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Commenti sulle storie / Re: Le peggiori storie che abb...
Ultimo messaggio di repallido - Oggi alle 14:37:10Su Inducks il voto più basso in assoluto l'ho dato a Zio Paperone e non mi ricordo più come finiva il titolo. Già il titolo denota una totale mancanza di creatività; per il resto abbiamo una sequenza di gag basate sul ritrarre Paperone come completamente rintronato (senza però che questo abbia almeno conseguenze interessanti sulla trama come avveniva, per esempio, ne La stella del polo) o su situazioni banalissime.
Come ho già detto in un altro topic, ritengo che il non-sense sia divertente quando è (paradossalmente) ragionato, come quello di Faccini. Se è una sequela di robe a caso non fa ridere.
Ricordo che una morale simile la trasmetteva anche la storia Paperino e il magazzino dei mondi (che per altro presenta anche diverse forzature di trama, come indicato anche nei commenti su Inducks), anche se in quel caso si trattava piuttosto di una messa in scena non riuscita. La morale di quest'ultima storia, infatti, voleva essere più semplicemente un invito ad apprezzare le cose belle della vita e a soffermarsi meno su quelle negative; il problema è che le lamentele di Paperino sono più che lecite, perché lui subisce delle vere ingiustizie, dato che viene seviziato da Paperina e Paperone (non è che si stia lamentando perché non ha l'ultimo modello di smartphone). In questo caso, opporsi alla situazione iniqua in cui ci si trova non è solo comprensibile, ma addirittura doveroso. Invece la storia si conclude con "non lamentarti dei maltrattamenti che subisci, anzi, devi esserne pure contento!". Inchinati di fronte al padrone e annichilisci la tua identità così che lui possa diventare ancora più ricco e potente.
Come ho già detto in un altro topic, ritengo che il non-sense sia divertente quando è (paradossalmente) ragionato, come quello di Faccini. Se è una sequela di robe a caso non fa ridere.
Citazione di: rebusX il Oggi alle 10:14:02Non l'ho mai letta, ma il soggetto non mi sembra così male. Forse la mancanza del lieto fine (che in realtà non è una cosa così strana per Paperino) la rende particolarmente pessimistica.Più che altro, per come è impostata la storia, si ha la fortissima impressione che la conclusione della storia non sia un semplice finale drammatico come capita in tante altre storie, ma anzi che la morale voglia essere "non solo è giusto che tu sia vessato e sfruttato dagli altri senza un minimo di gratitudine, ma anzi, ringrazia tu stesso che hai questa fortuna". Che come morale è già da denuncia in qualsiasi contesto, ma in un fumetto rivolto anche ai bambini è ancora più grave.
Ricordo che una morale simile la trasmetteva anche la storia Paperino e il magazzino dei mondi (che per altro presenta anche diverse forzature di trama, come indicato anche nei commenti su Inducks), anche se in quel caso si trattava piuttosto di una messa in scena non riuscita. La morale di quest'ultima storia, infatti, voleva essere più semplicemente un invito ad apprezzare le cose belle della vita e a soffermarsi meno su quelle negative; il problema è che le lamentele di Paperino sono più che lecite, perché lui subisce delle vere ingiustizie, dato che viene seviziato da Paperina e Paperone (non è che si stia lamentando perché non ha l'ultimo modello di smartphone). In questo caso, opporsi alla situazione iniqua in cui ci si trova non è solo comprensibile, ma addirittura doveroso. Invece la storia si conclude con "non lamentarti dei maltrattamenti che subisci, anzi, devi esserne pure contento!". Inchinati di fronte al padrone e annichilisci la tua identità così che lui possa diventare ancora più ricco e potente.
#2
Commenti sulle storie / Re: Le peggiori storie che abb...
Ultimo messaggio di MB - Oggi alle 14:35:48Citazione di: rebusX il Oggi alle 14:28:20Notare che Inducks segna nell'elenco la siegeliana come la 46698esima mentre cliccando sulla storia questa è segnata come 46699esima. Suppongo che una classifica sia più aggiornata di un'altra.Citazione di: Paperogo il Oggi alle 12:18:51(mi piacerebbe sapere quale sia la storia al 47100° posto!).
Topolino e l'invasione dei pinguini giganti
A proposito, Paperogo, sei tu nibdawos, il quale, come si deduce dalla distribuzione dei propri voti, ha assegnato 4 a questa storia? Vorrei chiedere se la prossima volta sia possibile scrivere anche il numero, per far capire meglio a chi legge su inducks quanto la storia sia bella o brutta.

#3
Commenti sulle storie / Re: Le peggiori storie che abb...
Ultimo messaggio di rebusX - Oggi alle 14:28:20Citazione di: Paperogo il Oggi alle 12:18:51(mi piacerebbe sapere quale sia la storia al 47100° posto!).
Topolino e l'invasione dei pinguini giganti
#4
Topolino / Re: Topolino 3697
Ultimo messaggio di repallido - Oggi alle 14:16:04A me un aspetto che frulla in testa da giorni su Paperino e la blusa stregata (e che potenzialmente la rende persino più inquietante dell'originale!) è
Questa in effetti è l'unica storia del numero che ho trovato degna di nota. La storia in dialetto, come le precedenti, l'ho trovata dimenticabilissima (forse salvo solo la prima con Zio Paperone e i Bassotti). Ciò detto non sono contrario all'iniziativa, che anzi ho trovato molto divertente (e se aiuta ad alzare le vendite, ben venga; meglio questo che i VIP paperizzati). Approvo ancora di più l'idea suggerita nei commenti precedenti di proporre storie in lingua straniera.
La prima puntata di Quo, vita da gamer invece non mi è piaciuta per niente; i dialoghi sono atroci e oscillano tra il nonsense ("già! lo stai dicendo!"), patetici tentativi di sembrare gggiovani ("ve lo avevamo anticipato! teaserato!" Capisco che infilare anglicismi sia ritenuto "cool", ma "teaserato" vuol dire la stessa cosa di "anticipato", e ripetere lo stesso termine in inglese subito dopo è ridondante) e le banalità - sicuramente condivisibili ma a dir poco stantie ("quello che conta è il viaggio, non la destinazione") - per altro infilate in sequenza una dopo l'altra senza alcuna organicità tra una battuta e l'altra, dando l'idea di leggere un elenco di aforismi più che un botta e risposta. Per il resto, la trama è noiosetta e la messa in scena ancora di più: i cosplayer di Amelia? Sul serio?
Spoiler
la precarietà della soluzione finale. A differenza del protagonista del racconto di Buzzati, Paperino non distrugge la giacca maledetta, si limita a sbarazzarsene. Ma nulla ci garantisce che un giorno qualcuno non trovi la giacca e se ne appropri. E, trattandosi di un indumento magico, è ragionevole pensare che resisterà alle intemperie e al tempo che passa (quindi non vi è neanche la speranza che susciti talmente tanto ribrezzo agli altri da farli desistere dal pensiero di indossarla).
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Questa in effetti è l'unica storia del numero che ho trovato degna di nota. La storia in dialetto, come le precedenti, l'ho trovata dimenticabilissima (forse salvo solo la prima con Zio Paperone e i Bassotti). Ciò detto non sono contrario all'iniziativa, che anzi ho trovato molto divertente (e se aiuta ad alzare le vendite, ben venga; meglio questo che i VIP paperizzati). Approvo ancora di più l'idea suggerita nei commenti precedenti di proporre storie in lingua straniera.
La prima puntata di Quo, vita da gamer invece non mi è piaciuta per niente; i dialoghi sono atroci e oscillano tra il nonsense ("già! lo stai dicendo!"), patetici tentativi di sembrare gggiovani ("ve lo avevamo anticipato! teaserato!" Capisco che infilare anglicismi sia ritenuto "cool", ma "teaserato" vuol dire la stessa cosa di "anticipato", e ripetere lo stesso termine in inglese subito dopo è ridondante) e le banalità - sicuramente condivisibili ma a dir poco stantie ("quello che conta è il viaggio, non la destinazione") - per altro infilate in sequenza una dopo l'altra senza alcuna organicità tra una battuta e l'altra, dando l'idea di leggere un elenco di aforismi più che un botta e risposta. Per il resto, la trama è noiosetta e la messa in scena ancora di più: i cosplayer di Amelia? Sul serio?
#5
Testate Regolari / I Grandi Classici Disney 129
Ultimo messaggio di Claudia8 - Oggi alle 14:14:21Recensione I Grandi Classici Disney 129

I Grandi Classici Disney 129, in uscita a settembre, si aprono con una frizzante vicenda ad opera di Romano Scarpa in veste di autore completo (coadiuvato da Giorgio Cavazzano alle chine): Qui Quo Qua e il pesce commodoro. La storia prende il titolo da una varietà di pesce pregiato trattata in esclusiva da zio Paperone, almeno finché i Bassotti non si mettono in mezzo. La trama è molto movimentata e risulta appassionante da seguire, senz’altro anche grazie ai disegni dinamici e puliti del duo Scarpa-Cavazzano.
Troviamo poi Topolino e l'operazione karatè, scritta da Guido Martina e disegnata da Marco Rota, in cui Topolino e Pippo si imbattono loro malgrado in una banda di falsari. Si tratta di un giallo mediocre, che non brilla né per la caratterizzazione dei personaggi, con un Topolino un po’ saccente e un Pippo troppo sciocco, né per gli sviluppi narrativi piuttosto dimenticabili.
Segue un redazionale, dedicato al Nautilus e ad altri sottomarini tra letteratura e fumetti, senz’altro interessante ma totalmente slegato dal resto del numero.
Passando alla storia successiva, Topolino e la spedizione antartica, può stupire la sua presenza in questa testata, essendo stata presentata per la prima volta nel “recente” 1997. In realtà, nonostante l’evidente contrasto stilistico con la maggior parte del numero, a mio avviso si tratta di una buona scelta: la sceneggiatura di Diego Fasano è ben congegnata, e Topolino in mezzo ad intrighi di vario genere nelle terre polari è piacevole da seguire. Sono molto gradevoli anche i disegni di Giorgio Di Vita, il quale però viene erroneamente chiamato “De Vita” nel redazionale d’apertura. Da segnalare inoltre che questa storia è solo alla sua terza pubblicazione, dopo la finora unica ristampa del 2014.

Il dinamismo scarpiano
Con Topolino forzuto per forza torniamo comunque agli anni Sessanta, con Abramo e Giampaolo Barosso ai testi e Sergio Asteriti ai disegni. La vicenda, che racconta una giornata di lavoro di Topolino e Pippo in un’impresa di traslochi, presenta qualche gag divertente, malgrado i disegni decisamente sottotono per gli standard di Asteriti.
La Sezione Superstar presenta il filo conduttore della scuola e dell’insegnamento, in occasione del mese del ritorno sui banchi. Ed è qua che troviamo il vero piatto forte del numero: Paperino e la scuola modello, un’autentica gemma di umorismo tagliente. Guido Martina crea una storia che vede Paperino improvvisarsi insegnante, prima per i nipoti e poi per l’intera classe della scuola privata di Paperone, piena di discoli di prim’ordine. Tra le gag più ricorrenti vi sono le citazioni sbagliate di Paperino, condite da tanti altri inconvenienti e disastri. Mai come in questa occasione risalta la caratterizzazione martiniana dei Paperi come “maschere”, operata con una tale maestria da rendere questa già ottima storia davvero memorabile.

Un infervoratissimo Paperino
I disegni di Giuseppe Perego, ancora acerbi, accompagnano bene il tono farsesco della sceneggiatura. Seppur funestata dalle censure apportate all’epoca delle ristampe avvenute su I Classici di Walt Disney, si tratta di un recupero importantissimo di una storia che aveva visto solamente tre riproposizioni in oltre 70 anni dalla prima pubblicazione e che mancava in un periodico disneyano dal 2006.
Le due avventure successive, scritte entrambe da Carlo Chendi ed entrambe alla sola seconda riproposta, vedono protagonista Paperino in diverse occupazioni.
Nella prima, ovvero Paperino e la scuola per piazzisti, disegnata da Pier Lorenzo De Vita, Donald tiene corsi per insegnare tecniche varie ai venditori porta-a-porta. Ogni caso ha uno sviluppo diverso e l’idea di base è originale: la storia non annoia, anzi si fa ricordare piacevolmente.

L’espressione di Paperone dice tutto…
La seconda, Paperino maestro di gastronomia, vede invece Paperino alle prese con disastrose creazioni culinarie. Anche in questo caso lo sviluppo è frizzante e, per quanto breve, assai divertente. I disegni di Luciano Capitanio illustrano le gag senza guizzi particolari.
Chiude l’albo Paperino e le "pitto-pareti" boom, l’ultima storia disegnata da Romano Scarpa per il mercato italiano. Proprio per questo motivo acquisisce un certo valore filologico e, pur essendo abbastanza recente, non sfigura dunque nella testata. La sceneggiatura di Fabio Michelini descrive una classica parabola fallimentare tipica dei lavori di Paperino, con tratti finanche surreali. I disegni sono impeccabili, con le matite di Scarpa e le chine di Lucio Michieli.
Tutte le Superstar sono notevoli ed almeno altre due storie sono davvero piacevoli: è per questo che assegno al numero quattro stelle.
Voto del recensore: 4/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2026/10/07/i-grandi-classici-disney-129/

I Grandi Classici Disney 129, in uscita a settembre, si aprono con una frizzante vicenda ad opera di Romano Scarpa in veste di autore completo (coadiuvato da Giorgio Cavazzano alle chine): Qui Quo Qua e il pesce commodoro. La storia prende il titolo da una varietà di pesce pregiato trattata in esclusiva da zio Paperone, almeno finché i Bassotti non si mettono in mezzo. La trama è molto movimentata e risulta appassionante da seguire, senz’altro anche grazie ai disegni dinamici e puliti del duo Scarpa-Cavazzano.
Troviamo poi Topolino e l'operazione karatè, scritta da Guido Martina e disegnata da Marco Rota, in cui Topolino e Pippo si imbattono loro malgrado in una banda di falsari. Si tratta di un giallo mediocre, che non brilla né per la caratterizzazione dei personaggi, con un Topolino un po’ saccente e un Pippo troppo sciocco, né per gli sviluppi narrativi piuttosto dimenticabili.
Segue un redazionale, dedicato al Nautilus e ad altri sottomarini tra letteratura e fumetti, senz’altro interessante ma totalmente slegato dal resto del numero.
Passando alla storia successiva, Topolino e la spedizione antartica, può stupire la sua presenza in questa testata, essendo stata presentata per la prima volta nel “recente” 1997. In realtà, nonostante l’evidente contrasto stilistico con la maggior parte del numero, a mio avviso si tratta di una buona scelta: la sceneggiatura di Diego Fasano è ben congegnata, e Topolino in mezzo ad intrighi di vario genere nelle terre polari è piacevole da seguire. Sono molto gradevoli anche i disegni di Giorgio Di Vita, il quale però viene erroneamente chiamato “De Vita” nel redazionale d’apertura. Da segnalare inoltre che questa storia è solo alla sua terza pubblicazione, dopo la finora unica ristampa del 2014.

Il dinamismo scarpiano
Con Topolino forzuto per forza torniamo comunque agli anni Sessanta, con Abramo e Giampaolo Barosso ai testi e Sergio Asteriti ai disegni. La vicenda, che racconta una giornata di lavoro di Topolino e Pippo in un’impresa di traslochi, presenta qualche gag divertente, malgrado i disegni decisamente sottotono per gli standard di Asteriti.
La Sezione Superstar presenta il filo conduttore della scuola e dell’insegnamento, in occasione del mese del ritorno sui banchi. Ed è qua che troviamo il vero piatto forte del numero: Paperino e la scuola modello, un’autentica gemma di umorismo tagliente. Guido Martina crea una storia che vede Paperino improvvisarsi insegnante, prima per i nipoti e poi per l’intera classe della scuola privata di Paperone, piena di discoli di prim’ordine. Tra le gag più ricorrenti vi sono le citazioni sbagliate di Paperino, condite da tanti altri inconvenienti e disastri. Mai come in questa occasione risalta la caratterizzazione martiniana dei Paperi come “maschere”, operata con una tale maestria da rendere questa già ottima storia davvero memorabile.

Un infervoratissimo Paperino
I disegni di Giuseppe Perego, ancora acerbi, accompagnano bene il tono farsesco della sceneggiatura. Seppur funestata dalle censure apportate all’epoca delle ristampe avvenute su I Classici di Walt Disney, si tratta di un recupero importantissimo di una storia che aveva visto solamente tre riproposizioni in oltre 70 anni dalla prima pubblicazione e che mancava in un periodico disneyano dal 2006.
Le due avventure successive, scritte entrambe da Carlo Chendi ed entrambe alla sola seconda riproposta, vedono protagonista Paperino in diverse occupazioni.
Nella prima, ovvero Paperino e la scuola per piazzisti, disegnata da Pier Lorenzo De Vita, Donald tiene corsi per insegnare tecniche varie ai venditori porta-a-porta. Ogni caso ha uno sviluppo diverso e l’idea di base è originale: la storia non annoia, anzi si fa ricordare piacevolmente.

L’espressione di Paperone dice tutto…
La seconda, Paperino maestro di gastronomia, vede invece Paperino alle prese con disastrose creazioni culinarie. Anche in questo caso lo sviluppo è frizzante e, per quanto breve, assai divertente. I disegni di Luciano Capitanio illustrano le gag senza guizzi particolari.
Chiude l’albo Paperino e le "pitto-pareti" boom, l’ultima storia disegnata da Romano Scarpa per il mercato italiano. Proprio per questo motivo acquisisce un certo valore filologico e, pur essendo abbastanza recente, non sfigura dunque nella testata. La sceneggiatura di Fabio Michelini descrive una classica parabola fallimentare tipica dei lavori di Paperino, con tratti finanche surreali. I disegni sono impeccabili, con le matite di Scarpa e le chine di Lucio Michieli.
Tutte le Superstar sono notevoli ed almeno altre due storie sono davvero piacevoli: è per questo che assegno al numero quattro stelle.
Voto del recensore: 4/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2026/10/07/i-grandi-classici-disney-129/
#6
Topolino / Re: Topolino 3697
Ultimo messaggio di Cornelius - Oggi alle 13:32:30Citazione di: Vertighel23 il Oggi alle 09:43:56Questa sarebbe, secondo me, un'iniziativa, oltreché didatticamente importante (in una Nazione dove si preferisce parlare il dialetto che l'inglese), anche strategica per il marketing. Infatti, le numerose vendite dei numeri dialettali si sono avute esclusivamente nelle regioni interessate o per i collezionisti di variant. Con le lingue straniere, l'interesse sarebbe sicuramente più capillare e globale facendo impennare le vendite.
In teoria potrebbe essere come dici ma nella pratica penso che non lo sarebbe: fumetti in altre lingue sono reperibili facilmente mentre nei vari dialetti non esistono proprio. Il successo di questa Operazione, al di là della sua regionalità, sta proprio nel fatto che questo tipo di prodotto offerto è inesistente nel mercato: è una 'chicca' che prendi al volo sapendo che rimarrà un unicum.
Ad ogni modo interessante riproporre questa Operazione in versione linguistica, cosa che in passato mi sembra sia stata già fatta all'interno del libretto, per un breve periodo, colorando in giallo le pagine della storia scritta in inglese. Non credo che porterà nuovi lettori ma è comunque un servizio offerto a quegli stessi bambini/ragazzini che studiano le lingue straniere a scuola.
#7
Commenti sulle storie / Re: Le peggiori storie che abb...
Ultimo messaggio di Paperogo - Oggi alle 12:18:51A me ha colpito per insolita "bruttineria" una storia di un vecchio Topolino che ho da poco comprato usato: "Qui, quo, qua nella magica foresta", Topolino 896 del gennaio 1973. La sceneggiatura è di Jerry Siegel, i disegni di Massimo De Vita.
Quando ho aperto il Topolino sono stato ben contento di trovare una storia di De Vita, oltretutto con disegni già quasi pienamente connotati dal suo stile sebbene si fosse ancora nel 1973, ma la storia si è rivelata presto claudicante e slegata e monocorde al tempo stesso e non ha fatto altro che mantenersi così fino a uno spento e ulteriormente scollegato finale.
Per fortuna anche tutti gli altri lettori che hanno lasciato un commento su inducks hanno recisamente bocciato questa storia, così almeno non mi sento un brontolone solitario; nella classifica Inducks la storia compare solo al 46699° posto su 47100, insomma nell'ultimo percentile (mi piacerebbe sapere quale sia la storia al 47100° posto!).
Cosa curiosa è che nel finale, quando a risolvere inopinatamente tutto arriva. Mi chiedo se esistano altri casi di patente "ribellione" del disegnatore alle indicazioni dello sceneggiatore.
Ulteriore nota di questo lungo post: a mio avviso il livello dei Topolini di fine anni '60/prima metà degli anni '70 (diciamo grosso modo dal n° 700 al 1000) non è eccelso, spesso le storie lunghe non brillano e anche quelle corte centrali made in Usa risultano un po' sciocchine. La parte più godibile di quei Topolini secondo me è 'tutto il resto': la carta porosa che oltretutto rende il giornalino bello spesso, le rubriche a loro modo interessanti e dall'impaginazione pulita (qualche lustro dopo diverranno più caotiche e colorate, credo per essere più "cool"), le domande di Se lo sai rispondi (nello stesso numero della storia di De Vita/Siegel in premio c'era un apparentemente bellissimo gioco, "La febbre dell'oro", disegnato da Jacovitti), le pubblicità, le risposte di Salvator Gotta, Mike Bongiorno e Nicolò Carosio...
https://inducks.org/story.php?c=I+TL++896-A
Le altre recensioni https://inducks.org/recommend.php?c=I+TL++896-A
Quando ho aperto il Topolino sono stato ben contento di trovare una storia di De Vita, oltretutto con disegni già quasi pienamente connotati dal suo stile sebbene si fosse ancora nel 1973, ma la storia si è rivelata presto claudicante e slegata e monocorde al tempo stesso e non ha fatto altro che mantenersi così fino a uno spento e ulteriormente scollegato finale.
Per fortuna anche tutti gli altri lettori che hanno lasciato un commento su inducks hanno recisamente bocciato questa storia, così almeno non mi sento un brontolone solitario; nella classifica Inducks la storia compare solo al 46699° posto su 47100, insomma nell'ultimo percentile (mi piacerebbe sapere quale sia la storia al 47100° posto!).
Cosa curiosa è che nel finale, quando a risolvere inopinatamente tutto arriva
Spoiler
Paperone che offre alla cattiva della storia, una strega, un milione per la sua foresta stregata, tanto lui guadagnerà cinquanta milioni vendendo il legno degli alberi della foresta, in un angolino dell'ultima vignetta, ma separato dal resto della vignetta, De Vita ritrae l'Ecologia piangente, in forma di donna. La sensazione è che tale dettaglio non fosse compreso nella sceneggiatura e che sia stato De Vita a prendersi quella piccola libertà, forse allibito dalla trovata finale di Siegel, così insensibile nei confronti degli alberi e dell'animo ecologico dei piccoli lettori
[chiudi]
Ulteriore nota di questo lungo post: a mio avviso il livello dei Topolini di fine anni '60/prima metà degli anni '70 (diciamo grosso modo dal n° 700 al 1000) non è eccelso, spesso le storie lunghe non brillano e anche quelle corte centrali made in Usa risultano un po' sciocchine. La parte più godibile di quei Topolini secondo me è 'tutto il resto': la carta porosa che oltretutto rende il giornalino bello spesso, le rubriche a loro modo interessanti e dall'impaginazione pulita (qualche lustro dopo diverranno più caotiche e colorate, credo per essere più "cool"), le domande di Se lo sai rispondi (nello stesso numero della storia di De Vita/Siegel in premio c'era un apparentemente bellissimo gioco, "La febbre dell'oro", disegnato da Jacovitti), le pubblicità, le risposte di Salvator Gotta, Mike Bongiorno e Nicolò Carosio...
https://inducks.org/story.php?c=I+TL++896-A
Le altre recensioni https://inducks.org/recommend.php?c=I+TL++896-A
#8
Testate Speciali / Re: Disneyssimo-discussione ge...
Ultimo messaggio di V - Oggi alle 11:37:20Citazione di: Anapisa il Martedì 6 Ott 2026, 23:04:52Ecco l' indice del nuovo
Brividissimi
La cover è molto bella peccato che sia un recente riciclo
Grazie mille, per caso hai anche una foto della quarta di copertina? Mi servirebbe per inducks

#9
Commenti sulle storie / Re: Le peggiori storie che abb...
Ultimo messaggio di rebusX - Oggi alle 10:14:02Non l'ho mai letta, ma il soggetto non mi sembra così male. Forse la mancanza del lieto fine (che in realtà non è una cosa così strana per Paperino) la rende particolarmente pessimistica.
#10
Non Solo Disney / Re: Popeye di Segar
Ultimo messaggio di rebusX - Oggi alle 10:08:32Trovato! Grazie MB
Veramente gustoso questo Popeye di London, concordo che sia meglio anche di Sagendorf.
Veramente gustoso questo Popeye di London, concordo che sia meglio anche di Sagendorf.












