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1
Topolino / Topolino 3414
« il: Domenica 2 Mag 2021, 19:29:16 »
Recensione Topolino 3414


 Numero discreto che si apre con la prima puntata di Mi chiamo Paperinik, il nuovo capitolo delle avventure scritte da Marco Gervasio con cui l’autore romano continua il suo recupero delle atmosfere del Paperinik martiniano. Sebbene infatti permanga a tutti gli effetti la visione del personaggio come supereroe cittadino, in questa occasione il papero mascherato è ancora una volta chiamato all’azione per motivazioni personali, dovendo difendere la propria immagine da chi cerca di sporcarla.

 L’intreccio appare coinvolgente mostrando, tra le altre cose, quanto ondivago possa essere l’umore delle folle stuzzicate dai social network, anche se il nemico in azione, il miliardario Red Duckan, non ha esattamente il fascino di un villain di primo piano.

 Per quanto “stancanti” in numero così elevato, i continui rimandi a storie del passato sia recente che (molto) remoto si rendono necessari, dato che l’autore richiama diversi episodi per arrivare a creare una continuity che inglobi il maggior numero di avventure possibili. Una riserva la esprimo infine sui disegni di Cesarello e in particolare sul character design dei personaggi, non sempre accattivante. Per il resto non ci resta che aspettare di vedere come evolverà la storia nelle puntate successive.

 La seconda parte di Area 15: La combo perfetta perde un po’ della freschezza della precedente. Stavolta le continue insicurezze di Quo, costantemente spronato dagli amici e catechizzato dallo zio, appesantiscono la lettura, anche se immagino sia voluto per cercare o provocare l’empatia con il lettore di riferimento.

 Il lettore più anziano invece non dovrebbe essere sorpreso né dalla troppa sicurezza di Rockerduck, né da un Paperone che, a dispetto di quanto visto in precedenza, sembra mostrare una perfetta padronanza della situazione, come se sapesse o avesse già previsto cosa accadrà. Insomma, tutto sembra andare spedito in una direzione fin troppo nota, con lo schianto del primo e il trionfo a sorpresa del secondo con il contributo dei suoi giovani partner.

 La speranza è che Sciarrone ci sorprenda con qualcosa di più originale: i coetanei di Quo non ne hanno forse bisogno, i miei ne sarebbero invece felici.

 Dall’editoriale, invece, apprendo dei 90 anni di Pluto e della volontà del Direttore di festeggiarli. L’idea alla base della doppia storia Topolino/Pluto e il trionfo della macchia nelle intenzioni era anche interessante: raccontare una vicenda prima dal punto di vista di Topolino, poi ripercorrerla guardandola con gli occhi di Pluto.

 Il problema è che, come a volte succede, è l’apparente mancanza di cura ad emergere prepotentemente. Sorvolando sul fatto che la storia in sé è davvero poca cosa, “ripercorrere gli stessi eventi, guardandoli con gli occhi di Pluto” vuol dire qualcosa di diverso rispetto al riproporre pedissequamente quasi tutte le stesse tavole limitandosi ad aggiungere i balloon dei pensieri del cane.

 
A sinistra la versione di Topolino, a destra quella di Pluto… ed è quasi tutta così!

 Il tutto dà l’impressione, quindi, non di un qualcosa di progettato con attenzione ma piuttosto realizzato in fretta, al risparmio, contando forse su un effetto “novità” che non è neanche tale: esattamente tredici mesi fa, ad esempio, Paperino e Paperoga in: Una notte al deposito presentava un’idea simile ma costruita in maniera ben diversa e molto più efficace.

 Pollice verso quindi per tutta l’operazione, che non spicca né per l’idea, né per la storia – troppo elementare -, né per la resa grafica di alcuni personaggi.

 Il numero è completato da altre due storie. La prima, Zio Paperone e l’albergo senza stelle, di Pier Giuseppe Giunta e Mattia Surroz, si presenta come una classica storia del filone Paperone vs Rockerduck ma si chiude piuttosto in fretta (11 tavole appena), prima ancora che la rivalità tra i due deflagri come di consueto. La breve di X-Mickey è invece solo una raccolta di gag unite insieme.

 Per la parte redazionale, oltre a uno speciale su Pluto, anche un articolo su Lorenzo Musetti, giovane e promettente tennista, e un’intervista a Enrico Dalla Rosa, personaggio radiofonico



Voto del recensore: 3/5
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http://www.papersera.net/wp/2021/05/02/topolino-3414/


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2
Topolino / Topolino 3409
« il: Lunedì 29 Mar 2021, 17:55:10 »
Recensione Topolino 3409


 E per l’ennesima volta la montagna Vertigo ha partorito un topolino.

 Siamo già alla quarta avventura in otto mesi con protagonista questo fantomatico personaggio e ancora una volta resto profondamente deluso. La prima storia, che “analizzava” il fenomeno delle fake news e che si concludeva in maniera piuttosto banale, mi aveva portato a pensare che potesse essere semplicemente un prologo più corposo della media, un modo per preparare nel modo migliore l’entrata in scena del nuovo villain nell’avventura successiva. In seguito, L’incubo di Mister Vertigo trasportava a Topolinia il caso di guerriglia marketing legato a “This man” e, per la seconda volta, ero rimasto perplesso: Vertigo ancora non si palesava direttamente ai suoi avversari ma, soprattutto, non faceva nulla di veramente illegale.

 La storia che si conclude questa settimana poi, Topolino e l’ombra di Mister Vertigo, sembra quasi una completa divagazione dal tema generale raccontando una vicenda, almeno apparentemente, del tutto slegata dalla trama principale. Io voglio ancora concedere il beneficio del dubbio a Nucci che, nella sua ancor breve carriera di sceneggiatore Disney, ha fatto vedere anche cose interessanti, ma non so se l’eventuale plot twist che prima o poi spero arriverà sarà così forte da risarcirmi di tanto tempo sprecato. Perché la delusione non è l’unica sensazione che queste storie lasciano. C’è anche una discreta dose di noia: vicende che dovrebbero essere intriganti per natura vengono invece raccontate senza molto pathos, col risultato di una narrazione piuttosto piatta e non coinvolgente.

 A questo si aggiunge una scelta non ottimale dei disegnatori: Petrossi e Panaro hanno uno stile che poco si adatta alle ambientazioni ricche di suspense che ci si aspetta dalle storie di Vertigo e l’effetto è quindi quello di “disinnescare” il potenziale gotico delle vicende narrate. En passant, come se non bastasse, stavolta cade nel ridicolo anche Macchia Nera, l’unico tra i cattivi storici di Topolinia ad avere ancora della credibilità: vederlo spalleggiato da Sgrinfia e rubacchiare come un Gambadilegno qualsiasi fa molto male.

 Di topolini, comunque, da un po’ ne vengono partoriti diversi. Un altro esempio è Zio Paperone, Battista e i segreti del deposito, storia di Sisti dallo spunto molto classico che nelle canoniche trenta tavole o giù di lì, in un’unica soluzione, avrebbe fatto la sua figura. In questa occasione invece, complice la promozione del gadget abbinato, viene dilatata oltre misura fino a ben tre puntate. Facciotto ha quindi la possibilità di illustrare con dovizia i tanti angoli del deposito ma, per via anche del plot non originalissimo, il risultato è un brodo allungato.

 
Un’altra storia si sarebbe conclusa qua, ma non questa

In soccorso del numero arriva per fortuna Mastantuono, con le sue Papersera News. L’autore romano riprende ottimamente una vicenda narrata un anno fa e che sembrava conclusa già allora. In più non si limita a darle un seguito, ma fa chiarezza sia su quanto accaduto all’epoca, sia sull’episodio della giovinezza di Paperone che fa da sfondo ad entrambe le storie. Il risultato è molto apprezzabile perché, proprio nelle battute finali, quella che sembrava dover essere l’ennesima riproposizione del cattivo redento si rivela per ciò che è davvero: la storia di un’amicizia sincera, vittima di incomprensioni ma mai tradita. Il finale è solo apparentemente lieto, virando piuttosto sulla malinconia.

 A completare il numero una breve di Malachia scritta da Gagnor con i disegni di Faccini e la ristampa di Messer Papero e il ghibellin fuggiasco della coppia Martina/Carpi, prima puntata delle sette che compongono la saga di Messer Papero. Il motivo della riproposizione di questa storia è la presenza, nel ruolo di co-protagonista, di Dante Alighieri, di cui ricorrono i 700 anni della morte. A Dante è dedicata anche ampia parte dei redazionali



Voto del recensore: 3/5
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http://www.papersera.net/wp/2021/03/29/topolino-3409/


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3
Topolino / Topolino 3404
« il: Domenica 21 Feb 2021, 17:40:49 »
Recensione Topolino 3404


 Avevo delle aspettative piuttosto alte per Topolino e lo strano caso di Villa Ghirlanda, dovute ovviamente all’autore. Blasco Pisapia, come autore completo, non è molto prolifico ma si è sempre dimostrato capace. Parliamo pur sempre di colui che è riuscito a dare un senso persino a un personaggio insulso e improduttivo come Clarabella, affiancandola a un’identità forte come il personaggio di zia Nena.

 Purtroppo tali aspettative sono andate parzialmente deluse: già dalla prima puntata l’invadente e fondamentalmente inutile presenza del nuovo personaggio creato per l’occasione mi aveva fatto storcere il naso, troppo macchiettistico per essere davvero efficace, anche come antagonista.

 Tuttavia la storia ha preso subito la strada del classico giallo all’inglese, con tanto di ambientazione ad hoc e quindi, una volta calati nel meccanismo, si può anche passare sopra a diverse cose. Il problema è che questo meccanismo si inceppa proprio nel momento clou. La cosa più fastidiosa sono le ripetute “intuizioni” di Topolino: non sembra capace di elaborare un pensiero o un’ipotesi autonoma, deve essere spronato. Un ignaro passante gli urla casualmente una parola chiave per strada e lui… Intuizione! Minni gli fa notare involontariamente un’altra parola chiave e lui… Intuizione! Non è in grado di fare un passo da solo, potremmo definirlo un detective-barattolo, tanto lo spingi e tanto cammina…

 Battute a parte, la risoluzione appare non facilona ma proprio confusa, così come poco chiaro è il ruolo dell’ispettore Irk (che, attenzione!, per quel che ne sappiamo, risolve il caso in autonomia, senza “aiuti” e anticipando tutti, ma fa la figura dell’incapace, mentre Manetta si prende gli onori: un inno alla meritocrazia, proprio!), sacrificato sull’altare della facile presa in giro tecnologica. Dalle sue parole sembra che comunque lo ritroveremo ancora, si spera in un ruolo un po’ più pregnante, perché tutto sommato un’alternativa valida (e sottolineo valida) a Rock Sassi e che faccia un po’ di concorrenza a Topolino non sarebbe una brutta idea.

 
Un accuratissimo ed efficace studio degli ambienti

Riguardo i disegni, se nulla si può dire su ambientazioni e inquadrature, tratteggiate con un segno agile e dettagliato, qualche perplessità resta sul character design, soprattutto di Manetta.

 Zio Paperone e la bolla dei Papcoin è una storia che va valutata con attenzione: come già in precedenti occasioni, l’obiettivo dello sceneggiatore Fausto Vitaliano (autoironico fin dalla prima tavola, dove accenna a una delle caratteristiche salienti della sua scrittura: l’uso di sinonimi e ripetizioni) è più quello di costruire una specie di satira sul fenomeno delle criptovalute piuttosto che scrivere un qualcosa che possa essere anche “didattico” o divulgativo. In effetti il procedimento alla base dei Papcoin è alquanto fumoso, per non dire incompleto, se non addirittura errato. Tuttavia appare chiaro che l’intento dell’autore non sia perdere tempo nello spiegare qualcosa ma trasportarci direttamente nel vivo della bolla della moneta virtuale per illustrarne, in maniera ovviamente iperbolica, gli eccessi a cui può dare vita. Una mossa legittima e anche lodevole certamente, arricchita con delle scene simpatiche e che nello svolgimento ricalca le classiche imprese affaristiche di Paperone ma… C’è più di un ma…

 Prima di tutto, la facile ironia sui nerd è ormai piuttosto anacronistica (per dirla con lo stesso lessico che si cerca di scimmiottare, è davvero da boomer) mentre il peggio arriva col finale, insensato anche se esaminato alla luce di una storia puramente di fantasia.

 Per assurdo, la “digitalizzazione” progressiva a cui sembra andare incontro Paperone (uno stratagemma, se vogliamo, piuttosto ciminiano) sarebbe stata più accettabile di un blob impazzito, fuggito da un server, che trasporta tutti gli utilizzatori in un mondo parallelo. Ma perché un generico mondo parallelo, poi? Perché non direttamente nella rete, giacché di quello si sta parlando? Insomma, va bene buttare tutto in farsa, ma anche la farsa è un genere che ha una sua nobiltà e non tutto può essere accettabile.

 Ed è qui che torniamo all’inizio e ai difetti di base di quanto scritto. La storia non implode per qualche oscuro motivo, ma si accartoccia su sé stessa perché tutta la vicenda non è imperniata su meccanismi ben definiti, bensì assolutamente vaghi. Finita quindi la spinta propulsiva di quelle poche gag che danno un po’ di brio, non resta che chiudere tutto in fretta. E quando dico in fretta intendo in maniera improbabile. E quando dico improbabile intendo campata per aria.

 Ultimo punto dolente: i personaggi pixellati. L’ultima volta che ricordo di aver visto qualcosa del genere era nell’episodio Fantasmi nella macchina di Hellblazer, disegnato da John Ridgway. Era il 1988, trentatré anni fa, e c’era il Sega Mega Drive, che aveva una risoluzione comunque maggiore di quella dei disegni dell’ultima parte di questa storia.

 
1988


Oggi

 Questo per dire che magari oggi, con i lettori più giovani che probabilmente non hanno mai visto un’immagine meno che Full HD, si poteva provare qualcosa di diverso per rappresentare un mondo virtuale.

 Ho lasciato per ultima Area 15: Retrogaming! (dove i pixel hanno un senso) di Marco Nucci perché, trattandosi del primo episodio, aspetto di leggerla per intero per dare un giudizio. Al momento, al netto di una personale sensazione di avere di fronte dei personaggi leggermente più giovani (negli interessi e nel comportamento) di quelli scritti da Gagnor, sembra promettere uno svolgimento interessante; menzione particolare per i bei disegni di Libero Ermetti.

 Sul resto delle storie non mi soffermerei più di tanto, sono tutte poco memorabili. Poco interessante anche l’apparato redazionale questa settimana: un paio di pagine dedicate al calcio, qualche consiglio per la lettura e niente altro



Voto del recensore: 2/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
http://www.papersera.net/wp/2021/02/21/topolino-3404/


Ricordate: ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!



4
Topolino / Re:Topolino 3399
« il: Lunedì 18 Gen 2021, 17:25:54 »
Secondo me dobbiamo guardare con la giusta obbiettività: quando scorro le copie dei fumetti Disney anni '70-'80'90 di cui sono in possesso, trovo moltissimo materiale scadente, intervallato di capolavori o di storie comunque buone
Ma questo è sacrosanto e si è sempre detto qui.
Io stesso non parlo mai delle tante storie dimenticabili dei vari numeri (anche in questo caso ne ho volutamente saltate 2 o 3), mi limito sempre a quelle più importanti, quelle cioè per cui uno compra il settimanale.
Il punto è che "Topolino le origini" non è una storia singola, non è un inciampo occasionale. E' un qualcosa con una progettualità e che promette (o minaccia) di riscrivere elementi totalmente consolidati.
Si può fare? Certamente ma, come dice Dippy (e prima ancora Gumi), deve valerne la pena, non puoi presentare una cosa simile, deficitaria anche come storia a sè, figuriamoci nel contesto in cui è stata pensata

5
Topolino / Topolino 3399
« il: Lunedì 18 Gen 2021, 10:48:10 »
Recensione Topolino 3399


 Da un po’ ho cambiato il mio approccio alla lettura di Topolino, è stato inevitabile.

 Il pubblico di riferimento è stato individuato da tempo e io (e tanti altri come me) forse non ne faccio parte. Dopotutto gli appassionati questo sono: fondamentalmente dei rompiscatole, persi nella loro conoscenza della materia, supremi guardiani di cosa sia canonico e cosa no, memoria storica di quanto scritto e disegnato. Memoria però che oltre un certo limite può diventare inopportuna dal punto di vista di chi deve ideare e vendere storie sempre nuove.

 E poi, in fin dei conti, gli appassionati sono comunque pochi, molto pochi, mentre lì fuori c’è un vasto pubblico nuovo e ignorante (nel senso che, per motivi anagrafici, ignora ancora tutto ciò che è avvenuto in passato) che aspetta solo di essere conquistato. È un ragionamento che non fa una piega, da addetto ai lavori lo farei anche io.

 Per questo (la prendo alla lontana) dopo aver tuonato contro il responsabile della riscrittura di Paperoidi e Ki-Kongi, dopo aver assistito impotente a una infantilizzazione sempre più marcata della rivista proseguita per anni, dopo aver subìto, rassegnato, gli ammodernamenti dei personaggi per venire incontro ai lettori più giovani, ho deciso che era inutile combattere.

 Capita la tendenza e capito che non era invertibile, sono venuto ad un compromesso (unilaterale, ovviamente): “Ok, fate quello che volete, ma fatelo bene”.

 In Topolino le origini: Il segreto del museo, Giorgio Fontana riscrive la storia dei primi incontri tra Topolino, Zapotec e Indiana Pipps e riesce a infrangere questo accordo (di cui non era a conoscenza ovviamente, ma ciò non lo rende meno colpevole) nella maniera peggiore:

 mancando di rispetto agli autori originali, Massimo De Vita e Bruno Sarda in primis;mancando di rispetto ai vecchi lettori che non possono accettare che si passi da un’entrata in scena thrilling del professore ad un’asettica stretta di mano;mancando di rispetto ai nuovi lettori a cui viene consegnata una storiella infantile che vorrebbe essere contemporaneamente seria e leggera senza avere la forza di essere né l’una né l’altra cosa, partorendo gag e battute da cabaret dopolavoristico (la “scenetta” di Topolino impacciato al pensiero di Minni è mortificante).
Quale preferite?

 Per farla breve, si passa da un antropologo di fama mondiale che Topolino riconosce dal nome e che discetta, con la giusta fantasia, di vere ipotesi storiche e archeologiche (fondate o no, ha poca importanza), a un tale che studia popoli antichi dediti ai fagioli lessi, che ha bisogno delle “intuizioni” di un ragazzino per comprendere i manufatti contenuti nel suo museo e che anziché indagare sulla possibile reale esistenza di miti leggendari è impegnato a ritrovare un sottovaso.

 L’ho detto altre volte e continuerò a ripeterlo perché non voglio e non posso arrendermi alla mediocrità innalzata a valore di riferimento: i nuovi lettori meritano di meglio. Finora avevo trattato con sufficienza questa serie sul giovane Topolino considerandola superflua, certo, ma per lo più innocua. Un capriccio editoriale che sarebbe presto caduto nel dimenticatoio.

 
Peccato il professore non ci abbia resi edotti anche sugli effetti dei fagioli lessi

 Ora credo si sia fatto un consistente passo avanti verso il dolo. Dolo, non danno, perché il disegno pare chiaro: non si tratta di leggerezze di sceneggiatura ma di una volontà precisa di tradire le caratterizzazioni originarie dei personaggi per restituirci una colossale accozzaglia di banalità.

 Per me può anche non essere un problema, l’appassionato di lunga data ha la sua collezione di belle storie a cui attingere ogni volta che ne sente il bisogno e può permettersi di ignorare queste brutture, ma chi penserà a quegli inermi ed inesperti lettori là fuori?

 
Silhouette sinuose

Venendo alla storia a cui è dedicata la copertina, si tratta della nuova, lunga avventura di Fantomius scritta e disegnata da Marco Gervasio: L’inizio e la fine. Come sempre davanti ad un lavoro in più puntate, è preferibile aspettare la conclusione per un giudizio corretto. Al momento, al netto di uno spunto non originalissimo (i viaggi nel tempo sono alquanto inflazionati) e di alcuni passaggi troppo meccanici che in alcuni punti tolgono un po’ di naturalezza alla svolgimento, si prospetta una storia avventurosa e intrigante, focalizzata più sui meccanismi narrativi che sulle questioni accessorie, insomma una sorta di ritorno alle prime vicende del ladro gentiluomo e questo non può non essere che un valore aggiunto.

 Sul fronte disegni, a una Lady Senape ritratta anche con una certa naturalezza e, perché no?, sinuosità, si alterna un Quackett/Fantomius a volte in pose rigidamente innaturali. Nulla che pregiudichi la lettura, comunque.

 L’analisi del numero si può concludere con Zio Paperone e la Gazzella del Nord di Vito Stabile con, ai disegni, Marco e Stefano Rota: sicuramente la storia, facente parte di un ciclo di omaggi a Barks, funziona.

 Agli occhi di chi già conosce i lavori dell’autore americano il tutto può sembrare già visto, dato che lo sceneggiatore realizza una sorta di fusione tra due classici come La cassa di rafano e A nord dello Yukon, ma voglio credere che l’operazione sia anche motivata dall’intenzione di far conoscere Barks a chi ancora non ha avuto modo di leggerlo, di diffondere schemi, strutture narrative, caratterizzazioni dei personaggi che sono degli evergreen e che come tali dovrebbero essere patrimonio di chiunque si avvicina al fumetto tout court, non solo disneyano.

 
Una scommessa troppo a cuor leggero

 Da questo punto di vista sarebbe servito anche un appoggio redazionale con un minimo di presentazione del progetto, delle storie omaggiate, qualcosa di significativo insomma, anziché lasciare il lettore orfano di riferimenti per consegnargli un’inutile paginetta di introduzione.

 Per essere pignoli (ma ora sto parlando da appassionato rompiscatole) il finale, fin troppo “comodo”, lascia non del tutto soddisfatti: sarebbe stato più adatto un guizzo che risolvesse la vicenda in maniera maggiormente originale, ma ce lo facciamo andare bene. Sul Rota recente, invece, mi sono già espresso in precedenza: a parte il nome, evidentemente ancora spendibile, non vengono rinnovati i fasti del passato e l’apporto (non so in quale misura) del suo collaboratore non è sufficiente per elevare il risultato complessivo.

 Il numero è completato da una nuova puntata della rubrica “Luoghi da scoprire” dedicata a un particolarissimo hotel di ghiaccio (l’intervista al direttore di questo hotel è più interessante della storia abbinata, fate un po’ voi) e una doppia intervista a Sergio Cabella e Giampaolo Soldati per un’anticipazione della loro storia che verrà pubblicata sul prossimo albo



Voto del recensore: 2/5
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http://www.papersera.net/wp/2021/01/18/topolino-3399/



6
Topolino / Topolino 3394
« il: Sabato 12 Dic 2020, 18:46:42 »
Recensione Topolino 3394


 L’astrologia è una disciplina che ha tradizioni millenarie e il cui fascino ammaliatore non sembra venire scalfito dai continui progressi della scienza. Forse una atavica curiosità su cosa ci riserva il futuro o il semplice bisogno di avere una qualche forma di guida, per quanto fallace o incerta, rendono inossidabile questa attività divinatoria e non le impediscono di continuare ad essere popolarissima a tutti i livelli (anche i più insospettabili) nonostante l’assenza di qualsiasi riscontro scientifico.

 Il periodo di fine anno è quindi tradizionalmente quello in cui astrologi e veggenti imperversano un po’ ovunque “regalando” previsioni per l’anno nuovo e non sorprende quindi che anche sul Topolino di questa settimana ci sia una storia che parla proprio di questo argomento.

 Siamo abituati a vedere Casty prendere in giro, e fustigare anche, i comportamenti sciocchi e irrazionali delle persone, le loro manie (a volte innocenti, a volte dannose): l’ingenua ottusità della folla, insomma, per dirla con qualcuno che questi fenomeni li ha studiati.

 Per questo motivo ci si aspettava che Topolino e la logica astrologica fosse una storia diversa, più cattiva, più dissacrante o quantomeno che inquadrasse il fenomeno astrologico in un contesto più demitizzante, mentre invece solo nella manciata di vignette finali – e in maniera anche un po’ sbrigativa – si prova a dare una lettura diversa e più realistica di quanto avvenuto, cercando di relegare le fantasie astrologiche a quello che sono. Fantasie appunto.

 Ma sarebbe disonesto giudicare una storia in base a quelle che sono le proprie aspettative su di essa; va valutata solo per quello che dice e come lo dice. Se ci atteniamo a questo abbiamo una storia simpatica: non è un giallo, non è un’avventura, è piuttosto una rincorsa frenetica, un susseguirsi di accadimenti dove il ritmo della vicenda ha più importanza dei dettagli che la contornano. Inutile soffermarsi troppo, va letta tutta d’un fiato, riflettendo semmai un pochettino sulle battute conclusive dei due protagonisti.

 Giorgio Fontana e Donald Soffritti regalano invece un nuovo, riuscito episodio di Newton e Pico in viaggio nel sapere che si può considerare la storia migliore dell’albo.

 Potevo farlo anch’io! si segnala per essere una delle poche storie Disney in cui l’arte contemporanea non è presa in giro, ma viene spiegata: concetti semplici e basilari, che saranno utili ai bambini (ma anche a diversi adulti) certo non a capire un’opera d’arte ma almeno parte del percorso che porta alla sua creazione. E tutto in maniera fresca e agile in una storia che, nella sua brevità, utilizza benissimo i due protagonisti e il comprimario, Archimede.

 Paperino e l’artista della neve è una classica storia di Panaro con Paperino alle prese con una delle sue tante passioni, nella media della produzione dell’autore.

 Il resto del numero non contiene altre storie rilevanti da segnalare, nemmeno quella di chiusura, Paperino in chi fa da sé fa per lo Zione, che brucia in maniera piuttosto insipida un’idea che, pur non originale (Paperino parte da solo alla caccia dell’ennesimo tesoro), poteva dar luogo a un risultato decisamente migliore.

 I redazionali faranno felici gli appassionati di basket, con la caccia ad un “record” che in Italia manca da circa trent’anni, e quelli di disegno con l’intervista a un peculiare artista che realizza le sue opere sulle distese di neve



Voto del recensore: 3/5
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http://www.papersera.net/wp/2020/12/12/topolino-3394/

7
Topolino / Topolino 3390
« il: Domenica 15 Nov 2020, 18:10:29 »
Recensione Topolino 3390


 Surclassato negli annali di storia da Scott e Amundsen, che il Polo Sud lo raggiunsero mentre lui fallì più volte nel tentativo, Ernest Shackleton si è comunque guadagnato un posto di prestigio nella storia della navigazione e delle esplorazioni riuscendo, dopo la sfortunata spedizione della nave Endurance, a sopravvivere in condizioni disumane, percorrendo centinaia e centinaia di miglia, anche a piedi per lunghi tratti, conducendo in salvo prima una parte dei componenti dell’equipaggio e recuperando poi tutti gli altri, senza nessuna perdita.

 A questo formidabile uomo di mare, meno conosciuto dal grande pubblico di altri più celebrati, Sergio Cabella e Paolo Mottura dedicano un’avventura in tre parti che ripercorre gli avvenimenti della sua più celebre, per quanto infausta, impresa: Sir Topleton e la sfida al Grande Bianco.

 Tra i ghiacci è una buona prima puntata che trasmette bene il senso di epicità ma anche di pericolo incombente legati a quelle avventure, grazie anche alle tavole del disegnatore torinese che sappiamo essere, non a caso, appassionato di navigazione.

 L’unico appunto da fare è che, per una migliore fruibilità, sarebbero stati utili dei riferimenti in più o all’interno dell’episodio o in forma di redazionali. Invece nulla, solo la classica e abbastanza superflua pagina di presentazione di quasi ogni storia, come consuetudine da un po’. Forse verranno pubblicati nel prossimo numero, ma la loro corretta collocazione sarebbe stata in questo.

 
La potenza della Natura

La panchina ispiratrice è la prima di una serie di storie del ciclo intitolato Pianeta Paperone ideato da Vito Stabile. È una storia leggera e divertente, che ricorda le ten-pager di Barks, e i disegni di Marco Rota accentuano questa similitudine, anche se continuo ad essere perplesso sulla qualità complessiva degli ultimi lavori del disegnatore milanese.

 Su Topolino le origini mi sono già espresso in passato e la nuova puntata ospitata in questo albo non ha nulla che possa contribuire a farmi cambiare o rivedere la mia precedente opinione. Per il lettore di vecchia data è semplicemente materiale apocrifo e non basta certo richiamare il classico Mickey’s Trailer per darsi una parvenza di credibilità. Al lettore nuovo resta invece un avventura insipida che vorrebbe focalizzarsi sui problemi del passaggio dall’adolescenza all’età adulta, sull’amicizia, sulle scelte professionali future ma… ehi! Che figata! Siamo finiti con un gommone su un albero! Non riesco ancora a capire il senso di questo progetto dopo ben sei storie…

 Per fortuna va un po’ meglio con l’episodio di Storia Papera che chiude il fascicolo, scritto da Augusto Macchetto e disegnato da Valerio Held. L’età di mezzo è meno dirompente di altri della stessa serie anche perché in questo caso i classici battibecchi tra Pico e Paperoga sono messi da parte per lasciare la scena ai protagonisti delle vicende narrate. Comunque provvede a fare un po’ di chiarezza sul Medioevo aiutando a inquadrare questo periodo storico in un’ottica più corretta e meno oscurantista. Qualche nozione, qualche curiosità, qualche timida risata e si può chiudere l’albo serenamente.

 A completare il tutto, un’intervista a Manuel Agnelli, giudice di X-Factor e un lancio in grande stile (ben sei pagine) per la nuova avventura di Paperinik che inizia nel prossimo numero firmata da Marco Gervasio e Davide Cesarello



Voto del recensore: 3/5
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8
Off Topic / Re:Buon compleanno 2020
« il: Lunedì 2 Nov 2020, 20:25:22 »
Grazie a tutti per gli auguri!

9
Topolino / Topolino 3387
« il: Mercoledì 28 Ott 2020, 12:33:57 »
Recensione Topolino 3387


 Mickey 2.0 si conclude con un finale… che non è un finale. Trattandosi di un progetto proposto oltre dodici anni fa e poi arenatosi per chissà quale motivo, è rimasto sostanzialmente incompiuto. Quest’ultima puntata conferma quello che si era visto nelle precedenti, anche se il testimone delle sceneggiature passa da Faraci ad Alessandro Ferrari.

 Inquadrata nella produzione attuale, anche se graficamente risente degli anni trascorsi, dal punto di vista dei testi regge piuttosto bene nonostante sembri un mascheramento (o una versione 2.0, appunto) del classico modo faraciano di intendere il rapporto tra Topolino e Gambadilegno, mai netto ma sempre in bilico, sempre sfumato e con pericolose tendenze alla “avremmo potuto essere amici”. Peccato comunque si esaurisca così, senza chiarire molte questioni rimaste in sospeso, a cominciare dal ruolo di Macchia Nera.

 Sul prosieguo non so cosa aspettarmi. Personalmente sono convinto che non sia mai una buona idea riprendere cose lasciate indietro per troppo tempo. In dieci o quindici anni non si può rimanere la stessa persona, men che meno lo stesso autore. Anche se in linea di massima il progetto fosse già stato tutto delineato nella testa dello sceneggiatore, l’opera che verrebbe fuori non potrebbe mai essere l’ideale prosecuzione di quella interrotta.

 A questo punto sarebbe forse meglio affidare il progetto ad altri, che darebbero la loro visione delle vicende all’interno di questo nuovo universo narrativo tratteggiato da Faraci.

 
Nuove avventure con il Capitano Nemo in programma?

Anche L’isola dei misteri di Artibani si conclude con un finale che tanto finale non è o, meglio, che sembra la promessa dell’inizio di nuove avventure. Complessivamente è stata una buona storia, ricca di avventura, azione e umorismo, ben sorretta dai disegni Pastrovicchio.

 Dopo aver smaltito la delusione per la storia di Nucci sullo scontro tra il Manuale delle GM e Internet (da lui, che proprio sul Manuale aveva scritto un’ottima storia, mi sarei aspettato qualcosa di meno banale) e superata Rockerduck e la rottura inevitabile (Bosco/Fecchi), arriviamo alla consueta razione de Gli italici paperi (Venerus/Baccinelli).

 L’ho tenuta per ultima (in cauda venenum, tanto per restare in tema) perché non so che altro aggiungere a quanto già scritto in precedenza. Complessivamente mi sembra una storia irrisolta, che non ha una direzione precisa, faccio davvero fatica a dire cos’è. Forse faccio prima a dire cosa non è, per me: non è divertente (non come vorrebbe forse), non è intrigante, non lascia con la curiosità di leggere il seguito.

 Sembra quasi voler fare un “trattato” di Storia molto leggero, proprio all’acqua di rose, come in questo episodio dove vengono evidenziati i conflitti tra la cultura romana e quella ellenica (nella realtà le cose non si limitarono a qualche incomprensione linguistica), ma tutto viene reso in maniera scolastica e frammentaria, senza armonia narrativa.

 Due cose in particolare di questo episodio testimoniano, a mio parere, una certa approssimazione: in un velocissimo passaggio vediamo Dinamite Bla nei panni di un censore romano. La scelta non è male in sé: il vecchio montanaro avrebbe potuto impersonare efficacemente Catone, ad esempio, con un po’ più di spazio e spiegando magari il ruolo dei censori nella Roma dell’epoca. Invece è solo un flash, una vignetta, una battuta e via, finita lì.

 L’altra cosa poco riuscita è la resa dell’incomunicabilità tra romani e greci: due tavole in cui in alcune vignette sembra che parlino effettivamente due lingue diverse (uno dei personaggi dice: «non comprendo la lingua locale. Sento solo versi tipo “bar-bar”») ma il testo nei balloon è tutto nella stessa lingua (!), mentre in altre l’incomunicabilità non è a livello fonetico ma sui contenuti (la domanda sulla proporzione aurea posta a Nonna Papera, che evidentemente capisce le parole ma non il loro significato, rispondendo in altra maniera). Insomma mi sembra tutto molto confuso, ma potrebbe anche essere la noia derivante dalla lettura a restituirmi una visione alterata del tutto.

 Per la parte extra-fumetto, un po’ di motti latini illustrati, un’intervista a Samuele Bersani e un breve ricordo di Gianni Rodari



Voto del recensore: 3/5
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10
Topolino / Topolino 3386
« il: Lunedì 19 Ott 2020, 11:58:06 »
Recensione Topolino 3386


 Una nuova avventura di Newton e dei suoi amici, sempre ad opera della coppia Nucci & Intini, apre il numero di questa settimana. Siamo a pochi giorni da Halloween e l’argomento scelto è perfettamente in tema, così come lo sono i disegni, carichi di atmosfera e “tensione”, che ci restituiscono il nipote di Archimede quasi in versione “scienziato folle” in Newton Pitagorico e gli incubi dell’incubatrice.

 La storia è indubbiamente breve per una posizione storicamente destinata ad avventure più corpose, ma d’altronde tutto si regge su un escamotage narrativo non nuovo (ma sempre d’effetto) che non può essere tirato troppo in lungo se non si vuole depotenziarne l’efficacia. Il fatto di promuoverla a storia di apertura e con copertina annessa, poi, è sicuramente indice di quanto la Redazione punti su questa serie.

 È interessante semmai vedere come fattivamente coesistano più versioni dei nipotini, quasi a differenziarsi per coprire fasce di età diverse in una fase della vita in cui anche un solo anno può rappresentare un cambiamento significativo: con Area 15 e progetti analoghi si affrontano tematiche adolescenziali, mentre qua i personaggi sono decisamente più piccoli, orientativamente a cavallo tra elementari e medie, quindi 9-12 anni.

 In un certo senso prendono il posto che fu di Paperino Paperotto: le età dei protagonisti sono circa le stesse ma, mentre la serie di Enna era incentrata su Paperino bambino e quindi forzatamente ambientata molto indietro nel tempo, in un epoca che i più giovani di oggi non possono conoscere, Newton e i suoi amici hanno l’identico entusiasmo e la stessa ingenuità dei bimbi di Quack Town ma trasportati nel presente, lo stesso dei loro lettori.

 
I deliri di onnipotenza di un piccolo scienziato pazzo

Procede molto bene L’isola dei misteri, secondo lavoro dedicato da Artibani alla figura del Capitano Nemo. La trama di fondo è quella, ovviamente, de L’isola misteriosa con un gruppo di naufraghi (i detenuti del romanzo sono qua sostituiti da Minni e Paperina nel ruolo di un’esploratrice e di una giornalista) che si ritrova su un’isola sconosciuta, apparentemente abitata da una qualche presenza che non vuole rivelarsi.

 La storia è un esempio di come si gestiscono bene i personaggi: Pippo è un ottimo Nemo; le due protagoniste (finalmente tali) sono perfettamente credibili; Topolino, per una volta in un ruolo subalterno rispetto all’amico, e Paperino completano benissimo il gruppo dei “buoni”. Macchia Nera e Gambadilegno sono invece i due villain della storia, tutto sommato abbastanza temibili. Il risultato è in linea con lo spirito delle opere di Verne, robusta avventura esotica mixata con tanta tecnologia più o meno futuribile, una lettura piacevole con i disegni di Pastrovicchio che prendono il ruolo delle illustrazioni dei romanzi d’epoca.

 Gli italici paperi invece, arrivata alla terza puntata, trasmette una sola sensazione: noia, noia profonda. Tre puntate di nulla, di chiacchiere senza costrutto, di risoluzioni improvvisate e mai chiare. Venerus raduna quasi tutto il cast dei paperi ma la scena è occupata totalmente da Paperone (anzi, Paperonoro); gli altri sono ridotti al ruolo di comparse, sono del tutto marginali. È dalla puntata precedente che lui e Tizio Caio (basterebbe già questo nome per capire il livello a cui siamo) blaterano di affari e di carriere, vignetta dopo vignetta, pagina dopo pagina e la soglia di attenzione si abbassa sempre di più.

 A sorpresa invece (almeno per me) Mickey 2.0 si rivela un buon lavoro. Sciarrone era ancora acerbo con il digitale e si vede, ma Faraci era ancora molto ispirato e si vede anche quello. Per il momento quindi due begli episodi in attesa di una conclusione che si spera all’altezza.

 Superfluo invece commentare un tardo Rota degli anni Duemila che non ha più la freschezza di un tempo, per di più in un formato che penalizza uno dei suoi punti di forza, le grandi vignette panoramiche, e al servizio di una delle tante anonime storie “livello Mega” provenienti dalla Egmont.

 Il numero è completato da un piccolo approfondimento sui sogni e la loro importanza e dalla seconda puntata di Strano ma vero, rubrica dedicata alle curiosità “made in Japan”



Voto del recensore: 3/5
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11
Topolino / Topolino 3384
« il: Lunedì 5 Ott 2020, 17:06:00 »
Recensione Topolino 3384


 Dopo un discreto battage pubblicitario fatto di anticipazioni, locandine ed endorsement del direttore, finalmente facciamo conoscenza con Gli italici paperi, la nuova serie scritta da Matteo Venerus incentrata sulle vicissitudini di una tribù di pastori e ambientata genericamente all’epoca della Roma repubblicana.

 Il primo impatto non è pienamente positivo: il fatto che si tratti di una puntata introduttiva non giustifica una sceneggiatura, nella prima parte, molto farraginosa. Vero che bisogna fare conoscenza con i personaggi ma si poteva fare qualcosa di meglio di una semplice panoramica tra i membri della tribù che finiscono col presentarsi l’un l’altro in maniera molto didascalica: il risultato si riduce a una serie di brevi sequenze giustapposte ma di fatto slegate tra loro, senza armonia.

 Quando poi si passa all’azione vera e propria non è che le cose migliorino molto: la scena nell’accampamento romano non è particolarmente divertente, si riduce solo una serie di gag non memorabili (e nemmeno originali), anche se vengono gettate le basi per il prosieguo della vicenda.

 Più in generale la storia si sviluppa tra scelte lessicali dubbie (ad esempio, Paperone che si esprime in romanesco quando fino a poche pagine prima ignorava persino l’esistenza di Roma) e trovate umoristiche discutibili (la scena della nuotata tra la mercanzia è… surreale?).

 Sull’attendibilità storica (in un certo senso rivendicata anche nelle righe di presentazione) non mi pronuncio, non è il mio campo, ma da lettore ciò che resta, per adesso, è la sensazione di aver letto una goffa imitazione di Astérix, e che si sia sottovalutata l’importanza di una puntata introduttiva, che avrebbe dovuto essere invece resa in maniera più efficace. Vedremo se, con le puntate successive, questa serie riuscirà a migliorare come auspichiamo.

 
Dalla Gallia all’Italia…

La vera nota positiva sono i disegni di Emmanuele Baccinelli, deliziosamente carpiani e con personaggi estremamente espressivi.

 A spiccare in Zio Paperone e il tesoro extrasolare è la totale assenza di richiami alla coautrice Licia Troisi. Scrittrice di successo, ma anche laureata in astrofisica, la Troisi va ad ingrossare le fila delle guest star che negli anni si sono avvicendate sul settimanale in qualità di soggettisti. Eppure, escluse poche righe di presentazione nello scorso editoriale, la partecipazione speciale non viene mai menzionata, nemmeno nella pagina di presentazione della storia.

 Comunque sia, il risultato è sufficiente, si lascia leggere e mi ha ricordato (probabilmente in maniera del tutto casuale) la classica Zio Paperone nell’isola dei Menehunes. Una storia sceneggiata con mestiere da Artibani e disegnata Mario Ferracina.

 In passerella ragazze! conferma ciò che era evidente già dalla puntata iniziale: Minni prêt-à-porter è una serie per bambine, senza pretese. Le destinatarie probabilmente apprezzeranno, gli altri magari saranno anche stufi di vedere le direttrici di giornali di moda dipinte sempre come Miranda Priestly.

 L’albo si conclude con Topolino e il canto delle balene, in cui Salati fa tornare un suo personaggio creato un paio di anni fa. Ma se in quella prima avventura il piccolo Idris era funzionale alla trama, qua viene tirato dentro in maniera abbastanza gratuita. Tuttavia la storia è gradevole e, se non altro, racconta qualcosa sulle balene blu, sui loro comportamenti e sui pericoli che corrono questi cetacei enormi, ma anche fragili.

 Oltre alle storie a fumetti, spazio ai soliti interventi redazionali, questa volta dedicati all’autunno e al Giro d’Italia fuori stagione



Voto del recensore: 3/5
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12
Topolino / Re:Topolino 3382
« il: Lunedì 21 Set 2020, 16:18:06 »
intervieni sui miei lavori solo ed esclusivamente con dubbi e/o commenti negativi, talvolta cercando il pelo nell'uovo

Sicuramente ti sarà sfuggito dato che, giustamente, ti concentrerai prevalentemente sui commenti alle tue storie, ma intervengo con domande di questo tipo ogni volta che qualcosa non mi è chiaro (o mi sembra che non lo sia).
L'ultima volta è successo, ad esempio, con la "prima parte" della storia di alessio coppola e i diversi interrogativi suscitati.
Ma l'elenco è lunghissimo.
Soprattutto nel caso di gialli, mistery e simili, sono molto attento ai particolari perché i generi di appartenenza lo richiedono.
Mi sembra un comportamento lecito da parte di un lettore, non si cerca la polemica fine a se stessa, si cercano solo risposte.
Grazie per il chiarimento sulle confraternite e per il consiglio cinematografico che cercherò di recuperare.
Buon lavoro

P. S. tardivo: quello delle confraternite è un argomento interessante e immagino non troppo noto, in particolare ai lettori più giovani. Peccato che la redazione non abbia colto l'occasione di un articolo di approfondimento da abbinare alla storia e agevolare così gli ignoranti come il sottoscritto

13
Topolino / Re:Topolino 3382
« il: Lunedì 21 Set 2020, 14:19:57 »
a te non piace una serie complessa e articolata, piena di sentimenti alternanti e dubbi interiori e collegamenti non facili a Martina? per via di una giacca (di cui si spiegherà tra l'altro) e per una mancata reazione di Quacky? Ok. Non mi sorprende
Faccio notare che io non ho fatto nessuna critica, né espresso alcun commento a questa serie, né questa settimana, né nelle precedenti.
Ho solo fatto una semplice domanda (e posto un dubbio).
Se basta questo per dire che "non piace una serie complessa, etc..." forse chi è prevenuto non sono io.

Citazione
La giacca di aviatore (come si vedrà) tra i mascherati è più comune di quanto credi e qui non dico altro
Ecco, bastava questa risposta.
Solo una cosa: d'accordo, si vedrà in seguito che la giacca è abbastanza comune in questa storia però, visto che diventa meccanismo di un, seppur piccolo, enigma, forse si sarebbe dovuto vedere prima.
Comunque a posto così.

Citazione
Riguardo il fatto che Quacky non fa una piega nello scoprire la Scuola del Krimen, non mi pare affatto strano. Già aveva accettato di infrangere le regole e di rubare per la Confraternita. Già avevamo capito che per lui rubare non era una cosa così "inaccettabile"...
Qua forse non si è capito il mio dubbio.
Il punto non è la propensione a delinquere di quackett, ma il fatto che sembri una cosa normale che in seno ad un college ci sia una confraternita dedita dichiaratamente e scientemente ad attività illegali.
Generalmente le confraternite hanno scopi goliardici, magari anche sovversivi (animal house l'abbiamo vista tutti, immagino) ma fino a questo punto non saprei.
Comunque grazie per le risposte e rilassati pure, mi spiace, non volevo diventare  la tua ossessione. Io non sono l'hater personale di nessuno, men che meno il tuo, sono solo un lettore che cerca delle risposte ai propri dubbi

14
Topolino / Re:Topolino 3382
« il: Lunedì 21 Set 2020, 08:41:41 »
Qualcosa non mi convince nell'episodio di paperbridge.
Spoiler: mostra

Quackett perde un bottone durante la sua incursione notturna. Quindi il capo della confraternita pensa di svelare chi sia il misterioso mascherato cercando la giacca alla quale manca un bottone. Che sarebbe una cosa logica se fosse la giacca di una uniforme scolastica, una tra le mille del college.
Ma è il bottone di una giacca da aviatore! Quante giacche da aviatore ci saranno in un college dei primi del 900?
Non sarebbe bastato che il professore, fin dalla prima apparizione, mandasse il suo allievo a perquisire gli alloggi in cerca di questa giacca, senza dover aspettare un indizio di dubbia rilevanza?

Altra cosa: quackett scopre che la confraternita è una scuola di ladri e non fa una piega, sembra una cosa del tutto normale nei college dell'epoca. Probabilmente qualche spiegazione, come le motivazioni del prof., arriveranno dagli episodi successivi, spero

15
Commenti sulle storie / Re:Voto alle storie di Romano Scarpa
« il: Venerdì 18 Set 2020, 23:27:43 »
Uno che si registra appositamente per partire in quarta con una discussione e con dei toni come quelli visti, troll o no, viola un po' tutte le regole scritte e non scritte di un qualsiasi forum.
Non si tratta di gusti personali (che comunque, come ha detto bene mariocx, vanno anche formati prima di entrare in un luogo deputato ad un certo argomento e sparare a zero), ma di atteggiamenti volutamente provocatori o, nella migliore delle ipotesi, sbagliati.
Per cui possiamo salutare paperocchio e passare oltre.
Se la discussione su scarpa vi appassiona davvero, ci sono diversi topic in cui parlarne, oppure apritene pure uno come si deve.
Buona prosecuzione

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