Circa 'Il giorno più nero di Paperone'.
Il processo di "marvelizzazione" culturale segna l' evidente fallimento della cultura di massa, in quanto ricerca il massimo profitto da una serialità insistita che si richiama a modelli semplificati e ben riconoscibili a scapito dell' originalità creativa.
È un po' quello che mi sembra di ravvisare -absit iniuria verbis- in questa operazione 'Zio Paperone - Il papero più potente della Terra'.
Il rimando a Doretta Doremì, su cui è imperniato questo episodio, non può non ricordarci la lievità con cui Carl Barks affrontò il rapporto tra Scrooge e Glittering Goldie in 'Back to the Klondike'.
Con il tocco di una farfalla, l' Autore di "una delle più grandi invenzioni narrative del '900" (parole di Dino Buzzati) dedicò un singolo circoscritto episodio ad un' avventura che definire poesia per immagini non è eccessivo.
Con un tocco ben più pesante, qualche decennio più tardi Don Rosa è tornato sull' argomento.
Rendendo esplicito ciò che era sottinteso.
Come un pornografo che non si accontenti dell' erotismo.
Sicuramente mosso da una sincera passione, non discuto. Ma ormai il segno era tracciato.
Con sensibilità pachidermica, nel 2017 Fontana e Mazzarello pongono in conflitto Doretta e Brigitta.
Speravo avessimo toccato il fondo.
Invece no.
Qui il pachiderma viene sventrato, eviscerato.
Si compie la definitiva marvelizzazione.
Niente rimane dello spunto originario.
Niente di nuovo però viene creato.
Si assiste stavolta ad una sconfortante standardizzazione narrativa.
Nessuno sforzo creativo. Nessun brivido connesso ad esso. Nessuna tensione sottesa.
In questa operazione, la discontinuità grafica dovuta alla molteplicità dei Disegnatori mi sembra l' unico guizzo degno di nota.
Come se al Lettore si offrisse uno spettacolo pornografico lasciandolo libero però di scegliere il buco della serratura che preferisce.