Non apro il topic su una delle mie storie preferite, né si tratta di una fra le migliori di Paul Murry (c'è di meglio in:
Topolino e il rubino di Omar,
Topolino e la valigia magica,
Topolino e la misteriosa sfera di cristallo,
Topolino e il ranch del tempo andato,
Topolino e il "buon riposo",
Topolino contro la "legge").
Lo faccio per scrivere qui un mio commento che inquadri con più precisione la storia nell'ambito della letteratura americana, per sottolineare che questa e Zio Paperone hanno in comune la stessa fonte e le stesse riflessioni. Mi sono premurato di fare aggiungere all'Inducks che, in effetti, la sorgente di
Topolino e la montagna diamante è un romanzo breve di Francis Scott Fitzgerald (1922) che ho letto il mese scorso. Però, gli scrittori della storia di Murry, in confronto a ciò che si tentò con Zio Paperone, sono stati indubbiamente carenti. E, se una sequenza della storia riproduce mimeticamente un elemento del romanzo di Fitzgerald, per ironia della sorte ciò nacque da un errore tipografico del testo originale. Vediamo come.
Topolino e la montagna di diamanteGeoffrey Blum nel 1997 ne elencherà in due pagine i difetti soprattutto in confronto all'opera letteraria da cui attinge:
Il diamante grande quanto il Ritz (
The Diamond as Big as the Ritz, già
The Diamond in the Sky, 1922) di Francis Scott Fitzgerald, omaggiato esplicitamente nel nome del malvivente,
Gerald Fitz. Ma possiamo evitare oggi di infierire troppo: è comunque scorrevole e spiccia ma non grossolana quanto tanti episodi analoghi e consimili. Delineare con attenzione i personaggi non è fra gli scopi degli autori, si vede, ma non trasmettono l'atonia totale che è sempre bene temere, e le trovate impossibili o improbabili (la piattaforma innalzata da un sottile palo fino a 200 metri, Topolino e Pippo che fuggono grazie a Fitz dimentico che il diamante può incidere tutto, Fitz catturato con una canna da pesca mentre sta decollando sul suo monoposto) contribuiscono a una celerità da cartone animato che decenni dopo continuerà a non sfigurare nell'animazione a temi thriller (come la serie di Batman del 1992). Vero è che in questa ennesima riproposizione di guardie contro ladri cade il bildungsroman allegorico di Fitzgerald, una satira della ricchezza laddove
Il tallone di ferro (
The Iron Heel, 1908) di Jack London conduceva una critica contro il capitalismo nei modi catastrofici e cupi della distopia, il testo di Fitzgerald è più sottile ma non meno lampante. Cade anche lo sfarzo della dimora degli antagonisti (i Washington), traboccante copioso dalle descrizioni cariche e ridondanti: non era un carattere secondario del racconto, ma anzi fissava, in quei ruggenti anni Venti, «
un fascino decadente e un potere distruttivo uniti a una gioia irriflessiva, quasi infantile, nel giocare con i soldi» [Blum]. Insomma, quella zolla riflessiva che in campo creativo genererà personaggi-cardine di casa Disney come Zio Paperone. Gerald Fitz, invece, lontano dallo snobismo-chiave del Washington della novella, si contenta di vivere su un brullo altopiano in un'abitazione che a momenti è una baracca.
L'opulenza del racconto, ironia della sorte, riemerge in quello che (lo notava pure Blum) deriva da un errore tipografico: Topolino e Pippo son rinchiusi in quella che a ben vedere è la «concezione platonica della prigione ultima» di cui parlava Il diamante grande quanto il Ritz, ma la stanza descritta era paragonata dal narratore, in realtà, a un prisma [
prisym]:
la confusione con prison si verificò solo nella trascrizione per la stampa (da rilevare che ancora negli anni 2000 le traduzione italiane proposte, come quella Newton & Compton, parlavano di «prigione»). Che gli aviatori di passaggio siano catturati e tenuti segregati dal malefico eremita, perché non rivelino il suo segreto, ha meno senso qui che nell'opera letteraria: si direbbe (ma non ci sono altri dettagli che lo esplicitino) che Gerald Fitz abbia scrupoli nei confronti di un'ecatombe, ma se il Washington del racconto pure voleva magari evitare un eccidio interminabile, ugualmente faceva assassinare dai suoi schiavi neri chiunque rappresentasse un pericolo (come i giovani amici dei figli, una volta terminata la loro vacanza nella sontuosa magione), e gli aviatori restavano presso di lui prigionieri, nel pozzo, come una forma di contatto diretto che Mr. Washington poteva vantare col governo e del resto li sfidava puntualmente a trovare una soluzione che non comportasse quella da lui ritenuta più comoda, cioè l'uccisione.
Nolan e Beaumont (nato Charles Leroy Nutt), di cui non emerge qui una personalità autoriale forte,
erano due colleghi e amici, autori di tanti racconti fantasy e fantascientifici tradotti e pubblicati anche in Italia.