Dato che la discussione sul
GTF (
Grande Trauma Fondativo) riguarda non solo vere e proprie testate chiuse come PKNA, MMMM o X-Mickey, ma anche WoM e altre eventuali saghe apparse sul Settimanale, oltre che analisi sull'andamento del Settimanale stesso, apro la discussione in questa sezione. Prego i moderatori di spostarla, nel caso lo ritenessero opportuno.
Riporto, attraverso il Quote, il mio
post originale da cui è partita la
riflessione di retunn e a cui, attraverso questo topic, vorrei rispondere, approfondendo aspetti che sarebbero necessariamente andati OT.
Citazione di: retunn il Mercoledì 7 Gen 2026, 18:54:49Citazione di: Ruhan il Lunedì 5 Gen 2026, 18:03:45Per quanto riguarda il Topo settimanale, ci sono diverse ragioni personali per le quali apprezzo ciascuno dei decenni trascorsi e l'attuale. Dalla qualità delle sceneggiature (aldilà della qualità grafica) per quanto concerne il periodo '50-'60-'70, passando per la mia personalissima preferenza estetica per il periodo fine '70-'90 e arrivando ad una commistione dei due elementi sopracitati + quello spirito da "periodo di passaggio ricco di speranze" che rappresentò la seconda metà '90-primo decennio del 2000. Di quest'ultimo ricordo vividamente i primi tentativi di contaminazioni con elementi non propriamente Disney (a partire dalle stesse copertine che [1] richiamavano l'estetica pop di quegli anni: si veda la copertina del n. 2202 e [2] andavano verso un tipo di ironia più sarcastica e leggermente meno classicamente disneyana: si vedano il 2257, il 2360 e il 2814). Inoltre, rimane per me affascinante quel generale richiamo ad un mondo internet ormai scomparso, fatto di misteriosi siti, parole esoteriche, vuoti siderali e immagini di un cyberspazio squadrato, tutto nero e verde/giallo o rosso scuro e bianco, stile Tron, insomma; ben lontano dal tondeggiante, affollato e lampeggiante internet post-social (si veda la copertina del 2217 o il leggendario Topo Byte).
Il periodo anni '10 e attualità, seppur caratterizzati da due diversi Direttori, sono andati verso quella linea di contaminazione tracciata dalla seconda metà degli anni '90. E qui mi collego ad un discorso che esula dal semplice Settimanale, ovvero quella che alcuni (e io compreso) chiamano la Golden Age di Disney Italia, ovvero il periodo che va dalla fine degli anni '90 e percorre il primo decennio del 2000, caratterizzato da sperimentazioni inedite come PK, il coraggiosissimo MMMM, il meno coraggioso X-Mickey, ma soprattutto progetti esterni come W.I.T.C.H. o Monster Allergy. Quest'epoca d'oro (e orgoglio tutto italiano) ha funzionato in modo doppio e opposto:
1) Da un lato, ha dato forza propulsiva alla contaminazione del mondo Disney classico con elementi non-Disney, rompendo la stagnazione di un cosmo che aveva pescato, ai suoi esordi, dalla realtà e dalla contemporaneità, ma che — divenuto sistema semi-chiuso — s'era accomodato sui suoi propri interni equilibri (cosa abbastanza visibile nel periodo del finire degli anni '80-inizi '90).
2) Dall'altro, ha generato un "effetto spavento" per via del fallimento (in termini di vendite e in termini di consensi dall'alto) del progetto più coraggioso e sperimentale, ovvero MMMM, il quale diede inizio ad un generale affievolirsi della carica sperimentale, già con X-Mickey (pure apprezzabile per certi versi), oltre che coi progetti successivi.
Affievolirsi che divenne anch'esso sistema semi-chiuso: quell'aprirsi, "ma non troppo" si assestò come nuovo ordine cosmologico nel mondo Disney italiano, diventando sistema di gestione generale sia del Settimanale che di tutte le altre testate collaterali.
Myckey Mouse Mystery Magazine fu visto (a torto o a ragione) come la prova che non bisognasse tirare troppo la corda e che il generale entusiasmo suscitato da PKNA non andasse interpretato come un suggerimento, bensì come un miracolo pressoché irripetibile. Si era toccato Topolino in persona, lo si era immerso in dinamiche molto poco disneyane (che, poi, non è nemmeno troppo vero, basti vedere "Topolino giornalista" del 1935, con giri di racket etc; piuttosto, "poco disneyane" rispetto all'affievolirsi della carica degli esordi) e non aveva funzionato.
Si era osato, più che in PKNA, e i lettori avevano progressivamente disertato le edicole (lasceremo stare i perché di ciò). Questo si unì al fatto che il progetto non era poi visto molto di buon occhio dalla divisione francese, tanto che fu imposto lo stratagemma dei finali al cinema (attraverso cui si faceva intendere, nell'ultima pagina di ogni numero, che non si trattava del vero Topolino, ma di Topolino che guardava un film su se stesso lol), oltre che da vari segmenti della stessa Disney italiana; tutto ciò rese ancora più bollente quel fallimento di vendite, vissuto — da chi aveva proposto e spinto la serie — come una responsabilità e, forse, almeno in parte, una colpa. Un errore da non ripetersi.
Insomma, chiuse le varie testate non-Topoliniane, rimaneva unicamente la vecchia Banda Disney da gestire e si optò per una gestione, appunto, che cristallizzava, come in un eterno fermoimmagine, la ritirata post-MMMM, in quel generale "aprirsi, ma non troppo" di cui sopra. L'horror, ma con le pantofole al mostro. Il Noir, ma con l'assassino pasticcione. L'Hard Boiled, ma con le pistole ad acqua. Un eterno ritirarsi. Un'interminabile ripiegata tattica. In cui il richiamo al nuovo, allo sperimentare e al contaminare è rimasto più sotto forma di formule retoriche ritualizzate — fossile di un entusiasmo legato ad un'epoca scomparsa e da celebrare – che come vero e proprio intento messo in pratica.
Una cifra che percorre anche i giorni attuali, in una immobile ritirata stagnante, nella quale il "chiudersi", solo perché lascia un piccolo spiraglio e grazie al fatto di essersi dimenticati l'apertura dalla quale si era partiti, viene interpretato come un "aprirsi".
Lo spiraglio rimane positivo ed è meglio di nulla e valuto favorevolmente, tutto sommato, il periodo attuale. Ma, tuttavia, rimane (almeno secondo me) caratterizzato da elementi che (specie a livello di sceneggiatura) scricchiolano proprio per via del proponimento di "contaminare, ma non troppo". Cosa che genera uno spreco di forze, dato che lo sceneggiatore dovrà trovare un ennesimo modo per riscaldare la medesima pietanza di sempre, ma nascondendo la cosa dietro la maschera o il profumo del nuovo, del cool, della serialità stile Netflix, andando a togliere tempo e fatica su altri versanti della costruzione della sceneggiatura.
Però tutto ciò va guardato non isolatamente, bensì connesso cronologicamente alle sue cause e agli istanti da cui è stato prodotto, come conseguenza di un socchiudere un'apertura che sembrò ricca di speranze.

[La profetica primissima pagina del n. 0 di MMMM]
Analisi impeccabile. Io ho iniziato a leggere Topolino intorno al 2005, ma in casa ho praticamente tutti gli albi da fine anni '80, e ho sempre avuto una grandissima fascinazione per il periodo di fine anni '90/inizio anni 2000. Al punto che ho molta più nostalgia per quel periodo (che ho vissuto solo parzialmente) rispetto all'era De Poli, sebbene questa sia quella che ho vissuto in prima persona.
Secondo me quello che dici riguardo la "semi-chiusura" è la spiegazione perfetta del perché. Il dialogo che c'era con il mondo extra-disneyano era più intenso e fecondo, ma allo stesso tempo meno "sbattuto in faccia". MMMM conteneva storie poliziesche/hard boiled degne del genere, che rimosso l'elemento disneyano sarebbero state apprezzate anche dai seguaci "tradizionali" del genere; nell'era De Poli invece abbiamo avuto Doubleduck e Topalbano, che oltre ad avere un riferimento palese a personaggi già esistenti, non avevano la stessa dignità.
Dirò una cosa controversa, ma per me Wizards of Mickey aveva tutte le carte in regole per diventare una serie con i controfiocchi. La prima saga, per quanto semplice, era una perfetta storia shonen (nelle saghe successive ci sono anche elementi mecha, a testimonianza della palese ispirazione nipponica), con tutti gli stilemi del genere (figura di riferimento che scompare, allievo che deve maturare da solo, tornei, insomma un fantasy tolkeniano ma dalla prospettiva del manga). Purtroppo le saghe successive sono diventate molto più infantili, molto meno derivative ma allo stesso tempo molto meno originali.
Non so se questo sia da imputare alla direzione De Poli, dato che la saga è stata solo iniziata sotto la direzione Muci, o se fin da principio fosse pensata per diventare così.
Innanzitutto, ti ringrazio e condivido quanto scrivi. Le tue riflessioni mi danno l'occasione per approfondire ulteriormente la questione.
Perchè MMMM fallì in termini di vendite? Le ragioni del relativo (rispetto alle vendite attese) "fallimento" di MMMM sono — dal mio punto di vista — da ricercarsi
1) nel fatto di aver usato Topolino, personaggio storicamente meno amato di Paperino, specie dai lettori occasionali e
2) nel genere toccato: PKNA si era immerso in quello fantascientifico/supereroistico, il quale intersecava un vasto pubblico di adolescenti che, cresciuti con Topolino, si erano, ormai, affacciati al mondo dei Comics americani e che potevano trovare in PKNA una valida transizione omogenea alle proprie nuove letture, un accompagnamento nel mondo del fumetto "più adulto".
MMMM, invece, toccava un genere che avrebbe potuto incontrare i gusti dei giovani adulti, fascia, però, molto difficile da catturare, data la differente concezione che si aveva, all'epoca, riguardo il fumetto, specie se Disney.
Insomma, tentava di attirare un segmento di pubblico che (almeno nei grandi numeri) aveva già abbandonato il media del fumetto o, in ogni caso, che aveva lasciato, alle proprie spalle e da troppo tempo, quello del fumetto Disney.
MMMM aveva tolto la lente "fantastica" dalla realtà, mostrandola in tutto il suo "peggio", non più fatto di alieni, progetti fantascientifici folli, drammi da androidi o pirati spaziali come in PKNA,
bensì di riciclaggio di denaro sporco, terrorismo, rapporti tra mala, industria, politica, sistema giudiziario e carcerario, compromessi insoddisfacenti, in cui la giustizia non era mai davvero fatta, in cui qualcuno la faceva sempre franca, grazie al potere.
Insomma, se PKNA aveva portato riflessioni molto adulte come il lutto, il confine tra umano e non-umano, il vivere il sopruso, l'abbandono, il crescere etc., ma lo aveva fatto tramite un filtro "fantasy-spaziale/marveliano", MMMM aveva osato — proprio grazie alla vittoriosa rincorsa presa da PKNA — andare oltre e diventare ancora più adulto,
ma senza un pubblico adulto disposto a leggerlo e toccando un genere non amatissimo tra i più giovani, soprattutto con quel taglio molto maturo e poco comprensibile per un bambino o ragazzino non avvezzo a concetti come il riciclaggio e così via.
Occorreva rimettere quella lente sopradetta, se si voleva incontrare le preferenze di un pubblico a cavallo tra infanzia, adolescenza e post-adolescenza.
La Grande Ritirata. Non è un caso che, già da X-Mickey
1) si sia tornati
1) ad affiancare Topolino con personaggi familiari, seppur versione "impossibile" (Pippo, ma lupo mannaro; Minni, ma dark etc.), mentre in MMMM s'era ripartiti da zero, con un nuovo cast e, soprattutto,
2) si sia ritentato di toccare generi più di confine e "fantasy", in grado di attirare più fasce di età maggiormente vicine all'infanzia e all'adolescenza.
Chiaramente, questa virata verso il fantastico non fu privo di effetti, dato che fece ulteriormente affievolire di molto la carica adulta inaugurata da PKNA e approfondita da MMMM, tramite una focalizzazione sulla lente fantasy/fantascientica, piuttosto che sul contenuto maturo dei primi due, dimenticato ed evitato, nella frenesia di riparare all'errore fatto con Mickey Mouse Mystery Magazine, concentrandosi unicamente su quegli elementi che ad esso erano mancati e al successo PKNA no (il
"fanta", per l'appunto).
Questo si sommò alla minore fiducia da parte dei piani alti (le vendite di PKNA avevano assicurato una maggiore libertà di osare che, dopo MMMM, era stata ritirata) e alla paura di sbagliare ancora. Quest'ultima, in particolare, portò ad una sempre maggiore infantilizzazione, nel tentativo di catturare anche il pubblico dei più piccoli, bacino principale per le vendite del Settimanale.
Il resto è storia.
WoM ebbe le problematiche che dici proprio per tale motivo; non solo si tentò di strizzare un occhio al pubblico giovane che, proprio in quegli anni, scopriva e aveva scoperto il fenomeno fantasy (coi vari Signore degli Anelli, Harry Potter, Narnia etc.) e, come fai notare, manga shonen/mondo nipponico, ma si sperò di attirare segmenti con età ancora inferiori e questo, banalmente, abbassando ancora di più il livello, infantilizzando un progetto già nato in un generale processo di infantilizzazione generato dalla paura di non essere in grado di catturare un pubblico anagraficamente estraneo e dalla legittima finalità di
"fare il proprio", limitandosi a vendere al pubblico di lettori Disney più ampio (bambini e bambini appena cresciuti).
In generale, si può dire che si tentò di attirare chi già leggeva, in maggioranza, Topolino, anziché solo piccole sezioni più mature, ma minoritarie, snaturando, però, completamente le premesse da cui erano nati progetti come PKNA e MMMM. Con WoM la cosa fu ancora più fisiologica, data la sua pubblicazione direttamente sul Settimanale (che è lo stesso motivo della infantilizzazione brutale subita da PK, negli ultimi anni).
Il mondo dei balocchi... di spugna. Penso siano questi i motivi che portarono a quel fenomeno ben conosciuto e che riguarda tutti i media per l'infanzia, ormai da quasi 20 anni: una infantilizzazione ancora più infantile del pubblico che dovrebbe attirare, eliminando ogni elemento percepito come "adulto", anche quegli elementi classicamente attraenti per i bambini (la paura, il mistero, le botte, il pruriginoso etc.: una delle ragioni del parallelo successo dei manga che, al contrario del fumetto occidentale, includono queste cose anche nei prodotti per i più piccoli). Questo, probabilmente, non fu dovuto solo ad una questione interna a Disney Italia, dato che va a intersecare una fenomenologia più ampia (politicamente corretto, protezionismo parentale soffocante sui media tradizionali e così via).
Lo stesso X-Mickey ha caratteristiche oggi impensabili. Stavo sfogliando, ieri, il
n. 974 e mi sono capitate delle vignette popolate da zombie disegnati in modo molto realistico rispetto ai canoni odierni:
Oggi, sarebbe impossibile vedere sul Topo (o testate collaterali) zombie con fattezze così Bonelliane; verrebbero resi attraverso proporzioni del corpo molto meno realistiche, teste più grosse, visi comici ed elementi ridicoli come ciabatte rosa o cappelli con la visiera al contrario o altre cose di questo genere.
O si guardi questa inquietante sequenza di vignette tratte dal
n. 975, in cui un innocuo animale vede orribilmente stravolti i propri tratti:
Sia chiaro, non era sempre così. Molti mostri sono resi in maniera comica o goffa/infantilizzata, ma ci si concedeva libertà oggi impensabili. Cose che venivano molto apprezzate anche dai piccini dell'epoca, a giudicare dai disegni inviati e pubblicati nella rubrica apposita:
Si noti come provassero a produrre dei mostri dotati di visi e fattezze inquietanti, attratti da quell'elemento horror (seppur "per bambini") tipico delle pagine della testata.
Voglio chiudere questa parte con un disegno inviato da una bambina dell'epoca:

Ve la immaginate una cosa del genere pubblicata oggi?
Si è messa la spugna anti-urto su ogni angolo della fantasia dei lettori, con la scusa di proteggere/attirare un pubblico di più piccoli che assorbe ben di peggio sui media non tradizionali, tra brainrot e reels casuali. E dubito fortemente che sia un problema da imputare ai singoli Direttori. È un gioco di forze e controforze, in cui hanno un ruolo la storia di Disney Italia, la direzione intrapresa dalla Disney internazionale e dal mondo dell'intrattenimento in generale.
Impero allargato e province blindate. Con l'allargamento dell'Impero Disneyano e l'acquisto di sistemi cosmologici come la Marvel o Star Wars, non solo si è vista una generale infantilizzazione dei franchise assorbiti, per via del loro avvicinamento ad un mondo gestito, tradizionalmente, per un pubblico giovanissimo, ma si è assistito ad un generale disinteresse, da parte di Disney, nell'allargare il pubblico tramite la contaminazione.
Il fatto di possedere un franchise per ogni fascia di età o di interesse rende del tutto assurdo contaminare i prodotti per bambini con elementi per adolescenti o giovani adulti, dato che, con questi ultimi, la Disney fa cassa tramite altri prodotti come quelli Marvel.
Questo porta ad una estrema frammentazione per compartimenti stagni blidanti che, come detto, ha ragioni totalmente economiche e spiegabili. Frammentazione che si riverbera sul mondo della Disney Italiana a fumetti per il tramite del fatto di appartenere, non solo al vasto impero disneyano internazionale, ma anche, dal 2013, al vasto cosmo Panini, con pubblicazioni per tutte le età che rendono molto meno urgente attirare, su Topolino e co., fasce di popolazione da direzionare, invece, verso altri prodotti editoriali. Specie in un tempo di crisi generale delle vendite.
Conclusioni. Insomma, una serie di cause, controcause, effetti e controeffetti, costringono le varie testate Topolino e co. ad adattarsi ad un mondo dell'editoria che tende verso un assorbimento di quanti più franchise entro grandi contenitori monopolistici, nel tentativo di avere un vasto assortimento di prodotti per tutte le fasce di età e poter pareggiare con la concorrenza. Se le ragioni del fallimento di MMMM furono da imputare ad un mondo adulto italiano non ancora pronto ad una rivalutazione di un media visto come "da bambini", oggi, in un'epoca in cui questo sarebbe possibile, il problema è rappresentato da un misto di paura soggettiva di fallire di nuovo (uscendo dal sicuro recinto del proprio bacino di pubblico più grande fatto di giovanissimi) e di situazione oggettiva, nella quale il fare parte di universi editoriali molto più ampi riduce di tanto l'incentivo ad attirare nuove fasce di lettori. Le quali, in ogni caso, le si può già attrarre — in modo nettamente più sicuro — tramite il richiamo alla nostalgia, tra Omnibus e testate dedicate alla ristampa di storie vecchie (tutte cose che anche il sottoscritto acquista con gusto).
In estrema sintesi: da una parte l'idea che il mondo sia ancora quello del 1999-2001, non pronto a leggere, da adulto, storie più mature con protagonisti i personaggi della propria infanzia. Dall'altra, assenza di incentivi e motivi per osare, in un pantano al ribasso, ovvero fatto di generali scarse vendite e in cui anche il minimo errore potrebbe determinare il fallimento più completo.