Recensione I Grandi Classici Disney 123
I Grandi Classici Disney 123, in uscita a marzo, presentano fin dall’inizio il
fil rouge del numero, annunciato anche nel redazionale d’apertura:
l’acqua, in tutte le sue forme.
Apre infatti il numero
Topolino e gli uomini-ostrica, ad opera di
Romano Scarpa autore completo, coadiuvato alle chine da
Sandro Del Conte. Pippo e Topolino, spinti dal nuovo hobby della malacologia, si imbattono in un
vivaio di ostriche dalle numerose peripezie. La
trama gialla viene affiancata da
siparietti comici, risultando in una vicenda frizzante e dagli
spunti originali. Spicca il personaggio di Pippo, un po’ illogico ma anche sveglio e risolutivo insieme a Topolino; una bella caratterizzazione nel solco dell’
interpretazione scarpiana di Pippo. I
disegni sono assai
espressivi, dinamici e puliti.
Segue un
dittico di storie incentrate sulla sfortuna di Paperino, entrambe scritte da
Abramo e Giampaolo Barosso. La prima è
Paperino e il venerdì 17: nel fatidico giorno, le sfortune di Paperino si acuiscono più che mai, in un crescendo continuo. La sceneggiatura riesce bene nel compito di
divertire e far anche empatizzare con Paperino, sia grazie alle situazioni quotidiane che potrebbero capitare a chiunque, sia perché la scalogna origina dal “venerdì 17” e Paperino non ne ha alcuna colpa. La vicenda è arricchita da sequenze molto simili a quelle dei
corti animati, e la comicità
slapstick è rafforzata dai
disegni di
Massimo De Vita, ancora acerbi ma già efficaci nei
tempi comici e nell’espressività.

Un’immagine quasi cinematografica
Non si può dire altrettanto della storia “gemella”
Paperino e il pomeriggio distensivo, con le matite di
Giuseppe Perego. Stavolta la iella di Paperino è causata soprattutto dalla sua stessa
dabbenaggine, tanto grossolana da impedire l’immedesimazione, a differenza di quanto accadeva nella storia precedente. Anche i
disegni non aiutano ad esaltare la comicità, essendo piuttosto
statici e sproporzionati. La storia ha però il pregio di essere
davvero rara, essendo questa la
prima ristampa in assoluto dalla prima pubblicazione nel 1963.
Tra le due storie a tema “scalogna” si piazza l’articolo
Paperino: fu vera sfortuna?, interessante
analisi di varie scuole di autori e delle diverse caratterizzazioni avvicendatesi riguardo alla nota
scalogna paperinesca. Unica nota negativa, è da segnalare un
refuso nel riportare il titolo
Paperino e il venerdì 13 anziché il corretto
venerdì 17. 
Tra monumenti e abitanti pittoreschi
Troviamo poi
Topolino e la pianola testamentaria, altra storia
rara (si tratta della sua terza pubblicazione, l’unica altra ristampa risale al 2004). I testi di
Michele Gazzarri scorrono piacevolmente ma
senza particolari guizzi, con il merito di un’idea di base che presenta del potenziale. Belli i disegni di
Guido Scala, come sempre caratteristici. Come segnalato in calce alla prima tavola, alcune pagine della storia presentano,
per evenienze d’archivio, difformità e colori un po’ spenti.
La
Sezione Superstar si compone di “cinque storie d’acqua”, con alcuni alti e bassi qualitativi.
Si inizia con il
piatto forte della sezione:
Zio Paperone e la deriva dei monumenti, scritta da
Giorgio Pezzin e disegnata da
Giorgio Cavazzano. Chi meglio dei due briosi autori veneziani avrebbe potuto dare vita ad un’avventura che vede
Paperone “salvare” i monumenti di Venezia dall’alta marea? Anticipando idee e soluzioni tecnologiche avvicendatesi nel corso degli anni nella realtà, Paperone si adopera per far galleggiare Piazza San Marco e i monumenti più celebri della città lagunare su enormi materassi acquatici, con tutti gli
imprevisti del caso. Oltre alle avvincenti
idee tecniche, trovano spazio anche
bellissimi scorci veneziani ad opera di Cavazzano, battute taglienti e perfino una
parodia del “tipo” veneziano, accento compreso.
Zio Paperone e le "aspirazioni" petrolifere, con
Osvaldo Pavese ai testi e
Giulio Chierchini ai disegni, vede Paperone disperato per i suoi giacimenti “misteriosamente” esauriti. Risaltano soprattutto i
bei disegni e le buone caratterizzazioni di tutti i personaggi, in particolare è davvero gradevole
l’intraprendenza dei nipotini.

Buon vicinato
In
Topolino e i predoni del fiume, Topolino e Pippo si imbattono in una banda di
pirati fluviali, in una sceneggiatura scritta ancora da
Osvaldo Pavese che però
non brilla particolarmente. I disegni di
Sergio Asteriti sono piuttosto buoni.
È una piacevole sorpresa
Paperino e l'allevamento particolare di
Giulio Chierchini in veste di
autore completo: la trama rappresenta una classica schermaglia tra vicini, impreziosita però da
battute gustose e colorite e da un apparato grafico assai originale, comprendente una
gabbia su due strisce e una
palette di
colori brillanti, tipiche delle storie di Chierchini del periodo, ovvero la fine degli anni Ottanta.
Chiude il numero
Topolino e il trittico del tritone, scritta ancora dai
fratelli Barosso e disegnata da
Guido Scala. Una serie di strani furti coinvolge il trittico del titolo, ritraente una fontana che a sua volta
pare ispirata alla Fontana del Tritone di Bernini, collocata però nella storia in uno
staterello mitteleuropeo completo di borgomastro e costumi caratteristici. La vicenda è gradevole, ma i
disegni paiono un po’
incerti e sproporzionati, e anche la resa grafica di Macchia Nera non è molto riconoscibile.
Assegno al numero
quattro stelle, considerando la presenza di più
storie memorabili e interessanti e la qualità degli articoli.
Voto del recensore:
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