesta degli antenati. Difatti, in questo senso, la saga prova semplicemente a descrivere la piccola magnificenza di alcune invenzioni, messe in primo piano nel contesto della meraviglia del mondo antico in questione.

 Rimane comunque un piccolo tesoro, non solo per la trovata narrativa, ma anche per i disegni di due giganti disneyani che all’epoca muovevano i primi passi: Maurizio Amendola e Giuseppe Dalla Santa. Il loro tratto classico, supervisionato da Romano Scarpa, rimane ad oggi caratteristico e anche molto fresco nella riproposizione.

 Alcune curiosità della saga:

 
Ed ecco il secondo riferimento interno, sempre collegato ai Giardini di Paperlonia

 Le Sette meraviglie compaiono nel titolo di un’altra storia Disney. Creata da Carlo Gentina e disegnata da Alessandro Gottardo, Paperut e le sette meraviglie del mondo non ha, però, nulla a che vedere con la saga in questione. Rimane comunque interessante vedere come le meraviglie del mondo antico potessero essere richiamate nelle storie di Topolino, come ad esempio in questa storia.Tra le meraviglie papere citate, sicuramente quella più raffigurata è il Colosso di Paperodi, riprodotta in diversi volumi di edizioni estere della saga medesima.Nelle storie di questa saga appaiono anche delle vignette che riprendono elementi centrali di storie precedenti (come nel caso dei semi di viola del pensiero), costituendo così un filo conduttore che lega tutte queste.In sei delle sette storie, il titolo è evocativo della meraviglia del mondo antico attorno alla quale si svolgono le vicende. Solo nel primo titolo non viene menzionata la Piramide di Cheope. Per converso, il titolo meno “paperizzato” è La Statua di Giove Olimpo, presentata alla fine della precedente storia come la Statua di Giove Paperolimpo.Nella storia Il Tempio di Amelide compaiono anche due personaggi disneyani non standard: Merlino e Anacleto da La spada nella roccia (1963). I due personaggi torneranno in due storie memorabili successive: Paperino in: “La storia (in)finita” (Mognato/Dalla Santa) e Qui, Quo e Qua in “Le avventure di Pinocchio” (Michelini/Gatto).

Voto del recensore: 4.5/5
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Mostre, Fiere e esposizioni / Re:Lucca Comics and Games 2022
« il: Mercoledì 19 Ott 2022, 22:34:31 »
In vista di Lucca Comics, ho pensato di fare un post aggiornato con le sessioni dei vari autori e gli eventi a tema Disney.

Proverò ad aggiornarlo ogni qualvolta ci sarà qualche novità, se mi dovesse sfuggire qualcosa segnalatelo pure! :-)

Cominciamo dalle sessioni, con gli autori in ordine rigorosamente alfabetico:

- Federico Bertolucci
Ven 28 - 17:00/18:30

- Silvio Camboni
Dom 30 - 12:00/13:30 - 17:00/18:30
Lun 31 - 10:00/11:30 - 14:30/16:30
Mar 01 - 10:00/11:30

- Giorgio Cavazzano

- Fabio Celoni
Sab 29 - 12:00/13:30

- Andrea Freccero
Ven 28 - 12:00/13:30
Sab 29 - 17:00/18:30
Dom 30 - 12:00/13:30
Lun 31 - 10:00/11:30 - 17:00/18:30
Mar 01 - 12:00/13:30

- Marco Gervasio
Sab 29 - 10:00/11:30 - 17:00/18:30
Dom 30 - 10:00/11:30 - 17:00/18:30
Lun 31 - 14:30/16:00

- Corrado Mastantuono
Ven 28 - 14:30/16:30
Sab 29 - 14:30/16:30
Dom 30 - 10:00/11:30

- Paolo Mottura
Ven 28 - 12:00/13:30
Sab 29 - 14:30/16:30

- Silvia Ziche
Ven 28 - 14:30/16:30
Sab 29 - 10:00/11:30
Dom 30 - 14:30/16:30
Lun 31 - 14:30/16:30
Mar 01 - 10:00/11:30

Vediamo invece i vari eventi:

- Panini Comics presenta: scrivere disegnando con Corrado Mastantuono e Marco Gervasio

"Entrambi romani doc, entrambi autori completi di storie di Paperi e Topi, Corrado Mastantuono e Marco Gervasio ci raccontano nelle loro similitudini, la diversità di approccio nel pensare, scrivere e disegnare una storia per il settimanale Topolino, dal soggetto alla china… con un occhio anche al colore. Con Corrado Mastantuono e Marco Gervasio, modera Alex Bertani (Direttore Topolino)."

Si6 - Auditorium Fondazione Banca del Monte di Lucca
Ven 28 - 18:00/19:00

- Panini Comics presenta: Disney preview - l'anno che verrà... e quello che sta per finire

"Tra ritorni e novità il Direttore di Topolino, Alex Bertani, presenta un overview delle prossime storie e uscite previste per il settimanale e per i mensili Disney. Interverranno Andrea Freccero (art director), Serena Colombo (responsabile editoriale) e Stefania Simonini (publishing manager)."

Si7 - Auditorium San Girolamo
Lun 31 - 10:30/11:30

- Showcase: Silvio Camboni

"Disegno dal vivo con Silvio Camboni: uno dei Maestri del disegno d'Oltralpe, icona del mondo Disney e del fantasy steampunk. Modera l'incontro Andrea Freccero (Art Director Topolino)."

Si8 - Sala Tobino Palazzo Ducale
Lun 31 - 18:00/19:00
Se non ho capito male, i firmacopie con gli autori si possono fare solo se si è preso in loco almeno una pubblicazione dell'autore stesso, giusto?

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Testate Regolari / Il Club dei Supereroi 8
« il: Martedì 18 Ott 2022, 14:40:19 »
Recensione Il Club dei Supereroi 8


Copertina inedita di Donald Soffritti.

 Il nuovo numero del Club dei Supereroi tiene fede alle ultime impostazioni, che hanno migliorato la testata e dato un nuovo ordine nella proposizione antologica. Si assiste però ad una piccola involuzione nella qualità delle storie selezionate, dove spicca una sezione tematica interessante e alquanto bizzarra nei contenuti.

 L’albo presenta una copertina dinamica e d’impatto di Donald Soffritti, che cura anche i colori e il loro contrasto caldo-freddo. Una composizione artistica di pregio, al cui centro si colloca il pippide più famoso e che apre le sezioni di questa testata.

 Procedendo con ordine, la prima parte dell’albo propone nuovamente storie con protagonista Super Pippo e, in particolare, si continua qui con le storie italiane ante rilancio. Super Pippo Cicerone dallo spazio (Dester/Gatto) è la seconda storia italiana in ordine cronologico sul pippide in calzamaglia. Una storia simpatica per certi aspetti (la trovata di voler indicare le situazioni di pericolo con le nuvole, ad esempio) e che portano a conseguenze ironiche e divertenti. Tuttavia, sono diversi i salti logici che si susseguono senza soluzione di continuità e che rendono la lettura alquanto stancante. Anche graficamente parlando, mentre in alcune circostanze la rappresentazione appare idonea alla situazione concitata, in altre manca totalmente il dinamismo (e per tacere dello scambio di personaggi che viene illustrato nell’editoriale di apertura). A distanza di tempo, una storia che non rende adeguatamente l’impressione che voleva dare in passato.

 
Uno degli equivoci della storia.

 Come da tradizione, troviamo tre gag pages da Disney Megazine, ad opera di Francesco Artibani e Andrea Ferraris, dove l’umorismo abbonda, ma non sempre con lo stesso impatto.

 E torna anche il Club do Herois, con una storia ancora difficilmente digeribile. Super Pippo piantone in confusione (Borlotti Teixeira/Soares Rodrigues) sembra più una storia di umorismo poliziesco che supereroistico. Super Pippo viene assegnato da Vespa Cobalto (scusate, ma il colore sembra non essere più il vermiglio dalla storia precedente) alla visione di monitor di sorveglianza su tutta Paperopoli. Mettere assieme la vigilanza tecnica e le doti da supereroe incide pesantemente sulla storia medesima, che diviene stantia, obsoleta e noiosa. Tutto quello che succede è semplicemente attribuibile alla sbadataggine di Pippo, più che di Super Pippo. I disegni, al contempo, risultano essere forse molto semplicistici, seppur chiari e funzionali a colmare i divari che la sceneggiatura non riesce a riempire come dovrebbe.

 
Alfonsino parla con i fatti.

 La selezione prosegue mettendo in luce due storie di Bat Carioca, entrambe basate sul medesimo punto di partenza: l’apertura di una scuola di eroi o supereroi. Nella prima, José Carioca e la scuola d’eroi (Saidenberg/Podavin), si mischiano abbastanza abilmente la velleità supereroistica dell’ara verde con le sue vicende da civile, e dove le interazioni tra personaggi delle seconde riescono a caratterizzare la prima, che non avrebbe altrimenti da dire. Nella seconda, Bat Carioca e la Super Scuola (disegni di Carlos Edgar Herrero) la velleità di cui sopra viene quasi concretizzata, ma non va oltre le prime tavole, dato che il finale pare arrestare la storia nel suo sviluppo migliore. I disegni di Herrero sono comunque molto apprezzabili e conferiscono un minimo di gradimento.

 
Amelia e la sua inedita veste.

 Si arriva in seguito ad un gruppo di storie brasiliane che sono accomunate dalla presenza di un medesimo personaggio (Amelia) in trame dove la magia è utilizzata come pretesto per la trasformazione in supereroina. Nella prima di queste, Magò super Magò (disegni di Sergio Lima), vede questa alle prese con la trasformazione in eroina a causa di un’arachide sottratta a Super Pippo, con i relativi risvolti ironici del caso: una storia che non eccelle e sembra riprendere solo le disavventure del Superdinamo di Carl Barks nella parte centrale, con disegni che ricordano molto lo stile di Murry. Nella seconda, Amelia e Maga Magò e la Superbacca (disegni di Verci de Mello), l’arachide di Super Pippo è sostituita da una bacca fintamente prodigiosa e che mette ancora nei guai le due streghe; anche in questo caso, lo sviluppo della storia procede in maniera relativamente agevole fino alle due tavole finali, dove l’accelerazione comporta una troncatura finale che sembra solo voler riprendere un soggetto ormai ampiamente riproposto. I disegni di de Mello, purtroppo, non superano la prova del tempo e della totale chiarezza. Nell’ultima del trittico, Amelia e la pozione super (Saidenberg/de Mello), è di nuovo l’arachide portentosa a essere il motivo trainante della storia, ma in questo caso il tutto si unisce ad una ricerca della pozione per ottenere super poteri da parte di Amelia stessa. La trama è carina, anche se un poco confusionaria sulle ambientazioni (dove però il bosco rimane il centro nevralgico dello sviluppo della trama) e il finale è coerente con l’inizio. Un trittico sicuramente non eccelso nella qualità, ma che fa riscoprire un ulteriore segmento della produzione brasiliana sui supereroi disneyani.

 La sezione delle storie inedite si apre con una storia che continua il filone della sezione precedente. Amelia e l’ora dei supereroi (Janet Gilbert/Miquel Pujol) vede ancora protagonista Amelia, ma in questo caso nei panni di assistente ad un supereroe venuto dallo spazio e che si offre di aiutarla nella sua impresa, ovvero conquistare la Numero Uno. Soggetto comunque rivisto, ma che diviene interessante soprattutto per la questione della moralità del supereroe, raggirato da Amelia nell’aiutarla a compiere la sua missione. I disegni di Pujol sono estremamente caratteristici (benché le tavole su quattro strisce appaiano comunque molto intasate) e si nota il recupero di un design di Amelia barksiana.

 
Ce lo auguriamo tutti, Doppia D!

 A seguire, lo sviluppo delle vicende seguenti a Duck Knight Returns, con il nuovo ciclo di storie di Darkwing Duck dopo l’esperienza di Disney Comics all’inizio degli anni ‘90. A tenere banco è ancora il crossover con il classico Duck Tales (visto nell’ultima tavola della scorsa storia) e che determina il motivo trainante: Negaduck e Amelia sono “soci” in una missione che cerca di discreditare la popolarità del loro comune nemico, Darkwing Duck. Per farlo, decidono di viaggiare tra le varie dimensioni parallele e rapire i vari Doppia D, condizionandoli per creare panico in città, mentre il nostro eroe è anche alle prese con il ritorno del suo vecchio amore. Crisis on Infinite Darkwings (Sparrow e Brill/Silvani) riprende lo spunto del famoso fumetto della DC e cerca anche di combinare i due universi Disney delle serie animate. Se con le prime storie abbiamo comunque assistito a uno schema abbastanza lineare e comune, qui sicuramente la storia prende una piega diversa e interessante, mentre i disegni non diminuiscono nella magnificenza che avevano in precedenza. E anche la tonalità e la qualità del colore cambiano, divenendo meno scura e permettendo di rilevare l’elevato numero di dettagli che rendono queste tavole magnifiche.

 Chiude questa selezione una breve inedita tedesca su Super Pippo. Super Pippo e una questione di elasticità (Jakko Seppälä/Lourdes Rueda Sala) pone il nostro eroe di fronte ad un inconveniente non da poco: le arachidi bollite sono comunque efficaci? La risposta è in questa divertente e dinamica breve, dove il titolo sembra proprio rispondere al quesito che ci si pone. Dinamismo, prospettiva e soprattutto energia nelle tavole di questa storia, che rendono la lettura divertente e gradevole, per chiudere in tranquillità l’albo.

 La selezione di questo numero cerca di tenere in piedi un ottimo approccio al materiale disneyano sull’argomento. Sebbene in alcune storie vi siano dei profili di sciatteria, la selezione appare comunque equilibrata e sa sempre dare buoni spunti di lettura. È soprattutto nella sezione delle inedite che si assiste a ciò che conferisce vero valore all’albo. Consci anche delle differenze di umorismo tra le varie culture disneyane, possiamo comunque valutare positivamente questa operazione.



Voto del recensore: 3/5
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Recensione Le Grandi Saghe Disney 3 - Il segreto del totem decapitato 1


Le pubblicazioni de Le Grandi Saghe, annunciate ad agosto 2022, sono giunte alla terza uscita. La protagonista di questo (e del prossimo) volume è Il segreto del totem decapitato, la storia a puntate che si è fatta riconoscere soprattutto per l’associazione con l’Operazione Quack, relativa alla collezione di francobolli metallici (o “tintinnanti”) allegata a Topolino per dieci settimane.

 Nel 1973, dopo il successo della serie Storia e gloria della dinastia dei paperi (le cui prime storie sono apparse nel volume precedente) e della riproposizione della serie Disney dei francobolli sanmarinesi, venne proposta anche una nuova iniziativa editoriale: la collezione di francobolli metallici che raffiguravano (quasi come nella serie sanmarinese) alcuni personaggi Disney di rilievo. E, dato che l’Operazione Miliardo aveva avuto il suo successo anche e soprattutto per la presenza della storia collegata, anche in questo caso Gentilini volle proporre una storia lunga che fosse collegata all’iniziativa di gadget che si andava allegando agli albi settimanali. Venne così creata, dalla penna di Guido Martina, la storia a puntate Il segreto del totem decapitato. L’editoriale iniziale di Davide Del Gusto riassume perfettamente la storia di questa iniziativa, specificando anche che il “salto” della storia nel n. 908 di Topolino venne colmato con la proposizione del raccoglitore dei francobolli, per permettere ai collezionisti interessati di poterli gelosamente custodire.

 L’iniziativa ebbe il giusto successo commerciale, e così anche la storia a puntate fu considerata un nuovo punto di arrivo della fortunata testata che ormai aveva 24 anni di pubblicazioni alle spalle (e che coincidenza vuole che i flashback dei vari personaggi risalgano a 25 anni prima). Come spiega anche l’editoriale successivo, si trattava comunque di una storia che risentiva profondamente della visione del suo autore, già famoso per altre storie a puntate in passato (su tutte, citiamo qui L’Inferno di Topolino e Topolino e i grilli atomici) e per essere stato il creatore di uno dei personaggi inseriti nella storia stessa, quel Paperinik che quattro anni prima apparve nell’ormai famigerata Paperinik il diabolico vendicatore.

 Non sembrava essere una storia molto dissimile da altre dell’autore piemontese, ma Il segreto del totem decapitato risulta avere una netta componente enigmatica, investigativa e di coinvolgimento per il lettore. Rispetto alla precedente Storia e gloria, che si ritrovava ad essere semplicemente una serie di autoconclusive unite da un debole filo di trama orizzontale, in questa storia il filo conduttore tra le varie storie, che pure sembrava essere pretestuoso in alcune di esse (come in Archimede e il genio incompreso, dove il ruolo dei Bassotti appare essere solo un intermezzo senza pretese), è più forte e caratterizza le varie puntate, basate essenzialmente sulla risoluzione di enigmi posti da Paperone e che vogliono portare tutti i personaggi a risolvere il mistero del titolo.

 
Una delle scene in cui Paperone racconta la sua fuga col totem

In questo primo di due volumi ci sono le prime cinque storie che compongono Il segreto del totem decapitato, disponendo comunque di un ottimo impianto editoriale (che si sviluppa all’inizio e alla fine del volume, senza interruzione alcuna delle storie medesime) e di una bella copertina a cura di Alessandro Perina con i colori di Mario Perrotta. Del totem, però, si ha notizia effettiva solo leggendo la storia. Chi non l’avesse ancora letta forse si troverà un attimo disorientato dal titolo, che non si associa a nessuna immagine, ma chiaramente rimane il punto nodale attorno al quale si sviluppano le vicende.

 La saga qui riproposta assume comunque i contorni di un “must”, una storia da leggere e da poter apprezzare fino in fondo, data anche la sua importanza per Topolino. Anche l’impianto editoriale (che andrà completandosi nel numero seguente) avrà senz’altro il suo peso, nel far conoscere e comprendere l’importanza di certe storie, al di là delle differenti concezioni e visioni del passato.

 Alcune curiosità circa la storia:

 Come spiegato nell’editoriale di apertura, la storia accompagnò l’uscita dei francobolli metallici. Disegnati da Marco Rota, questi raffiguravano i vari personaggi della storia, attribuendo ad ognuno di essi un valore in quack (i cui più alti valori erano ovviamente rappresentati da Paperino e Topolino).Il segreto del totem decapitato fu l’ultima grande saga della gestione Gentilini. Si dovrà attendere il 1982 e l’uscita di Paperino e il Vento del Sud per avere una nuova storia a puntate lunga.Paperinik è il personaggio novità di questa saga, finora mai utilizzato in simili storie. Tuttavia, si dovrà attendere il 1990 per averlo nuovamente partecipe in una saga o storia a puntate lunga, ovvero Alla ricerca della pietra zodiacale.Vi è anche una curiosità geografica: in Paperinik e il segreto del totem decapitato (la seconda storia di questo volume), lo stesso diabolico vendicatore menziona la città di Gold-Town, ma specifica che questa si trova in California, e non in Calidornia o in Calisota, dove solitamente sono ambientate le storie di Topolino.
L’ambientazione del Totem decapitato è nel mondo reale

 Come accennato nel secondo editoriale, in una delle scene di Nonna Papera e la torta rivelatrice, Paperone chiama Nonna Papera “sorella” e specifica che, pur non essendosi mai visti, egli sapesse che ella abitava da quelle parti. Ciò sembrerebbe in linea con la visione martiniana delle parentele dei Paperi, seguita da parte della “scuola italiana” fino all’avvento della Saga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa, in cui Elvira Coot e Paperone diventano ufficialmente “consuoceri” definendo una volta per tutte un canon da cui non ci si è più discostati.Il segreto del totem decapitato è una storia che possiamo definire corale, ovvero presenta molti personaggi degli universi di Paperi e Topi. A partire da L’Inferno di Topolino (e arrivando per il momento a Minaccia dallo spazio, recentemente pubblicata su Topolino), questi espedienti narrativi permetteranno di vedere più spesso una coesione tra i due universi, evitando che vi sia una netta distinzione tra i due.

Voto del recensore: 4.5/5
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Commenti sugli autori / Re:Francesco Artibani
« il: Lunedì 3 Ott 2022, 18:09:00 »
ha detto che non scriverà per tutta la vita storie disney

Sì, ma sembrerebbe che abbia intenzione di smettere presto. E sarebbe un peccato.

Ha ancora diverse cose da raccontare (quanto meno, lo ha precisato nei commenti a quel post).
Detto questo, chiaro che un autore come lui cominci a sentire il peso di dover sempre scrivere storie dello stesso tipo. E non sembra sia la prima volta che voglia lasciare questo mestiere (quanto meno, come autore di Topolino). Ma ora semplicemente vede avvicinarsi il periodo per cessare.
Anche a me personalmente dispiace (uno dei pochi che si sono distinti negli anni 90 e che ho apprezzato sempre), ma non si può pretendere che muoiano scrivendo storie di Topolino con la penna in mano.

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Testate Regolari / Almanacco Topolino 9
« il: Venerdì 30 Set 2022, 12:27:12 »
Recensione Almanacco Topolino 9

Questo nuovo numero di Almanacco Topolino rappresenta una nuova e piccola rinascita. Non solo perché assistiamo quasi definitivamente al virtuale “passaggio di consegne” tra Luca Boschi e Davide Del Gusto, ma anche perché si nota un nuovo ordine, una nuova impostazione e una cura che si rinnova, ma al contempo si trasforma. L’indice conferma questa impressione e offre subito nuovi e ricchi spunti per la lettura.

 L’impostazione tradizionale delle due storie “classiche” dai precedenti Almanacco Topolino non è cambiata. In questa sede, viene offerta come storia di apertura Pippo e l’ospitalità maiuscola (Carlo Chendi / Sergio Asteriti). Una storia di altri tempi, ma che si fa notevolmente notare per le trovate geniali dell’autore ligure, che riesce anche a farti immedesimare in Pippo stesso e nel suo disagio di dover comunque offrire ospitalità ad autentici “portoghesi” (se non addirittura “parassiti”, per citare un esempio cinematografico molto recente). La storia si snoda perfettamente e garantisce una buona lettura. I disegni di Asteriti presentano un tratto molto pulito e accurato anche nelle espressioni dei personaggi.

 
Parallelismi del gioco della Saga di Paperone.

 La prima sezione dell’albo ci porta alle storie inedite straniere di questo bimestre, dove si può notare un primo elemento di continuity che si snoda attraverso tre storie. In Paperone contro Paperone (Olaf Moriarty Solstrand/Arild Midthun), l’autore prova a riscrivere la storia della Saga di Don Rosa (in particolare i capitoli sul Klondike, l’Australia e il Sudafrica), immaginando che lo stesso Paperone possa permettere ad altri di immedesimarsi nelle sue avventure e provare a diventare come lui, affrontando le medesime peripezie e avventure (indicate come livelli di gioco). Una storia curiosa e ben riuscita, che prova ad essere contemporaneamente un what if e un racconto di formazione, nel momento in cui confronta Paperone e Paperino relativamente alle scelte da fare per accumulare il patrimonio miliardario. E Midthun aiuta anche in questo esperimento, disegnando alcune tavole come se fossero uno specchio della medesima situazione, e dove è la rappresentazione delle scelte e della sorte a descrivere un parallelo narrativo. Veramente interessante come soluzione grafica e narrativa.

 
Anche Cuordipietra sembra avere un cuore…

 La continuity si ritrova anche in una storia “anomala”, perché incentrata su un personaggio che ha sempre fatto da antagonista nelle pubblicazioni passate, e di recente tornato alla ribalta con DuckTales: Cuordipietra Famedoro. Cuordipietra e l’eredità dei Famedoro (Lars Jensen/Marco Rota) prova a replicare in piccolo il successo della Saga con la sua nemesi. Una prima parte di due (come indicato nell’editoriale di accompagnamento della sezione) che si svolge soprattutto in flashback del miliardario sudafricano, e che racconta la storia della sua famiglia (dal nonno Cuordiroccia al padre Cuordimattone, accennando al nipote Testavuota Ciondoloni) e delle peripezie che hanno attraversato. Una storia molto breve, ma che riesce a condensare molto dell’entusiasmo che si prova leggendo la Saga di Don Rosa. Anche i disegni di Rota, che ricordano più lo stile barksiano, riescono a essere evocativi dei ricordi menzionati, con un tratto ancora pulito e dinamico al contempo.

 Infine, l’albo ospita anche la “continuity larga” con una nuova breve su Della. Paperino e Della – Le prime vacanze (Ever Geradts/Carmen Perez) propone una situazione meno ironica, molto forzata, forse anche più statica del solito, benché di impatto con disegni dal tratto pulito e fresco.

 
Bella questa versione a fumetti di The Ring.

 Tra le altre storie della sezione, Amelia e i canali stregati (Doug Gray/Wanda Gattino) sembra forse un espediente non particolarmente brillante per mettere in mostra l’ennesimo tentativo di Amelia di rubare la Numero Uno, benché si possa comunque sottolineare la gradevolezza dei dinamismi delle scene e anche una cult horror reference. Gattino molto incisivo ed energico qui, benché forse un po’ sprecato per una breve di quattro pagine.

 Topolino e l’indagine saporita (Noel Van Horn) non riesce a spiccare come storia, soprattutto per una trama che appare scontata e a tratti anche noiosa. Gambadilegno esce di prigione per buona condotta, ma Topolino è dubbioso che voglia comportarsi bene e lo pedina in giro per la città. Le situazioni in cui Topolino si caccia per colpa di Gambadilegno sono sicuramente bizzarre, ma l’esito finale della storia appare forse troppo immediato, repentino e con un’intuizione discutibile per certi aspetti. Molto convincenti, invece, i disegni di Van Horn jr., dove si percepisce la tensione nei chiaroscuri e nel contrasto tra il buio dei luoghi e la luce delle zone delle vignette dove si trovano i protagonisti. Uno stile che richiama il primo Gottfredson e che prova a dargli nuova freschezza.

 Chiude questa sezione Panchito Pistoles – Vento di Guai (Daan Jippes/Daan Jippes-Ulrich Schröder), una breve di un altro epigono di Barks, Jippes, che mette ancora una volta la sua abilità nel dare dinamismo alle scene e rendere le situazioni di tensione molto avvincenti e di impatto. Anche il clima ventoso in cui si svolge la vicenda è perfettamente reso e sembra quasi animare le statiche vignette di carta.

 
Il riso non abbonda di certo sulla bocca dei seri.

 L’ultima sezione di questo albo si apre con Zio Paperone – le carote dell’allegria (Romano Scarpa), la prima che componeva il volumetto dedicato a Barks del 2002. Scritta e disegnata dal maestro veneziano, la storia ha il sapore delle tipiche avventure barksiane in cui Paperone e i nipotini sono calati. Tuttavia, una presenza (anomala, per certi versi) è da segnalare: quella di Brigitta, qui stranamente accompagnatrice di Paperone nell’avventura, e che rischia anche di divenire il motivo del suo fallimento. Una storia esaltante, per certi versi: un buon bilanciamento di presenze tra Paperone e Cuordipietra, mentre stona (senza aggravare ulteriormente la trama) la presenza della bionda spasimante di Paperone. Una delle ultime interpretazioni del maestro veneziano, che comunque palesava ancora una certa freschezza.

 La successiva storia, Topolino e la montagna di diamanti (Charles Beaumont e William Nolan/Paul Murry), ci catapulta indietro nel tempo. L’ennesima indagine (fortunosa) di Topolino lo porta a svelare il nascondiglio pacchiano e sbrilluccicante del proprietario della montagna di diamanti, avaro, ingordo e pronto a catturare chiunque possa rivelarne l’ubicazione. Storia che, appunto, sembra uscire proprio dagli albi che si leggevano all’epoca, con alcune note di semplicistica trama, colpi di scena e con logiche piuttosto semplici. I disegni di Murry sono molto statici e lineari, non particolarmente coinvolgenti o espressivi come altrimenti visto in altre storie.

 
Il dinamismo e i dettagli di Hubbard.

 Seguono ben due storie della fortunata coppia Kinney e Hubbard. Paperino e lo sci “terracqueo” vede ancora una volta Paperoga coinvolgere Paperino in una delle sue strambe idee, benché questa volta sia semplicemente per praticare sci d’acqua. Una breve (così la potremmo definire) molto dinamica, dove si nota moltissimo la sequenzialità animata, tipica dei corti d’animazione dell’epoca, ulteriormente impreziosita dai brillanti disegni di Hubbard. La seconda storia, Maga Magò cuoca di bordo, ha invece una trama molto meno logica e lineare; i disegni di Hubbard sono sempre fenomenali, ma i visi mancano della piena espressività nella singola scena, rimanendo molto statici e “paralizzati”. Storia comunque apprezzabile come divertissement dell’albo.

 Chiude infine la selezione odierna Pico de Paperis e il Ferragosto in collina (Dalmasso/Carpi). Storia con un certo grado di complicità e di colpi di scena, con trovate dei Bassotti alquanto furbe e che rendono la consequenziale narrazione interessante nel suo svolgimento. I disegni classici di Carpi rendono suggestiva l’atmosfera. Tutto sommato, una buona storia.

 Il primo albo di Almanacco Topolino del post-Luca Boschi supera brillantemente la prova. La selezione è ottima, si ritrovano comunque delle buone linee comuni alla testata che sono seguite ottimamente e con buona lena. Anche le inedite sono gustose nella lettura e alcune proposte sembrano dare buone premesse nel proseguimento. È sicuramente un’operazione lodevole per il suo rinnovamento e per la sua volontà, che si auspica possa portare avanti brillantemente questo nuovo ciclo.



Voto del recensore: 4,5/5
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