Recensione I Grandi Classici Disney 120
I Grandi Classici Disney 120, in uscita a dicembre, vengono introdotti da una
copertina a tema natalizio, firmata come sempre da
Giorgio Cavazzano. A tal proposito, vale la pena notare che ultimamente
il tratto del Maestro sembra meno ispirato rispetto alle copertine anche solo di un anno fa; ciò è evidente soprattutto nelle pose ed espressioni di alcuni personaggi. Un calo certamente comprensibile, ma Cavazzano potrebbe forse essere affiancato da qualche altro valido disegnatore come copertinista.
Apre il numero
Topolino e i regali a valanga, l’unica storia natalizia del sommario (e la sottoscritta considera ciò un bene, dato che per gli amanti del Natale vi sono già diversi speciali a tema).
Guido Martina imbastisce una sceneggiatura frizzante, non priva di
sequenze drammatiche e di veri pericoli per la vita di Topolino, il quale si imbatte in una banda di contrabbandieri durante una gita sugli sci con
Pippo. Quest’ultimo, sempre in bilico tra pensiero laterale e vera e propria stupidità nelle storie del Professore, stavolta si ritaglia dei siparietti simpatici e sa rendersi utile all’azione, fungendo da
spalla comica ma funzionale per
Topolino, che a sua volta dimostra le proprie
qualità di detective senza sconfinare nella pedanteria.

Un grande pericolo addolcito da didascalie quasi musicali
Tirando le somme, grazie anche alle
ottime caratterizzazioni, la storia è davvero piacevole ed è impreziosita da
graziose didascalie in rima che dettano un tempo più dolce per distendere le atmosfere
thriller. I
disegni di Giovan Battista Carpi, qui quasi esordiente con i Topi, sono influenzati anche dalle
chine di Giulio Chierchini, in particolare in personaggi secondari come
Merlock Solmes (da non confondere con lo sgamato Shamrock Bondes, apparso in qualche coeva storia americana). La storia, ora
appena alla sua terza apparizione dopo la prima pubblicazione nel 1954 e la ristampa del 2004, presenta tavole in alternanza tra
colore e bianco/nero, così com’era già apparsa su
Topolino nn. 104, 105 e 106.
Segue
Paperino e l'estratto di pulce, scritta da
Carlo Chendi e disegnata da
Massimo De Vita. La sceneggiatura, imperniata su una
scappatoia che potrebbe consentire al protagonista di velocizzare il proprio lavoro, sfrutta l’orgoglio di Paperino con un
meccanismo non infrequente nel mondo Disney. La storia dunque fatica a distinguersi, e i disegni di De Vita sono evidentemente ancora da affinare.

Battute che continuano a ripetersi
Abbiamo poi un
bell’articolo che ripercorre le vicende editoriali de
I Classici di Walt Disney (
prima e
seconda serie) e de
I Grandi Classici Disney. Il testo è una buona lettura per chi sia curioso di conoscere qualche
retroscena su queste storiche testate, e non è un caso che veda la luce nel decimo anniversario di questo secondo corso de
I Grandi Classici (
ricordiamo comunque gli approfondimenti presenti sul nostro sito, raggiungibili cliccando sui link inseriti, ndr).
A seguire,
Paperino e l'affarone d'occasione, scritta da
Abramo e Giampaolo Barosso per le matite di
Romano Scarpa e le chine di
Giorgio Cavazzano, si inserisce anch’essa in un filone che sfrutta i
difetti caratteriali di Paperino, in particolare l’avventatezza e la sfortuna gratuita. Il risultato non si può dire eccelso, sebbene strappi
qualche risata, e la storia è da ricordare principalmente per i disegni.
Gli stessi autori,
i Barosso ai testi e
Scarpa e Cavazzano ai disegni, firmano anche la successiva
Pippo memorabile smemorato. La storia non è esente dai difetti della precedente e in questo caso la
lettura è appesantita dalla ripetizione estenuante delle medesime gag su Pippo.

Masse mobilitate nell’arco di una mattinata?
La
sezione Superstar si proietta
nel futuro con quattri vicende di chiaroveggenza e “pasticci” temporali.
Topolino e il marchingegno tibetano presenta un singolare apparecchio sfruttato da Gambadilegno per modificare il tempo per i suoi loschi fini.
L’idea è potenzialmente interessante, ma la sceneggiatura di
Bruno Mandelli e i disegni di
Sergio Asteriti non brillano per chiarezza: si fatica a comprendere il meccanismo del “marchingegno” e la lettura non è agevolata da
battute sconclusionate e psicosi collettive repentine ed esagerate.
Paperino stregone di Paperopoli, scritta da
Rodolfo Cimino e disegnata da
Giulio Chierchini, è più
interessante e coerente. A causa di un incidente, Paperino acquisisce il dono della chiaroveggenza, ma non sarà tutto rose e fiori. Nonostante lo spunto peculiare, la sceneggiatura non si perde e anzi risulta assai
piacevole.

Un nuovo futuro per il papero dalle mille risorse?
Zio Paperone e gli scherzi spazio-temporali, con
Bruno Concina ai testi e
Sandro Zemolin ai disegni, è invece un’altra storia che
difetta di linearità, anche a causa di probabili
cambi di date nei balloon: la storia è del 1981, ma fu ristampata nel 2001 e le date furono forse cambiate, altrimenti i conti non tornerebbero considerando che è ambientata nel 1981. Anche le
espressioni dei Paperi nei disegni sono
poco ispirate.
Chiude il numero
Topolino e le notizie del futuro, scritta da
Osvaldo Pavese e disegnata da
Sergio Asteriti. La vicenda sarebbe piacevole, ma la comparsa del “solito” Gambadilegno (onnipresente nelle faccende losche di Topolinia) e la rivelazione finale sulla vera identità del vecchietto inficiano un po’ una storia che per il resto risulta
non priva di spunti d’interesse.
Mi permetto di osservare che il filone “del futuro” presenta
molti esempi disneyani più meritevoli di figurare tra i “grandi classici”, tra cui le due storie di Walsh pure citate nell’articolo Superstar. Inoltre,
eccetto la martiniana d’apertura e la ciminiana Superstar, le storie in sommario non sono particolarmente memorabili, risultando in un fascicolo che tradisce un poco lo spirito dei
Grandi Classici. Perciò il mio voto non può essere superiore a
due stelle e mezzo, e lo dico un po’ a malincuore, considerando la qualità delle due storie sopra citate e degli articoli a corredo.
Voto del recensore:
2.5/5Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
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