Un numero che mi è risultato 'strano' questo 3674: potrebbe sembrare uno dei migliori dell'anno, fin dalla copertina: troviamo la Turandot, il Mago di Oz, PiKappa... eppure in diversi casi il fumo mi è parso prevalere sull'arrosto.
Nella storia d'apertura, di sole 20 tavole, non si comprende bene dove si sia, se non in un paese la cui bandiera è metà rossa e metà bianca. Ovviamente lo zione in gioventù ha conosciuto 'anche' Giacomo Puccini e con lui intrapreso un viaggio nell'Asia centrale alla ricerca dei tesori della famosa principessa. Il redazionale che segue non parla dell'opera se non della sua 'non fine', affiancandola ad altre opere con la stessa caratteristica.
Di Very Cool si è detto abbastanza, sperando sia una isolata deviazione di comicità demenziale (anche questa di 20 tavole) e non il primo soggetto di una serie (ma mi pare di aver letto che ne usciranno altri due 'simili'). Non saprei come interpretare la sua cornice viola che la distingue da tutto il resto: probabilmente un segnale di 'pericolo' che dovrebbe 'allertare' i pkers prima che si immergano nella lettura.
Il Mago di Oz non lo giudico allacciandomi al romanzo originale (che non conosco), sebbene abbia letto che è piuttosto aderente. E' comunque un fantasy fin dalle origini, genere che non amo per cui anche questa 'rilettura' mi lascia piuttosto indifferente.
_____________________________________________________________________________________________________Fra questi soggetti teoricamente molto appetibili la straniera di turno riesce a ritagliarsi un suo spazio grazie ad una storia particolare non solo nella trama (con un tradimento di Paperino nei confronti dello ziastro e in favore del suo acerrimo nemico Rockerduck - situazioni che in passato vedevano Gastone come 'traditore') ma anche in altre cose.
In effetti, come scriveva Tuta, sembrerebbe proprio un soggetto danese, egmontiano, viste le location molto dettagliate e ben descritte fra Danimarca, Svezia e Norvegia. Scritto magari da un autore del posto, uno scandinavo. E invece è un prodotto della DPW che, come ha precisato Dippy Dawg, è l'erede' del vecchio Studio Program, una filiale della Disney per la produzione di storie per i mercati internazionali.
E gli autori sono, almeno in questo caso, tutti italiani e dovrebbero essere comunque la maggior parte, visto che anche precedenti soggetti targati DPW (come i cross over Disney-Marvel) avevano diverse firme italiane. Evidentemente Alessandro Ferrari conosce molto bene i luoghi che ha descritto e che sono, in ogni caso, quelli a più alta densità di lettori disneyani (dunque un 'omaggio' alla loro fedeltà e al loro entusiasmo)
Riguardo i disegni, ho l'impressione che Sacchelli e Manisi siano più adatti ai mercati esteri piuttosto che a quello italiano. Le posture, le dinamiche, oltre ai soliti quattro spelacchi per Rockerduck (ma quest'ultimo è un 'difetto' comune anche a diversi disegnatori della Panini) non mi convincono.