Topolino 3109

26 GIU 2015
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Mottura trasporta Topolino e Pippo "on the Road"

Trasporre in chiave disneyana un’opera chiave della beat generation è decisamente un compito arduo. Fausto Vitaliano, perfettamente assistito da Paolo Mottura, decide con Sulla strada di tentare questa sfida che si intuisce dovuta più alla passione per l’opera originale che a una effettiva possibilità di riuscita.

Lo sceneggiatore riesce a rappresentare bene i due protagonisti e il loro diverso approccio alla vita, le aspirazioni e il rifiuto di un’esistenza grigia di Sal/Topolino, l’insaziabile fame di viaggiare di Pippo/Dean, la loro amicizia basata su delle affinità intrinseche nonostante sembrino molto diversi. Quasi ad ogni vignetta si percepisce l’urgenza di spostarsi, il richiamo della strada che è al tempo stesso una porta verso paesi sconosciuti ma anche un riferimento sicuro. Per certi versi si può anche ritrovare, nel personaggio di Pippo, la stessa demitizzazione che Kerouac effettua verso il suo compagno di avventure: come nel libro si lascia intendere che quello di Dean sia più una incapacità di trovare un proprio equilibrio interiore che il rifiuto delle concezioni borghesi, così la controparte disneyana col susseguirsi delle vicende, anziché un libero sognatore, assomiglia sempre più ad un esperto dell’italica arte di arrangiarsi.

Però, epurato delle parti più “crude”, ovviamente non trasportabili su un giornale come Topolino, così come delle tematiche più complesse, il rischio è una ripetizione dei pochi concetti (di fatto uno solo, viaggiare come metafora della libertà) per due lunghe parti. L’introduzione di una sottotrama “gialla” doveva probabilmente servire proprio a supplire alle carenze di cui sopra, ma è consistente quanto una piuma e sorprendente come un accordo di Ligabue.

Completa il tutto qualche citazione dall’opera come il rotolo di carta su cui viene scritto il romanzo e la frase simbolo riportata su di esso. E ovviamente i disegni di Mottura, che trasportano i lettori su e giù per gli Stati Uniti con tavole affascinanti e che restituiscono ottimamente quella sensazione di libertà e anche di fuga che Kerouac prima e Vitaliano poi hanno cercato di rendere a parole.

Il resto del numero offre davvero poco, soltanto i Gulp! di Faccini e i disegni di Lavoradori per I Bassotti e il dettaglio trascurato di Bosco. Il resto è routine.

Ovviamente molto spazio è dedicato alla storia d’apertura anche nei redazionali, con un articolo sui viaggi e con le interviste agli autori. Per concludere, è presente anche una serie di consigli per la lettura in vista dell’estate appena iniziata.

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: i supereroi "classici" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, con il nick "piccolobush", collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"