Walt Disney – The dark side of the Dumbo

30 NOV 2004
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E’ imbarazzante recensire questo libro; imbarazzante perché altro non è se non un riassunto di un altro libro anti-Disney, quello famoso e famigerato di Marc Eliot, “Walt Disney-Il principe nero di Hollywood”, unico libro citato nella bibliografia, che comprende due siti internet nominati espressamente, ed altri che non ci è dato conoscere “perché sono troppi: cercateli”; ed è imbarazzante perché, se Eliot nel suo libro aveva avuto almeno l’intelligenza di far passare le sue tesi come verità assolute con eleganza, l’autore di questo libretto (una novantina di pagine, formato Oscar Mondadori) non ha invece nessuna remora nel riportare le stesse tesi aggiungendo di suo solo volgarità nei riguardi di Disney, chiamandolo “il piccolo fuhrer di Marceline” quando decide di trattarlo bene.

Chi conosce il libro di Eliot sa già dunque di cosa si parla: l’infanzia infelice di Disney con il dubbio che i suoi genitori in realtà lo abbiano solo adottato (o meglio che il padre lo abbia messo al mondo con un’altra donna e che abbia imposto alla moglie di prendere in casa lei come cameriera e lui come figlio), il rapporto di Disney con l’FBI e con J. Edgar Hoover in particolare, l’assenza totale o quasi di qualunque talento artistico, la capacità al contrario di essere un grande organizzatore del lavoro altrui al solo fine di sfruttarne a proprio vantaggio i risultati, la dipendenza da fumo, alcool ed antidepressivi, e così di seguito. Le uniche novità presenti in questo libro sono un accenno alla recente vicenda della modifica della legge sul copyright negli USA che consente alla Disney e ad altre multinazionali dello spettacolo di poter godere ancora per diversi anni dei diritti di autore su creazioni che al contrario sarebbero in procinto di divenire di pubblico dominio, ed un accenno ai comics disneyani, del quale vale la pena riportare un estratto, tanto per far capire con chi si ha a che fare:

La Paperopoli di Carl Barks è la cosa più lontana dalla melassa servita a colazione pranzo cena dallo “zio Walt” e assomiglia molto invece alla vita vera del suo boss, un mondo “infernale” dove i paperi litigano, mirano a fregarsi, si buttano in imprese folli, dove il cent smuove ogni cosa, dove ci sono ladri matricolati e rivali in affari senza scrupoli e dove l’arcimultifantastiliardario tira a non pagare i suoi impiegati, ruba le idee al suo inventore preferito, sfrutta il nipotame come fosse merce di San Quintino. La verità viene a galla sempre, a volte a pancia in su, ma affiora“.

Giudizio: da evitare assolutamente (a maggior ragione poi se avete già il libro di Eliot, che è di gran lunga migliore, ed è tutto dire!)

Autore dell'articolo: Alessandro Cella

Nato a Roma nel 1966 (Topolino n. 577: copertina dorata di Carl Barks; prima storia Zio Paperone e il tesoro di Marco Polo; evidenti segni del destino), dopo aver imparato a leggere su Topolino passa a Il Giornalino, dove conosce ed apprezza Asterix, Lucky Luke e Il Commissario Spada. Continua a seguire il mondo Disney da una certa distanza, fino al 1993, quando un viaggio a Parigi con l'allora fidanzata (oggi moglie) con relativa tappa a EuroDisney segna il definitivo riavvicinamento a tutto ciò che riguarda Burbank e dintorni. Da allora inizia la caccia a VHS (ora DVD), oggettistica, libri (possiede ormai una importante biblioteca di riferimento), ecc. Naturale il riavvicinamento al fumetto, sebbene passando prima dalle pubblicazioni USA, per tornare solo in seguito a quelle italiane; oggi raccoglie Zio Paperone, Le Imperdibili, I Maestri Disney, Walt Disney's Comics and Stories ed Uncle $crooge. Fuori dal mondo Disney, oltre ai personaggi già nominati, apprezza i Peanuts, Rat-Man, Lupo Alberto, Little Nemo. Impiegato in una ditta che commercializza arredobagno, è appassionato di Beatles e di Franco Battiato altrettanto quanto lo è del mondo Disney, e come ogni vero romano tifa per la squadra che ha portato il calcio nella Capitale.