In questi ultimi giorni ho avuto modo di assistere a un curioso fenomeno mediatico: il Papersera è stato citato da giornali, siti web, radio, youtuber e opinionisti di ogni genere come uno dei protagonisti della vicenda che ha coinvolto un autore Disney e la Panini.
Peccato che finora un solo giornalista abbia ritenuto necessario verificare cosa sia realmente accaduto sul Papersera.
Il nostro forum è stato descritto dai prodi "cani da guardia della democrazia" come gogna mediatica, tribunale del popolo e bolgia per culminare con la più creativa di tutte: il Papersera è il Comintern, una centrale operativa della repressione culturale. Fantastico!
Tutto molto suggestivo. Tutto molto efficace dal punto di vista narrativo.
Tutto falso.
La cosa più sorprendente non è che qualcuno abbia espresso un'opinione negativa sul Papersera. Chiunque è libero di farlo. La cosa sorprendente è che questa opinione sia stata presentata come un fatto, senza che quasi nessuno si prendesse la briga di controllare la fonte primaria.
Eppure sarebbe stato semplicissimo.
Il forum è pubblico. Le discussioni sono pubbliche. I messaggi sono pubblici. Chiunque può leggerli.
Se davvero il Papersera fosse stato il centro di una campagna organizzata, se davvero gli utenti avessero chiesto licenziamenti, epurazioni o punizioni esemplari, sarebbe stato sufficiente citare i messaggi in cui queste richieste comparivano.
Nessuno l'ha fatto.
Non l'ha fatto perché quei messaggi non esistono.
Esistono invece critiche. Molte critiche. Alcune condivisibili, altre meno. Alcune argomentate, altre impulsive. Come accade da sempre in qualunque luogo dove persone appassionate discutono di libri, film, fumetti, sport o politica.
Ma una critica non è una richiesta di censura.
Un giudizio negativo su una storia non è una richiesta di licenziamento.
L'insoddisfazione di un lettore non è una campagna persecutoria.
Confondere deliberatamente questi concetti significa attribuire a centinaia di persone intenzioni che non hanno mai manifestato e comportamenti che non hanno mai tenuto.
Il Papersera è stato utilizzato come un comodo antagonista: una presenza evocata per spiegare una vicenda complessa attraverso una narrazione semplice, immediata e facilmente spendibile sui social. C'era solo un problema: la realtà non corrispondeva alla narrazione.
Chiunque abbia letto le discussioni sa che sul forum non è mai stata organizzata alcuna mobilitazione, non è mai stata avanzata alcuna richiesta collettiva e non è mai esistita alcuna pressione coordinata verso editori o autori.
Eppure si è preferito raccontare altro.
Da fondatore e responsabile del Papersera non pretendo che tutti condividano le opinioni espresse sul forum. Non pretendo nemmeno che il nostro lavoro piaccia a tutti.
Pretendo però una cosa molto più semplice: che quando si cita una comunità composta da migliaia di persone la si descriva per ciò che è, non per ciò che fa comodo immaginare.
Perché criticare è legittimo.
Contestare è legittimo.
Persino accusare è legittimo, purché lo si faccia portando fatti e prove.
Quello che non dovrebbe essere legittimo è costruire un processo mediatico contro una comunità sulla base di stereotipi, supposizioni e ricostruzioni che crollano non appena vengono confrontate con i messaggi effettivamente pubblicati.
Il Papersera continuerà a fare ciò che ha sempre fatto: ospitare discussioni sui fumetti Disney, favorire il confronto tra opinioni diverse e pretendere dai propri utenti il rispetto reciproco.
Ad altri lasciamo volentieri il compito di inventare rivoluzioni che non ci sono mai state.
- Paolo
Peccato che finora un solo giornalista abbia ritenuto necessario verificare cosa sia realmente accaduto sul Papersera.
Il nostro forum è stato descritto dai prodi "cani da guardia della democrazia" come gogna mediatica, tribunale del popolo e bolgia per culminare con la più creativa di tutte: il Papersera è il Comintern, una centrale operativa della repressione culturale. Fantastico!
Tutto molto suggestivo. Tutto molto efficace dal punto di vista narrativo.
Tutto falso.
La cosa più sorprendente non è che qualcuno abbia espresso un'opinione negativa sul Papersera. Chiunque è libero di farlo. La cosa sorprendente è che questa opinione sia stata presentata come un fatto, senza che quasi nessuno si prendesse la briga di controllare la fonte primaria.
Eppure sarebbe stato semplicissimo.
Il forum è pubblico. Le discussioni sono pubbliche. I messaggi sono pubblici. Chiunque può leggerli.
Se davvero il Papersera fosse stato il centro di una campagna organizzata, se davvero gli utenti avessero chiesto licenziamenti, epurazioni o punizioni esemplari, sarebbe stato sufficiente citare i messaggi in cui queste richieste comparivano.
Nessuno l'ha fatto.
Non l'ha fatto perché quei messaggi non esistono.
Esistono invece critiche. Molte critiche. Alcune condivisibili, altre meno. Alcune argomentate, altre impulsive. Come accade da sempre in qualunque luogo dove persone appassionate discutono di libri, film, fumetti, sport o politica.
Ma una critica non è una richiesta di censura.
Un giudizio negativo su una storia non è una richiesta di licenziamento.
L'insoddisfazione di un lettore non è una campagna persecutoria.
Confondere deliberatamente questi concetti significa attribuire a centinaia di persone intenzioni che non hanno mai manifestato e comportamenti che non hanno mai tenuto.
Il Papersera è stato utilizzato come un comodo antagonista: una presenza evocata per spiegare una vicenda complessa attraverso una narrazione semplice, immediata e facilmente spendibile sui social. C'era solo un problema: la realtà non corrispondeva alla narrazione.
Chiunque abbia letto le discussioni sa che sul forum non è mai stata organizzata alcuna mobilitazione, non è mai stata avanzata alcuna richiesta collettiva e non è mai esistita alcuna pressione coordinata verso editori o autori.
Eppure si è preferito raccontare altro.
Da fondatore e responsabile del Papersera non pretendo che tutti condividano le opinioni espresse sul forum. Non pretendo nemmeno che il nostro lavoro piaccia a tutti.
Pretendo però una cosa molto più semplice: che quando si cita una comunità composta da migliaia di persone la si descriva per ciò che è, non per ciò che fa comodo immaginare.
Perché criticare è legittimo.
Contestare è legittimo.
Persino accusare è legittimo, purché lo si faccia portando fatti e prove.
Quello che non dovrebbe essere legittimo è costruire un processo mediatico contro una comunità sulla base di stereotipi, supposizioni e ricostruzioni che crollano non appena vengono confrontate con i messaggi effettivamente pubblicati.
Il Papersera continuerà a fare ciò che ha sempre fatto: ospitare discussioni sui fumetti Disney, favorire il confronto tra opinioni diverse e pretendere dai propri utenti il rispetto reciproco.
Ad altri lasciamo volentieri il compito di inventare rivoluzioni che non ci sono mai state.
- Paolo














), articoli di supporto di Alberto Brambilla, che dedica il fascicolo a Luca Boschi, un prezzo non esagerato se consideriamo il resto del panorama in edicola/fumetteria.
































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