Un numero con storie molto classiche e con un finale scoppiettante.
Torna Badino ai testi in una storia divertentissima disegnata da Soldati: Paperino vuole a tutti i costi vincere un concorso di poesia, e si ritrova in situazioni a dir poco fantozziane, con un finale davvero azzeccato. Geniali le rime iniziali nelle didascalie. Gradito il redazionale a tema.
Segue un giallo teatrale di Testi/Surroz, in tipica salsa Topolino, ma con una morale di fondo che comunque va oltre alla solita idea di rubare solo per guadagnarci.
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Fa piacere che sia Pluto ad aver avuto un ruolo chiave in un'investigazione, e non sempre relegato ad essere animale da compagnia, così come visto nel recente spin-off di 500 piedi.
Stabile e i fratelli Rota realizzano, invece, una nuova breve di "Pianeta Paperone", dove nipote e zione sono alle prese con un percorso ad ostacoli molto impervio! A dir poco estenuante! A parte gli scherzi, storia che sbeffeggia chiaramente la prevedibilità delle avventure paperonesche ma in modo ironico e riuscito. Praticamente una gag story, che sul finale però riporta tutto al proprio posto.
Sul chiaro filone olimpico (di uscita del numero) viene poi inserita una storia estera dedicata a una sfida di sport invernali tra Paperone e Rockerduck. Fa sorridere vedere i nostri amici paperi praticare sport che in questi giorni vengono trasmessi in tv, ma forse ci sono dei flashback di troppo, a mio parere. Disegni da apprezzare.
Invece si conclude l'ultimo atto di Paperone In Atlantide, con davvero molti colpi di scena. Si corre molto forte e forse questo epilogo è chiaramente la puntata più action, ma ugualmente esaltante a tratti. Creare una storia di questa portata e con questa foliazione con solo un autore che scrive e che disegna resta comunque un'operazione che non capita spesso sul Topo. In generale promuovo questa saga prima di tutto per i disegni ma più per la sceneggiatura, che a mio avviso ha funzionato, anche se una quinta puntata non avrebbe guastato. I riferimenti filosofici palesi, comunque, non sono per nulla scontati e necessitano chiaramente di qualche lettura nel tempo.
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Emerge un personaggio, Paperone, chiaramente legato alla brama di oro, che qui viene messo allo specchio da Celoni, mostrandogli come questo possa distruggere se stesso. Atlantide alla fine crolla, ma forse a resistere e a muovere il mondo sono i sogni e non i soldi, come, a mio parere, vuole dire la storia. Peccato il poco spazio dato a questo misterioso personaggio con il pomodoro in testa, ma credo che questo alone di mistero, lo abbia reso contraddittorio e difficile da mettere a fuoco.
Numero quindi che va acquistato per la prima ma soprattutto per l'ultima storia: tra un Paperino più spavaldo che mai e un Paperone alimentato dai
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so(ld)gni.