Aggiungo un'ulteriore considerazione.
Non cadiamo nel rischio del guardare il dito ("La storia è bella o brutta? È nel presente o nel passato, PKNA o PKNE? È in continuity o meno? Dove va collocata? I riferimenti forzati al presente ci piacciono e sono opportuni o non ci piacciono e sono inopportuni?") invece della luna: è l'intera operazione dietro questo trentennale ad essere inaccettabile, a monte di tutto ciò. Perché non è che se la prossima ministoria pikappica di Tito è buona, decente o comunque migliore di Very Cool, allora è tutto risolto.
Ora ci siamo tutti "risvegliati" (come i Coolflames alla fine della Trilogia di Xadhoom) perché questa storia è così mediocre e così goffamente realizzata, così sguaiata nel suo autocompiacimento, da rendere evidente a tutti il progetto che c'era dietro (ha "aiutato" anche l'intervista a Faraci nel numero precedente, che esplicita incautamente la linea editoriale imposta dalla redazione). Ma non si pensi che prima fosse migliore la situazione, era solo nascosta meglio per pudore, mentre ci distraevano con gli effetti speciali e le variant fantasmagoriche o il trionfo del bagarinaggio per una spilletta.
Spezzo una lancia a favore di Francesco Testi che ha buona volontà e il rispetto per il lettore di fare qualcosa di utile con ciò che gli è stato concesso nonostante veti e limiti, provando a "fare lore" arricchendo e approfondendo trame e personaggi. Non posso non apprezzarlo e non riconoscerlo, per onestà intellettuale. Ma resta il fatto che è lo stesso tipo di operazione: un'operazione che se va bene, incrociando le dita e pregando che ce qualcuno ce la mandi buona, arriva un "Cacciatore di Mondi", se va male arriva un "Very Cool". Un progetto che va avanti a caso, tirando una monetina e sperando che ci dica bene, non è un progetto vero: è una scatola dei giocattoli in balia delle opinioni del singolo autore, che per pura fortuna potrebbe avere l'illuminazione giusta. Non che ai piani alti se ne curerebbero.
E questo non è altro che un frutto marcio il cui seme guasto è stato piantato anni prima. Quando venne lanciato il Fuoriserie e venne affidato improvvidamente a Gagnor, una mossa che (sia a livello di continuità di formato di pubblicazione, sia a livello narrativo) ha letteralmente spezzato quel senso di sequenzialità della saga di PK. Cosa acuita dal pubblicare su Topolino brevi storie di Sisti mentre contemporaneamente proseguiva la minisaga di Gagnor sul Fuoriserie (e perpetrata tempo dopo dal pubblicare Rinascita di Faraci su Topolino mentre ancora proseguiva la run di Sisti sul Fuoriserie).
C'era già tutto lì: pubblicare un PK a caso, senza un'identità sia come storia sia come pubblicazione. Autori inesperti con carta bianca, continuity azzerata, più formati (spesso penalizzazanti), periodicità altalenanti e più testate in contemporanea, caoticità e, dulcis in fundo, un drastico taglio alla lunghezza delle storie, via via sempre più castigate, accorciate, limitate, inibite, rese innocue.
Fino ad arrivare a questo trentennale che sembra superbo come il Mago di Oz: il ritorno dello spillato, tante storie, variant, gadget, storie anche pregevoli di Sisti, Artibani e Testi. Poi basta vedere dietro le quinte per scovare il truffatore travestito da Grande e Potente Oz.
Ed ecco quindi che Artibani ha una storia di sole 60 pagine divisa in due parti da 30, posizionata come seconda storia dell'albo e, nel suo capitolo finale, senza nemmeno un minuscolo riferimento in copertina. Una storia che mette un punto senza che nessuno se ne accorga o si curi di ciò che è rimasto in sospeso. O che forse è un punto di svolta, che comunque sappiamo non sarà ripreso: non c'è volontà di proseguire nel presente, meglio un rassicurante passato generico travestito da presente con gli iPhone, i QR Code e le AI generative.
Ed ecco quindi che il PK di Sisti è un prequel, una storia del Paperinik classico pre-PKNA e soprattutto di Paperone di sole 38 pagine dove la cosa più da PK sono redazionali e formato spillato.
Ed ecco Testi, 20 pagine in croce al mese, poste alla fine di un albo senza alcun riferimento in copertina, con formato rimpicciolito.
Ed ecco Faraci, con storielle discutibili, anche qui con pochissime pagine, come seconda storia dell'albo e senza riferimenti in copertina (e forse è meglio così), ma fermi tutti, in allegato a una di queste ministorie avremo il PORTACHIAVI di PK! Valeva la pena ammazzare la saga pur di spendere soldini extra e accaparrarsi un pupazzetto del mitico Superpaperino!
Tutto questo sembra siabstato cercato, voluto e messo in opera dalla stessa persona, il direttore Alex Bertani, che de facto ha fatto tornare l'epoca Frittole (anzi peggio, Frittole almeno fingeva di volerti raccontare una storia nuova e seriale). E non vorrei neanche dargli ogni colpa né tutte le peggiori consapevoli intenzioni, d'altronde è persona intelligente che in passato ha saputo correggere il tiro e fixare errori anche mettendoci la faccia, non escludo categoricamente che non possa/voglia farlo nuovamente. È possibile sia mal consigliato, che sia da guru del marketing o altri non saprei, ma ad ogni modo, per oneri e onori, la responsabilità finale è del direttore, specie uno che finora ha mostrato un tale interventismo creativo, spesso virtuoso.
La strategia della Panini sembra questa, insomma: voler capitalizzare su PK in modo generico, contando su nostalgia e collezionismo, a discapito della storia, che era "solo" ciò che ha letteralmente creato quella fidelizzazione che ora vorrebbero monetizzare.
Sotto sotto nessuno sa davvero cosa si sta raccontando o quale sia l'ordine delle storie. Alle fiere sono tutti in difficoltà, da un lato e dall'altro del bancone Panini, tanto gli addetti ai lavori quanto i lettori, vecchi ma anche nuovi, che vorrebbero recuperare o iniziare la serie senza sapere cosa, come, quanto recuperare, in che ordine, senza sapere neanche che al momento la storia risulta monca, irrisolta, che non c'è la volontà di chiuderla in maniera organica, cronologica, pulita, non viziata. L'ordine è produrre, produrre, produrre in maniera bulimica, gli sforzi di cieca produzione e gadgettistica sono sproporzionati rispetto a quanto si chiedeva umilmente: una minima cura nelle storie, un briciolo della cura messa nelle avventure di Newton, nella nevicata di Macchia Nera o nel recupero filologico della lore della Bella Addormentata, della Scuola del Krimen e delle Lettere Ipnotiche.
Volevamo solo leggere una storia.
Come diceva Ennio Flaiano, la situazione è grave, ma non è seria.