Uack! 1

01 APR 2014
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Carl Barks, il grande autore dei Paperi, è davvero una presenza ineludibile in edicola. Il suo umanesimo, il suo stile, il suo umorismo, la caratterizzazione degli abitanti di Paperopoli, da Paperone in giù, sono davvero qualcosa di incredibile e meraviglioso. Questo primo numero del redivivo ZP, UACK!, è qui a dimostrarlo.
Parlando dell’impostazione editoriale, non si può negare sia stato fatto un ottimo lavoro. Il sommario è preciso ed ampio, le storie sono pubblicate nel miglior ordine filologico rispetto agli originali Four Color, gli articoli sono chiari e capaci di segnalare qualcosa di nuovo, anche a chi ritiene di sapere tutto sul Maestro dell’Oregon. L’apparato iconografico è valido, seppur certe immagini siano un po’ piccole. Ma è evidente la grande cura in tutte le sue pagine. Il portfolio è un ottimo antipasto in vista del futuro, in cui pare ci saranno molti storyboard originali. E poi, per la prima volta dopo tanti anni, spunta fuori un’inedita straniera pensata per il formato a quattro strisce, su matite del buon Jippes. La storia, su spunto di Barks, non è nulla di particolare, una four-pages carina e ironica, con un sempre inventivo Archimede.
Sono le altre storie, le mitiche prime storie in cui Barks decide di far fare un salto di qualità a Zio Paperone, che rendono questo numero essenziale per chi non conosca nulla dell’autore americano. La disfida dei dollari resta sempre il capolavoro incontrastato. Una classica sfida contro i Bassotti si traduce nel disvelarsi dell’animo del papero più ricco del mondo. Anche la Stella del Polo resta sempre un classico, intenso e avvolgente, melanconico e guizzante, fatto di tanti momenti ironici e avventurosi. E la figura femminile continua a far vibrare il cuore.
La breve del Pesce d’Oro mostra tutto il talento di Barks nel proporre buone idee in un piccolo spazio. Paperone ne esce come un gigante, lavoratore e idealista. Questi concetti si riflettono anche nelle tavole autoconclusive, ironiche nel giocare con un’avarizia proverbiale che non può che far intenerire. Infine, la cassa di rafano, seppur più breve delle altre, è capace di essere intensissima e di far sentire l’ululato del vento e il rombo delle onde, durante la più terribile tempesta e prova umana che i paperi abbiano mai affrontato.
La scelta della Panini di ristampare Barks partendo dalle testate (così come aveva fatto ZP nel 1987) è corretta, e la resa editoriale è assolutamente all’altezza. La presenza in fumetteria di un maestro del genere è doverosa, alla pari di un Alan Moore, e lo spazio pubblicitario è stato importante. Ottima poi la scelta della variant, una trovata davvero azzeccata. Un buon inizio, che speriamo serva a far scattare la scintilla della passione per il fumetto Disney a tante nuove leve, come era successo ai suoi tempi con ZP.

Un’altra recensione, per un pubblico più generalista, ed una buona gallery, qui.

Autore dell'articolo: Amedeo Badini

Il fumetto è sempre stato una mia grande passione, sotto forma prima di un rassicurante Topolino a cadenza settimanale, per poi inoltrarsi nel terreno filologico-collezionistico. Questo aspetto critico mi ha permesso di apprezzare altri autori, da Alan Moore a Jeff Smith, e soprattutto di affinare la curiosità verso tutta la nona arte del fumetto. Disney è il mio primo campo, ma non disdegno sortite e passeggiate in territori vicini. Per il Papersera ho scritto più di 100 recensioni, oltre ad aver curato una parte degli articoli sulle testate disney del passato. Inoltre, ho realizzato il Don Rosa Compendium, un'analisi dettagliata di tutte le storie del grande autore del Kentucky. Scrivo di fumetto e di cinema anche per il settimanale Tempi, per Lo Spazio Bianco e per la Tana del Sollazzo.