- "Che mito!-L'eroico Toperseo e la Medusa reclusa": mi sono piaciuti moltissimo solo i disegni di
Limido, dallo stile pulitissimo, con fattezze dei personaggi che ricordano quelle più classiche e la colorazione di
Fornari molto leggera e ben fatta, specie nella scelta dell'azzurro per gli sfondi che fa risaltare la pulizia del tratto limidiano.
La storia ha, purtroppo, molti di quegli elementi che incontrano i miei personali limiti di gusto e di cui avevo parlato
qui.
Troppi giochi di parole, troppi riferimenti ai social che fanno apparire tutte le interazioni abbastanza forzate, quasi che si tratti di una parodia stile
La Premiata Ditta, con le battute che sembrano fatte strizzando l'occhio in camera, come se si volesse mettere i riflettori tipo
"ei, guarda, sto citando questa cosa che fa parte del nostro quotidiano!", cosa che riduce la fluidità delle vicende e delle possibili risate. Ad un certo punto, non è più chiaro se il bersaglio parodistico sia la storia mitologica o il mondo di internet, ma anche come parodia del web risulterebbe, a mio personale avviso, carettizzata da una concentrazione fin troppo alta di gag. Piuttosto, meglio scegliere un tema del web e usare solo quello e con parsimonia, costruendoci sopra un intreccio. Citarne decine non incontra il mio gusto, tanto che, in alcune vignette, non sono riuscito a capire se si volesse fare satira o solo citare modi di dire/meme del mondo social, senza intento satirico. E, in questo secondo caso, ho provato anche io (come gli altri utenti che hanno commentato) un senso di ulteriore spaesamento.
1/5- "Paperone in Atlantide-episodio 2 di 4": si rivela giusta la mia ipotesi
Spoiler
circa un mondo abissale verso cui i nostri eroi sono stati risucchiati
, ma con la differenza fondamentale di voler giocare, più che sul topos della antica civiltà, su quello dei ricordi, della memoria, delle illusioni mentali. Una atmosfera onirica accompagna tutta la narrazione, messa in risalto dal sapiente uso di tonalità calde e del verde. Colori che danno l'idea di una mezzaluce pomeridiana, in un dormiveglia che si fa microcosmo. Come al solito, chine meravigliose (per quanto riguarda il mio gusto, ovviamente).
Rapporti tra i personaggi giusti, con dei QQQ più classici di quelli
areacinquantunizzati recenti. Un Paperone dimentico di sé e avvolto da una atmosfera di decadenza che rispecchia quella delle rovine Atlantidee. Si preannuncia un possibile confronto col passato paperoniano, forse più consapevole di quello avviato da Jason Aaron.
L'episodio avvia realmente la vicenda, forse più del n. 1, e mette molta carne sul fuoco che spero non deluda.
Il voto segue quello della scorsa settimana.
5/5- "Archimede e il blocco dell'inventore" è una bella storia che sa come usare Archimede senza scadere nel suo solito essere il
Deus ex machina della situazione.
Una vicenda semplice, lineare, in cui ogni elemento si incastra col precedente e col successivo.
2.5/5- "Gambadilegno e il doppio colpo ignifugo" continua la scia, iniziata la scorsa settimana, del mettere Gambadilegno in situazioni da corto animato. La vicenda non è male ed è godibile. Non brilla in quanto a colpi di scena, ma è un buon corto animato su carta. Molto buoni i disegni di
Pastrovicchio.
2.5/5- "Zio Paperone, il papero più potente della Terra-A un passo dalla fine": mi spiace, ma non ci siamo, in questo episodio. Se il concetto del lasciarsi dietro il passato (per allergerirsi e scrivere/vivere nuove storie) è ottimo ed è anche un meraviglioso consiglio (metanarrativo) da dare ad alcuni sceneggiatori italiani, fin troppo preoccupati del canone donrosiano, d'altro canto, viene affrontato in poche vignette (le uniche che, a livello narrativo, mi siano piaciute). Il resto della storia è lento, sembra di stare in un continuo incipit dell'episodio, con interventi e avvenimenti abbastanza gratuiti.
Sul versante del disegno,
Sciarrone a parte (sempre sia benedetto il fatto che lo abbiano fatto disegnare in questa puntata, permettendo una boccata d'aria fresca), trovo che gli ospiti marveliani abbiano fatto peggio rispetto alla scorsa volta.
Kubert, soprattutto, pare non essere davvero entrato nello spirito e stile papero. Non ho gradito i suoi visi e il suo disegno delle anatomie, in grado di umanizzare i Paperoni ad un livello leggermente inquietante (le gambe di Paperone coi polpacci...).
Lafuente se la cava già meglio, con paperi meno umanizzati e visi meno approssimativi.
Quanto alle capacità fisiche di Paperone, oltre al fatto di avvenire nella sua mente (quantomeno, in questo episodio, se non ricordo male), le prendo come risultati dell'aspetto marveliano delle vicende. Tra l'altro, amando i primissimi corti Disney e il loro surrealismo contro ogni legge fisica, sono meno legato di altri al realismo. Tuttavia, questo non è surrealismo cartoonesco, bensì realismo supereroistico, ovvero l'elemento della forza non realistica è inserita non in gag dal tono assurdo e in grado di piegare la fisica al carattere comico della situazione, bensì in una serie di capacità mostrate in un contesto serioso e usate per tirarsi fuori da vicende narrativamente scomode. Cosa che, ripeto, penso sia l'obolo da pagare per avere come ospiti autori e disegnatori Marvel (forse, troppo abituati a questo genere di scene). Si spera che non diventi una abitudine, dato che sono proprio le situazioni scomode a fare da motore per soluzioni molto più intriganti di un Paperone forzuto.
2/5La copertina sul davanti non mi fa impazzire, per quanto ben disegnata e ben colorata; quella del retro mi piace molto, anche se non quanto quella dello scorso episodio Paperon-marveliano.