Recensione Topolino 3684
Nel
trentennale di PK, ovunque celebrato, sul libretto c’è spazio anche per
la versione classica, ma in chiave moderna,
del diabolico vendicatore. La storia d’apertura di
Topolino 3684, introdotta dalla grintosa copertina di
Francesco D’Ippolito (con i colori caldi di Andrea Cagol), oltre che dallo stagionale
Che aria tira… di
Silvia Ziche, è
Paperinik e il ritorno di Frida, che vede il papero mascherato all’opera in una veste meno tecnologica e più
tradizionale.
Ma chi è questa Frida, di cui si annuncia fin dal titolo la ricomparsa? Si tratta di
Frida Dangerman, temibile villain alla terza apparizione, dopo l’esordio del 2022 in
Megaricchi... una poltrona per tre e il bis, l’anno scorso, in
Paperinik e la maschera di Frida, in tutti i casi con
Bruno Enna ai testi e
Alessandro Perina ai disegni, come stavolta. Una rivale degna del protagonista, con il quale dà vita a un
duello stuzzicante, fatto di mosse e contromosse tutt’altro che scontate.
Al culmine di vicissitudini che ne mettono a serio rischio l’identità segreta (nonché l’incolumità dei nipotini), Paperinik è costretto a dare fondo alle proprie energie per trovare il bandolo dell’intricata matassa. Vi riesce soltanto nel finale, che lascia intendere come la
sfida con l’eclettica e audace malvivente sia
destinata a rinnovarsi in futuro.

Violato il rifugio segreto!
Dopo i fasti del numero precedente con il magnifico Pippo Holmes, Enna si assesta su binari più collaudati, regalandoci comunque una
storia in due parti
solida e ben strutturata, ricca d’azione e
pathos ma capace anche di intrattenere a livello più
cerebrale. Lo sceneggiatore sardo, inoltre, si aggancia con abile levità alla
continuity del cosiddetto
Gervasioverso, inserendo così il frutto della propria fantasia all’interno di un
progetto più ampio. Dal canto suo, lo stile di Perina si conferma adatto a questo genere di avventure: i suoi disegni ne rendono bene le
atmosfere dinamiche, grazie anche ai colori vivi di Irene Fornari.
In
Paperino e la (s)fortuna che viene dall’est, scritta per il mercato internazionale da
Alessandro Ferrari, troviamo un Gastone improvvisamente scalognato che, accompagnato da un fin troppo magnanimo Paperino, va alla ricerca di potenti amuleti portafortuna in un
rocambolesco giro simil-turistico nell’Europa orientale. Il
cuginastro viene tratteggiato per come l’abbiamo sempre conosciuto, senza le melense note introspettive e pseudo-drammatiche troppo spesso emerse negli ultimi anni, che da insopportabile antagonista hanno cercato di trasformarlo in un personaggio quasi da compatire.

Le mille luci di Cracovia
L’unico scopo della storia, invero, sembra quello di esporre una
serie di nozioni su usi, costumi e leggende dei luoghi visitati: un intento sulla carta lodevole ma che sarebbe stato preferibile integrare meglio con il racconto vero e proprio. Così, invece, le informazioni appaiono talmente ridondanti e tirate dentro a forza da non smuovere grande interesse per delle tematiche che, se presentate in maniera più accattivante, meriterebbero maggiore attenzione (come dimostra l’articolo di Antonella Murolo a seguire). Se il soggetto stenta a decollare,
il comparto grafico è però
di prim’ordine, con le curatissime riproduzioni di architetture e paesaggi urbani realizzate da un ispirato
Valerio Manisi, valorizzate dalla particolare colorazione di Debora Grazio.
Simpatica la successiva
Frankepipp e lo scacchista… mostruoso, che non può non richiamare alla mente
Frankenstein Junior, capolavoro d’ironia diretto più di mezzo secolo fa dal fresco centenario Mel Brooks. Qui
Rudy Salvagnini immagina una sorta di
crossover disneyano tra alcuni romanzi gotici, elaborando una breve (ma in fondo neanche troppo: sedici tavole) capace di strappare diversi sorrisi, specie a ridosso del riuscito epilogo. Ottime le matite del mai troppo apprezzato
Valerio Held, che è impegnato anche nella rubrica
Fumettando, in cui ci insegna come raffigurare il pestifero Anacleto Mitraglia.

L’inconfondibile zazzera del ‘Diez’
Giungiamo poi alla saga
pallonara, ormai in dirittura d’arrivo. Va detto che, per sostenere il
ritmo infernale della quarta parte di
Paperino in: FIFA World Cup, è necessario aver assunto una dose ben adeguata di vitamine e sali minerali, alla stregua di un vero sportivo professionista. Avevamo lasciato, infatti, il Calisota Team alla vigilia dell’ottavo di finale con la Germania e al termine dell’episodio, archiviato anche il quarto con l’Inghilterra, ci ritroviamo già nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo della semifinale con l’Argentina:
due partite e mezza, con relativi frenetici
highlights e qualche scena dietro le quinte,
nel giro di appena venti pagine. A
Marco Nucci, insomma, tutto si può imputare fuorché di voler allungare il brodo…
Nonostante il fiatone, gli scarsi approfondimenti e alcune gag un po’ ripetitive, la storia continua a intrattenere in modo abbastanza piacevole, suscitando innegabile
curiosità in vista dell’imminente finale. Certo, i non appassionati di calcio potrebbero trovare gravosa la lettura in determinati punti, ma l’umorismo sapido e le matite dinamiche di
Corrado Mastantuono alleviano ogni fatica.
A chiudere un numero che, tutto sommato, non si discosta dalla media, è
Poco spazio, per la serie
Sapore d’estate, scritta da
Carlo Panaro e disegnata da
Ottavio Panaro, dissetante
one page con Nonna Papera e Ciccio.
La prossima settimana, come da anteprima di Jacopo Iovannitti, torna
Mister Vertigo, un personaggio lanciato in pompa magna qualche anno fa, che, però, nel primo lungo
stint, non si è rivelato all’altezza delle aspettative create. Chissà che, con
i dovuti aggiustamenti e un nuovo team d’autori, il criminale di matrice hitchcockiana non possa finalmente trovare una sua dimensione.
Voto del recensore:
3/5Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2026/07/06/topolino-3684/Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!